Indipendenza: la Catalogna può farcela, la Padania no

di REDAZIONE

INDIPENDENZA – I 5 punti di forza del movimento indipendentista catalano.

1) COMUNICAZIONE: Il messaggio per l’indipendenza catalana è positivo. Per la Catalogna e non contro la Spagna. L’indipendentismo padano invece ha una retorica basata quasi esclusivamente sulla critica del sistema Italia. Di Roma e del sud.

2) IDENTITÀ: I catalani hanno una lingua propria parlata ovunque, anche nelle università. L’identità del popolo catalano è fortissima.

3) PLURALITÀ – Il movimento indipendentista catalano non è identificato in un solo partito. Ci sono diversi movimenti, compresi forti schieramenti di sinistra. E quelli di sinistra di solito ottengono sempre quello che vogliono con le buone o con le cattive. Questa pluralità politica per l’indipendenza della catalogna è una forza e non un freno come certi media vorrebbero far credere.

4) CHIAREZZA – In Padania prima si parlava di secessione, poi di federalismo adesso di macro regioni ed Europa dei popoli. È necessario un modello chiaro.

5) PARTITO – La testa del principale partito indipendentista è troppo coinvolto con la politica romana. Perché deve essere Calderoli il mediatore per la riforma della legge elettorale italiana?

 

Fonte originale: www.mattinonline.ch  giornale online del Canton Ticino

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24 Comments

  1. Luca says:

    Comunque la libertà di opinione è sancita dalla costituzione. Buona serata cari compatrioti. E non vi “masturbate troppo” per idee utopiche e prive di qualunque fondamento storico.

  2. Luca says:

    Queste piccole teste vuote non hanno mai avuto modo di leggere le Georgics di Virgilio. Il brano più famoso del poema è il “Laudes Italiae” o Lodi di Italia. Esso viene introdotto per mezzo di un confronto con le meraviglie straniere e – conclude Virgilio – nessuna terra è lodevole come l’Italia.

    Testi di Silius Italicus, Dante Alighieri, Petrarca, Boccaccio, Alfieri … nelle loro opere si parla sempre e solo di Italia. Nei loro capolavori non c’è mai stato alcun accenno alla “””Padania””””

    “PER IL MIO PAESE CHE SI CHIAMA PADANIA” AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH

    (non smetto mai di ridere…)

    TOPOLONI AL POTERE ! AHAHAHA
    AHAHAHAHAHAHAHA

  3. Salvo says:

    Paragonare la Catalunya alla Padania è come mettere a confronto il Barça con una squadra di terza categoria.

    Rivendicazioni prive di fondamento. Se avete qualcosa da rivendicare, non fatelo a nome della Padania (ridono anche all’estero a sentirla nominare).

  4. giacomo Mazzoleni says:

    INDIPENDENTI:POVERI ILLUSI, NON È BASTATO CHE ARTURO MAS AUMENTASSE DI 4 VOLTE I PARTECIPANTI ALLA FESTA DELLA DIADA CATALANA(quella che ricorda la sconfitta nel 1714 dei catalani contro le truppe di Filippo V) oORA AVRANNO LA POSSIBILITÀ DI FESTEGGIARNE UN’ALTRA LA SCONFITTA DEL-25n 2012- ARTURO CHE ERA SICURO DI VINCERE CON 80 SEGGI NE HA PERSI 12 ED ORA NON RIESCE A FORMARE UN GOVERNO XCHÈ NESSUNO SI FIDA DI UN PARTITO CIU A CUI HANNO SEQUESTRATO PER 3,5 MLN LA SEDE X CORRUZIONE A CUI ORA SI È AGGIUNTA ANCHE L’ARRICCHIMENTO DELLA CUPOLA CIU CON MAZZETTE DEPOSITATE IN PARIDISI FISCALI, QUESTI SONO GLI INDIPENDENTI CATALANI MOLTI SIMILI AI LADRI LEGHISTI, È MEGLIO CHE ANDATE A CERCARE QUALCHE ESEMPIO + FURBO X FARVI PUBBLICITÀ, SPERO CHE QUESTA MIA APPORTAZIONE SIA UTILE ALLA CAUSA.

  5. gigi ragagnin says:

    tra poco non si parlerà più di calderoli e della lega due : prenderanno la grande battuta alle prossime elezioni. manca poco, abbiate fede. la Liga Veneta dovrà separarsi dall’allega d’ammaroni e dei rabarbari sognanti, se vorrà salvare il culo. Zaia non è uno stupido. sono anni che sta sul chi vive (dai tempi del vecchio Panto) ed è pronto alla spinta finale. aspettare per credere.

  6. Andrea Dal Pò says:

    Dato che era chiaro a tutti che l’Italia, per natura originale,non era riformabile, si iniziò parlare di Padania come stato federale che riuniva delle genti con culture meno diverse, più o meno simili e con una economia e con un bacino idrogeologico condiviso da gestire, fatto importantissimo questo, anzi vitale!.

    Si sapeva che non sarebbero bastati pochi anni ma che per gettare l’humus necessario non sarebbero sufficenti decenni, troppi……. talmente tanti che quando sarà possibile probabilmente neanche l’Italia esisterà più.

  7. PiX says:

    Incredibile leggere ancora certe schiocchezze.Dovrebbe essere il sud a ribellarsi e a darsi una svegliata.Vorrei proprio vedere il prolifico nord che fine farebbe se non riuscisse a vendere almeno il 50% dei suoi prodotti al centro-sud…Fallito.Per quanto riguarda la lega…stendiamo un velo pietoso ricordando fra l’altro le innumerevoli ruberie e ladrate finanziarie,solo(ahimè)quelli con interessi e gli ignoranti continuano a votarla.Ci salvi chi può perchè non riusciremo a salvare noi stessi mi sa…

    • Andrea Dal Pò says:

      Le ruberie della lega, poche invero rispetto agli altri, sono ancora tutte da dimostrare e probabilmente c’è più fumo che arrosto.

      Egregio Signor piX, il mezzogiorno esporta ormai solo al nord e non viceversa. Mentre le esportazioni del nord interessano tutti i continenti e poco o niente il sud Italia; il sud esporta la sua agricoltura solo al nord e pochissimo fuori paese, ma il punto sono gli 80 miliardi di euro che vengono depredati al nord ogni santissimo anno che passa.

      Al conrario delle sue le mie non sono fantasie dettate dalla tifoseria o dal razzismo, ma sono dettate da dati di fatto.

      Buona serata Signor Pix

    • Roby says:

      Signor Pix da appartenente a diverse associazioni di categoria nei decenni scorsi non ho mai trovato nessuno che avesse il suo mercato al sudde tranne qualche cooperativa, ladri legalizzati. Qui gli artigiani e i commercianti si rivolgono o al mercato locale o, i più accorti e quelli che possono, all’estero. Dove pensa che vendano le cucine i mobilieri della Brianza, a Benevento o a Stoccarda? Dove pensa che finiscano gli elettrodomestici del bellunese o di Fabriano, a Ragusa o a Metz? I viaggi d’affari organizzati da Confartigianato e Confindustria ormai sono tutti in Bahrein, Cina e Brasile e non certo a Bari. Si informi prima di scrivere cazzate, se fossimo indipendenti e deteronizzati i nostri interlocutori sarebbero di la delle Alpi e di là del mare non certo a mafialnd che scivolerebbe verso la Tunisia inesorabilmente.

  8. Marc says:

    il punto 2 e’ fuorviante: anche le regioni della padania hanno una loro lingua storica linguisticamente piu’ distinta dall’italiano diu quanto il catalano sia dallo spagnolo. La differenza e’ che i catalani non hanno accettato la retorica centralista dei “dialetti”.

    • PiX says:

      ma smettila per piacere.ma dove vorreste andare?cosa vorreste fare?e con chi poi?ma vi rendete conto che siete patetici?(senza offesa per la brava e intelligente gente del nord che frequento e conosco da una vita)

  9. Concordo con
    3) PLURALITÀ – Il movimento indipendentista catalano non è identificato in un solo partito.

    Uniti nella AUTODETERMINAZIONE, diversi nelle politiche susseguenti, com’è giusto che sia.

    L’errore madornale della Lega fu fin dagli anni ’90, essere un partito democristiano-populista che escludeva qualsiasi altra opzione/idea politica al suo interno.

  10. Carla says:

    Mio marito non è d’accordo.Io invece credo come il giornalista che ha scritto questo articolo che siano troppo profonde le differenze storiche e sociali tra Catalogna e Veneto e più ancora tra Cataalogna e Padania.Lui dice che VS fa bene a organizzare questi gemellaggi anche se non parteggia per VS e che tutto aiuta a ottenere l’indipendenza, lui ci crede fermamente.Io invece dico che è un gran spreco di denaro.Hotels, enormi sale conferenze, relatori da pagare,cene di gala, rimborsi per gli ospiti: scozzesi, catalani, belgi, e altri ancora, rinfreschi, rimborsi spese, per migliaia e migliaia di euro.Tutto bello sì.Ma cosa rimane a favore dell’indipendenza veneta?I conti da pagare.

    • gianluca says:

      Signora se non si lavora sulle teste delle persone, non si ottiene nulla, e confrontarsi con chi aspira all’indipendenza in altre parti d’Europa è uno dei sistemi per farlo. L’indipendenza non si compra un tanto al chilo

      • Carla says:

        Forse avete ragione voi due.Cioè lei e mio marito.Ma io chiedo se vale la pena di spendere ottomila euro per una sola conferenza per 500-600 ospiti quando con quei soldi indipendenza Veneta di conferenze ne organizza otto-dieci con cinquemila persone complessive.Lui mi dice che la strada per l’indipendenza passa anche per la sperimentazione e lei signor Gianluca cosa mi dice?

        • gianluca says:

          Per l’amor di dio si possono anche fare degli errori, ma se non c’è una crescita culturale in senso indipendentista, ogni speranza è vana

      • Gianfranco says:

        infatti sono più di 25 anni che blaterate e non avete risolto nulla(tranne che vi siete seduti al banchetto di stato e avete rubato più degli altri).

        • Trasea Peto says:

          veneto stato e indipendenza veneta esistono da forse 2,5 anni(in realtà meno), non da 25!
          Magari gli iscritti blateravano a casa propria, ma al banchetto di Stato devo ancora vederli.

  11. Dan says:

    Riguardo al punto 4).

    Le idee migliori sono sempre quelle più semplici.
    Chi ci masturba troppo sopra, in realtà non vuole una cosa ne l’altra

  12. Roby says:

    Non sono d’accordo sul punto 1: il fatto che la Lega abbia un capo ceh ha sposato una sicula e abbia infilato meridios dappertutto, guadagnerebbe un sacco se si presentasse come partito antimeridionale. Pensare di coinvolgerli è un suicidio, politically correct ma pur sempre un suicidio.

  13. elisa uberti says:

    ecco giusto il calderoli… che cavolo ci fa ? vederlo in tv aggirasi nei corridoi romani mendicare non si capisce cosa fa proprio schifo. è l’immagine di questa lega che non si rassegna a tornarsene a casa.. tanto ormai l’han capito anche i romani sto leghisti non “donne” di provincia ma bardello.!!

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