Indipendentismo veneto. La confusione regna sovrana

veneto

di ENZO TRENTIN – Da qualche parte nel Mediterraneo – Giugno 2016. Per scrivere di cose di questo genere, ti ci vuole un computer. Per descrivere, per raccontare, per fare battute divertenti oggi ti ci vuole un computer. Per inventare, per truccare, per offrire una lettura leggera, per fare un bell’articolo ti ci vogliono un po’ di fortuna, almeno due grappini ed un computer. Signori, qui non ci sono computer, e con un semplice Smartphone è una fatica di Sisifo. La posta elettronica non mi funziona. Il vostro reporter è afflitto dalla dissenteria ed è a letto, abbondantemente iniettato di rifaximina, di Neomicina, di Bacitracina o di qualche altro farmaco adatto allo scopo di eliminare la cacarella.

 

La causa della diarrea è sconosciuta. I sintomi  variano dal sottilmente insidioso allo spettacoloso e infine al fenomenale. Credo che il primato lo detenga un certo signor  Athanasios con duecentodue movimenti in ventiquattr’ore, ma molti veterani della d…a sostengono che questo primato non è mai stato omologato. Secondo i dottori Fecis e Purgone (nomen omen?) la cosa più difficile della d…a è diagnosticarla. La mia diagnosi era certamente difettosa. Due giorni fa, mentre ero appoggiato a un albero ero semplicemente assorto nell’ozio della ponderazione, dell’analisi, del calcolo, della considerazione, della riflessione sull’indipendenza del Veneto.

 

Dopo dieci giorni di quella che a sentire iL dottor Fecis era già d…a da un pezzo, mi convinsi che, pur non essendo un gran credente, ero stato scelto per incarnare Siddharta quando egli fosse ritornato sulla terra. Pur lusingato da questa prospettiva, e curioso di sapere sino a che punto a quell’età Buddha sarebbe assomigliato a Vanna Marchi, mi resi conto che l’imminenza dell’avvenimento rendeva difficile prevedere qualsiasi scenario politico, e giunsi finalmente a un compromesso adagiandomi contro l’albero e accettando soltanto i colpi di sbarramento. Questo sintomo, cioè l’avvento di Gautama, il dottor Purgone lo chiama un prolasso. Comunque, in qualsiasi modo tu l’abbia presa, è una malattia che si cura con molta facilità. Senti gli effetti della rifaximina nel giro di sei ore e la medicina, se continui a prenderla, ammazzerà il morbo esattamente come il chinino ammazza il parassita della malaria. Ma, come si è già detto, non ci sono computer per scrivere; non ti lasciano bere con questa malattia; e se il lettore ritiene questo articolo più dissenterico del solito, attribuisca questo fatto alla combinazione delle circostanze.

 

La fisionomia generale del paesaggio indipendentista veneto è la più bella che abbia mai visto. Senza un preciso ordine d’importanza o cronologico la mia mente vaga sull’inenarrabile fantasioso realizzatore di un referendum informatico che vanta e certifica milioni di voti, ma quando cerca di presentare una lista alle elezioni regionali 2015 non raccatta ventimila sottoscrittori, e quindi non partecipa all’evento. Lo sbalorditivo è presidente della autoproclamata repubblica indipendente, ma non produce – per esempio – un progetto innovativo di previdenza sociale. Al momento magnifica una Card che vende a cento Euro l’una, e carte d’identità per la cittadinanza digitale veneta per altri cento Euro a pezzo. Sul resto transeat!

 

Poi c’è poi il dottor brache molli che disfa, fonda e disfa partiti indipendentisti a go-go. All’inizio di un suo intervento televisivo (poi non ce l’ho più fatta) dichiara che la Costituzione italiana è un buon testo, [si veda qui: https://www.youtube.com/watch?v=0D1gyOCJ04c ] e dimentica che essa fu un compromesso che poteva andare benissimo, se le elezioni del 1948 le avesse vinte il Fronte Popolare, senza modificare una virgola, per l’edificazione di una Repubblica Popolare di tipo sovietico. E a parte ciò ha l’idea che lui intronato in Consiglio regionale veneto si possa addivenire all’indipendenza. Chissà se ha ragione George Orwell laddove scriveva: «Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri, traditori, non è vittima, è complice.»? In ogni caso non ci è nota, per esempio, una proposta di riforma sanitaria da parte del predetto e/o del suo sedicente partito indipendentista.

Anche di Zio Tom che non fanno i ribelli, né capeggiano rivolte, ma semplicemente si rifiutano di materializzare deliberazioni decisive per l’indipendenza del Veneto, è zeppo il Consiglio regionale. Ça va sans dire, Luca Zaia & Co. Sono stati eletti da poco più del 50% dei votanti, mentre circa il 50% degli aventi diritto si è astenuto dall’esercitare il voto. Ovvero, Luca Zaia & Co. rappresentano grosso modo un elettore su quattro.

 

Ebbene, in un plateale esercizio di politique politicienne contenuto in più Risoluzioni: [qui per esempio la n. 19: [http://www.antonioguadagnini.eu/veneto-indipendente/wp-content/uploads/2016/05/risoluzione-19-sovranita%CC%80.pdf ] costoro affermano: «…che la sovranità appartenga sempre al Popolo e che la volontà democraticamente e pacificamente espressa dei cittadini non debba e non possa mai essere zittita, impedita o soffocata da alcuno.» e si aggiunge: «SOVRANITÀ – Ogni cittadino è in qualsiasi momento titolare del potere di decidere le forme di governo dalle quali farsi governare, potere che viene esercitato collettivamente attraverso le istituzioni pubbliche che lo rappresentano. Lo Statuto del Veneto recita: “Il Consiglio regionale è l’organo di rappresentanza democratica del popolo veneto”…»

Oibò! E allora la sovranità popolare di cui sopra come verrà esercitata?

Domanda: Il Consiglio (auto certificandosi) ha assunto su di sé con la Dichiarazione di Sovranità (con la Risoluzione 20/2015) l’onere di rappresentare la sovranità del Popolo veneto, in nome e per conto di esso? Ma attraverso quali deliberazioni del cosiddetto popolo sovrano? In queste condizioni mal gliene incolse a quei candidi e ingenui cittadini che inneggiano alla bontà di tali atti. Un tal modo di procedere altro non è che l’ennesimo mandato in bianco a del personale politico che nel tempo ha dimostrato la sua disinvoltura, incoerenza ed inaffidabilità.

Del resto, con quali strumenti il cittadino potrà esercitare il potere della sua titolarità se non è scritto? E se le petizioni popolari richiedenti strumenti di democrazia diretta sono a tutt’oggi inevase dal Consiglio regionale? Le Risoluzioni non sono un atto legislativo. Sono dichiarazioni d’intenti politici la cui credibilità è strettamente correlata e commisurata a coloro che la fanno. E sulla credibilità di questi “rappresentanti” c’è molto da dubitare, visto che i precedenti proclami della Lega Nord sono tutti finiti nel nulla.

Anche a leggere la proposta di quell’acrobata del cambio di casacca politica che è Antonio Guadagnini contenuta nel Progetto di Legge n. 154 [http://www.antonioguadagnini.eu/veneto-indipendente/wp-content/uploads/2016/06/PDL-154-Refendum.pdf ] c’è da rimanere allibiti, perché gli Zio Tom producono delle “autocertificazioni” (le Risoluzioni) per dire che la sovranità appartiene al popolo, ma è esercitata da un organo controllato dagli stessi Zio Tom. Ovvero la stessa ambigua “filosofia” che domina l’attuale Costituzione più bella del mondo. Tsz!

L’elettore non è chiamato a deliberare qualche cosa (esercizio di sovranità), ma è “consultato” per verificare se è favorevole o meno all’indipendenza del Veneto; poi decideranno “loro”. Ma di che tipo di indipendenza si tratti non è dato sapere. Non si sa quale organismo provvederà all’ordine pubblico, quale alla difesa, che politica estera si perseguirà: UE sì o no? Etc. Quale moneta sarà adottata e su quali garanzie poggerà: Oro? O cos’altro? Sarà federale? Ed in quale misura? Su quale Codice civile e penale la magistratura sarà chiamata a sentenziare? Come verrà selezionata la magistratura stessa? Tutto sembra demandato al dopo con il rischio, o meglio la certezza, che cambierà la musica, ma i musicisti saranno sempre i politici più disinibiti, agili, spregiudicati. Alla faccia del popolo sovrano!

Sembra proprio che in linea generale Antonio Guadagnini & Co. rientrino in una constatazione  di Giordano Bruno (1600): «…chiedere a chi ha il potere di riformare il potere? Che ingenuità!»

La gente, invece, deve capire che deve prendere il potere in proprio e che non lo deve delegare a nessuno se non sotto costante e rigoroso controllo, perché nessuno quanto il popolo può fare gli interessi del popolo stesso. Della mamma – forse – ci si può fidare ciecamente, ma è da imbecilli credere che un perfetto estraneo eletto al potere (a volte con artifici elettorali) possa essere così generoso e altruista da fare gli interessi degli estranei che lo hanno eletto, anziché i propri.

Di autogoverni del popolo veneto, di ricorsi all’ONU o alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ho già scritto. Qui si può leggere [http://www.lindipendenzanuova.com/lindipendenza-e-un-diritto-ma-senza-accordi-e-untia-resta-un-miraggio/ ] come il popolo sahrawi avesse tutti i prerequisiti e i riconoscimenti per l’indipendenza ma continua a vivere in campi profughi. A che serve ripetere? C’è forse qualche indipendentista veneto che, per esempio, ha prefigurato come riformare, controllare, ridimensionare l’ingerenza, le disfunzioni, i ritardi, il costo, i danni e l’onnipresenza della burocrazia? Se sì, a me è sfuggito. Sono afflitto da un’altra scarica!

Ma questo articolo è già parecchio Bacitracinico. Secondo me l’indipendenza del Veneto si potrà ottenere con la secessione, previa ovviamente l’elaborazione e la proposta al ‘popolo sovrano’ di un nuovo assetto istituzionale, poiché a rafforzare questa convinzione c’è la constatazione del fatto che nel corso del XX secolo, nella sola Europa, sono ben 18 le nuove nazioni nate mediante una pacifica secessione, com’è documentato qui: [http://www.miglioverde.eu/la-secessione-non-e-un-atto-straordinario-ed-impraticabile/ ].

Può essere che la c…a e conseguenti elucubrazioni sia un morbo che colpisce i reporters. Anche Ernest Hemingway (da Nairobi, nell’aprile 1934) ebbe a scrivere sotto l’influsso di questo disturbo. L’articolo aveva per titolo «A. D. In Africa: A Tanganyika Letter». La rivista maschile statunitense che lo pubblicò era “Esquire Magazine”.

Dottor Fecis, un altro po’ di Neomicina, per favore.

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1 Commento

  1. Luciano Spiazzi says:

    « Popolo Unico: solo diritti o anche doveri?
    Da Vittorio Emanuele II a Gianluca Busato

    http://www.life.it/1/da-vittorio-emanuele-ii-a-gianluca-busato/#more-6552

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