Indipendenza dei giudici? Toghe rosse, per la Cassazione è un complimento

giudici processo rubydi REDAZIONE

Ma allora è vero che la giustizia non è al di sopra delle parti. La Cassazione ha stabilito che parlare di toghe rosse non è reato e non è diffamazione. Semmai, dà fierezza al magistrato che riceve tale “complimento”. La storia nasce dal ricorso di un magistrato siciliano che si era sentito diffamato nelle pagine di un volume edito da Baldini e Castoldi dal titolo ‘Piombo rosso – la storia completa della lotta armata in Italia dal 1970 ad oggi’. In particolare, nel volume – ricostruisce la sentenza 1434 – ci si riferiva al magistrato sostenendo che “il pm” che poi ha querelato, era “una toga rossa, proprio di Palermo, di quelle particolarmente sgradite al presidente del Consiglio e ai suoi giornali”.

La condanna ma poi…

Prima ci fu una sentenza di condanna e un risarcimento di 5 mila euro ma strada facendo, la Cassazione ha stabilito che “la censurata espressione di ‘toga rossa’ presa nel contesto di un’ampia trattazione sul periodo dei cosiddetti ‘anni di piombo’ non risultava usata in tono denigratorio e dispregiativo, bensì in senso positivo, ossia per indicare l’atteggiamento di un magistrato inquirente che non si ferma alle apparenze e che gode di una ‘coscienza tranquillamente fiera’”.

La legge è teoricamente uguale ma per tutti ma è sancito ora per legge che non tutti i magistrati sono indipendenti.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

Leave a Comment