Indipendentisti brava gente

bombe

di ENZO TRENTIN – È fuori dubbio che gli indipendentisti veneti sono ben oltre la metà della popolazione. Per sincerarsene non servono i sondaggi che sono sempre eterodiretti, poiché soggiacciono agli stimoli e ai condizionamenti imposti dai committenti; basta parlare con i vicini, con gli amici, con un qualsiasi avventore di pubblico esercizio semplicemente proponendo una soluzione ad uno dei molti problemi creati dalla partitocrazia allo Stato italiano.

Appena i Veneti vedranno la luce dell’autodeterminazione alla fine del tunnel del regime italiota si commuoveranno sino alle lacrime, si abbandoneranno agli applausi, allo sbracciarsi, ai cortei, agli evviva, ai proclami indirizzati agli ospiti, al mondo intero, e ad altre analoghe entusiastiche effusioni. Ci saranno anche baci sulle guance, riunioni ai caffè, brindisi a San Marco, acclamazioni alla restaurata millenaria repubblica.

Probabilmente ci saranno anche tentativi da parte di tre o quattro pseudo leader particolarmente “illuminati” per formare cortei a intervalli di due o tre minuti, che distribuiranno quantità enormi di Prosecco dell’area di Conegliano, di Amarone della Valpolicella, di vino bianco di Soave, di Torcolato di Breganze da tracannare tra urla generali di “W l’indipendenza!”. Alcuni, rientrando a casa un po’ alterali, scriveranno col gesso sui muri, a caratteri ben poco uniformi, “Viva l’indipendenza!”, “Viva il libero Stato Veneto!”, ed è in questo modo che la crisi politica si chiuderà; a meno che, naturalmente, non incontrino qualche politicante. In tal caso le cose procederanno in modo tutto diverso.

In fondo è così che sarebbe bello cominciassero tutte le sommosse degli indipendentisti in Italia. Tuttavia la chiusura dei caffè è quasi sempre stata sufficiente a fermarle. Privo dell’ispirazione euforica, l’indipendentista non è in grado di mantenere a lungo il proprio entusiasmo al livello dell’agitazione. Chiusi i caffè, gli evviva si fanno più sommessi e meno appassionati, i dimostranti rimandano il corteo a un altro giorno, e gli pseudo indipendentisti arrivati al più alto grado di entusiasmo rotolano ben presto sotto le tavole, restando qui a dormire fin quando, il mattino dopo, non arriverà il barista a riaprire il locale.

In effetti l’indipendentista dell’Italia settentrionale sei giorni su sette è un bravo lavoratore subordinato o un accorto piccolo imprenditore, e soprattutto un buon padre di famiglia che parla di politica soltanto il settimo giorno. In quel giorno quello che ormai tutti avvertono è l’indispensabile e l’indilazionabile bisogno di un cambiamento.

In attesa di questo roseo futuro, l’indipendentista veneto continua a farsi imbambolare dalle “ciacole” dei politicanti e degli scriba in servizio permanente effettivo al regime dei partiti. Basta guardare all’attività di Simonetta Rubinato (ex deputato PD), che [sembra voler suffragare le sue argomentazioni sulla base di un sondaggio del giornale “La Tribuna di Treviso”, che pare abbia fatto la bellezza di 329 telefonate] perora la causa dell’autonomia [http://www.simonettarubinato.it/index.php?area=6&menu=116&page=323&lingua=4&np=1&idnotizia=4533 ] facendo da sponda alle iniziative per l’autonomia della Regione Veneto, promosse dagli Zio Tom che in Consiglio regionale fiancheggiano il Presidente Luca Zaia.

Insomma c’è da credere che la strategia dei politicanti sia questa: una volta indetto il referendum per l’autonomia, sia che esso vinca o perda, a mal partito sarà la causa indipendentista, perché i politicanti, più o meno, diranno: «vedete… i veneti vogliono l’autonomia, non l’indipendenza.» oppure: «I veneti non vogliono l’autonomia, figuriamoci l’indipendenza.»

Il popolo veneto, invece, è alla disperata ricerca di valori, di onestà, di persone per bene su cui fare affidamento. La gente comune ripensa a quanto era più desiderabile vivere sotto la millenaria Repubblica, dove [https://venetostoria.com/2014/05/05/inquisitori-sopra-il-morto/] per dirla con le parole di Andrew Calzavara:

«Uno dei punti che, unanimemente, vengono riconosciuti alla Serenissima Repubblica era l’estremo bilanciamento dei poteri. Esisteva un complesso sistema di Magistrature, ciascuna con un compito preciso di controllo e nessuna lasciata senza un controllore. L’unica persona che formalmente non aveva controllori era il Doge, i cui poteri però erano, al di la’ della apparenza, estremamente limitati.

Questi poteri erano stati inoltre progressivamente circoscritti, di elezione in elezione, dalle cosiddette Promissioni Dogali, di fatto una serie di impegni che il Doge assumeva all’atto della sua elezione. Le Promissioni apparirono nel XII secolo e si ampliarono costantemente, fino a lasciare al Doge un margine di azione limitato e un potere puramente formale.

Se questo non fosse stato abbastanza, venne introdotto dopo la morte di Francesco Foscari, all’inizio del XV secolo, anche l’istituto degli “inquisitori sopra il morto”. In sostanza, senza permettersi di investigare il Doge da vivo, alla sua morte, una apposita Magistratura era incaricata dell’esame post mortem, cioè di indagare sul “rendiconto” finale del dogado. Gli inquisitori del Doge defunto spulciavano gli atti del deceduto, per constatare la legittimità delle spese personali fatte e delle entrate percepite, e se trovavano irregolarità toccava agli eredi sopportarne le conseguenze.

Basti pensare ad un grande Doge come Leonardo Loredan, anima della resistenza di Venezia contro quasi tutta l’Europa confederata all’epoca della lega di Cambrai, che ai primi del 1500 ebbe un inchiesta post mortem durata più di due anni, e conclusa con l’imposizione agli eredi di restituire 2700 ducati, percepiti secondo gli inquisitori, illegittimamente durante il suo periodo dogale. Questo avvenne anche se Doge e parenti avevano versato contributi volontari per le spese di guerra, in quanto si trattava di spese che non cancellavano l’illegalità constatata.»

Spostando l’ottica di osservazione sulla libera informazione, ai nostri giorni possiamo notare come i giornalisti sono diventati come i cristiani delle origini. Sembra siano sempre lì a porgere l’altra guancia ai politicanti, e agli uomini d’affari che hanno ben presto capito che sono dei leoni sdentati, i cui ruggiti non impressionano più di tanto. Forse sono leoni diventati vegetariani, forse non hanno alcun interesse a mordere qualche cosa. È giunta l’ora di chiedere a questi giornalisti, o almeno ai più onesti intellettualmente, di avviare una “rivoluzione” nella lotta ai politici corrotti e a quelli portatori di pensiero debole.

È pur vero che questi giornalisti sono sotto assedio, perché i politici si sono resi conto che molti sono diventati un gruppo di vigliacchi, di “tengo famiglia”. Sono diventati i peggiori nemici dell’indipendenza dei popoli, perché vogliono fare una vita agiata invece di fare la differenza nelle nostre comunità, nei nostri paesi e nelle nostre persone. Eppure la penna è più potente di una spada, a patto che la persona che la detiene abbia il coraggio e lo zelo per usarla come arma per difendere la verità, la giustizia, la democrazia, e la millenaria storia del popolo veneto.

Nelson Mandela una volta disse: «Un comunicato critico, indipendente, e di indagine è la linfa vitale di ogni democrazia. La stampa deve essere libera dall’ingerenza dello Stato. Deve avere la forza economica per resistere alle lusinghe dei funzionari di governo. Deve avere una sufficiente indipendenza da interessi costituiti; deve essere audace e indagatrice, senza paura o favoritismi. Essa deve godere della protezione della popolazione, in modo che possa proteggere i diritti dei cittadini».

Se è vero che la storia non si ripete, certamente può insegnare molto, e un confronto con i tempi attuali risulta veramente impietoso. Se le potenti parole di saggezza di Nelson Mandela sono cadute nel vuoto, alcuni politici sono diventati come le zanzare: irritanti e disturbatrici della quiete; succhianti il sangue innocente della gente. La colpa è dei giornalisti ma soprattutto della mancanza di autentici leader indipendentisti. Così la scena politica è intasata da figure politiche insincere, inadeguate e fuorvianti.

Si aggiunga che i giornalisti, specialmente quelli intellettualmente onesti, non possono trasformarsi in facitori di notizie. Essi possono pubblicare, magari con commenti e critiche, non delle notizie propagandistiche, ma almeno delle bozze o dei progetti di un nuovo assetto istituzionale dell’auspicato Veneto indipendente. Diventa umiliante, inutile e poco ortodosso, per essi,  continuare a far passare note commemorative su questa o quella ricorrenza storica, sui brogli dei plebisciti truffa, sulla presunta saggezza degli antenati. E domandano: «Dov’è la notizia?».

In fondo per dirla con Frederic C. Lane in “Venice, A Maritime Republic”: «Nella gestione dell’antico governo, […] c’erano i Barnabotti, a cui la povertà e la mancanza di istruzione vietavano di occupare posti importanti, anche se a norma di legge essi erano eleggibili a tutte le cariche. Non potendo, per onore di nascita, dedicarsi a bassi lavori commerciali o manuali, i Barnabotti vivevano in miseria, vendendo i loro voti e brigando per ottenere qualche posto».

È apprezzabile che molti indipendentisti veneti vogliano il riconoscimento della sovranità del cittadino, ma se non si spiega in che cosa essa consista concretamente, il riconoscimento rimane privo di sostanza. Invece il cittadino è sovrano quando si trova nelle condizioni di poter esercitare i diritti democratici fondamentali come: la libertà (di parola, di pensiero, di movimento, di associazione, di partecipazione diretta e responsabile all’attività legislativa a tutti i livelli nel rispetto del principio di sussidiarietà), d’istruzione, d’informazione, alla sicurezza psico-fisica, alla salute, al rispetto della proprietà, alla libertà di culto. Ed è compito primario della comunità far sì che tutto questo sia concretamente garantito ad ogni cittadino, nessuno escluso. E per questo è necessario definire a priori non il “contratto sociale”, ma il “contratto politico” o “di federazione”.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

6 Comments

  1. Castagno 12 says:

    FIL DE FER, mi dispiace ciò che ti è capitato. Non è una consolazione, ma ti dico che a me hanno fatto molto, molto di peggio.
    Comunque, per la situazione drammatica che ci coinvolge tutti, non si deve protestare, SI DEVE AGIRE.
    Il Sistema che ci tiene sottomessi è molto forte e potente, ma in questo momento ha qualche problema di troppo. Presenta delle difficoltà. E’ assurdo non approfittare.
    Se un gran numero di persone facesse le cose lecite, ma dannose per il Sistema, i risultati potrebbero arrivare.
    Le cause dell’indolenza e della rassegnazione sono molte. Aggiungiamo le strategie (la parola è grossa) che vengono messe in atto e i Mondialisti sentitamente ringraziano.
    Chiedere, pretendere ed aspettare l’Autodeterminazione, l’Indipendenza vivendo in un Paese prigioniero dell’Unione europea e non mettere in atto alcuna azione possibile e concreta di autodifesa, significa solo puntare su un cavallo matto e basta.
    Per non ripetermi, ti suggerisco di leggere il mio commento che ho postato poco fa, in coda all’articolo “E’ ora di uscire dall’euro, dall’Europa e dal centrodestra” – di Mario di Maio – 12 Luglio 2016.

  2. Ric says:

    Il nord Italia è in alto mare , sicuramente, ma in un mare di m.
    La paura , che per definizione proviene da ciò che non si conosce , da ciò che può fare a pezzi le nostre difese , le nostre certezze e le possibilità di superare debolezze con metodo d’imparare , sacrificio ed impegno .
    Ecco , non si tratta di questa paura , quella per intenderci che ti informa che c’ è un brutto male ma che hai anche la possibilità di combatterlo , che vince lui , ma hai probabilità anche di farcela , che un mondo intorno lavora per migliorare , e , così facendo offre speranze anche ad altri ; no non è così!
    Non è che hai di fronte un nemico dieci volte più forte di te e che quindi devi tirare fuori tutta la forza e la rabbia , dovendoti trasformare , superarti per annientarlo , batterlo o perire , MAGARI !
    È un incubo , non esiste il sociale , il valore di garanzia , l’istituzione integerrima o il valore della parola di un galantuomo ……
    Al contrario interagiamo giorno e notte con razze bastarde , con ragionamenti malati , in un manicomio a cielo aperto , viviamo in una giungla con una sola certezza , che non ne usciremo mai.
    Se ti agiti è peggio e , come al manicomio , ti fanno mettere la camicia di forza da tutte quelle brave persone “moderate” “di buon senso “ “ragionevoli “ “ facenti funzione per nome e per conto “ che ti trovi intorno “ che loro sì “ garantiscono “ .
    Di più, anche con tutto lo sforzo possibile non riesci nemmeno a fare l’eroe perché non riconosciuto dai tuoi simili come tale perciò inutile.
    Non si tratta di una discussione accanita o di una battaglia aspra che riconosca implicitamente la dignità del contendere e dei contendenti con regole non scritte del “guai ai vinti” o “chi perde paga “ o “ chi muore giace , chi vive si dà pace “ ………..no!
    Per essere arrivati a questi chiari di luna nel frattempo deve essere successo qualcosa che ci è sfuggito di mano ; anche al bar col prosecco sempre meno a capirsi e sempre di fretta con tanta paura e così in famiglia , in casa , in chiesa , e in giro . O no ?
    Ci siamo trasformati , e con potere , o soldi , o garanzie d’ immunitá, diventiamo anafettivi egoistoni , insensibili , ipocriti , approfittatori , ruffiani , mafiosi .
    Come fai così conciato a scagliare la prima pietra ?
    Come fai a dire ad un burocrate , ad un finanzino , ad un presidente della repubblica , ad un prete , ad un magistrato , ad un poliziotto , ad un esattore , ad un sindaco , un avvocato , un funzionario pubblico , un banchiere che il loro non è un LAVORO o una carica divina ma una funzione pro domo sua di parassitismo ed oppressione di genti che dovrebbero SERVIRE ! ! tutelare e garantire ed invece li ammazzano ? Come fai a denunciare uno spacciatore , magari anche clandestino , se i documenti li chiedono solo a te cittadino consigliandoti di lasciar perdere pena rimetterci la ghirba!
    E poi la droga a chi la vendono ? Magari a tanti “bravi “ ragazzi dei nostri !
    Te lo dico io come fai , avendo paura stai zitto ! Non puoi , non ci riesci .
    Ti abitui e fai sempre più fatica a riconoscere appunto il mare di m. in cui siamo immersi e forse anche suddetta sostanza pian piano va sostituendosi al sangue naturale .
    L’empatia umana che riconosce bene e male ed aiuta la vita , ha ceduto il posto alla schizofrenia bastarda e velenosa con morte senza speranza : il cane che hai sfamato e salvato da morte certa ti sbrana il figlio , la serpe viscida che hai tenuto al caldo nel tuo petto ti morde col suo veleno , la natura antropizzata , domata , mostra al rintronato mondo la sua legge prendendo le sue rivincite , avvisando che è arrivato il tempo delle conseguenze .
    Tali conseguenze non riconoscono un popolo , perché non c’ è popolo .
    Le conseguenze non accettano la libertà degli individui , ma impongono schiavitù a un magma di rassegnati e rincitrulliti . O no ?

  3. Fil de fer says:

    Castagno 12 ti capisco e per certi versi non dici cose astruse ma veritiere.
    Devo però farti presente che vivendo per 150 anni dentro questa repubblica delle banane o come la chiamo io “italietta” è difficile protestare contro chi e che cosa ?
    Non siamo in un paese democratico come ben sai e quindi ci hanno abituato a buttare tutto dietro alle spalle, tanto non cambia mai nulla…………!!!!
    Ti faccio un esempio con EQUITALIA. Dopo 6 anni che lo stato mi doveva dei soldi, e dopo essermi recato per ben due volte all’Ag. delle entrate della mia città, Verona, nell’agosto dello scorso anno, finalmente mi vengono accreditati i miei soldi. Il giorno 17 Giugno 2016 ricevo una cartella esattoriale già a ruolo in cui mi vengono richiesti indietro i miei soldi + cifra da capogiro per tasse, more, ritardato pagamento …???????
    Una cartella pazza? Mah…..a tutt’oggi non sono ancora riuscito a farmel annullare e tra pochi giorni scadono i 60 gg, per il pagamento, Equitalia mi dice che devo ricorrere alla commissione tributaria oppure pagare e poi vedere di farsi rimborsare……….vi rendete conto ???? Un cittadino difronte a cose del genere anche se si incazza come ho fatto io sia a parole che con scritti….alla fine con chi può protestare veramente? Chi è l’interlocutore reale ? Mistero…….allora capite bene che a forza di cose del genere o di altre il cittadino o si fa venire un infarto dalla rabbia o si abitua ad essere vessato….ecco ci siamo abituati al sopruso, alla vessazione ad essere in sostanza dei sudditi di vecchio stampo.
    Quindi è sicuro che prima o poi ci ribelleremo di brutto a così tanta pazzia fiscale e non che deprime gli animi, e crea un senso di sfiducia altissimo verso chi crede di poterci “usare” per sempre.
    WSM

  4. giancarlo says:

    Concordo al 99% con Enzo Gardin.
    Sono anche dell’opinione che i cittadini Veneti una volta ottenuta l’indipendenza tramite l’autodeterminazione debbano essere i principali attori della Repubblica.
    La democrazia diretta è la via, i referendum di tutti i tipi il mezzo naturale e democratico.
    Quindi niente partiti politici di stampo italiota, ma solo gruppi di persone che per essere elette al Parlamento Veneto devono concordare un programma politico fattibile dimostrato da budgets inattaccabili.
    Dopo di che chi vincerà gestirà lo stato e le sue istituzioni, chi perderà dovrà vigilare ( opposizione costruttiva) che il programma vincente sia sviluppato a dovere con controlli sia dei tempi che delle modalità.
    Gli appalti pubblici saranno controllati da tutti e le aziende che vinceranno tali appalti non dovranno avere ombra alcuna circa la loro serietà e correttezza operativa.
    Ergo i cittadini saranno i cani da guardia della Repubblica e della sua gestione sia finanziaria che gestionale e potranno in ogni momento denunciare eventuali irregolarità e quant’altro.
    Non vi è dubbio che il programma vincente non potrà in alcun modo essere bloccato o fermato o impedito, ma solo eventualmente migliorato dall’opposizione costruttiva dei perdenti.
    Insomma la vera democrazia è e deve essere sempre dal basso, purché non sia dispersiva o inconcludente. In tali casi varrà la volontà del Governo e del Parlamento.
    Inoltre non sarei così pessimista come Marco. I Veneti se gli si presenta l’occasione giusta, ben impostata e con dei leaders credibili e convincenti…..non c’è pappa per gatti !!! Tutti saranno per l’indipendenza.
    WSM

  5. Castagno 12 says:

    E’ normale che l’italia non chieda di uscire dall’Ue. Sarebbe inutile spiegare i motivi.
    E’ patologico il SILENZIO del Nord italia.
    Io non posso definire “brava gente” chi subisce e tollera la sottomissione, SENZA REAGIRE CON I FATTI.
    Per il Nord, si tratta ormai di frullati di popolazioni diverse, eterogenee, che sono INCAPACI di copiare quello che altri Paesi hanno già fatto e stanno facendo. E la lista si allunga.
    Ho letto questa mattina: – Il partito della sinistra tedesca chiede il referendum per il “GERMAN EXIT ” –
    Il Nord dell’italia parla, scrive, manifesta, fa convegni, dibattiti, ecc.
    Risultato: VA SISTEMATICAMENTE A VUOTO.

  6. Marco (*) says:

    Xè fora dubio, invese, ke ai veneti no ghe intaresa niente nè de l’indipendensa, nè de afermare la sò identità etnega, dato ke no xè mai sta fato on tubo par averghe el bilinguismo veneto-italian, par studiare la storia de la Serenisima in te le scole, par verghe par obligo posti riservai ai parlanti veneto in te le publike aministrasion, e via disendo. Se dopo sontemo ke fora dae case ghe xè solo bandiere italiane, mì penso ke gavemo capìo tuti ke i veneti no i podarà mai pensare de autodeterminarse dato ke ala luce dei fati e dei comportamenti i se considara tuti italiani. An, naturalmente xè inutile pensar ke quatro cadregari de on consijo regionae ke gà giurà fedeltà al’italia i posa provedar lori al percorso de autodeterminasion.

Leave a Comment