Indipendenza. Il Veneto corre, la Lombardia neppure rincorre

di GIULIO ARRIGHINI*

Se chiedete ad un lombardo cosa sia accaduto da febbraio ad oggi nella sua regione, sgranerà gli occhi e dirà: nulla. Appunto, il nulla. Se dovesse dire in questo momento per quale gesto di buona amministrazione il governo lombardo potrebbe passare alla storia o, almeno, tentare di averci provato, risponderebbe: il nulla. Vogliamo credere che alla gente interessi l’Expo2015? Interessa di più a quelli che sono stati semmai nominati per fare qualcosa. Dunque, il punto è che c’era una volta il Nord. Da Maroni è arrivato un flebile “stacca la spina” riferendosi alla vicenda Berlusca-Pd. Caspita, che capitani coraggiosi.

E mentre Tosi apre la discesa di altri Savoia alla conquista del Sud, dopo che il Sud politico e comunicativo ha conquistato prima il nord e poi il resto, che fine ha fatto la vena indipendente  e indipendentista di questa Lega-Lista Maroni di governo? Oggettivamente guardiamo con non poca invidia politica quello che sta per accadere in consiglio regionale del Veneto. Martedì prossimo loro, e non noi, voteranno per la proposta di legge sul referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto.

Comprendiamo che per la Lombardia dei prefetti sarebbe un passo duretto…. forse impossibile. Ma uno scatto d’orgoglio forse non sarebbe ancora tardivo. Comprendiamo che la massoneria che aleggia attorno alle dinamiche dei cambiamenti, ne resterebbe risentita, ma uno scatto di liberazione non sarebbe ancora tardivo.

Insomma, dov’è lo spirito di quel Renzo manzoniano che vedendo il confine tra Milano e Bergamo prega il Signore di fargli trovare quanto prima l’Adda e il passaggio verso la Serenissima? Appunto, dov’è nascosto….

Ecco, invece dobbiamo leggere lodevoli, ma non risolutive, iniziative in Regione dedicate alla salvaguardia dei nostri lavoratori frontalieri disoccupati. Dimenticati da tutti, perché invisibili, in una terra “di nessuno”. Se la Lombardia fosse indipendente o a un passo dal poterlo diventare, le imprese non chiuderebbero e la gente non scapperebbe oltreconfine a cercare il pane.

Leggiamo: “Sono piu’ di 50.000 i frontalieri lombardi che ogni giorno attraversano il confine, per andare a lavorare nei Cantoni Ticino e Grigioni”, dichiara il consigliere regionale della Lega Nord Francesca Brianza, relatore della proposta di sostegno, che aggiunge: “Il numero dei nostri frontalieri che lavorano nella Confederazione Elvetica e’ cresciuto in misura notevole, negli ultimi anni, anche a causa delle scarse possibilita’ lavorative che offre lo Stato Italiano. Si tratta di un aspetto divenuto rilevante nei rapporti tra Lombardia e Svizzera. Ma la crisi sta toccando in parte anche la Svizzera e oggi 4.000 di questi lavoratori sono in regime di disoccupazione”. …Essendo fondamentale definire un quadro di diritti e doveri chiari legati a questa peculiare condizione di lavoro, ho chiesto al governatore Maroni di intervenire presso il ministero del Lavoro perche’ torni a dare applicazione alla Legge 147/1997 che disciplinava i trattamenti speciali di disoccupazione in favore dei lavoratori frontalieri in Svizzera rimasti disoccupati”.

Lodevole. Ma cara consigliera e cari consiglieri, dite a Maroni di darsi una mossa, il Nord non deve andare a Roma col cappello in mano, a mendicare aiuti. Crei, la Lombardia, quella sana lotta di riscatto per riappropriarsi delle proprie ricchezze, per generare occupazione. Chiedete libertà, i soldi arriveranno da soli. Cordiali saluti….

*Segretario Indipendenza Lombarda

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4 Comments

  1. LUIGI says:

    Caro Riccardo Pozzi la risposta è SI’ e se venite (voi lombardi) con noi, diventeremo Sovrani (perchè liberi lo siamo già, ma non abbiamo consapevolezza di questa Verità).
    WSM.

  2. mv1297 says:

    Riccardo Pozzi, meglio soli che mal accompagnati.
    L’anno scorso ho lavorato un brevissimo periodo per una azienda lombarda ed ho fatto l’errore (ma non tanto a dire la verità) madornale di parlare di indipendenza ad uno dei titolari. Non l’avessi mai fatto! Mi hanno dato dell’estremista e cacciato dal lavoro. Meglio così. Per me possono anche fallire adesso, vista la visione miope.

    • Caro amico, Lei non è il solo, anni fa essere della Lega, non indipendentista dichiarato, era motivo di ostacolo a carriere ed assunzioni.
      Incominciamo a boicottare chi espone le bandiere italiane o simboli italiani, una mossa semplice, efficace e senza rischi.

  3. Riccardo Pozzi says:

    Gent.mo Segretario Arrighini, se chiedessimo a un qualunque Veneto che cosa ha visto cambiare negli ulti mesi nella sua Regione non credo vedremmo grandi esultanze. Ma mi permetta di essere costruttivo: prima reclamiamo i soldi dei nostri residui fiscali e la libertà arriverà a ruota, e qui devo farle una domanda. E’ pronto il Veneto all’unica cosa che teme Roma ovvero ad un capillare, sistematico, coraggioso sciopero contributivo? Dai sostituti d’imposta all’ires degli accconti?
    La potente e inerme Lombardia è ferma, lo ammetto. Ma il Veneto dove crede di andare da solo?

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