EUSKAL HERRIA, INDIANI D’EUROPA

di REDAZIONE

Di Euskal Herria si parla quasi esclusivamente in occasione di tragici attentati, ma in realta la “questione basca” è molto più complessa e tocca problemi di fondo come il diritto all’autodeterminazione dei Popoli, le molteplici violazioni dei diritti umani perpretate dagli stati e la difesa della propria identità culturale.

Questo libro vuole essere un’espressione di solidarietà nei confronti del popolo più antico d’Europa, mettendo in discussione gli streotipi periodicamente diffusi dalla “stampa ufficiale”.

I Paesi Baschi, dunque: si tratta di un’entità geografico-culturale piuttosto ben definita, politicamente divisa tra Francia e Spagna. Le province basche del nord (talvolta, tuttavia, definite province orientali) sono quelle francesi del Laburdi (Labourd), della Bassa Navarra e di Zuberoa; esse non hanno alcuna autonomia in seno allo Stato francese e sono parte del più ampio Dipartimento dei Pirenei Atlantici. In realtà alcune forme non di autonomia, ma di riconoscimento della specificità basca della zona sono state gradualmente introdotte dal dopoguerra ad oggi: tra queste, il finanziamento statale dell’insegnamento della lingua basca, l’euskera. Il movimento autonomista è ad ogni modo ultraminoritario nelle province basche di Francia: irrilevante su scala nazionale, è poco visibile anche su scala locale. Diverso il discorso dall’altro lato dei Pirenei, dove invece il movimento nazionalista è assai forte, tanto da generare spinte secessioniste, anche violente com’è quella dell’ETA.

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Le province basche spagnole sono tre: Biscaglia, Guipuzkoa e Araba, che costituiscono la Comunità Autonoma Basca (Cav). I nazionalisti baschi considerano inoltre la Navarra (Nafarroa in basco) parte integrante dei Paesi Baschi e rivendicano come loro capitale Pamplona. La Comunidad Foral de Navarra, questo il nome in spagnolo della regione (uniprovinciale, con capitale appunto a Pamplona), rappresenterebbe dal punto di vista geografico la parte più estesa dei Paesi Baschi: la sola Navarra è, infatti, grande più o meno come le altre sei province basche messe insieme. La causa dell’annessione della Navarra ai Paesi Baschi è un cavallo di battaglia del nazionalismo più radicale, ma in verità suscita più entusiasmo fuori che dentro la Navarra, regione in cui ormai il basco non è parlato che da uno scarso 10% della popolazione, e in cui la causa dell’indipendenza dalla Spagna suscita ben tiepidi entusiasmi.

TITOLO: Indiani d’Europa; AUTORE: Gianni Sartori; PAGINE: 352; EDITORE: Editrice Scantabauchi-prodotto da Raixe Venete; PREZZO: 18 euro

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One Comment

  1. Gianni Sartori says:

    INTERVISTA A JUAN MARI BELDARRAIN, esponente di EGUZKI (“SOLE”)
    (di Gianni Sartori)

    Avevo conosciuto Juan Mari Beldarrain a Donostia (San Sebastian) ancora nell’estate del 2005 ai margini di una manifestazione indetta da Animalien Eskubideen Aldeko Elkartea (Associazione ProDiritti degli Animali) contro le corride. Manifestazione a partecipai molto volentieri (molti slogan in euskara, lingua basca) in quanto mi dava l’opportunità di conoscere il variegato mondo ecologista e animalista di Euskal Herria (Paesi Baschi). Ricordo che oltre a Eguzki (“Sole” in basco) in Euskal Herria esisteva anche un’altra associazione, presente soprattutto in Navarra: Lurra (“La Terra”).

    D. Quando e come è nato Eguzki?
    In pratica proveniamo tutti dai Comitati Antinucleari. Quando la vicenda di Lemoiz (centrale nucleare nei pressi di Bilbao mai completata per le proteste e le azioni dirette degli antinucleari, nda) si concluse*, organizzammo un incontro per decidere il da farsi e prendemmo la decisione di non disperdere il patrimonio di esperienze e di organizzazione accumulato in tanti anni di resistenza ai progetti dei padroni dell’energia. In questo modo nacque una nuova organizzazione ecologista**, Eguzki.
    In quel momento c’erano molti gruppi, un’eredità del movimento antinucleare (forse il più ampio tra quelli attivi in Europa, nda): solo in Hegoalde (Paese Basco del Sud, sotto amministrazione spagnola, nda) i gruppi locali erano un’ottantina. Individuammo varie tematiche (ecologiste, ambientali, antispeciste, sociali…) su cui lavorare insieme. In tutti era ben presente la consapevolezza di essere baschi, ma non c’era una posizione comune sulla questione dell’indipendenza.

    D. Ci furono difficoltà (defezioni, scissioni…) nel tenere insieme un così gran numero di associazioni, a volte diverse per ideologia?
    Quattro-cinque anni dopo ci fu in effetti una scissione. Alcuni militanti se ne andarono e fondarono Eki (ancora “Sole” ma nell’euskara di Iparralde, Paese Basco del Nord, sotto amministrazione francese, nda). In Eki la tendenza principale era apertamente trotzkista e, in parte, maoista. Mentre in Eguzki prevale la componente della sinistra abertzale (“patriottica”, sinistra indipendentista) ma comunque autonoma rispetto ai partiti.
    Questa scissione comportò un indebolimento, una perdita di  “risorse”, anche perché negli anni successivi non abbiamo assorbito molta gente. Attualmente la maggior parte dei militanti è ancora costituita dalla “vecchia guardia” antinucleare, siamo  dei “veterani” con venti-trenta anni di militanza sulle spalle.

    D. Qual è il vostro metodo di intervento?
    Lavoriamo su due livelli: interveniamo tutti sulle problematiche nazionali (naturalmente si riferisce a Euskal Herria, nda) e ogni gruppo si occupa dei problemi locali.
    Eguzki è una sorta di “camera di compensazione”; prima lottavamo di più a livello di tutta Euskal Herria, ora prevalgono gli interventi specifici, locali. Purtroppo questo talvolta porta ad una scarsità di coordinamento ed essendo, ogni gruppo, fondamentalmente autonomo, si rischia di alimentare forme di personalismo.

    D. Dopo la centrale di Lemoiz, anche la questione della diga di Itoiz era diventata quasi un caso internazionale (ricordo le spettacolari azioni dimostrative, in stile Green Peace, nelle principali capitali europeee…). Quale era la vostra posizione?
    Per quanto riguarda la diga, noi come Eguzki appoggiammo sia il Coordinamento (“Coordinadora”) di Itoiz che i “Solidarios”, anche se tra loro non erano d’accordo sui metodi di lotta.
    Contro la diga di Itoiz si operò sostanzialmente in tre modi:
    1) con le mobilitazioni, le manifestazioni, l’incatenamento per fermare i lavori;
    2) a livello giuridico utilizzando tutte le possibilità offerte dalla legislazione;
    3) con l’azione diretta e il sabotaggio.

    Noi pensavamo che tutti questi metodi siano validi. Invece il Coordinamento non considerava valido il terzo e quando avvenne il famoso sabotaggio dei cavi, alla fine degli anni ’90, ruppe con i “Solidarios”.
    Come Eguzki tentammo, invano, di mediare. Da quel momento appoggiammo le iniziative, le manifestazioni e mobilitazioni di entrambi, partecipandovi regolarmente. Ricordo che da quel momento ci fu una vera e propria opera di criminalizzazione dei “Solidarios” con persone finite in galera e altre latitanti.
    Sottolineo comunque che noi non fummo il “motore” delle lotte contro Itoiz, ma che vi prendemmo parte attivamente.

    D. Qual è attualmente la situazione di Itoiz, dopo che la diga è stata ormai completata?
    Ci sono problemi di continui piccoli terremoti dovuti probabilmente al riempimento dell’invaso e la popolazione è seriamente preoccupata per quello che potrebbe avvenire. Si teme un altro Vajont. Anche recentemente gli abitanti della zona, sia quelli sfollati che quelli dei paesi circostanti, hanno visitato Longarone e la diga del Vajont, dove le conseguenze sono state ben più gravi. Altre volte sono stati gli Italiani a ricambiare la visita.
    Aoitz è attualmente il paese che sta lottando maggiormente. Come sai il vecchio paese è stato evacuato (ora è ricoperto dall’acqua) e gli abitanti “trasferiti” a forza. Tra le ultime iniziative dei “Solidarios”, quella di rinchiudersi (sbarrando porte e finestre con il cemento) nelle case. Per allontanarli hanno dovuto intervenire con le ruspe.

    D. Mi dicevi che un’altra questione di cui vi state occupando sono gli inceneritori…
    Quello degli inceneritori è un vecchio problema, ritornato prepotentemente d’attualità, soprattutto in Gipuzcoa (una delle province di Hegoalde, insieme a Bizkaia, Araba e Nafarroa, nda).
    Già nel ’92 si voleva costruirne uno, ma riuscimmo ad impedirlo dando impulso alla raccolta differenziata e al riciclaggio.
    Dopo quattro anni ci riprovarono e questo contenzioso rimane ancora aperto. Da parte nostra abbiamo cambiato tattica. Nel primo caso agimmo direttamente come Eguzki, mentre in seguito abbiamo partecipato ad un ampio movimento sociale dei cittadini. Noi segnaliamo, appoggiamo, partecipiamo. Sottolineo che questo movimento non è assolutamente ideologizzato.
    In Gipuzcoa sono previsti due inceneritori, uno dei quali vicino alla frontiera con la Francia. Sono interessati tre comuni: Hondarribia, Irun e Hendaia, quest’ultima in Iparralde (Euskadi Nord, sotto amministrazione francese, nda). Il progetto è stato “venduto” all’opinione pubblica come “cooperazione europea” e gode di finanziamenti CEE. In Iparralde la cosa è stata al centro di molte discussioni; tutti i municipi avevano rifiutato l’inceneritore, tranne Hendaia, una località prettamente turistica con 25mila abitanti in estate e solo 8mila in inverno. In sostanza è una sorta di alleanza tra il PS francese e il PSE (Partito Socialista di Euskadi, emanazione del PSOE, nda). Purtroppo il progetto di questo inceneritore sta andando avanti, ma cresce anche la resistenza popolare. A Irun ci sono state manifestazioni con più di cinquemila persone (e per una piccola località sono molte). La proposta di un referendum era stata bloccata dal governo. Però si è tenuto ugualmente nelle strade, in modo illegale e autogestito. Ha partecipato (nonostante le evidenti difficoltà organizzative) quasi il 50% della popolazione con un secco NO al 100% tra i votanti.

    D. E qui, a Donostia?
    Un altro inceneritore è previsto appunto a Donostia, ha sollevato un grande rifiuto sociale di massa. Inizialmente avevano cominciato a costruirlo a Urnieta e qui ci fu una vera e propria rivolta. In una località con nemmeno tremila abitanti si tennero manifestazioni a cui partecipava l’80% della popolazione. Venne addirittura assalita la casa del sindaco e l’amministrazione ha fatto marcia indietro. Allora il PNV (Partito Nazionalista Basco, nazionalista di centro, atlantista e sostanzialmente “democristiano”) ha cercato un altro sito ed è stato individuato a Donostia (San Sebastian) pensando che in una grande città la coesione sociale è minore.
    Perfino il sindaco di allora (un esponente del PSE) aveva detto di no, in parte contro il suo stesso partito. Si trattava anche di una “guerra interna” tra partiti (nei confronti del candidati del PNV), ma per una volta lo appoggiammo. La questione al momento è ancora in “ebollizione”, ma in ogni caso visto nascere una forte opposizione popolare.

    D. Un’altra organizzazione ecologista presente in Euskal Herria era Lurra (“La Terra”, in seguito inquisita per presunti legami con ETA nda). Che cosa vi univa e che cosa vi divideva?
    Devo fare una precisazione. Quando dall’interno di Eguzki nacque la proposta di una nuova associazione ecologista, Lurra, con un respiro più ampio, ci fu un solo voto contrario, il mio.
    Ne parlo quindi a titolo personale, non come portavoce di Eguzki.
    Votai contro perché non vedevo possibilità di far crescere, attraverso Lurra, il movimento ecologista. A mio avviso era un accordo di “volontà”, di intenzioni, più che altro teorico. Non era un accordo tra persone che lavorano, lottano insieme; mi sembrava nascesse più che altro come immagine, per la stampa, per il pubblico…Ripeto, è questa una mia opinione personale.
    Comunque la proposta di Lurra era quella di estendere la lotta ecologista ad altri settori, a persone in relazione con la Terra ma non necessariamente ecologisti (agricoltori, produttori, reti del commercio biologico e alternativo, associazioni di consumatori, settori sensibili dell’Università…) in particolare sulle questioni del territorio, dell’acqua, della biodiversità.
    Il progetto era quello di un’alleanza per difendere la Terra. Ipotesi sicuramente buona anche se, mi pare, nella pratica non sempre ha funzionato.
    Lurra ha prodotto soprattutto libri, riviste… ma non lotte, iniziative nelle strade.
    Un’altra contraddizione era che il gruppo operava soprattutto in Navarra, dove Eguzki praticamente non esisteva.
    Nelle Vascongadas è rimane Eguzki e poco o niente Lurra.
    La mia opinione (del tutto personale, non a nome di Eguzki) è che Lurra sia abortita, morta giovane.

    D. Che opinione avete dei “Verdi”? E di Green Peace?
    In Hegoalde (Paese Basco del Sud, nda) i “Verdi” praticamente non esistono. Sono invece presenti in Iparralde (Paese Basco del Nord, nda) e non sono “filofrancesi” ma nemmeno abertzale.
    Da noi c’era un gruppo che usa la sigla Berdeak (“Verdi” in basco), ma non aveva quasi militanti e si era integrato in Izquierda Unida. Sostanzialmente, una copia di “I.U.-Verdi” della Spagna.
    Non abbiamo problemi con Green Peace***; ma attualmente non abbiamo nemmeno rapporti dato che riconosce soltanto Green Peace in Spagna e non in Euskal Herria. Con Green Peace ci fu una grossa polemica al tempo di Itoiz quando questa organizzazione criticò duramente il sabotaggio dei cavi.

    D. In molte parti di Europa è cresciuta una coscienza dei Diritti degli Animali. Aumentano le persone che fanno una scelta vegetariana e che si impegnano nella Liberazione Animale . Esistono animalisti e antispecisti in Eguzki?
    Capisco di darti una delusione ma personalmente sono “onnivoro” (quindi mangio anche carne) e in genere non sono d’accordo con chi tiene animali domestici. La considero una forma di schiavitù (J. M. si riferisce a cani e gatti, ma non agli allevamenti, veri lager per gli “altri animali”; su questo, ovviamente, io e lui non siamo assolutamente d’accordo, nda). Tuttavia in Eguzki (che è un movimento soprattutto di carattere sociale, politico, rivendicativo…) sono presenti anche alcuni animalisti, pur essendo una minoranza.
    Naturalmente siamo contro la caccia e contro la corrida; siamo contrari alla vivisezione, anche se in Euskal Herria non c’è mai stata una vera e ampia presa di coscienza su questo tema.
    Abbiamo invece relazioni politiche sia con i pescatori che con gli agricoltori (allevatori compresi) e difendiamo questi due settori sociali. Lavoriamo insieme al sindacato EHNE (Euskal Herriko Nekazari Elkartea, Associazione degli Agricoltori Baschi) per favorire la produzione locale e biologica. Pensiamo che il piccolo agricoltore, che conosce la sua terra, possa diventarne il “custode”…
    Con la questione della caccia abbiamo ottenuto una vittoria significativa. La UE aveva proibito la caccia nel momento del ritorno degli uccelli migratori, in febbraio e marzo.
    La provincia di Gipuzcoa, sostenendo che qui è una “tradizione locale”, l’aveva consentita e aveva fatto ricorso a Strasburgo (una sorta di ignobile “caccia in deroga” analogamente a quanto avveniva in Veneto “grazie” all’opera di personaggi come la Donazzan e Berlato nda), ma è stata multata. Si è trattato sicuramente di un successo, anche per i gruppi conservazionisti e protezionisti.

    D. Per concludere, una tua opinione personale sull’antropocentrismo (inteso come visione del mondo, spesso con forti implicazioni religiose e gerarchiche) e sulle critiche radicali cui viene sottoposto, soprattutto da alcuni gruppi animalisti?
    Esprimo una mia opinione personale. Noi umani siamo abitanti della Terra; non importa come ci siamo arrivati, ma dobbiamo vivere in relazione con il suolo e il mare, con i nostri vicini, piante e animali… E dobbiamo mantenere un equilibrio perché tutti ci aiutiamo: il sole, la terra, l’acqua…
    Se uno rompe l’equilibrio (come sta avvenendo ora) tutto si frantuma, si degrada. Quindi per me l’importante è mantenere l’equilibrio, l’armonia…
    Per questo siamo anticapitalisti e anche contro lo sviluppo (anche quello dell’URSS di ieri e della Cina di oggi); infatti siamo convinti che il mercato sia fonte di squilibrio e di oppressione e quanto più grande diventa il mercato (come con la globalizzazione) tanto più aumentano squilibrio e oppressione.

    Gianni Sartori

    * Juan Mari si riferiva ai primi anni Ottanta, quando il Consiglio dei Ministri riconobbe pubblicamente che le previsioni dei futuri bisogni energetici erano state volontariamente e arbitrariamente sovrastimate e stabilì una moratoria per alcune centrali nucleari in costruzione, tra cui Lemoiz chiusa poi definitivamente nell’inverno del 1994.

    ** Ho notato che la maggior parte dei militanti ecologisti prende le distanze dal termine “ambientalista”, sinonimo (in questo contesto particolare) di eccessiva moderazione se non di collaborazionismo. Per esempio spesso venivano definiti “ambientalististi” i Verdi presenti in Izquierda Unida, considerati parolai.

    *** Alcuni dei primi e più attivi militanti di Green Peace in Europa erano baschi, altri catalani.

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