Indipendentisti, state attenti alle compagnie di ventura

di ENZO TRENTIIN

Le compagnie di ventura erano truppe mercenarie utilizzate nel medioevo, formate da i cosiddetti soldati di ventura organizzate e guidate da un condottiero, generalmente detto Capitano di ventura. Fecero la loro comparsa in Italia, al seguito di qualche Re o Imperatore, tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300: erano delle masnade formate da soldati di mestiere, prevalentemente di bassissima estrazione sociale, pronti ad uccidere ed a farsi uccidere per denaro e per bottino.

Nel corso del XV secolo, tutti i principi italiani utilizzarono queste truppe di professionisti della guerra che avevano un livello superiore di addestramento e una maggiore capacità di usare le nuove armi da fuoco. Le compagnie mercenarie declinarono in seguito alla nascita e al rafforzarsi degli stati nazionali. L’ultima compagnia di ventura degna di nota fu quella capitanata da Giovanni de’ Medici (meglio conosciuto come Giovanni dalle Bande Nere) nei primi del Cinquecento.

Saltando a piè pari nel XX secolo osserviamo che s’è fatto uso di mercenari in diversi conflitti, specialmente nelle innumerevoli guerre dei paesi del Terzo Mondo. Un caso su tutti la guerra di indipendenza della Repubblica Democratica del Congo. Una delle figure di contemporaneo Capitano di Ventura fu Gilbert Bourgeaud, più noto con lo pseudonimo di Bob Denard. Dal 1960, anti-comunista convinto, è coinvolto nel tumultuoso post-conflitto coloniale. Ha partecipato a operazioni militari che coinvolgono mercenari in Yemen, in Iran, in Nigeria, nel Benin, in Gabon (dove lui è un istruttore della guardia presidenziale), in Angola nel 1975, la Cabinda nel 1976, in Rhodesia (oggi Zimbabwe) nel 1977, in Zaire e Isole Comore, uno dei paesi più instabili del mondo. Attigue alle Comore ci sono le due isolette di Mayotte. Un Dipartimento d’oltremare della Repubblica francese, costituito principalmente da due isole, dove la Legione straniera mantiene il Détachement de Légion étrangère de Mayotte (DLEM).

Bob Denard iniziò la propria carriera di mercenario partecipando alla guerra d’indipendenza – votata alla formazione di uno Stato federale di regioni indipendenti – dalla parte del Katanga capeggiata da Moise Ciombe. Con l’intervento delle truppe dell’Onu, che ordinò a Ciombe di espellere tutti i bianchi dal Katanga, Denard fu costretto con centinaia di altri mercenari a riparare in Angola, mentre Ciombe stesso fu costretto pochi mesi dopo all’esilio a Madrid. Quando il presidente Kasavubu, d’accordo con Mobutu, decise di richiamare Ciombe dall’esilio, questi ricorse nuovamente agli affreux per pacificare il paese. Denard quindi tornò in Congo nel 1964 per unirsi al reparto del Colonnello Lamouline, il “6° Commando” (costituito da elementi francesi, italiani, belgi, portoghesi e di altra nazionalità e diviso dal 5°, formato da anglosassoni), di cui assunse la guida nel 1967.

Il 5 luglio 1967, dopo l’ennesimo colpo di Stato ed il nuovo esilio di Ciombe, Mobutu tramite un annuncio diffuso a Radio Kinshasa dichiarò che tutti gli uomini al seguito di Denard si erano ribellati al governo, quindi erano da considerarsi dei ribelli. Cominciò allora il rastrellamento e l’arresto in massa di tutti i volontari europei dell’ANC (Armata Nazionale Congolese), molti dei quali torturati ed uccisi. Denard, consigliere di stato maggiore di Mobutu stesso, si trovò in una situazione difficile e, per salvare i sopravvissuti, fece fronte comune contro i katanghesi. Il giorno successivo Denard viene ferito gravemente alla testa da un proiettile vagante, a causa del quale viene evacuato su un Douglas DC-3 in Rhodesia per ricevere cure, lasciando il comando del Sesto Codo a Jean Schramme dopo aver ordinato di ripiegare su Bukavu, dove si sarebbero uniti gli altri mercenari provenienti da Kolwezi. Una volta guarito, Denard organizzò una spedizione per giungere in aiuto delle truppe lasciate a Bukavu, che nel frattempo stavano sostenendo in poco più di un centinaio un assedio contro quindicimila uomini dell’ANC. In Angola radunò 110 volontari europei e trecento katanghesi, suddivisi in tre plotoni, con i quali entrò il 1º novembre in Congo con l’obbiettivo di prendere Dilolo, Kasagi e Kolwezi da tre direttrici, senza però avere successo. Questa fu l’ultima grande battaglia in Congo prima della ripartenza per l’Europa.

Un altro Capitano di ventura fu il citato Jean Schramme. Questi emigrò a diciotto anni d’età nel Congo, come proprietario di una piantagione. Secondo le cronache trattò senza razzismo i suoi agricoltori neri, anzi adottò tre bambini di colore, imparando lo swahili, la lingua locale. Nel 1960 con l’indipendenza del Congo dal dominio belga, scelse di rimanere e continuare la propria attività imprenditoriale, ma alla fine fu implicato nella guerra civile che insanguinò il Congo per molti anni.

Formò un suo reparto con indigeni katanghesi e mercenari bianchi di lingua francese agli inizi del 1961 ed ebbe un ruolo importante nel tentativo di secessione della regione congolese del Katanga. Fu uno degli ultimi a lasciare il teatro di guerra dopo la disfatta, conducendo con sé i suoi uomini. Attese in Angola il ritorno di Moise Ciombe, poi marciò di nuovo sul Katanga. Durante la guerra del 1964/65 contro l’etnia ribelle dei guerriglieri Simba (gli autori dell’eccidio degli aviatori italiani a Kindu), il suo “10° Codo” (abbreviazione di 10° Commando) fu di fatto indipendente. Non prese parte alla prima rivolta mercenaria di Stanleyville del ’66 (l’ammutinamento katanghese) e il suo reparto misto rimase intatto. Come comandante mercenario arruolò una milizia composta da europei, belgi, francesi, sudafricani, italiani e neri. Nei ranghi del suo reparto il razzismo che connotava altri “Codo” come quelli di lingua inglese, era meno praticato e diffuso. La sua compagnia di ventura, composta da centoventitré mercenari, tra i quali quindici italiani, e seicento gendarmi katanghesi, affrontò dal 29 ottobre al 5 novembre 1967 le truppe dell’Armata Nazionale Congolese, venti volte superiore per numero. Incalzata dalle forze nemiche, mancante di munizioni, con il sostegno di Bob Denard e dei soldati katanghesi completamente sfiniti, l’armata di Schramme ripiegò definitivamente in Rwanda, ove smobilitò la truppa. Schramme e alcuni dei suoi compagni rimpatriarono in Belgio il 28 aprile 1968.

Ippolito Edmondo Ferrario ha scritto un libro:Mercenari gli italiani in Congo 1960”, e in un’intervista concessa a Susanna Dolci ha tra l’altro dichiarato: «Ho cercato di raccontare una piccola parte di storia italiana svoltasi nel Congo degli anni ’60, quando diversi ragazzi partirono per l’ex colonia belga inseguendo un sogno, un ideale e diventando per la storia, quella ufficiale, dei semplici mercenari. In quel paese lontano dalla civiltà europea, credo che avvenne qualcosa di speciale e di unico, che è sempre stato raccontato a metà o peggio con faziosità. Il Congo fu, in quel periodo (dopo l’indipendenza e durante la guerra civile), il crocevia di moltissimi combattenti del secondo conflitto mondiale, ex Wermacht, SS, legionari, inglesi ecc. che, non riuscendo ad accettare la nuova Europa, tentarono ivi l’avventura e non solo quella. Si venne a creare, così, un variegato ed interessante mix di umanità europea nel quale ognuno aveva alle spalle una sua storia personale, a volte di carattere straordinario. Pure gli italiani vi arrivarono numerosi. Non solo i ventenni ma anche quei quarantenni che avevano vissuto l’esperienza della RSI. Due generazioni a confronto, dunque, insofferenti all’Italia del boom economico degli anni ’60.»

In età contemporanea i servizi riconducibili ad attività mercenaria sono generalmente svolti da compagnie militari private spesso generalmente definite come contractors, ossia delle imprese che forniscono anche consulenze e servizi specialistici, anche se in molti paesi del mondo questa attività è espressamente vietata e sanzionata dalla legge, proprio per questo motivo in età recente al posto del termine mercenario, considerato dispregiativo a causa del tipo di operazioni condotte e dalla dubbia moralità di chi ne faceva parte, si è cominciato ad utilizzare l’anglicismo contractor per definire questi soggetti. Dal 1994 al 2002 Il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha stipulato più di 3000 contratti con delle cosiddette compagnie militari private statunitensi, per un giro d’affari da 100 miliardi di euro l’anno, con quindicimila uomini impiegati in missione che guadagnano fino a mille euro al giorno. Questo fenomeno ha raggiunto il picco durante la guerra d’Iraq nel 2003 ed anche negli anni a seguire, a causa del loro coinvolgimento nei combattimenti e negli interrogatori della prigione di Abu Ghraib divenuta famosa per le denunce dei casi di tortura. Durante il conflitto i mercenari in Iraq rappresentarono la seconda forza in campo subito dopo gli Stati Uniti d’America e prima della Gran Bretagna.

Nel n° 151 – Maggio 2014, www.analisidifesa.it, con la firma di Pietro Orizio, dedica un particolare approfondimento alle Compagnie Militari e di Sicurezza Private Russe. Dove si dice tra l’altro: gli interessi sovietici e russi all’estero sono stati perseguiti dapprima mediante consiglieri effettivi, poi con freelance e, negli ultimi anni, sempre più con vere e proprie compagnie private o para-statali. Dal 1999, la ripresa che ha interessato costantemente la Russia ha provocato la nascita e o il rinvigorimento di grossi gruppi industriali che hanno contribuito all’evoluzione e sviluppo delle società di sicurezza private. Il settore è cresciuto in brevissimo tempo da 0 a 10.000, ed è in continua e costante espansione, impiegando dalle 800.000 a 1.200.000 persone. Nel solo periodo gennaio 1992 – aprile 1994, come evidenziato da Pigoli e Pagliani in “Il Mestiere della Guerra. Dai mercenari ai manager della sicurezza”, sono state rilasciate più di 26.000 licenze per l’esercizio dell’attività. Le compagnie russe, meno note dei competitors occidentali, ne presentano molti aspetti comuni ma anche particolarità (sia negative che positive) che le rendono uniche nel contesto competitivo mondiale. Per chi fosse interessato ad approfondire, qui una delle tante: RSB-Group [http://rsb-group.ru/ ], di Mosca, fondata nel 2005 da un ex ufficiale del KGB. Con queste premesse c’è da sospettare che i circa 4.000 uomini filo russi che hanno operato in Ucraina a favore dell’indipendenza della Crimea, con divise senza mostrine e celati da passamontagna, appartengano a queste schiere di professionisti. Mentre l’occidentale Greystone Limited, è stata più volte additata come la responsabile della presenza di contractors occidentali a Donetsk (Ucraina).

I popoli europei che aspirano all’indipendenza, ivi compresi quelli stanzianti nella penisola italica farebbero bene a non sottovalutare questo fenomeno, il cui unico antidoto, a parer nostro, risiede in una milizia territoriale modellata su quella Svizzera. Questo Paese è da anni ai primi posti nella graduatoria della democrazia e della prosperità mondiale. Se la furia delle guerre mondiali ha risparmiato la Svizzera non lo si deve affatto – come pure tanti credono – alla sua dichiarata neutralità. Quale Hitler se n’è mai stropicciato? No. Se nessuno ha invaso la Svizzera è perché questo Paese ha sempre potuto contare su un efficientissimo deterrente militare; abbinato alla sua propensione a “far affari” (contrattualismo, che è anche uno dei sinonimi di federalismo) con entrambe le parti in conflitto.

Per esempio, gli svizzeri tennero ai nazisti pressappoco questo discorso: «Invadeteci, e ogni svizzero fra i 17 e i 50 anni d’età si nasconderà sulle Alpi per portare un’interminabile guerra d’attrito. D’altro canto, se sarete tanto furbi da non invaderci, saremo lietissimi di fornirvi i migliori prodotti della nostra industria, fra le più avanzate del mondo. A pagamento, s’intende.» E questo è esattamente ciò che avvenne. Ma non solo gli elvetici fornirono alla Germania hitleriana cannoni antiaerei, generatori di corrente, strumenti di precisione, macchine utensili; non solo permisero ai nazisti di servirsi delle loro ferrovie per far affluire rifornimenti al loro alleato Mussolini: essi chiesero e ottennero altro in cambio. Energia. Carbone dalla Ruhr. Elaborarono una formula pignolescamente precisa: per ogni tonnellata di materiale bellico in transito, tot quintali di carbone. Tale patto permise alla Svizzera di restare indenne e sopravvivere ai cinque lunghi anni di conflitto. Poiché la Svizzera non ha un grammo di carbone né una goccia di petrolio. E l’energia elettrica non sarebbe bastata. Funzionò. I tedeschi non toccarono la Svizzera. E le fornirono energia sufficiente, non solo a mandar avanti il Paese, ma a farlo prosperare mentre il resto d’Europa cadeva in rovina. La Svizzera è un piccolo Paese complicato. E per prima, fra le cose d’enorme importanza c’è l’eventualità di un embargo delle fonti energetiche. Gli svizzeri sono anche molto sensibili e gelosi delle proprie libertà. Veneti, lombardi, sardi, siciliani e quant’altri, saranno altrettanto sensibili, preveggenti e responsabili?

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15 Comments

  1. Nibbio says:

    Mitologia, mitologia, quante sciocchezze in tuo nome !
    Gli svizzeri col fucile nell’armadio, gli hangar nel ventre delle montagne, la Flotta da Guerra nel lago Lemano, le vacche brune posamine, il cioccolato a raffica…..!!!
    Ma chi cacchio la beve ?
    Venite qui a conoscerli: possiedono il deterrente militare dei soldati del papa ! Nulla di più !
    La Confederazione è sempre sgusciata tra le guerre perché custodisce i capitali, onestamente o disonestamente accumulati, di tutto il mondo !
    Tutti hanno interesse a proteggerne le casseforti, e quando qualche nuovo governo di Vattelapesca pensa di andarne a sindacare le combinazioni….tutti gli altri paesi fanno fronte unito per schiacciarlo !
    Solo chi non conosce gli elvetici può sospettare sentimenti comuni: loro restano i padroni, noi i servi….quando fa comodo, altrimenti i reietti !
    Inneggiare alla Lega Ticinese, di livello intellettuale -se possibile – inferiore a quello della Lega bossiana, è demenziale: tiranneggiano e sfruttano i nostri fratelli frontalieri in modo indegno !
    Svizzera da imitare ? Lombardi filoelvetici ? Sì, forse sono quella banda di decerebrati che gongolano per il successo salviniano in meridione !
    Casa mia è qui, tra i monti ed il lago, né in Cantone né in Provincia, né della Lega di là, né della Lega di qua: solo mia e di chi mi piace ! Gli altri via…..ma proprio via, in Bellerio !

    • Stefano Gamberoni says:

      una sola nota: “tiranneggiano e sfruttano i …frontalieri in modo indegno?” Ma se lo stipendio minimo è circa 3000 eur al mese, netto, (dico minimo di legge svizzera) dove è lo sfruttamento?. Sarà che conosci la svizzera, ma la bufala dei frontalieri sfruttati per favore evitala.

    • Eugenio says:

      IL NIBBIO probabilmente conosce piu la SVIZZERA di mè,ma sull’apparato militare che ha non so se bene informato,comunque IO ritengo che la Svizzera sia uno Stato Particolare in Europa e nel Mondo,se poi è vero che i loro cittadini sono armati ed a fino ad una certa eta’ fanno un certo adestramento con le armi questo penso che sia una cosa positiva di cui Noi Veneti dobbiamo Imparare,Insomma il Nuovo veneto Stato non potra’ mai essere come la Svizzera,per Storia popolazione e cultura diversa ,ma credo che su certe cose cè da inparare.Per esempio sulle Confederazioni e sul faderalismo ,credo che il Nuovo Stato VENETO ,non nè abbia bisogno ,tenuto conto della piccola vastita del suo territori,saremo ,la meta’ della Svizzera,ma comunque questa è una mia ideaa e non posso essere Io a decidere come sara’ il NUOVO STATO VENETO.

  2. CARLO BUTTI says:

    Gli svizzeri che riforniscono di tecnologia Hitler e gli consentono di mandar aiuti a Mussolini? Ma bravi! Viva la libertà nostra alla faccia di quella degli altri. Purché non facciano guerra a me, vendo cannoni per far guerra agli altri. Il più puro e santo liberalismo. E questo sarebbe un modello da imitare? Complimenti!

    • Stefano Gamberoni says:

      L’alternativa quale era? Far crepare le famiglie di fame perchè si mandano i giovani al fronte, e poi far consegnare l’oro alla “patria” perchè, come intuibile, il paese è alla fame, ed infine saltare la barricata, innescare la guerra civile e farsi distruggere case e fabbriche dagli alleati?
      La soluzione mercantile è sempre una alternativa migliore che la guerra. Ma non verrà mai perseguita da un stato che deve costruire la sua forza sulla retorica dell’impero mancato.

  3. Guglielmo Piombini says:

    E’ vero quello che dice Trentin in questo bell’articolo: la Svizzera è praticamente inespugnabile. Ogni casa svizzera è una sorta di castello medievale armato, con tanto di bunker antiatomico. Le alpi sono piene di rifugi e cunicoli nascosti pieni di armi e provviste. Tutti gli uomini svizzeri sono addestrati al combattimento. Nessun esercito riuscirebbe a vincere la guerriglia degli svizzeri sul proprio territorio.

  4. luigi bandiera says:

    Penso a quando tentavano I CARBONARI di fare l’unita’: deve essere stata dura a quel tempo portare la gente, intenta al lavoro perche’ le stagioni camminavano e con loro i raccolti, a combattere ma soprattutto a convincersi che bisognava fare di tutte le erbe un fascio.

    S’inventarono il PASTORE MERCENARIO: GMG… nominato eroe dei due mondi anziche’ BRIGANTE DEI DUE O TRE MONDI..!

    E purtroppo la va cosi’ nel presente ed e’ andatA COSI’ NEL PASSATO E ANDRA’ COSI’ NEL FUTURO.

    Leggi bene il presente ed avrai in mano passato e futuro: cambia niente.

    Mi chiedo, visti i fatti nel mondo come e’ stato possibile un 41%… eppoi non e’ vero che l’itaglia e’ komunista..?

    E noi, convinti piu’ che mai pensiamo di cambiare con la nostra miserabile X (iks).

    Si e’ dato LEGITTIMITA’ A UN GOVERNO NON ELETTO..!!!

    Si e’ detto: la banda dei quattro mi sta bbene..!

    Ed allora che altro pensare?

    Povero popolo, mai stato sovrano… e visto gli andazzi non lo sara’ mai e poi mai..!

    Amen

  5. Eugenio says:

    Aprezzo questo Articolo di Enzo Trentin perchè ci spiega che senza le armi un popolo non è Libero ,nè Democratico ,MA questo lo diceva anche un Grande Rivoluzionario del secolo scorso.Quindi se il popolo VENETO vuole essere LIBERO e Democratico deve armarsi come la SVIZZERA.E questo aiutera’ anche la nostra Indipendenza ..

  6. U.nione K.onfederale C.isalpina says:

    ma kosa c’entrano sardi e siciliani!? … sono isolani e potrebbero fare kuello ke vogliono …
    anzi, loro sì stanno invadendo noi e ci kontrollano kome una loro kolonia !

    a ‘sti kuà, l’indipendenza dall’italia e dalla mammella romana NON KONVIENE ! …

    cerkiamo d’essere razionali e meno bokkaloni !

    • lucano says:

      ma un buon psichiatra dalle tue parti c’è?
      anche giovane appena laureato…

      • U.nione K.onfederale C.isalpina says:

        merdionale…

      • Marco says:

        Perdonalo Lucano, U.nione K.onfederale C.isalpina è il solito imbecille che ragiona per sentito dire; oltre ad uno psichiatra, gli servirebbe aprire un libro, cosa che sono sicuro non abbia mai fatto in vita sua ma penso che sarebbe comunque del tutto inutile dati i suoi evidenti limiti intellettivi.

  7. luigi bandiera says:

    Gran bella storia…

    Mi preoccupa la finale: sapranno saperci fare i bravi padanoalpini?

    Mi sa che la cosa cambia e di molto: non hanno bisogno di mercenari per fare la guerra (vedere gli alpini e i marinai di San Marco) ma di mercenari politici.
    Infatti, in politica sono letteralmente scarsi.

    PSM
    WSM

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