CARI INDIPENDENTISTI, CI SERVE L’AIUTO DI BERLINO

di EFORO DA PADOVA

Da Milano a Trieste è un pullulare di movimenti autonomisti ed indipendentisti, la crisi economica ed il disfacimento della Lega Nord non hanno che accelerato questo processo. Soprattutto nel territorio storico delle tre Venezie, vari movimenti stanno mettendo le basi per un’azione politica unitaria volta all’indipendentismo, soprattutto nel Veneto governato con dorotea moderazione dal bel Luca Zaia.

Tuttavia nella scorsa tornata elettorale, la parte del leone, non è stata fatta dagli indipendentisti, ma dal movimento antisistema di Beppe Grillo. Il segnale di malessere che emerge nel Lombardo-Veneto è evidente, ma non si riesce a canalizzare questa insoddisfazione verso le istanze indipendentiste. I motivi di questo deficit sono molteplici: mancanza di risorse economiche, assenza del carisma di un leader unitario, continue divisioni settarie. Che il sistema Italia, sia colpito dalla più grande crisi dall’unificazione è oramai evidente, di conseguenza le sue élite versano in uno stato moribondo sia sul piano economico, ma anche politico.

Analizzando la strategia autonomista di stati che negli ultimi decenni hanno raggiunto l’indipendenza, essa è stata caratterizzata dal supporto fondamentale di potentati stranieri, dalla Slovenia con la Germania, alla Croazia con il Vaticano, ultime in ordine temporale Kosovo e Sud Sudan con gli Stati Uniti. E’ quindi di centralità fondamentale che le forze indipendentiste lombardo- venete comincino a prendere contatti con il naturale beneficiario di un eventuale indipendenza di questo territorio: cioè Berlino.

Gli indipendentisti veneti e lombardi devono trovare una sponda politica di supporto con le forze politiche tedesche, senza questa collaborazione, ogni progetto indipendentista non ha futuro. Che le élite tedesche ed eventualmente austriache, siano interessate ad assorbire nella propria orbita economica e politica il lombardo-veneto, non ne deriva solo da un fattore storico,  l’integrazione economica tra Baviera e Nord- Est è una costante da decenni, senza dimenticare un’eventuale sbocco sull’ Adriatico per l’economia teutonica.

L’obbiettivo non deve essere un territorio lombardo-veneto governato da Berlino, ma per contrastare le forze economiche, mediatiche e politiche italiote, in questo momento preponderanti rispetto al movimento indipendentista, l’aiuto tedesco potrebbe essere fondamentale per una disgregazione consensuale del territorio italico.

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19 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Ma di ki..??

    Della Merkel o di Adolfo..??

  2. CARLO BUTTI says:

    E’ davvero paradossale:per fare l’aborrita Italia s’è ricorso alle potenze straniere, per disfarla si ripropone, mutatis mutandis, il medesimo modello.Cambiano le forme e i soggetti, ma la strategia è la stessa…

  3. Milanesun says:

    Una piccola puntualizzazione. Per la Croazia è stata fondamentale la Germania più che il Vaticano.
    Se la Germania non aiuta il Lombardo-Veneto, il Lombardo-Veneto dovrebbe guardare ad altro tipo alla Russia desiderosa di contare sempre di più in Europa e per ora hanno soltanto dalla loro parte la Serbia e poco altro.

  4. xyzxyz44 says:

    Ma perchè ma la Germania dovrebbe aiutare un temibile concorrente commerciale come il nord, nord-est?
    Meglio per l’export tedesco se il nord italia rimane legato al carrozzone italiota.

    • Filippo83 says:

      Sì, e poi chi acquista le BMW? Guarda, a parte la battuta, che il Veneto importa più di quanto esporti in Germania, è già di fatto un’area commerciale tedesca (quest’anno le VW hanno superato, in vendite, le FIAT in regione). Per piacere, cerchiamo sia di guardare i dati, che di ragionare.

    • Luca says:

      Guarda che il commercio internazionale tra paesi avanzati molto spesso è vantaggioso per tutti i paesi che commerciano. E’ sbagliato pensare al libero mercato come ad un gioco a somma zero, perchè molto spesso non è così. Non è per nulla detto che un ulteriore sviluppo economico dell’attuale nord Italia debba danneggiare la Germania.

  5. Filippo83 says:

    Ottimo articolo: posso finalmente dire di non essere l’unico a pensarla così! Dobbiamo investire i ncomunicazione, interna ed estera; e il web ci aiuterebbe molto.

  6. Mauro Cella says:

    Sono alquanto scettico per un semplice motivo. Per la Germania l’Italia, ed il Nord in particolare, costituisce uno dei primissimi mercati d’esportazione. Coll’avvento dell’UME (Unione Monetaria Europea, l’euro) la bilancia degli scambi commerciali ha iniziato a pesare decisamente a favore della Germania. Perché?
    I motivi sono due. In primo luogo la parità di valuta ha facilitato le esportazioni verso il nostro paese. In secondo luogo la più elevata produttività tedesca (che non ha nulla a che vedere colle ore lavorate: dipende dagli investimenti per lavoratore) ha pochissimi rivali al mondo: solo Giappone, Svezia e pochi altri possono competere colla Germania da quel punto di vista, soprattutto nel settore manufatturiero.
    E’ ovvio che una situazione simile abbia beneficiato non poco l’economia tedesca: buona parte della crescita del PIL tedesco dal 2002 in qui è dovuta all’aumento delle esportazioni verso paesi come Italia e Francia grazie alla fortunata congiunzione tra valuta comune ed elevati investimenti.
    Un Nord separato dal Sud e con una classe politica che finalmente si metta al servizio della classe produttiva (operai, imprenditori, commercianti etc) facilitando gli investimenti anziché limitarsi a divorare ricchezza e a concedere privilegi a questa o quella categoria se non un temibile rivale sarebbe perlomeno una grossa spina nel fianco della grande industria tedesca.
    Non serve che dica cosa saremmo in grado di fare se avessimo una tassazione ed una possibilità di investimenti pari a quella tedesca.
    Sarebbe come avere un’altra Svezia alle porte di casa, coll’aggravante che la sola Lombardia ha una popolazione pari a quella dell’intero paese scandinavo.
    E sono sicuro che questo ragionamento non sono stato il solo a farlo.

    • liugi says:

      Per tentare, si può tentare. Bisogna considerare però altri partner politici. Guarderei in modo particolare al Brasile, che potrebbe beneficiare dell’importazione di materie prime da parte delle nostre industrie, nonché di investimenti fatti in America meridionale. Tra l’altro, l’Italia negli ultimi anni ha fatto diverse figuracce con la nazione sudamericana, e questo per noi autonomisti è oro.
      Va considerato in modo strumentale anche il debito pubblico italiano: siccome la situazione attuale non è evidentemente sostenibile, si potrebbe promettere agli investitori esteri il pagamento del credito a patto di fornire un appoggio alla secessione delle aree attualmente italiane settentrionali.
      Non cito nemmeno la possibilità di alleanze con altri partiti indipendentisti europei, in modo da avere appoggi politici a macchia di leopardo in tutta l’Europa.

      Non facciamoci prendere dallo sconforto: l’Italia attuale è politicamente debole e nei prossimi anni lo sarà ancora di più.

  7. Diego Tagliabue says:

    Concordo, ma con alcune corretture.

    I media tedeschi sono dominati da una simpatia socialdemocratica e, soprattutto per via dell’insana alleanza Lega-PDL, hanno identificato l’italiano del nord come il panciuto evasore, mentre il povero napoletano sarebbe oppresso, non riceverebbe abbastanza aiuti e non potrebbe permettersi di pagare le tasse.

    Al più tardi dopo l’82% di evasori con Audi e Porsche a Napoli, il 100% di medici evasori a Caserta e i 1.200 immobili fantasma di Boscoreale dovrebbe essere evidente il contrario.

    Invece: niente di tutto questo.
    Bisogna dire anche, che il flusso di notizie dettagliate tra i Paesi europei è alquanto scarno e filtrato.
    Non c’è da meravigliarsi, se arrivano solamente notizie raccontate da Umberto Eco e Gianni Vattimo a Martin Schulz.

    Stranamente però, cominciano ed esserci segnali nella politica tedesca: di recente Edmund Stoiber (ex presidente della Baviera) e Thilo Sarrazin hanno accennato al mezzogiorno come causa dei problemi economici d’Italia e definito la Grecia come “mezzogiorno d’Europa”, per il quale la Gwermania non può permettersi di pagare cronicamente per 150 anni.

    Il problema principale è che in Germania ci sarebbero fior di politici, ex presidenti della confindustria ed esperti di finanza, che reagirebbero positivamente ai dati della Lombardia e del Veneto, ma questi dati non sono mai stati forniti.
    La Lega pensava al magna-magna con bunga-bunga, che é sempre stato in rotta di collisione con i Paesi d’oltralpe, perggio di Schettino con lo scoglio.

    Edmund Stoiber, Thilo Sarrazin, Olaf Henkel e – molto probabilmente anche – Dirk Müller sono i nomi in questione.

    In Austria c’è più informazione a riguardo dell’Italia, quantomeno per la vicinanza geografica.
    Certi misfatti del mezzogiorno sono noti e ci sarebbero più persone disposte a sostenere la causa del Nord.
    Rimane, però, il problema del Sudtirolo, che non baratterei in cambio di un aiuto politico per l’indipendenza delle regioni del Nord da Roma, ma dovrebbe essere slegato per primo dai vincoli italioti, quantomeno come riconoscimento del tradimento romano del 1915 e dell’occupazione illegale (a ostilità cessate) nel 1918.

    Concludendo, si tratta di una strategia di comunicazione (basta con le pagliacciate sul Po e le urla in piazza), che tolga il vento alle vele del socialismo europeo e mostri, sbatta in faccia a tutti la situazione reale dell’Italia, con tutti i meriti e le colpe di questo fallimento di Stato.

    La “Transferunion” (= unione assistenzialista) rispecchia al 100 la “Transfernation” (= nazione assistenzialista), con un Nord che mantiene il Sud.

    Formuliamo in maniera diversa: FallitaGlia ha i suoi P.I.G.S. interni.

    • Filippo83 says:

      Mah, se domani Vienna (con dietro Berlino) mi dicesse “vi facciamo diventare indipendenti, ma ridatesi il Suedtirol”: francamente, io questo baratto lo farei subito (e credo anche i sudtirolesi)!

      • Purtroppo devo deluderla, il süd-tyrol bolzanino vuole rimanere italiano coi benefici di cui attualmente gode, non per nulla la SVP è sempre stata pappa e ciccia con l’assistenzialismo meridionale.
        Vedo molte più aperture a Insbruck.

        • Filippo83 says:

          Già, è una questione da porsi, ma non credo che anche la SVP farebbe molte resistenze di fronte al disfacimento/fallimento dell’Italia: di sicuro, non starebbero lì a fare l’exclave italiana.

          • Heinrich says:

            Solo perché la SVP è un partito di collaborazionisti collusi alla Quisling-Pétain non significa affatto che il popolo tirolese, dal Brennero al Garda, sia ostile all’idea di ricongiungersi alla madrepatria, anzi, ben venga, soprattutto perché il grado di autonomia di un Land austriaco è ben più ampio di quello che in italia è dipinto come il “privilegio assistenzialista” dell’autonomia provinciale südtirolese.

  8. lancillotto says:

    Sono anni che penso la stessa cosa. Fino ad ora il problema era rappresentato dalla forza paralizzante del moloch EU, ma questa improvvisa e gravissima malattia ha scoperto i fili e li sta cortocircuitando. Ora non solo stanno cadendo tutti gli ostacoli come dei birilli da bowling, ma lo stesso terreno si è fortemente inclinato verso questa opzione.

  9. Più che Berlin è meglio guardare a Innsbruck e München!
    Tyrol e Bayern sono amici.

    • Diego Tagliabue says:

      Concordo, ma – attenzione – è necessario fare un lavoro di comunicazione con dati alla mano, che dimostrano come le regioni del Nord (Lombardia in testa) siano i cosiddetti Nettozahler da 151 anni.

      Contemporaneamente bisogna scegliere i “recettori”, aventi una mentalità analoga.

      Un paio di nomi: Edmund Stoiber, Thilo Sarrazin, Olaf Henkel, Dirk Müller (quelli più diretti e con meno politicaly correctness).

      Partiti? I “Freie Wähler” potrebbero essere un’opportunità.

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