Indipendenza: possibile. Ma il primo ostacolo non devono essere i veneti. Prendiamo esempio da Barcellona

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di LUCA POLO –  “Magari…!”. Questa è la più classica e scontata risposta che fornisce puntualmente un veneto al chiedergli se desideri l’indipendenza.  Quel “Magari…!” dice molto, tutto. Dice di una identità nazionale ancora viva e radicata in ogni veneto, anche quando non si conosca la propria storia, anche quando si sia subita per 150 anni l’incessante propaganda italosavoiardofascista, anche quando si sia vittime di genocidio culturale.

Un’identità che non solo è sopravvissuta ma è assolutamente viva e vegeta nonostante la scuola italiana, i media di regime, nonostante si continui a raccontare la panzana che la millenaria lingua veneta sia un “dialetto” della recente, “forzata” ed imposta lingua italiana, nonostante sia stata cancellata dai libri di testo con un colpo di spugna la storia della più longeva e “sana” repubblica che la storia umana abbia conosciuto, la Dominante, la Serenissima. L’esempio del buon governo, l’esempio del buonsenso nella gestione della res publica. Esempio di integrazione e tolleranza, di convivenza multiculturale senza mai cedere di un millimetro sulla propria di identità, sulle proprie regole di convivenza.venetostato

Una consapevolezza nazionale che è sopravvissuta e vive nella semplice quotidianità, nelle famiglie, nei rapporti interpersonali, nelle botteghe ed in ogni anfratto della vita pubblica e privata dei Veneti. Nella lingua, nel modo di pensare, fare, lavorare, nella solidarietà, nel modo di essere e vivere ogni giorno la comunità.

Quel “Magari…!” dice però anche di una speranza che arde sotto ceneri troppo spesse, ceneri di una convinzione radicata che “zè imposibiłe!”, che “no i ne łasarà mai!”. Ma quello spesso strato di ceneri che oscura rapidamente il fuoco delle braci riverberate nelle pupille al solo sentire la parola “indipendenza”, quelle ceneri sono una enorme fandonia, ceneri troppo spesso alimentate da politici veneti imbelli, che pur sanno cosa arde sotto di esse, che pur sanno cosa accade in queste stesse ore altrove…

Pochi giorni fa la Catalogna ci ha dimostrato quanto sia facile soffiare via le ceneri dalle braci e ravvivare nuovamente le fiamme della libertà. Nel 2009, quando Anna Arquè, Josep Ximenis ed un ristrettissimo pugno di sognatori diedero l’avvio alle “Consultas populares” i Catalani che credevano nella possibilità dell’indipendenza erano a malapena il 17%, diceva un sondaggio dell’epoca.

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Oggi, a pochissimi anni di distanza, la Catalogna ha una maggioranza politica favorevole all’indipendenza, ma innanzitutto determinata e coerente circa il fatto che questa sia una scelta che spetta solo ed unicamente ai Catalani, senza che nessuna entità esterna possa avere voce in capitolo nel processo di autodeterminazione di un popolo. La Catalogna ha capito e sta finalmente applicando quello che ICEC e i molti accademici europei del suo network affermavano da tempo: l’autodeterminazione è un processo unilaterale che si configura nel quadro giuridico internazionale e che non può e non deve tenere conto del quadro giuridico dello stato che occupa quell’area. Non avrebbe alcun senso.

Pochi anni fa il primo ostacolo all’indipendenza della Catalogna erano i catalani stessi, che non la credevano “possibile”. Oggi non è più così. Oggi il primo ostacolo all’indipendenza del Veneto sono i veneti stessi, e quella assurda convinzione che l’indipendenza dipenda da qualcuno altro e non solo ed esclusivamente da noi.

Il referendum unilaterale vincolante è la novità più importante del nuovo piano catalano, che servirà ad approvare la dichiarazione di indipendenza. Lo stesso identico disegno politico di Antonio Guadagnini.

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Ora, passo dopo passo, ecco la tabella di marcia aggiornata dopo il voto di fiducia e il dibattito politico generale in parlamento, ecco come l’indipendenza è non solo possibile, ma assolutamente certa, quando esista una reale e sincera volontà e capacità politica di applicare il diritto di autodeterminazione:

1 – Budget

Approvato con il bilancio 2017 dal parlamento catalano: alcune voci di bilancio sono indirizzate allo sviluppo delle strutture di governo dello Stato che saranno pronte per giugno.

2-  Advisory Board del processo costituzionale e comitato di monitoraggio

In conformità con le risoluzioni adottate si creano due corpi per garantire il corretto funzionamento delle fasi finali del processo: il “Consiglio consultivo del processo costituzionale” (già attivo), che sarà incaricato di proporre iniziative per portare il dibattito per le strade nella società civile. Inoltre, entro un mese nascerà un “Comitato per monitorare il processo di autodeterminazione”, composto da esperti internazionali, che garantirà la democraticità del processo.

3 – Ultimatum alla Spagna

Il governo della Generalitat aprirà negoziati con la Spagna perché accetti un referendum sull’indipendenza. Sarà l’ultima offerta prima della legge di approvazione di un referendum definitivamente scollegata dalla Spagna.

4 – Strutture di Stato

Il Governo catalano ha completato le strutture statali e previsto le necessarie misure per affrontare la disconnessione dalla Spagna nei primi mesi della Catalogna indipendente. Le principali sono quelle relative alla proprietà e gestione economica e fiscale, la sicurezza sociale, il sistema giudiziario, la pubblica sicurezza, le infrastrutture, le telecomunicazioni, l’energia e l’acqua, e le relazioni estere. Il Presidente Puigdemont ha annunciato la scorsa settimana che tutto sarà pronto per giugno.

5 – Internazionalizzazione

Uno degli obiettivi previsti è l’internazionalizzazione del processo, così come il crescente riconoscimento internazionale dello Stato catalano. Sono stati creati nuovi rami del governo come un Ministero degli esteri. Sono previste anche azioni della diplomazia attraverso istituzioni indipendenti.

6 – Processo costituente

Una risoluzione è stata presentata e approvata per proteggere la convocazione e la conduzione delle fasi deliberative e decisionali vincolanti del processo costituente durante la prima metà del 2017, in modo trasversale, plurale, democratico e aperto.

7 – Le leggi di disconnessione

La commissione parlamentare congiunta presenterà il testo prima della fine di questo anno per applicare le leggi di disconnessione, soprattutto relativamente ai meccanismi giuridici di transitorietà. Il testo della carta conterrà la regolamentazione della successione giuridica, della cittadinanza, i diritti fondamentali, il sistema istituzionale, il potere finanziario e la magistratura tra la nascita della Repubblica catalana fino all’approvazione della costituzione, oltre alla regolamentazione della Assemblea costituente.

8 – Referendum

L’adozione delle leggi di disconnessione nel giugno 2017 sarà seguita dall’annuncio del referendum per l’indipendenza, che sarà nella seconda metà di settembre.

9 – Proclamazione e apertura delle contrattazioni

Se l’opzione indipendenza vince il referendum, l’indipendenza verrà proclamata e il Governo catalano aprirà un periodo di negoziati con il Governo spagnolo e la comunità internazionale per ottenere il riconoscimento di indipendenza e per cercare un accordo di separazione e divisione delle attività e passività della Spagna. Il referendum intensificherà la pressione internazionale per un processo di dialogo.

10 – Elezioni costituenti

La vittoria del referendum aprirà anche il processo delle elezioni costituenti, che dovrebbero essere fatte sei mesi più tardi. Nel mese di marzo 2018, di conseguenza, ci saranno le elezioni per scegliere un Parlamento che si occuperà della stesura della costituzione del nuovo stato.

11 – Costituzione

Il Costituente del Parlamento (o Assemblea Costituente) avrà un paio di mesi di tempo per redigere la costituzione della repubblica catalana. Il testo incorporerà le proposte che verranno approvate dalla società civile nel 2017. Il processo costituzionale sarà di carattere partecipativo e popolare. Il Parlamento approverà il testo della Costituzione.

12 – Referendum costituzionale

Una volta approvata la costituzione da parte del Parlamento, il testo sarà sottoposto a ratifica popolare con un referendum.

L’indipendenza è possibile. Lavoriamo duro, tutti, per costruire una maggioranza politica inequivocabilmente a favore dell’autodeterminazione. Sta a noi, solo a noi. Veneti.

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