Dalla guerra in Siria ci sta guadagnando l’indipendentismo curdo

di STEFANO MAGNI

Fra i due contendenti in Siria, ce n’è un terzo (ignorato dai media) che inizia a godere: l’indipendentismo curdo. Quella dei curdi è una guerra nella guerra, combattuta nelle regioni settentrionali della Siria e mirante ad ottenere l’indipendenza, o quantomeno l’autonomia da Damasco.

I curdi sono il più grande popolo senza Stato in tutta la regione mediorientale. Sono 20 milioni, inglobati da 5 differenti Stati: Siria, Iraq, Iran, Turchia, Armenia. In nessuno di essi si possono considerare a “casa loro”. Il trattato di Sèvres, che aveva posto fine alla Prima Guerra Mondiale nel teatro mediorientale, aveva assegnato loro uno Stato indipendente. L’emergere della Turchia nazionalista, l’inimicizia degli armeni (che li consideravano tutti collaborazionisti del genocidio commesso dai turchi) e la presenza dominante di Francia e Gran Bretagna, rispettivamente nei nuovi confini di Siria e Iraq, hanno posto fine al loro breve sogno di indipendenza.

Da allora sono stati repressi da tutti e a tutti hanno cercato di ribellarsi, con le buone e con le cattive. In Siria, in particolare, si sono organizzati in due principali gruppi politici: il Partito dell’Unità Democratica (Pyd) che chiede apertamente l’indipendenza da Damasco e il Consiglio Nazionale Curdo (Knc) che si limita a volere l’autonomia. Il regime di Assad, nazionalista e centralizzatore, non ha mai dato loro alcun margine di autonomia, tantomeno di indipendenza. Solo con lo scoppio della guerra civile, l’anno scorso, questa posizione ha iniziato a cambiare. I curdi hanno partecipato in massa alle prime manifestazioni contro il regime di Damasco, che fino a quel momento li aveva repressi. Ma con un incredibile giro di walzer, Assad ha iniziato a sostenere il Pyd, il più indipendentista dei partiti curdi. Assad gioca sulla sua ostilità contro la Turchia (che appoggia i ribelli) e sulla sua alleanza con il Pkk (il famigerato Partito dei Lavoratori Curdi, che combatte un’ultra-decennale guerriglia contro il governo di Ankara). Il Pyd, fino a due mesi fa, era dunque alleato di Assad. Nella battaglia di Aleppo, tuttora in corso, sono presenti anche milizie del Pkk turco, che sono affluite in Siria attraverso il Curdistan iracheno, dove ricevono assistenza e addestramento. Anche il Knc, più moderato, non è confluito nella resistenza ad Assad, soprattutto perché il Consiglio Nazionale Siriano (il governo-ombra dei ribelli) ha respinto ogni richiesta di creazione di uno Stato autonomo curdo nella nuova, eventuale, Siria post-Assad. Per tutta risposta, alle truppe irregolari dell’Esercito Libero, finora, è stato negato l’accesso alle città e alle province controllate dalle milizie curde.

Questo allineamento dei curdi con Assad, dal mese scorso si sta ribaltando. Masud Barzani, il leader del vicino Curdistan iracheno, l’11 luglio scorso, ha convinto i rappresentanti del Pyd e del Knc a stringere un patto di alleanza anti-Damasco, in base al quale devono entrambi cessare ogni collaborazione con il regime di Assad e con il Pkk turco, espellere i funzionari e i militari regolari dalle loro città. In pratica è avvenuto un drastico cambio di fronte. Merito dell’oggettivo indebolimento del regime di Assad, attaccato nella sua stessa capitale (a luglio) ed ora anche nella sua principale città commerciale, Aleppo. Fatto sta che, proprio mentre la guerra si sposta a Nord, i suoi ex alleati curdi stanno cambiando casacca.

I curdi, in ogni caso, chiunque vinca, hanno tutto da guadagnare. Una Siria in cui vinca Assad premierebbe la prima scelta di campo degli indipendentisti del Pyd. Tuttora il dittatore siriano sta corteggiandoli (a quanto risulta dalle preoccupazioni espresse dalla Turchia), promettendo loro il controllo di cinque province settentrionali se dovessero ritornare a combattere dalla sua parte. Una vittoria dei ribelli potrebbe comunque andar sempre a vantaggio dell’indipendentismo curdo: un’eventuale caduta di Assad genererebbe un periodo di caos e indebolimento delle istituzioni centrali, a tutto vantaggio delle forze centrifughe, curdi inclusi. Con l’attuale patto di alleanza anti-Assad, poi i curdi possono presentarsi anche con credenziali di resistenti, che finora non avrebbero potuto esibire.

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2 Comments

  1. lorenzo canepa says:

    Da 2000 anni i curdi cercano l´indipendenza. Hanno lottato contro tutti ma nessuno li ha mai aiutati, mi au8guro che questa volta riescano nel loro sogno. L´europa dovrebbe aiutarli e sostenerli. Sono un popolo molto migliore dei turchi irakeni siriani iraniani.
    Posseggono il petrolio a Kirkuk in irak e forse questo e´per loro un grave problema
    Auguri ai Kurdi popolo fiero

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