NON C’E’ MOTIVO PER NON ESSERE INDIPENDENTISTI

di NICOLA DI LUCA

Se si analizzano le cause che hanno traghettato la Lombardia nell’attuale crisi socio-economica e le conseguenze a cui essa andrà incontro non si possono trascurare opportunità e possibilità che il cammino indipendentista offrirebbe a tutti i cittadini lombardi. Di seguito propongo una lista di “perchè” ogni cittadino lombardo dovrebbe definirsi indipendentista:

– perchè nel mondo in cui viviamo avere uno Stato è una garanzia e un enorme vantaggio sotto ogni punto di vista, mentre non averlo è il contrario;

– perchè essere indipendentista è l’opzione più vicina alla volontà popolare; “Autonomia” significa chiedere mentre “Indipendenza” significa decidere. Per la prima occorre appunto chiedere al Parlamento romano un permesso che va totalmente contro gli interessi di quest’ultimo e quindi sarà negato, mentre per la seconda solamente i cittadini lombardi possono imporre la loro sacrosanta volontà di autodeterminazione armati di carta e e penna;

– perchè significa partecipare al resto del mondo con una voce e un voto che esprima la volontà e gli interessi della nostra società. La Lombardia è uno dei centri nevralgici dell’economia europea ed è inammissibile che essa non possa partecipare direttamente alla vita politica europea. Le decisioni sono sempre più prese al di fuori del quadro dello stato-nazione, quindi restando una regione italiana il peso e l’influenza della Lombardia risultano nulli;

– perché una vera e sana nazione è creata solamente dalla libera e spontanea aggregazione della popolazione che la compone. Uno stato nato da guerre di annessione e invasioni poi forgiato da guerre mondiali e colonizzazione culturale non sarà altro che un agglomerato di popoli tenuti uniti con la forza per gli interessi di pochi; i disastri susseguitisi durante tutti i centocinquanta anni di forzata unità e centralismo imperante sono lapalissiani e sotto gli occhi di tutti;

– perchè l’attuale assetto dello stato italiano rende impossibili delle riforme strutturali che vengano incontro ai problemi affrontati ogni giorno dai cittadini lombardi. Queste riforme cozzerebbero contro poteri e clientele dalle quali il Parlamento romano dipende imprescindibilmente e che quindi risultano impraticabili. Alla luce di questo è possibile solo la progettazione di una nuova repubblica ex novo, che non ricada negli stessi errori che l’esperienza italiana ha prodotto, fondata su una vera e totale sovranità popolare che garantisca giustizia sociale per tutti;

– perchè nel mondo odierno i paesi che funzionano meglio e dove è riscontrata una migliore qualità della vita sono quelli di piccole dimensioni. Una minore popolazione rende più semplice l’attuazione della democrazia diretta che di conseguenza garantisce una gestione più equa, responsabile e trasparente delle risorse pubbliche, inoltre il senso civico trova un terreno fertile per espandersi e radicarsi;

– perchè ogni popolo che ignora la propria storia e cultura non saprà mai nulla del proprio presente; lo stato italiano ha sempre ignorato e relegato in un angolino le varie culture e lingue locali appartenenti al patrimonio culturale dei popoli che lo compongono. Dovrebbe essere responsabilità di ogni lombardo conservare e sostenere la lingua e la cultura che gli appartiene anche per contribuire al variegato patrimonio culturale che l’Europa offre, nel quale la cultura lombarda ha tutte le carte in regola per inserirsi; per permettere tutto ciò è indispensabile l’esistenza di uno stato lombardo che rappresenti la Lombardia nelle opportune sedi;

– perchè gestire le proprie risorse e organizzare la propria società nella più totale indipendenza è il modo migliore, e se la Lombardia potesse farlo non farebbe altro che sfruttare appieno il proprio potenziale da sempre zavorrato dal peso e dalle richieste dello stato italiano;

– perchè i lombardi per troppi secoli sono caduti sotto le grinfie dei più disparati dominatori, è ora che essi ritornino padroni del proprio futuro senza che nessun governo esterno ne distolga le decisioni e ne condizioni il cammino;

– perchè in Europa è in atto una crisi dello stato-nazione che col passare dei decenni sta sempre più manifestandosi. I grandi moloc da decine di milioni di persone non hanno più ragione di esistere, essi non sono più in grado di soddisfare i bisogni e gli interessi dei cittadini che li compongono, i dati parlano chiaro: nel 1900 esistevano 61 stati nazionali mentre oggi se ne contano ben 195. Altri popoli in Europa stanno percorrendo la stessa strada, basti pensare alla Catalunya dove pochi giorni fa un milione e mezzo di persone sono scese in piazza per l’indipendenza, o alla Scozia dove nel 2014 verrà indetto un referendum per l’indipendenza dal Regno Unito. Spesso si dice che in Italia siamo indietro sempre su tutto ed è verissimo, anche in questo campo non abbiamo rivali;

– perchè questa società ha bisogno di una completa catarsi per spazzare via il marcio prodotto da centocinquanta anni di unità. L’unico modo per delegittimare corruzione, mafia, casta e compagnia bella è quello di staccare la spina al sistema nel quale esse hanno trovato terreno per radicarsi ed espandersi; inoltre il modo migliore per combatterle è dare vita a un nuovo sistema amministrativo dove i gestori della cosa pubblica siano sotto stretto controllo degli elettori e addirittura esecutori della volontà popolare; in questo modo essi non potrebbero andare contro gli interessi della collettività e agire per il bene di pochi;

– perchè se davvero la Lombardia diventasse uno stato indipendente avremo finalmente raggiunto una totale rottura con un triste passato. Ogni tentativo di riforma ha fallito e illuso i cittadini, non ci sono motivi per i quali convenga ancora credere nelle favole.

Tutti dovremmo essere indipendentisti semplicemente perché non c’è motivo per non esserlo!

*proLombardia Indipendenza

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8 Comments

  1. caterina says:

    anche voi domani come noi veneti a Edimburgo! se non fisicamente, con l’animo sotto i nostri vessilli… Indipendenza! è quella la strada e la Scozia ci sta arrivando e ce lo sta dimostrando che è possibile…

  2. Gianpiero says:

    Una ragione per non essere indipendentisti c’è:

    Quello da cui varrebbe la pena essere indipendenti è un intero sistema di clientele e corruzione che ha rovinato la Lombardia come qualsiasi altra regione, e del quale la Lombardia fà pienamente parte. Che genere di garanzia c’è che separare la Lombardia dallo stato italiano la separerebbe anche da questo sistema, invece di crearne semplicemente uno più piccolo? Francamente, aldilà delle ragioni ideologiche, non vedo alcun miglioramento in una Lombardia derubata da politici che stanno a Milano piuttosto che da politici che stanno a Roma.

    Per il resto, bella analisi riguardo a come gli stati di grosse dimensioni ormai non siano più in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini. Un pò meno riguardo all’importanza della cultura regionale -dato che, perdonatemi, per quanto sia storicamente importante un dialetto non credo che sia quello a determinare ciò che una popolazione è oggi. Volenti o nolenti, vivere in un mondo globalizzato dove gran parte di ciò che si consuma e una parte dei lavoratori che producono qui in italia arrivano dall’estero dà a culture sviluppatesi nel raggio di sessanta chilometri giusto il tempo che trovano.

    • Nicola says:

      Non ha letto attentamente l’articolo si vede. Ho scritto chiaramente che continuare a stare sotto quel sistema composto da clientele e corruzione sicuramente non porterà mai alla risoluzione dei problemi perchè esso è irriformabile. Mettendo le basi di una sana repubblica fondata realmente sulla sovranità popolare con l’introduzione della democrazia diretta e la ripartizione del potere alla periferia della repubblica la musica cambia. Lo spostamento del baricentro politico dal centro alla periferia avvicina il potere ai cittadini, facilitati nel compito di controllarlo; inoltre favorisce un bilanciamento tra i poteri basato sulla responsabilità, l’autogoverno e l’autosufficienza economica. La Svizzera è lì a due passi a spiegarcelo.
      Riguardo alla questione culturale: se diamo un’occhiata ai popoli d’Europa famosi per la loro audacia contro il giogo centralista ci accorgiamo che tutti hanno una grande coscienza nazionale, parlano senza vergogna la loro lingua e conoscono la loro storia. Mi dovrebbe spiegare perchè, per esempio, introdurre un bilinguismo (in gran parte dell’Europa avviene come in Catalunya, Euskadi, Galles, Frisia, Cornovaglia e altri) dovrebbe cozzare con quello che lei afferma. Si può benissimo continuare a vivere in un mondo globalizzato anche coltivando e diffondendo la propria cultura. Inoltre ci sono studi accademici che dimostrano come un bambino cresciuto in un ambiente di bilinguismo avrà una mente più propensa all’apprendimento e più reattiva, addiritura risulta che malattie come l’Alzheimer avrebbero un calo. Non è certo un caso che tutti gli stati colonialisti puntino a boicottare o addiritura reprimere le culture locali, i bravi sudditi-schiavi si creano appiattendo tutti i cittadini nel calderone della nazionalità fatta con lo stampino.

      • Sandi Stark says:

        Il problema è più grosso di quanto sembri, lasciamo perdere per 1 momento le infiltrazioni mafiose che sono relativamente semplici da combattere, avendone il potere.

        Pochi giorni fa un’imprenditrice di prodotti ecologici per neonati, scrisse una lettera ad un quotidiano. In breve, lei volle affidare per scommessa dei porta enfant a tracolla senza chiedere i documenti, per permettere alle mammine di girare una fiera senza il fardello delle carrozzine ed anche per farsi pubblicità.

        Perse le scommessa: tornarono solo 5 su 10 oggetti prestati.

        La Fiera si tenne a Milano.

        Le mamme di neonati dovrebbero in teoria essere le persone più amorevoli ed oneste che esistono.

        Invece, metà di esse effettuano comportamenti talmente antisociali da essere puniti dal codice penale con la stessa pena massima del furto (appropriazione indebita).

        Questo modo di “essere furbi” e “fare fesso il prossimo” si è diffuso ormai in tutta la Penisola, ed ammorba anche i luoghi dove tradizionalmente c’è sempre stato un alto senso civico: le comunità montane, le comunità ristrette ed interdipendenti, le comunità che per ultime furono sottratte alla proverbiale rettitudine mitteleuropea, quelle che per ultime subirono le colonizzazioni da parte di altri popoli di diversa cultura, dove il mondo termina al di fuori della famiglia e ove si imbroglia non solo per necessità ma anche per divertimento.

        Se oltre la metà dei frequentatori di una Fiera di Milano sembra esser diventata propensa al furto qualora si presenti la minima occasione, siamo tutti ammalati e di una malattia estremamente grave.

        Ci vogliono almeno 3 generazioni per modificare i costumi ed i comporamenti sociali.

        Iniziando ora per i nostri nipoti.

        E questo non c’entra con l’Indipendenza, bisogna combattere i malcostumi italiani ora, ogni giorno ed ogni momento della nostra vita.

        Dobbiamo pagare per questo, perchè l’Italia è un Paese per furbi.

        Ma dobbiamo farlo, insegnarlo ai nostri figli e non perdere occasione per diffondere i comportamenti onesti, che ripagheranno ampiamente i nostri eredi: la furbizia indiviuale è l’esatto contrario dell’intelligenza collettiva.

        Sforziamoci di non saltare mai più una fila, di non fare mai più i furbi, di non suonare il clacson, di non parlare gridando, di non disturbare i vicini eccetera.

        Spegniamo la TV quando vediamo i film di Totò “simpatico mariuolo”.

        Sforziamoci di non cercare raccomandazioni quando i nostri figli sono senza lavoro. Manteniamo sempre la parola data, eroicamente perchè in Italia non conviene e si viene presi per pazzi.

        Diciamo sempre la verità, oppure taciamo. Non esistono bugie a fin di bene, solo in Italia dicono “il fine giustifica i mezzi”.

        Non cerchiamo raccomandazioni nemmeno quando veniamo ricoverati, o quando succede ai nostri parenti.

        Sbattiamogli in faccia il loro sistema mafioso di dover considerare un favore, i nostri diritti più elementari.

        Diciamo “No grazie” alla loro cultura, rifiutiamo di comportarci come italiani. Sono loro che devono sentirsi stranieri a casa nostra, non l’opposto.

        Altrimenti, ottenuta l’Indipendenza, potrebbe avvenire proprio quello che scrive Gianpiero: “Meglio derubati da Roma che da Milano”.

        • Nicola says:

          Sono d’accordo, ma se non ci togliamo di dosso lo stato che ha permesso il radicamento di tutto ciò non andremo da nessuna parte. Indipendenza per mettere le basi di una rinascita socio-politica altrimenti il totale declino sarà certo.

  3. Roberto says:

    Ma non c’è mica solo la Lombardia… anche gli altri vogliono l’indipendenza (Piemonte !)

  4. Franco says:

    Condivido totalmente !

  5. Enrico Sarnek says:

    Cosi dovrebbero parlare tutti gli indipendentisti lombardi!

    Bravo Nick

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