Indagine: l’Euro piace ancora nei paesi Ue, ma in Italia meno che altrove

di GIORGIO CALABRESI

Dal 2007 i favorevoli alla moneta unica sono diminuiti poco nell’Eurozona, dal 69% al 66%, ma per la crisi nei Paesi mediterranei il parere positivo è calato di più, dal 64% al 57%. Italia in testa, con i favorevoli in picchiata di 10 punti (dal 63% al 53%). Lo rileva un’analisi dell’Istituto Cattaneo in vista delle europee (dati Eurobarometro ottobre 2013). Nel 2002 in Italia i favorevoli all’Euro erano il 76% (più di Francia e Germania) ma al 2013 il consenso perso ha toccato il 23%.

I «partiti eurocritici come la Lega nord, il M5s, FdI e in parte FI» hanno ‘cavalcatò lo scetticismo nei confronti della moneta unica che, sottolinea l’Istituto Cattaneo, era ben precedente alla campagna elettorale per le europee. «Tra i vari temi al centro della campagna elettorale – spiega l’Isituto – il più dibattuto è probabilmente l’euro e il ruolo che esso ha svolto durante la recente crisi economica», così sono stati analizzati i sondaggi Eurobarometro «dal 2007, anno di inizio della crisi», in tutti i Paesi della moneta unica. Aldilà del calo medio dei favorevoli all’Euro (dal 69% al 66%), «nella Germania di Angela Merkel, l’opinione dei tedeschi è rimasta quasi immutata (72% nel 2007 e 71% a fine 2013)», ma nell’Europa mediterranea la media è inferiore e i favorevoli sono calati di 7 punti, dal 64% al 57%. «Almeno nella percezione pubblica, nei Paesi del sud Europa (Francia, Grecia, Italia, Spagna e Portogallo) i cittadini hanno progressivamente perso fiducia nell’utilità della moneta unica». Nel Bel Paese il calo di 10 punti è superiore alla media mediterranea e, analizzando l’intero periodo dal 2002 alla fine del 2013 «l’Italia è, tra tutti i paesi dell’Eurozona, quello in cui la percentuale di cittadini favorevoli alla moneta unica è maggiormente diminuita»: era al «76% (uno dei Paesi più favorevoli, più favorevole per esempio di Francia e Germania), mentre oggi sono soltanto il 53%. Nel giro di poco più di un decennio l’Italia ha disperso una riserva di fiducia verso la moneta unica di ben 23 punti percentuali». «Questo atteggiamento critico – sottolinea l’Istituto – precede la campagna politica di queste elezioni europee, in quanto i dati che riportiamo sono stati rilevati nell’autunno scorso. Di questa sfiducia alcuni partiti si sono impossessati nella campagna elettorale, benchè non l’abbiano generata. Essa pre-esisteva», ma «il grande valore emotivo della moneta» e il fatto che il fenomeno fosse in crescita «ha spinto alcuni partiti (in primo luogo i partiti eurocritici come la Lega nord, il Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia e in parte Forza Italia) a cavalcare questo tema e ad amplificarlo ulteriormente. Per questo – conclude – il fenomeno appare radicato nell’opinione pubblica, quindi ancor più preoccupante agli occhi di chi ha guardato all’Europa con speranza».

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