Indipendentismo: la delega in bianco del cittadino è scaduta

veneto separatistadi ENZO TRENTIN – Ogni problema strategico mette in relazione ciò che è durevole – perfino ciò che è eterno – con ciò che è temporaneo. Nell’esame di svariati problemi strategici dell’indipendentismo veneto (ma probabilmente vale anche per tutti gli altri di questa penisola), anche noi ci siamo trovati di fronte alla difficoltà di riconoscere antiche verità nella nebbia delle impressioni quotidiane. E il fatto che non fossimo sempre controllori imparziali, ma anzi coinvolti nell’individuazione delle decisioni strategiche degli indipendentisti, non ha reso affatto più facile restare osservatori obiettivi.

 

È particolarmente difficile vedere chiaramente le cose in quelle rare occasioni in cui il flusso degli avvenimenti quotidiani non oscura le continuità e/o i mutamenti fondamentali. Noi riteniamo che si stia vivendo oggi un periodo storico nel quale un’era strategica sta finendo e ne sta cominciando una nuova. Quello che sta avendo fine è il sistema degli Stati ottocenteschi. Delle democrazie rappresentative. Quella che sta spuntando è l’era della dipendenza, non da un governo realizzato dalla partitocrazia (partitocrazia, lo vediamo, che prevedendo il proprio ridimensionamento, sta saccheggiando l’intero apparato statale), dove i cittadini sono ridotti a semplici sudditi pagatori di tasse per alimentare i benefici della “Casta”; ma di cittadini che useranno ogni mezzo democratico, per evitare di rimanere suoi schiavi.

 

Lo abbiamo scritto più volte, ma in questa occasione – per rafforzare il concetto – troviamo opportuno riportare le parole di Gainfranco Miglio(1): «I grandi partiti politici compatti del nostro tempo, (ed anche i micro partiti indipendentisti veneti. Ndr) così come le aggregazioni politiche del passato, si presentano tutti in questo modo. […] accade nel rapporto di obbligazione politica: chi aderisce ad un partito o ad un movimento politico si vede richiedere un’adesione che non sia condizionata. Un’adesione, per esempio, che pretenda di sapere a quali condizioni si è tenuti ad osservare lo statuto del Partito, le regole del movimento, i programmi e le direttive dei capi politici può dar vita solo ad un povero movimento, ad un movimento politico che si sbriciolerà di fronte alla prima difficoltà.»

 

Bisogna chiarire immediatamente due punti. Primo, la trasformazione – quando verrà – non sarà provocata dal fatto che i dirigenti della partitocrazia avranno cominciato a parlare di abolizione della democrazia rappresentativa. Al contrario, i loro discorsi, vaghi o propagandistici, riflettono semplicemente le mutevoli realtà strategiche che tali dirigenti possono controllare. Secondo saranno i mutamenti d’atteggiamento, a breve e medio termine, del cosiddetto popolo ‘sovrano’ a provocare l’insorgenza di condizioni per un nuovo, più adeguato e più condiviso vivere sociale. Non saranno le decisioni, né le parole dei politicanti che cambieranno, poiché i politicanti rimangono sempre se stessi.

 

Fino all’avvento del “mostro” indipendentista. Lo considerano così, perché a quel punto loro, i politicanti, smetteranno di vivere comodamente di una politica depauperatrice ed inconcludente, dove non esiste per loro una minaccia immediata di disimpegno, e dove, in effetti, loro continueranno a prosperare. Il nuovo pericolo che dobbiamo ora affrontare è l’esatto opposto di quello vecchio. Ovvero la fine della delega politica incondizionata, sostituita dall’impegno d’ogni cittadino responsabile ad acquisire conoscenze per potersi assumere delle decisioni responsabili.

 

Se invece ci si sposta sul contratto, si nota che un rapporto contrattuale funziona tanto meglio quanto più sono definite le condizioni della relazione di scambio. In un rapporto di scambio si prevedono anche i casi di forza maggiore (a seconda delle regole pattuite: “Farò questo se le condizioni lo permetteranno”, cioè con l’introduzione di clausole). I rapporti di contratto-scambio sono rapporti scalari e nessuno è tale da annullare tutte le altre eventualità: esattamente all’opposto di ciò che accade nel rapporto di fedeltà. La fedeltà, invece, resiste a qualunque condizione. La ratio della relazione contrattuale, se fosse trasposta sul piano politico, sarebbe la seguente: “Io sto con un partito politico, ma se ad un certo punto esso mi chiedesse, andando all’opposizione, di non godere dei vantaggi e privilegi connessi al cambiare bandiera e passare dall’altra parte, a quel punto rinuncio”. In questo caso, però, la fedeltà viene meno.(2)

 

È impossibile arrivare a una situazione del genere senza passare per l’assunzione diretta di responsabilità politiche. Perché è soltanto quando la delega è totale, come quella sinora accordata alla partitocrazia, che sono già ben preparate le condizioni per la nostra schiavitù, e per la nostra inattività. Primo, perché considerando la sudditanza a questo Stato un’eventualità, ci rifiutiamo di pagare il prezzo di una dissuasione alla schiavitù, mantenendo consistenti limiti alle libertà individuali e collettive. Secondo, perché, per la stessa ragione, ci rifiutiamo di addivenire alle concessioni e ai compromessi politici necessari ad eliminare gli incentivi alla sudditanza.

 

Se noi non avessimo paura della libertà, accetteremmo i sacrifici economici e sociali per evitare l’attuale schiavitù con la forza; oppure sacrificheremmo il nostro orgoglio e il rispetto di noi stessi per continuare così per mezzo di concessioni. Ma noi indipendentisti non dobbiamo  avere paura della libertà, e per questo dovremmo rifiutare di accettare entrambi i tipi di sacrificio, aprendo di conseguenza la via al passaggio a una condizione socio-politica che consenta un vivere civile.

 

Molte volte abbiamo scritto della necessità di prefigurare un nuovo assetto istituzionale per un Veneto indipendente. E infinite volte abbiamo sentito le più disparate giustificazioni per non assumere questo impegno. C’è chi, legittimamente, vuole la rinascita della Repubblica di Venezia, com’era e dov’era. Ma non risponde alle questioni fondamentali:

 

  1. Dov’è, oggi, l’illuminata aristocrazia – letteralmente: governo dei migliori – [in realtà un’oligarchia] che resse e pagava per il funzionamento della Serenissima?
  2. Quali sono le sagge leggi di allora, che potrebbero funzionare anche oggi? Al momento in cui scriviamo non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

 

Nel campo indipendentista veneto abbiamo un gruppo di persone che da novelli Ascari, concorrono alle elezioni per farsi eleggere nelle istituzioni di quello Stato da cui vorrebbero secedere; ma che di fatto li ha già omologati, tanti sono i privilegi loro erogati. Ed anche nella funzione di Ascari sfigurano, poiché quelli autentici rischiavano la vita per l’Italia, mentre costoro ambiscono solamente a comandare, e ad avere una lauta pensione per il poco che producono.

 

L’altra questione è che quasi tutti indulgono nelle tattiche del qui e oggi, negli appelli a un’improbabile unità, a perniciosi distinguo, dimenticando la strategia che un quadro normativo implicherebbe. Per comprendere meglio l’attuale situazione useremo una similitudine: è come all’epoca della fine della II G.M.: c’era mancanza d’impianti e gli istruttori sportivi erano considerati dei fascisti, perché da quell’ambiente proveniva la loro qualifica. I ragazzi allora andavano nelle parrocchie a giocare al pallone. Diciamo giocare al pallone, perché fintanto che quei giovani non avevano imparato per osmosi le regole, era difficile chiamare quel gioco football.

 

Ora, se il quadro delle [nuove] regole del vivere sociale è stabilito e condiviso a priori, nulla vieta l’organizzazione di squadre, partiti, lobby, o meglio ancora la nascita di «organizzazioni single issue» [per singola questione], in grado di riunire i suoi aderenti su obiettivi specifici e destinate a sciogliersi una volta raggiunto lo scopo prefisso.

 

Com’è stato acutamente osservato qui [http://www.lalligatore.com/la-stagione-dellindipendenza-tra-scozia-e-catalogna/ ] la situazione veneta non può paragonarsi a quella scozzese o catalana. Albert Einstein una volta disse che la differenza fra il talento e la stupidità è che il talento ha dei limiti. Ordunque, i sinceri indipendentisti veneti continueranno ad elaborare tattiche temporanee, oppure si decideranno a convenire su una strategia comune?

 

Già! Un mondo “più giusto” è forse quel che noi tutti, ora più che mai, potremmo pretendere. Un mondo in cui chi ha tanto si preoccupa di chi non ha nulla; un mondo retto da principi di legalità ed ispirato ad un po’ più di moralità.

 

Per i politici – ce ne rendiamo conto – è un momento difficilissimo. Possiamo capirli e compatire la loro angoscia, avendo preso la via del potere come una scorciatoia per risolvere il loro piccolo conflitto di interessi terreni si ritrovano ora alle prese con un enorme deficit di democrazia. Ma in democrazia gli interessi dei politici non sono gli stessi del popolo ‘sovrano’. Non invidiamo i politici. Stabiliamo piuttosto il modo per controllarli!

 

* * *

NOTE:

(1) Due diversi tipi di “obbligazione”: la cieca fedeltà o il libero contratto (Settembre-Dicembre 2001)

(2) Idem c.s.

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6 Comments

  1. C’è una gran voglia di GIUSTIZIA nell’aria ma anche una gran voglia di GIUDICARE.

    Tribunali detti sovrani provano a nascere un po’ in tutto il mondo e quindi anche in Italia, messi in moto dall’onorevole autodeterminazione di alcuni Terrestri che sentono di farlo.

    Tuttavia si richiede attenzione massima per evitare di ricadere nel GIUSTIZIALISMO riproponendo l’esatta copia, ma in piccolo, dello schema ormai diffuso sulla Terra e che si intenderebbe abbattere o contrastare o limitare in potere tramite queste azioni e che è presente in principal modo nei cosiddetti paesi occidentali.

    PERCHÉ MI DOMANDO:

    CHI GIUDICA CHI E IN BASE A CHE COSA, IN CHE MODO E CON QUALE DIRITTO?
    http://www.ilmioprimoministro.it/giudici-giustizia-tribunali-sovrani-dessere/

  2. Giancarlo says:

    Su un punto ritengo che tutti possiamo essere d’accordo e cioè che così come concepita la democrazia rappresentativa non solo ha fatto il suo tempo ma si è chiaramente dimostrata fallimentare dal momento che una volta data la delega in bianco………loro….i politici ne fanno quello che vogliono e ciò non è più tollerabile,
    Quindi bisogna cambiare ed in fretta la….menata !!!!
    Allora si deve far capire ai politici che devono cambiare molto e in meglio. Come ???
    Questo è il punto più dolente o doloroso…..con le buone cosa si otterrà ?
    Con le cattive cosa si risolverà ?
    E’ la responsabilità e l’etica dei personaggi politici che deve risolvere questo problema. E’ chiaro !!
    Se non lo faranno ne pagheranno prima o poi le conseguenze….non so in quale modo ma sarà cosi’ c’è da esserne certi e speriamo che anche loro se ne rendano conto al più presto.
    WSM

  3. luigi bandiera says:

    E’ un vero GIROTONDO.
    In italia stato autodefinitosi demokratiko va alla grande il: lei non sa chi sono io.
    Lei sa che io conosco tizio e caio..?
    Il, sa che io tengo famiglia..?
    E avanti discorrendo…
    Gia’, girotondo e per quale motivo..?
    R: se noi tutti fossimo ONESTI ed ATTENTI non ci sarebbe girotondo di sorta.
    In primis saremmo fermi e ma puntigliosamente fermi appunto all’art.1 dove esso recita cosi’: la sovranita’ appartiene al popolo… (Per questo detto SOVRANO. Campa cavallo).
    Siccome noi tutti siamo DISTRATTI e poco ONESTI l’art.1 non conta e per cui nemmeno gli altri articoli..!
    “Dovrebbe dirlo un DOTTORE e non io ANALFABETA: PERCHE’ NON LO DICE UN DOTTORE..?”.
    Ricordo che il GIUSTO ce l’aveva su on gli scriba, farisei e dottori… …della legge.
    Deduzione spontanea e senza velleita’: che siano parte della BANDA DEI QUATTRO QUESTI DOTTORI..??
    R: SI..!
    Papabile papabile: la testa comanda non i piedi..!
    Mai sentito che un re non si fara’ mai leggi contro..?
    Mai sentito che i piedi danno ordini alla testa e non viceversa..?
    Perche’, ve lo chiedete oppure no, l’indipendentismo non va avanti mentre il centralismo di stato si..??
    I KOMUNISTI DI OGNI ORDINE E GRADO STARNAZZANO CONTINUAMENTE: i vuole piu’ stato europeo..!
    Ci vuole l’unita’ politica dell’europa o meglio dell’URKA.
    Chi ha il potere ascolta mo la voce dei popoli o fa il finto tonto e non ascolta nessuno di quelli la’..?
    Eppure nei mass media si leggono tante tendenze e sentenze: kax sempre contro al CITTADINO SOVRANO..!
    PERCHE’..?
    Viene da chiedersi: ma sovrano di che..??
    DELLE BOLLETTE DA PAGARE..??
    Basta cosi’, se no mi segano… l’ultima di N. BALASSO, a parte i termini troppo pesanti che io non uso, era ed e’ centrata… Beh, l’hanno segata e non era esplicita perche’ era URL e basta.
    Poi l’ISIS volle punire Charlie Hebdo..?
    Constatazione: l’isis = ai nostrani censori..??
    Che mondo strano e stracolmo di farisei..!
    Si, forse ci vuole piu’ europa… per nuotare nella purissima merrrrddd…!!
    Chiudo: vedete che quando ci chiamano a votare siamo contenti e godiamo moltissimo..?
    Sappiamo, siamo consapevoli e ecc. che il nostro voto, a parte la legittimazione loro, non conta un vero ed emerito kax..??? (dai fatti li riconoscerete)..!
    Referendum sulla RAI docet e non solo..!!
    Censuratemi pure tanto il mondo internautikuskus e’ vastissimo: pensate che io sono un pioniere di questa rete… tanto per dire che voi credete di tapparmi la bocca ma io ho tantissime altre porte spalancate.
    E sono uno che non usa offendere e cerco di non fare nomi… racconto a modo mio solo i fatti.
    Non vi piaccio e non capisco dove sbaglio..!
    Auguri..!

  4. renato says:

    Sono tra i molti che non sanno come e con quali mezzi si possono controllare i politici. Un aiuto in tal senso sarebbe molto apprezzato. Grazie.

    • Toni Padovan says:

      Al
      Sindaco del Comune di…
      e p.c. al Presidente del Consiglio comunale.
      Loro sedi.

      Oggetto: Istanza ai sensi dell’art. 44 dello Statuto comunale, per modificare il predetto statuto con l’introduzione di norme atte alla realizzazione di forme di democrazia diretta e di autonomia amministrativa, in armonia con la Carta europea delle autonomie locali, la legge 8 giugno 1990, n. 142, denominata «Ordinamento delle autonomie locali», la Legge 3 agosto 1999, n. 265 denominata «Più autonomia per gli enti locali» e il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 denominato «Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali».

      PREMESSO:

      • Che la sovranità del popolo preesiste allo Stato: Io Stato italiano, in tutte le sue articolazioni appartiene ai cittadini italiani, e non viceversa.
      • Che a conferma di ciò l’art. 1, comma 2, della Costituzione sancisce: «La sovranità appartiene al popolo…».
      • Che appartenendo la sovranità, a qualsiasi livello degli organi dello Stato, ai cittadini; gli eletti hanno sempre il dovere di uniformarvisi, qualunque essa sia, poiché essi sono delegati a rappresentare la volontà della maggioranza e non gli interessi dei partiti politici ai quali appartengono, e che ai cittadini, in democrazia, dev’essere sempre riconosciuto il potere di modificare le regole della delega, e di fare o di modificare direttamente le leggi nella libertà, e senza assurdi ed ingiustificati vincoli burocratici.
      • Che un Paese dove le leggi di iniziativa popolare non sono neppure prese in esame dal Parlamento non è una democrazia. Oltre seicento sono le proposte di legge, corredate ognuna da 50.000 firme, tutte inutilizzate, che giacciono da tempo immemorabile nelle cassapanche del Parlamento.
      • Che un Paese dove i cittadini non possono controllare la spesa pubblica dopo essere stati tassati fino alla persecuzione, non è una democrazia.
      • Che tutti i partiti si dichiarano favorevoli all’introduzione di un’organizzazione federalista nello Stato italiano.
      • Che uno dei principi federalisti indiscutibili è rappresentato dal fatto che la sovranità appartiene al popolo e che essa non può essere alienata, limitata, violata o disattesa, e che il popolo può delegare la sua volontà ma deve sempre restare libero di modificare le regole della delega.
      • Che prima ancora di pensare alle riforme dello Stato, i Sindaci debbono realizzare nei loro Comuni le forme di democrazia diretta e di federalismo previste dalla legislazione vigente.

      Il sottoscritto propone:

      Che ai sensi dell’art. 6, comma 3, della Legge 8 giugno 1990, n. 142, e dell’Articolo 8
      – Partecipazione popolare – del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché dell’art. 44 – Diritto di Istanza – dello Statuto del Comune di…, siano introdotte le seguenti modifiche:

      Art. 46 – referendum consultivi sia modificato con il seguente testo:

      Per consentire l’effettiva partecipazione dei cittadini all’attività amministrativa è prevista l’indizione e l’attuazione di referendum sia «d’iniziativa» sia «di revisione» tra la popolazione comunale in materia di esclusiva competenza locale.
      Per «iniziativa», s’intendono azioni tese ad imporre a Sindaco, Giunta e Consiglio comunale, deliberazioni su argomenti che interessano l’intera comunità. Per «revisione», s’intendono quelle deliberazioni che, già assunte dall’Amministrazione comunale, si vogliono, eventualmente, prese con differenti norme. In ambedue i casi: «d’iniziativa» e «di revisione» i referendum sono validi con qualsiasi numero di partecipanti al voto.
      Sono escluse dal referendum le materie concernenti le norme statali o regionali contenenti disposizioni obbligatorie per l’Ente e, per cinque anni, le materie già oggetto di precedenti referendum con esito negativo.
      L’iniziativa dei referendum viene presa su proposta di 100 (o l’equivalente numero che serve a presentare una lista elettorale per il predetto Comune) elettori del Comune. Le sottoscrizioni di tale proposta dovranno essere autenticate nelle forme di legge.
      Le modalità operative per la consultazione referendaria formano oggetto di apposita normativa che, approvata dal Consiglio Comunale, viene successivamente depositata presso la Segreteria a disposizione dei cittadini.
      Il referendum è valido con qualsiasi partecipazione degli aventi diritto. I referendum possono aver luogo anche in coincidenza con altre operazioni di voto.

  5. Giancarlo says:

    Senza nulla togliere alle condivisibili analisi fatte, rimane purtroppo l’amaro in bocca dato che da millenni l’uomo non riesce ad avere un mondo terreno degno della natura in cui vive.
    L’utopia di chiedere di poter vivere nel paradiso terrestre rimarrà tale sino alla fine dei tempi allor quando Gesù Cristo in persona non scenderà sulla terra per salvarla e con essa l’uomo un’altra volta.
    Da che mondo è mondo sono sempre state le minoranze “ricche o delinquenziali ” che hanno il potere nelle loro mani e salvo quando vi sono state rivoluzioni sanguinarie o guerre le cose potevano cambiare, ma per breve tempo allor quando altri satrapi sorgevano ad incantare i popoli.
    Di strada il mondo né ha fatta e la modernità a portato solo tante “comodità” ma con essa ha portato nuove ideologie che stanno distruggendo la famiglia ed il mondo intero.
    Non voglio parlare delle religioni, ma oggi il cristianesimo senza ombra di dubbio è la religione più sana e condivisibile, dato che si fonda sul perdono…….
    Detto questo, ma ce ne sarebbero da dire ancora molte altre di cose, sono d’accordo che gli stati ottocenteschi dovranno finire. Le così dette democrazie rappresentative dovranno morire per proprio auto-suicidio politico ormai palesemente evidente a coloro che sono SVEGLI !!!
    Restano gli altri addormentati o palesemnte disinteressati persino al proprio futuro. Persone incredibilmente morte a livello sociale e politico tanto da disinteressarsi completamente di qualsiasi evento che accade nel mondo.
    Gli indipendentisti, quelli veri, sono persone che oltre a credere fermamente nella loro idea sono anche i precursori della società in quanto tale nel vedere ed avere idee sul proprio futuro e su quello degli altri.
    In definitiva si danno da fare per avere un mondo migliore nel limiti loro consentiti dagli ordinamenti internazionali. Fare la guerra è da imbecilli, ma non fare la guerra contro certe istituzioni per liberarsi da un sistema o sistemi che stanno uccidendo l’anima degli uomini, questo è un dovere morale che tutti dovrebbero sentire di mettere in pratica nei limiti del loro poter fare.
    Allora siamo arrivati alla guerra giuridica e delle carte…..non vedo altre possibilità.
    Qui sta la responsabilità di ognuno di noi nel portare avanti quanto sia possibile specie in campo internazionale là dove sono nati principi giuridici importanti come quelli dei diritti naturali e dei diritti dell’uomo. Esistono naturalmente anche altre istituzioni Internazionali cui far riferimento per ottenere i nostri diritti di Popolo Veneto indipendente da oltre 1.100 anni, attualmente occupato dall’italia in maniera truffaldina, e si può provare.
    Al giorno d’oggi se non ci fosse anche un problema economico non lieve anche nel Veneto dovuto principalmente alla continua mungitura delle nostre risorse e che ci vengono ritornate in servizi con il contagocce ed un residuo fiscale di oltre 20 miliardi l’anno, forse ci saremmo già svincolati dall’italia.
    Ecco perché noi di PLEBISCITO.EU tramite il proprio Presidente G.BUSATO abbiamo denunciato l’italia all’Alta Corte Europea dopo la sentenza della consulta in quanto nega non solo l’esistenza del Popolo Veneto, ma si rifiuta di permettere l’effettuazione di un referendum a proposito di autodeterminazione dei Popoli, Come tutti sanno l’italia firma tutti i trattati internazionali per poi disattenderli o rispettarli a seconda del momento storico o del proprio tornaconto. Il resto non conta,
    Ecco in un paese ( mai nazione) del genere non voglio che i miei figli e i miei nipoti ci vivano ancora per molto perché ho già io pagato molto come i miei nonni e bisnonni emigrati in Brasile a suo tempo e quando ritornati in italia mi raccontarono tutto ma proprio tutto sull’italia unita.
    L’unità di intenti dei vari gruppi indipendentisti si farà solo dopo che avremo l’indipendenza.
    Dico questo perché un referendum digitale è già stato fatto e certificato due volte e pertanto adesso serve solo l’impegno e la responsabilità di farlo valere in tutte le sedi competenti internazionali.
    Non vedo altre soluzioni o immaginarie strategie campate sul nulla se non come appunto l’articolo afferma su pseudo indipendentisti che cercano la carega , magari l’arricchimento e la pensione e basta come hanno fatto quelli della Lega Nord che considero dei veri traditori della causa Veneta.
    Al dunque e fra non molto tempo si vedrà chi veramente fa la guerra per ottenere l’indipendenza e chi invece si diverte a prendere in giro i Veneti, prospettando loro mirabolanti progetti indipendentistici ma che come qualcuno ha fatto si basavano sulle istituzioni italiane che naturalmente lo hanno bocciato sonoramente alle urne.
    Finisco ringraziando coloro che sono sempre di stimolo e tengono viva ed alta l’attenzione verso la causa Veneta ed è per questo che mi onoro sommessamente e modestamente di commentare quanto posso e sogno.
    WSM sempre !!!

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