Incidenti di piazza: solo questione di ordine pubblico o una “malattia”?

di CLAUDIO PREVOSTI

Gli incidenti avvenuti ieri fra forze dell’ordine e studenti in occasione dello sciopero europeo è solo una questione di ordine pubblico o nascondono ben altro?  Nessun leader carismatico in grado di ‘tenere’ la piazza, ‘vecchi’ e nuovi antagonisti e anarco-insurrezionalisti che mirano a sfruttare la crisi per radicalizzare la lotta e, soprattutto, tanti giovani: una generazione intera piena di rabbia che vive un presente precario e non s’aspetta un futuro migliore, pronta ad esplodere appena i numeri lo consentono. Un magma “variegato ed eterogeneo” su cui pesa come un macigno un macroscopico errore della politica: continuare ad affrontare una questione sociale come un problema di ordine pubblico, lasciando alla sola polizia il compito di fronteggiare intere fette di società cui, invece, va data una risposta politica.

Gli esperti di intelligence e antiterrorismo sono tutti concordi nell’analisi di quanto accaduto ieri in diverse città italiane in occasione dello sciopero europeo. E non sono affatto sorpresi. Certo, ci sono differenze da città a città – perché a Torino sono stati gli autonomi e gli anarchici a guidare la protesta, mentre a Roma gli scontri sono stati appannaggio quasi esclusivo degli studenti medi e universitari appoggiati da operai, disoccupati e qualche decina di giovani dei centri sociali – ma c’è, anche, un denominatore comune: la rabbia.

“Sono mesi, se non anni – dice un dirigente di una delle Digos più esposte – che scriviamo che la malattia si sta diffondendo pericolosamente”. E poco c’entrano, in questo contesto, i singoli comportamenti di agenti e carabinieri che, con i calci in testa o le manganellate alle spalle dei ragazzi, non aiutano certo a curare quella malattia Finora la politica ha infatti fatto orecchie da mercante. Preferendo guardare dall’altra parte e liquidando la questione con la solita frase: “un gruppo di violenti ha oscurato la protesta di migliaia di persone pacifiche”. Parole vuote che lasciano il tempo che trovano. Perché in piazza, dicono gli analisti, la situazione è ben diversa, da almeno un paio d’anni: non è raro che chi sta in ‘prima linea’ negli scontri abbia la solidarietà, se non il via libera, di buona parte dei manifestanti. A muoversi per primi sono quasi sempre i giovanissimi, e spesso si saldano tra loro istanze che durano il tempo di una manifestazione: quelle degli studenti con quelle degli operai, quelle dei disoccupati con quelle dei centri sociali. In piazza ci sono anche gli ‘esperti’ ma, come accaduto ieri a Roma, molto spesso restano in disparte. Ed è questo che preoccupa di più chi deve cercare di coniugare il diritto di manifestare e quello alla sicurezza: una massa di ragazzini, senza leader e senza particolar   connotazioni  ideologiche, che si parla e si coordina attraverso i social network, con la rabbia che cresce proporzionalmente al numero delle persone in piazza. Difficile da identificare perché non arriva ai cortei in gruppo e spesso si cambia durante il tragitto per non farsi riconoscere.

Questo non significa che non vi siano anche i soliti noti, come hanno ricordato in diverse audizioni in Parlamento i vertici delle forze di polizia e dei servizi. Un universo che racchiude gli anarco-insurrezionalisti, gli autonomi, i gruppi di ispirazione marxista-leninista e diversi centri sociali. Ce ne sono circa diecimila sparsi in tutta Italia ma le realtà più dure sono al momento in Piemonte, come tra l’altro hanno dimostrato gli scontri di ieri a Torino. Nella regione, infatti la componente ideologica è ancora molto forte, dice l’antiterrorismo e, di fatto si fondono tre anime: quella, appunto autonoma e ideologica, quella anarchica e nichilista e quella indigena, che si oppone alla Tav. “L’antagonismo – diceva meno di quattro mesi fa l’Aisi – ha individuato nell’attuale congiuntura, segnata dai negativi effetti della crisi finanziaria sul piano produttivo e occupazionale e delle trasformazioni sociali che stanno interessando in particolar modo il mondo del lavoro, una favorevole opportunità per intensificare l’attività di contestazione”. E’ quel tentativo di “radicalizzare le lotte” in atto da tempo.

Restano, in ogni caso, le colpe della politica. “Non c’è più chi tiene la piazza – affermava a febbraio Manganelli in Parlamento – Sono anni che non abbiamo più esponenti della sinistra, della destra o del sindacato che possano dare garanzie che in una certa area non accadano problemi. Non possiamo contare né su partiti né su persone autorevoli”. Per questo al Viminale già guardano con preoccupazione al prossimo appuntamento cerchiato in rosso sul calendario: la manifestazione nazionale a Roma di Casapound.

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4 Comments

  1. Culitto Salvatore says:

    LA PROTESTA
    Tagli alla spesa sociale, gli studenti per protesta dipingono di bianco le strisce blu
    Nella notte i manifestanti hanno “cancellato” gli stalli riservati ai parcheggi a pagamento nel centro di Palermo

    PALERMO – Dopo la giornata di mobilitazione europea continua la protesta degli studenti universitari e medi «contro i tagli alla spesa sociale e le politiche di austerity del governo dei tecnici di Mario Monti». Durante la notte gli studenti hanno colorato di bianco le strisce blu riservate ai parcheggi a pagamento nel centro di Palermo e imbrattato con bombolette spray, i cartelli stradali. «La protesta – dicono gli studenti – vuole contestare la privatizzazione del suolo pubblico attraverso la tassazione imposta dal Comune, che invece di risolvere i problemi della
    cittadinanza palermitana vessata dalla crisi, continua a speculare su di essa».
    Protesta studenti, coperte strisce blu

    PRIVATIZZAZIONE DELLA CITTADELLA – La protesta, spiegano ancora gli studenti, «riguarda anche la privatizzazione della cittadella universitaria con la tassa parcheggio che il rettore Lagalla vuole imporre agli studenti che a questo punto sarebbero doppiamente colpiti sia come cittadini che come universitari e precari». Le manifestazioni proseguiranno venerdì 16 novembre con i cortei studenteschi che partiranno rispettivamente da piazza Verdi alle 9 per gli studenti medi e dalla cittadella universitaria di viale delle Scienze (facoltà di Lettere e Filosofia) per quanto riguarda gli universitari.

    Scuola: manifestazione a Palermo, un agente ferito altri contusi
    16 Novembre 2012 – 13:10
    (ASCA) – Palermo, 16 nov – Un poliziotto ferito probabilmente con una pietra e alcuni suoi colleghi contusi. E’, al momento, bilancio di una manifestazione di studenti in corso da stamane a Palermo. Nel mirino dei giovani il presidente della Regione Rosario Crocetta, reo, a detta degli studenti che in testa al corteo portano uno striscione proprio contro il neo governatore, di rappresentare la continuita’ del governo Lombardo. Cartelli anche contro il ministro dell’Istruzione: ”Profumo di minchiate: i tablet nelle scuole mentre i tetti cadono a terra”. Prima tappa dei manifestanti davanti la sede del governo regionale di Piazza Indipendenza dove scoppiano tafferugli con lanci di cibi alle forze dell’ordine che a sua volta reagiscono con cariche di contenimento. A questo punto, i contestatori si sono poi spostati verso corso Vittorio Emanuele, nel tentativo di raggiungere la biblioteca della Regione siciliana dove era in corso una cerimonia e che vede protagonisti il presidente Rosario Crocetta e altre autorita’ tra cui il presidente del Senato, Renato Schifani. In questi minuti la protesta degli studenti sembra rientrare.

    Scuola: oggi nuova protesta a Palermo

    Palermo, 17 nov. – (Adnkronos) – Nuova manifestazione di protesta questa mattina degli studenti palermitani, organizzata dalla Rete degli studenti medi di Palermo. Ieri si sono verificati duri scontri tra i giovani e le forze dell’ordine. Nove agenti sono rimasti feriti negli scontri.

    “Il 17 novembre e’ ormai un simbolo dei diritti degli studenti ed e’ importantissimo in una giornata cosi’ importante scendere in piazza rilanciando ancora una volta le nostre idee e i nostri contenuti per una scuola all’altezza dei sogni che abbiamo – spiegano gli organizzatori – Ancora una volta scenderemo in piazza per mostrare la drammatica situazione in cui versa il sistema italiano d’istruzione pubblica. Le scuole cadono a pezzi, una su due non e’ a norma e un istituto su dieci e’ ospitato da privati. Ancora una volta scendiamo in piazza per parlare di diritto allo studio, edilizia scolastica e sicurezza nelle scuole, servizi e welfare studentesco, didattica alternativa, valutazione e piu’ in generale di libero accesso al sapere”.

    E spiegano: “Il nostro slogan sara’ ‘Siamo il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo’. Il nostro corteo partira’ alle ore 9 da Piazza Massimo e arrivera’ a piazza Indipendenza. Nel dissociarci da quello e’ accaduto ieri nella manifestazione organizzata dai centri sociali e nel condannare ogni forma di violenza ci teniamo a dire che la nostra manifestazione sara’ pacifica e non violenta e porteremo in piazza la nostra indignazione e la nostra voglia di cambiamento attraverso le nostre idee e delle proposte concrete, i piu’ forti strumenti di lotta che abbiamo e gli unici in grado di cambiare veramente le cose”.

  2. Dan says:

    Malattia… io la chiamerei con il suo vero nome: pura e semplice incazzatura.
    Ti svegli al mattino, hai finito gli studi o non li hai potuti terminare perchè sono finiti soldi, non hai un lavoro, non hai uno scopo, hai tanti progetti ma nessuna possibilità di realizzarli, tutto quello che cerchi di raggiungere sembra sfuggirti di mano ed il tuo impegno non può cambiare le cose. Finchè si poteva tirare avanti uscivi alla sera e finivi ad ubriacarti, a farti di qualcosa così non avevi da pensare, ma anche quello costa e prima o poi non puoi più permettertelo.
    Cominci a pensare, capisci, ti svegli, ti incazzi, meni.

  3. Trasea Peto says:

    Gli insegnanti hanno dei problemi con il loro datore di lavoro(lo Stato): come risolvono il problema? Mandano gli studenti contro l’estremità dei tentacoli dei polpo statale: la polizia.

    Quando lo studente appartiene ancora ai privati cittadini (perché la natura non crea dipendenti statali) gli ammaestratori di Stato cercano di coinvolgere in qualsiasi modo gli studenti ad avere qualcosa a che fare con lo Stato, che sia per farne parte o per odiarlo non importa, l’importante è considerarlo come entità superiore. A questo serve la scuola di stato italiana.

  4. luigi bandiera says:

    Scrivevo: se l’intellighenzia talibana e’ malata lo sara’ anche la societa’ dei TALIBANI.

    Potrebbe essere la risposta alla domanda: perche’ queste nefandezze democratiche..?

    Se quelli che ora sono lì a governare sono la CREMA dell’intellighenzia e continuano, oltre che dire kazzate, a fare disastri: l’insegnamento e’ presto dato.

    Non ricordo dove mi trovavo molti anni fa ma ricordo che mi dicevano: Luigi, giusto educare e parlare agli allievi dei doveri che hanno quando sono qua e in societa’, ma prima ci vuole l’ESEMPIO..! Si.ò Conta tantissimo l’ESEMPIO..!
    .
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    Bel esempio col nominare gente mai vista e sentita e ma nemmeno eletta. Senza voto nostro DIRITTO/DOVERE dicono i piu’ “bravi” (Renzo e Lucia non c’entrano) a menar il can per l’aja.

    Bel esempio di rigore di cui LACRIME E SANGUE con una nomina a vita..!

    Bel esempio con IPER SUPER STRA PAGHE messe insieme e ad personam..!

    Bel esempio con incarichi, stra pagati, doppi o tripli e non si sa piu’ contare perche’ il pallottoliere non ha piu’ PALLE..!

    Bel esempio essere scortati con tre o quattro poliziotti. Magari che ti aiutano a fare la spesa, le compere.

    Bel esempio e’ mandare in galera chi esprime la sua opinione.

    Bel esempio e’ firmare trattati per poi FREGARSENE E ALTAMENTE..!

    Bel esempio e’ sfornare leggi e poi NON SAPERE NEMMENO SE ESISTONO. L’invasione pero’ CONTINUA.

    Bel esempio e’ far cantare chi NON VUOL CANTARE UN KAX..! Specie se e’ segno di tirrania e piu’.

    Beh, un bel esempio, ma non e’ seria la cosa: e’ una battuta. Gia’ il nome del capo della polizia e’ tutto un programma. (lo hanno trovato apposta..?).

    Insomma e tanto per concludere: di ESEMPI POSITIVI NON SE NE VEDONO. ANZI. SONO TUTTI NEGATIVI..!!

    CHI NON E’ INKAZZATO OGGI..??

    NON ABBIAMO SICUREZZA. NON ABBIAMO LA LEGITTIMA DIFESA..!

    SOLO I CIECHI SONO FELICI E CONTENTI, perche’ non vedono un kax. Con tutto il rispetto che porto e va ai ciechi veri.

    SE NON SI TROVA LA FORZA DI RIVOLTARE IL CALZINO E’ TUTTO INUTILE..!!

    At salüt e cosi’ sia.

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