INDIPENDENZA NON SIGNIFICA CHIUDERSI IN SE’ STESSI!

di GIORGIO FIDENATO

Caro Direttore,

sull’Indipendenza di lunedì ho avuto modo di scorgere l’articolo di Fabrizio Bissacco. Dopo averlo letto ho deciso di dare un contributo sull’argomento che ti preherei di pubblicare integralmente.

Il Sig. Bissacco appartiene, dal mio punto di vista, a quel filone di indipendentisti che, prendendo a suo modello il “mitico” tempo andato, vorrebbe impostare l’attività politica tesa all’autodeterminazione come un’azione per portare le lancette dell’orologio indietro. Infatti l’autore si chiede: “…perché l’agricoltura deve guardare all’ogm ed alla grande distribuzione e non privilegiare il biologico, il kilometro zero e la piccola distribuzione?…”. Con queste affermazioni l’autore vuole implicitamente dire che Ogm, grande distribuzione sono un male, associandoli nel fenomeno generale del consumismo che è male quasi per definizione. Infine, l’autore auspica un ritorno alle nostre tradizioni in cui si produce meglio e meno per mangiare meglio e meno. In pratica gli auspici dell’autore sono quelli di un tipico esponente di sinistra-ambientalista, innestato su un’istanza di autonomia-indipendenza.

Dal mio punto di vista le opinioni espresse dall’autore vanno criticate per diversi ordini di motivi che cercherò di esplicitare di seguito.

Innanzitutto, l’articolo di Bissacco riflette il classico errore che moltissime persone fanno, ovvero accomunare il consumismo ad un fenomeno insito dell’era moderna e non tanto della degenerazione socio-economica degli Stati moderni. Di conseguenza, poiché gli Ogm e la distribuzione sono gli ultimi fenomeni della nostra epoca vengono collegati al malessere che le società stanno vivendo e quindi vengono condannati insieme ad essa. Però il punto di partenza è assolutamente sbagliato e di conseguenza anche le soluzioni proposte sono assolutamente errate.

Mi spiego: il consumismo è un tipico fenomeno creato non da una società di libero mercato e, aggiungo io, di capitalismo, ma è un tipico fenomeno dell’interventismo statale nell’economia, che con questa crisi sta manifestando il suo stadio di degenerazione finale. Il consumismo è il tipico risultato di un’economia basata sul debito e sulla continua corsa agli incentivi scriteriati che portano come conseguenza ad un aumento degli investimenti inutili ed a sua volta alla necessità di aumentare i consumi affinché il meccanismo non si inceppi. Ma questa corsa prima o poi diventa insostenibile. Quindi il consumismo non è un prodotto del libero mercato, del capitalismo ma il tipico risultato di un’economia interventista e statalista, che si esemplifica nella continua rincorsa ad investire grazie all’azione dello Stato e del sistema bancario che, essendosi concessi il monopolio nella gestione della moneta (dalla sua creazione, alla sua fissazione dei tassi di interesse, ecc,), manipola il credito sollecitando artificialmente gli investimenti, disincentivando il risparmio e la responsabilità, e innescando un escalation tra aumento degli investimenti- aumento dei consumi che prima o poi è costretto ad incepparsi.

Se non si capiscono le cause del malessere in cui viviamo, sicuramente sbaglieremo anche le risposte per superare questa crisi. Per contraddire queste tendenze funeste esplicitate dal signor Bissacco nel suo articolo sono solito fare sempre questo esempio. Chi ha a cuore l’indipendentismo, come sembra averlo anche Bissacco, deve guardare alla grande civiltà veneziana. Questo nazione ha goduta di una vita splendida per oltre mille anni grazie al suo spirito prettamente e vivacemente imprenditoriale. Essa, per difendere la sua specificità, non si è chiusa in sé stessa, ma si è aperta a tutto il mondo allora conosciuto, commerciando e scambiando con tutti i popoli, fino all’India e alla Cina. Altro che chilometro zero! Altro che rifiutare tutte le innovazioni che altri popoli erano stati in grado di creare! Essa è stata una grande civiltà che ha mantenuto la sua caratteristica culturale intatta per oltre un millennio grazie alla sua capacità di apertura verso le altre civiltà, sapendo assimilare ciò che le altre civiltà avevano di positivo e trasmettendo ad esse tutto quanto di positivo essa era in grado di trasmettere.

Quando si ricerca l’indipendenza non significa ricercare il proprio cantuccio in cui chiudersi, ma significa battersi per non essere soggetti o subordinati ad altre persone o ad altre entità. L’indipendenza non ha alcun nesso con il rifiuto degli Ogm o della grande distribuzione. Essere indipendenti non significa impedire di usare le nuove tecnologie di miglioramento genetico a chi lo desidera o usare le nuove strategie commerciali. Ricercare l’indipendenza per la propria realtà territoriale significa ricreare comunità in cui gli individui sono a loro volta indipendenti e liberi di scegliere di perseguire la felicità come meglio ritengono più opportuno. E se questa ricerca per qualcuno volesse dire seminare Ogm o andare nella grande distribuzione, deve essere lasciato libero di fare.

Inseguire questi falsi miti propagandati dal mainstream imperante e pensare ad una futura composizione sociale in cui non ci sia spazio per alcuna realtà, mentre verranno privilegiate per via legislativa solamente altre, significa non essere coerenti con lo stesso concetto di indipendenza, che deve essere declinata fin giù all’individuo. Pensare poi che la chiusura in sé stessi significhi il mantenimento in eterno delle caratteristiche essenziali di una comunità, significa non aver capito le lezioni della storia, che ha visto sempre soccombere, estinguersi, tutte le civiltà che non hanno saputo adeguarsi all’evolversi della società umana. Se una comunità vuole conservare le sue caratteristiche più qualificanti deve continuamente sapersi declinare all’evoluzione continua. Solo così sarà in grado di tramandare le sue peculiarità nel futuro.

 

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14 Comments

  1. Alina says:

    che molti fuamtori non avrebbero gradito il mio pensiero (che come sempre esprimo con ben pochi “peli sulla lingua” come e’ nel mio essere)Apprezzo qualunque commento, anche se in antitesi con il mio punto di vista… siamo (almeno teoricamente) in un paese libero ed almeno qui anche praticamente ognuno e’ libero di esprimere la propria opinione.Non ci sono commenti che mi aspetto o non mi aspetto… ogni commento mi fa piacere… e’ spunto di approfondimento che arricchisce tutti.Mi piace come termini il tuo intervento… “so comunque che smettero'” ma io ti chiedo a questo punto… Ah si? E sai anche quando ?!?! E ti rimando al blog “EFFICACEMENTE” Che trovi nei miei link… dove piu’ volte vengono indicati metodi anti PROCRASTINAZIONE… della serie… se vuoi qualcosa… INIZIA ad agire in quella direzione ;)@Bizzarro BazarPossiamo darci del “tu”? Credo che la discussione possa procedere agevolmente anche senza alcuna formalita’.Il mio “articolo” e’ un punto di vista mio personale e come tale ovviamente opinabile… Mi fa piacere che tu rispetti il diritto degli altri di non subire il fumo passivo… daltronde io non ritengo che sia giusto negare ad alcuno il diritto di fumare (ma neppure di bere… o fumarsi canne… o sniffare cocaina… insomma sono decisamente antiproibizionista… ma se sotto l’effetto di queste sostanze fai qualche danno… sono anche contro l’incapacita’ temporanea di intendere e di volere… ma questo sara’ probabilmente un altro post…) Tornando intopic… al punto dove assimili il fumo delle donne al fatto che bisognerebbe proibire anche di bere alcoolici o fare sport pericolosi… MA CERTO!!! OVVIO CHE NEL MIO PENSIERO QUESTO DOVREBBE ESSERE!!!Fermo restando il diritto della donna all’aborto (questo nessuno lo nega… se il figlio non lo vuoi molto meglio abortire per tutti!!!)MA SE IL FIGLIO LO VUOI…allora secondo me DONNA dovresti iniziare da SUBITO a rispettare i suoi diritti fondamentali.Non aggiungo altro… secondo me la questione sarebbe oltremodo semplice… una questione di SCELTA! NON VUOI IL FIGLIO –> HAI DIRITTO ALL’ABORTOVUOI IL FIGLIO ? –> LUI HA DIRITTO A NASCERE E CRESCERE SENZA SUBIRE ALCUN TIPO DI DANNO (FUMO ALCOOL ed altre droghe ovviamente… Sport pericolosi… e tutto quanto potrebbe mettere in pericolo la salute psicofisica del nascituro)Sono a disposizione per valutare altre argomentazioni… ma la scelta, a mio avviso, potrebbe essere una soluzione interessante.

  2. Diego Cominato says:

    L’indipendenza non è a senso unico. E’ inutile avere indipendenza politica quando non hai quella economica. La grande distribuzione non è un cancro, lo diventa quanto ha il dominio. Qualunque cosa tenda a espandersi all’infinito, è destinata a creare danni. In natura solo il cancro tende ad espandersi all’infinito.
    Stiamo attenti a non confondere libertà e indipendenza con un malsana autorizzazione a far quello che si vuole
    Se per far navi ho bisogno di legno, devo fare in maniera che il mio territorio produca sempre il legno necessario e non rischiare l’esaurimento dei boschi.
    Allo stesso modo devo fare in maniera di non esaurire lo spazio necessario a produrre il fabbisogno alimentare.
    L’indipendenza alimentare ed energetica sono necessarie all’indipendenza politica.
    L’ogm può dar frutti eccezionali (ne dubito, però vi voglio venire in contro) ma è una forma di dipendenza.
    Dipendenza dai produttori di ogm che sono tutto fuori che dei missionari comboniani. Il produttore ogm ha diritti d’autore sulle sementi, chi le compra deve sottostare alle sue regole. Io che voglio seminare mais golden batam (varietà non ibrida e dal quale posso ricavarmi il seme) devo stare attento che altri mais non impollinino il mio. Io che voglio “seminare indipendenza” sono costretto a proteggermi.
    Il mercato è necessario ma se questo mi impone di nutrirmi a pane rumeno perchè i campi sono impegnati a mais ceroso, meglio campare con meno soldi. Ne guadagniamo in salute e facciamo risparmiare qualcosa alla sanità pubblica che non deve curarci le ulcere.

    • luigi bandiera says:

      INDIPENDENZA = LIBERTA’. STOP. BASTA. FERMATA. FINE CORSA..!

      LIBERTA’ E’ = A IO VOGLIO E DECIDO!!

      Ma quanto la smenate su come essere liberi..!!

      LIBERIiiiiiiiiiiiii…………!!!!!!!!!!!!!!!!

      VUOL DIRE CHE NOI DECIDIAMO SE MORIRE O VIVERE..!!!!!!!!!!!!

      Invece i poteri veri che ci vogliono DIPENDENTI o SCHIAVI come l’italia ci vogliono vivi e ma LORO, appunto, SCHIAVI..!!!!!!!!!!!!!!!

      COME il contadino fa con le sue VACCHE..!!

      VIVE FINCHE’ DANNO LATTE.
      SE NON MUNGE DA LORO VIA AL MACELLO PIU’ VICINO..!!

      Mi sa che sara’ proprio dura ottenere l’INDIPENDENZA… specie dalla droga distribuita dalla KST.

      Salam

    • Giorgio Fidenato says:

      Caro Cominato, vedi il mercato libero ha permesso a te di poter seminare il mais golden bantam in quanto tale specie non era originaria della nostra europa ma è stata importata dall’America. Sicuramente quando questa pianta è stata introdotta nei nostri territori ha portato via spazio ad altre piante coltivate le quali molto probabilmente avrebbero potuto fare lo stesso discorso che tu stai facendo nei confronti del mais OGM. Nella sostanza però bisogna prendere atto che il fenomeno dell’impollinazione è un fenomeno naturale e nessun agricoltore può essere sottoposto a misure positive per porvi rimedio. Questo sta a significare che è inevitabile che una parte del tuo mais bantam, al confine della mia proprietà, sarà fecondato dal mio mais (vale però anche e il principio inverso e cioè anche il tuo mais bantam impollina il mio determinandone uno scadimento commerciale) e subirà, per gli standards commerciali che ti sei prefissato, un declassamento. Ma, essendo un fenomeno naturale, non puoi venire a chiedere a me di risarcirti del danno e non mi puoi chiedere di attuare misure atte ad impedire o limitare la commistione. Essendo una cosa naturale ed avendo tu un interesse in merito, spetta a te mettere in atto tutte le misure per impedire o limitare il deprezzamento commerciale del tuo mais:

      • Diego Cominato says:

        Caro Fidenato, non era mia intenzione oppormi allo scambio delle colture. In Veneto non sarebbero mai arrivati neppure i kiwi di cui siamo degli ottimi produttori.
        Gli ogm sono prodotti da sementi con copyright che renderanno gli agricoltori “dipendenti”. In ogni caso, sono adatti all’agricoltura estensiva che qui da noi è destinata all’estinzione in quanto non competitiva con realtà come i paesi dell’est e la cina.
        Io mi interesso di orti e l’orto è una forma di indipendenza facilmente raggiungibile.

        • fabrizioC says:

          Onestamente penso ci sia un po’ di confusione

          1) chi coltiva mais o grano oggi compra le sementi da produttori, che le producono incrociando varieta’ che da sole non produrrebbero niente, ma se incrociate producono moltissimo. Usano semplicemente una tecnologia piu’ antiquata degli ogm (meno efficiente, tempi piu’ lunghi per ottenere una varieta’, precisione non raggiungibile).

          2) il contadino che compra ogm o la vecchia tecnologia, sceglie rispetto al prezzo e alla produttivita’ che avra’ alla fine (guadagno). Di certo, se la produttivita’ aumenta, il prezzo si adegua (verso il basso), si puo’ utilizzare meno terra, meno veleni etc. Di fatto pero’ il contadino non sara’ schiavo dei nuovi ogm, e non li comprera’ di certo se non gli conviene.

          3) chi produce le sementi ogm sono spesso anche i fornitori delle sementi tradizionali…

          Fab

  3. luigi bandiera says:

    Beh, ragazzi, signori, discorsi che sono musica per le mie orecchie…

    Dico solo che indipendenza e’ proprio sinonimo di LIBERTA’ senza se e senza ma.

    E’ l’opposto di dipendenza o sottomissione.

    L’italia ci sta sottomettendo da trpppo tempo, strada faccendo ci ha resi schiavi… e ecc.. Dobbiamo vivere secondo il suo presunto modello.

    Quindi si all’INDIPENDENZA di cui la vera LIBERTA’.

    Soprattutto singolarmente (l’uomo nasce libero: diritti inalienabili dell’uomo) perche’ poi sara’ lui stesso a decidere con chi aggregarsi per formare la sua comunita’.

    Invece e’ successo il contrario… altri decisero per lui.
    Oggi lo tengono SCHIAVO appunto come popolo (formato nei millenni e mi riferisco a quello VENETHO) non dando appunto l’INDIPENDENZA o l’autogoverno o l’autodeterminazione. Anzi. Sulla loro carta hanno stampato la chiave della PREXON: una e indivisibile.

    Si osservera’: ma e’ tutto scritto nei vari bei trattati internazionali… ehe..! Come no..!

    Pero’ gli stati voluti e fatti da un gruppo di estranei, piu’ o meno briganti dei due o tre mondi, sebben si richiamino spesso ai bei trattati sui diritti umani e ecc., tentano di ELIMINARLI, sti popoli, con metodi peggiori di quelli usati dal matto Adolfo, poi se ne guardano dal rispettarli per tutti gli appunti. Quindi nessun rispetto dei popoli e dei trattati. Stile conquista dell’America.

    Eppoi, per dimostrare la loro volonta’ di rispettare i diritti universali, li hanno fatti stati chiamandoli NAZIONE, POPOLO.
    ERESIE PERFETTE, come le loro GRANDI E FENOMENALI RAPINE dei diritti UNIVERSALI.
    E se ne potrebbe dire a iosa sul tema.
    Hanno perfino alte corti di giustizia a garanzia di tali ERESIE. Per dire che sono in sintonia con la giustizia. Campa cavallo…

    Comunque io insisto:
    BRIGANTI, RAPINATORI e MANTENUTI si sono istituzionalizzati. Al solo sfiorar loro le vesti ti fanno mettere in galera.

    Quindi..?

    Sara’ dura farli ragionare, anche perche’ tra loro si sono MUTUATI. Hanno infatti il MUTUOSOCCORSO..!!

    Ecco, io leggo questo nei fatti odierni, passati e credo anche futuri.

    AUGURI

    LB

    PS:
    il tema e’ senza fine… purtroppo.
    Amen

    • luigi bandiera says:

      E per non citare il caso BATTISTI..??

      L’italia protesta e scalpita. (ipocritamente e evidentemente).

      Ragazzi, quanto cine.

      Infatti lei, l’italia, e’ peggio del BRASILE..!!!!!!!!

      Ma non ditelo in giro, potrebbe, forse, arrossire..!!

      Ma tanto non serve: e’ gia’ TUTTA ROSSA.
      Dite di no..?

      Dal presidente all’ultimo lavortatore c’e’ un bel tappeto di solo ROSSO..!

      Ri aiuguri.

      LB

  4. Francesco W says:

    Ottimo articolo! Indipendenza significa uscire dall’isolamento al quale siamo relegati con l’Italia.

  5. Mauro Gargaglione says:

    Complimenti Giorgio!

    In parole semplici e scorrevoli hai riassunto il succo della teoria del ciclo economico ‘austriaca’. I tempi bui che stiamo vivendo sono esattamente il precipitato storico della mancata conoscenza di quei semplici e logici concetti.

    Hanno insegnato a generazioni di uomini che il trionfo della Libertà Individuale sarebbe stato necessariamente ‘il forte che scanna il debole’. Hanno ingenerato la paura dell’altro che ha purtroppo inquinato anche il sincero e nobile ideale di autodeterminazione dei popoli, trasformandolo in uno statalismo dittatoriale, solo in scala ridotta.

    Proudhon ha detto diverse sciocchezze tranne una:

    – La Libertà è la madre dell’ordine, non la figlia -.

  6. fabio garbolino says:

    Sig. Giorgio,
    ho apprezzato il suo intervento, così come quello dell’amico Fabrizio e vorrei dare un contributo alla discussione.
    Condivido il suo richiamo a non confondere concetti diversi. Capitalismo non significa (necessariamente) consumismo, ma semplicemente libertà privata di commercializzare beni in un regime di concorrenza ovvero di libero mercato. L’alternativa è un’economia dirigista e interventista, concettualmente molto distante da quel principio di sussidiarietà che dovrebbe essere caro ad ogni autonomista.
    Non condivido, invece, l’associazione che lei fa tra il privilegiare prodotti del territorio (km0) o prodotti biologici con il “chiudersi in se stessi”, tra la necessità di rivedere abitudini e consumi con l’inseguire “falsi miti”. Ritengo infatti che si possa fare economia e impresa, aprendosi al mercato, anche valorizzando e promuovendo le risorse del territorio. Le esperienze di prodotti slow food, commercializzati in tutto il mondo, il turismo agrituristico sempre più apprezzato, il successo dei marchi dop-docg, sono esempi di apertura al mercato in un’ottica di privilegio della qualità rispetto alla quantità, del locale rispetto al globale.
    Anche una riflessione sulle nostre abitudini e sui consumi poco razionali che facciamo delle risorse del territorio è un tema che dovrebbe stare a cuore non solo agli ambientalisti (ma poi chi non lo è?) ma anche ad un indipendentista, perchè l’autonomismo, nella mia visione, è inscindibile dall’elemento territoriale: è impensabile essere autonomisti e non amare il proprio territorio, le proprie lingue e tradizioni e dunque difenderle, promuoverle e valorizzarle, a meno di non ridurre la propria regione ad una mera espressione geografica.
    Più che alla storia della repubblica veneziana, guarderei alla Svizzera, esempio di stato (con)federale da sempre capace di coniugare il progresso con la tutela dell’ambiente e delle culture minoritarie.

    • Giorgio Fidenato says:

      Sig. Garbolino, nessuno le vuole vietare di fare le politiche commerciali che più le piacciono. Anzi. Se vuole privilegiare i prodotti del territorio, a km zero e quant’altro non sono certo io che le impedirò di fare ciò. Quello che non accetto però è che chi persegue queste iniziative di solito vuole impedire a quelli che non la pensano come lui a non praticare altre strade. Slow food avrà fatto quello che lei afferma, ma è molto impegnato a impedire a quelli che vogliono seminare OGM di farlo. Di più: slow food si è costituito parte civile nel processo che mi vede coinvolto per aver io seminato mais OGM sul mio campo. Quindi slow food non è proprio un esempio di rispetto dell’indipendenza altrui. Per quanto riguarda la Svizzera debbo riconoscere che ha molti pregi ma debbo constatare purtroppo che il cancro dello statalismo si è incitato ancien quella nazione. Infatti non so se in tutti i cantoni è stato votato un referendum per impedire di seminare OGM sul loro territorio. Mi pare che questo non sia un grande esempio di indipendenza.

  7. Fabrizio Bissacco says:

    Gentile Giorgio,
    Penso che siano temi su cui ci sarebbe bisogno di dibattere ampiamente. Ho scritto nel mio intervento di non essere integralisti e semplicemente ripensare il nostro approccio a queste tematiche, sarebbe infatti folle anelare ad una chiusura in se stessi.
    Apprezzo in ogni caso che ci siano posizioni differenti e, spesso, contrarie alla mia, mi piacerebbe solo che non mi venissero attaccate etichette (vegano, sinistra-ambientalista, …) che non mi appartengono nè per storia nè tantomeno per pensiero.

  8. Federico Cazzaniga says:

    Condivido al 1000 per mille. Indipendenza e’ libertà, e non oscurantismo e chiusura.

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