“INDIPENDENCE DAY” AI TEMPI DI UN’ALTRA AMERICA

di JIMMIE MOGLIA

Fuochi artificiali, Obama con le famiglie dei militari, celebrazioni delle forze armate, congratulazioni e lodi reciproche fra i VIP sulla democrazia Americana, orgoglio di appartenere alla piu’ potente nazione del mondo – le stazioni televisive in coro unanime e unisono, intrallazzato dai caroselli di McDonald, della Coca Cola, delle ultime pillole per combattere l’obesità e degli ultimi veleni per combattere il colesterolo. Tra questo sventolare di bandiere, conformismo e glorificazione della guerra, è facile dimenticarsi che, almeno in linea di principio, la dichiarazione d’Indipendenza fu uno spettacolare documento di liberazione. “Riteniamo che siano per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità.”

E’ pur vero che le bellissime ed evidenti verità non valevano per i negri perchè erano schiavi, per gli indiani perchè non erano bianchi, per le donne perchè non erano uomini e per i poveri perchè non erano ricchi. Ed è altresì vero che il governo Americano indipendente sostituì l’autorità inglese precedente con un’autorità essenzialmente identica, un élite dominante basata sulla monarchia e sulla nobiltà ereditaria con una nuova élite repubblicana basata sul patrimonio ereditario e sulla distinzione sociale. Ma lo spirito era bello e ancora oggi il testo ha un tono nobile, aulico, solenne, che esorta a riconoscere la dignità dell’individuo. E per citare uno storico Americano, Gordon Wood, “Nulla contribuì maggiormente, all’esplosione di energia, dell’idea di eguaglianza. Lo spirito egalitario fu la forza piu’ radicale e ideologicamente galvanizzante della Rivoluzione.”

Ma c’è anche il punto di vista di Spartaco. Un altro storico ha scritto, “Quando sono cresciuto abbastanza per guardarmi attorno ho visto come andava– la tanta disparità e ingiustizia di questo paese. I beneficiari del privilegio che si dichiarano gli eredi della rivoluzione mi sono apparsi degli impostori, dei pagliacci, degli esecratori di un nobile sogno. Niente a che fare con i mitici ragazzi della libertà del 1776.”

Per molti, specialmente i giovani dell’”Occupy” movement, lo sforzo di Obama e dei prezzolati politicanti di entrambi i partiti, di apparire gli eredi del 1776, appare una farsa, una parodia, una mascherata. Il presidente e il suo sfidante non rappresentano il popolo Americano, entrambi sono servi di un’aristocrazia finanziaria la cui ricchezza e il cui potere di gran lunga sorpassano le classi dominanti dell’Europa di fine ‘700, cosi’ profondamente disprezzate dai Padri Fondatori. Il 4 Luglio di quest’anno si celebra mentre il turbo-capitalismo scricchiola come non mai dopo il 1930. E il programma degli US di dominare e controllare le zone strategiche del mondo sorpassa in criminalità le “ripetute tirannie del Re Giorgio III” contro le tredici colonie, come descritte da Jefferson, Franklin e dagli altri firmatari della dichiarazione.

In termini fatidici e drammaticamente attuali la dichiarazione condannava Re Giorgio III “per mantenere vasti contingenti di truppe armate fra di noi”, “per proteggerle con processi truccati dalle punizioni che si meritano per crimini che possono commettere contro gli abitanti di questi nostri Stati.” “Per di piu’” – continua il documento – lui (Re Giorgio III) ha saccheggiato i nostri mari, distrutto le nostre coste, bruciato le nostre città e distrutto le vite del nostro popolo. Ha portato tra noi numerose forze di mercenari per completare il lavoro di distruzione, desolazione e tirannia. Lavoro iniziato con circostanze di Crudelta e Perfidia, raramente incontrate nell’era dei barbari e totalmente indegne del Capo di una nazione civile.”

Non so perchè ma mi vengono in mente le grida del Manzoni. Le accuse del documento sarebbero giustificatissime in un processo per crimini di Guerra condotto contro Obama e il suo predecessore Bush. Milioni di esseri umani sono stati ammazzati a seguito dell’occupazione militare dell’Iraq, dell’Afghanistan – a cui vanno aggiunti gli attacchi dei drones in Pakistan e Yemen, la conquista para-coloniale della Lybia e i tuoni di guerra contro la Syria e l’Iran di cui si parla ogni giorno. Si aggiungano le centinaia di cosiddetti “combattenti nemici” imprigionati e torturati a Guantanamo o in altri “buchi neri” della CIA in varie parti del mondo. Ma non condannavano proprio Giorgio III “per trasportarci di là dai mari per essere processati per offese pretese” – “e per privarci in molti casi di un processo con una Giuria”? Inoltre è di pochi giorni fa il sanzionato diritto di Obama di imprigionare a tempo indefinito chiunque possa essere dichiarato persona sospetta, senza processo, senza accusa e senza prove. E di uccidere chiunque capiti sulla lista nera della CIA, anche se cittadino Americano. Persino Giorgio III non si è arrogato questi diritti.

La dichiarazione degli inalienabili diritti dell’uomo insisteva sul concetto che il governo deriva la propria autorità dal “consenso dei governati”. Sostenendo e battendosi per il concetto di eguaglianza, ispirato dall’Età dei Lumi, la Dichiarazione d’Indipendenza rappresenta l’inizio di una nuova era. Poco piu’ di 10 anni dopo, alle sollevazioni dell’America fece seguito in Francia una rivoluzione ancora piu’ drammatica che ha cambiato il corso della storia.

Peraltro, il principio dominante della corrente società americana è la diseguaglianza. Miliardari di Wall Street comprano delle isole intere nel Pacifico. Metà della popolazione è classificata ‘povera’ o ‘vicina alla povertà. Chiunque vinca le prossime elezioni non governerà con il consenso della nazione ma continuerà a seguire pedissequamente la volontà di Wall Street che ha gia’ stanziato 3 miliardi di dollari per finanziare il circo elettorale, ipnotico nell’intento intento e vuoto nel contenuto. Chi si ricorda ancora il motto, “Yes we can!”, parole programmate per non avere senso, per non avere valore, per non avere significato?

L’umore degli US non è rappresentato ne’ dalle classiche testate, ne’ dalle reti mediatiche monopolizzate, locali e internazionali. L’unico congressista indipendente (del Vermont) ha detto pochi giorni fa, “Nel nostro paese la lotta di classe è in corso da 30 anni. Una manciata di pluri-miliardari si battono per distruggere la classe media e la classe di chi lavora. Di conseguenza, abbiamo qui in America una distribuzione di ricchezza e di introiti che e’ la piu’ diseguale di ogni importante paese sulla terra, e abbiamo la piu’ acuta diseguaglianza dal 1928. Chi può difendere una realtà dove le 400 persone piu’ ricche del paese posseggono piu’ ricchezza che la metà del paese, 150 milioni di individui?”

Milioni di americani attendono e sperano di trovare l’equivalente di Virgilio che, vedendo Dante sul punto di essere travolto dai diavoli lo rassicura dicendo,

“Ma qui m’attendi, e lo spirito lasso

conforta e ciba di speranza bona,

ch’ i’ non ti lascerò nel mondo basso”

 

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One Comment

  1. francesco Cappelli says:

    Dal mio punto di vista (..non mi ergo a Verità Assoluta!) il tono critico dell’articolo è eccessivo! Oggi si celebre la più bella rivoluzione di tutte, quella contro le tasse di uno Stato che le imponeva senza riconoscere adeguati diritti (“no taxation without rapresentation!”)
    E il risultato è sotto gli occhi di tutti: una Confederazione di Stati che porta avanti da 300 anni la bandiera del pensiero libero cristiano occidentale
    Dissento anche sulle stime della povertà usa: è ancora il Paese (di quelle dimensioni..) con il Pil pro capite più alto al mondo e il suo popolo, è composto di middle-class più che di altro
    Gli Usa non sono perfetti, han sbagliato, sbagliano e sbaglieranno ancora, ma vorrei tanto che l’Italia copiasse molto dalla loro esperienza!!!!!

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