Inchiesta Openpolis – Caricometro, i politici col doppio incarico incollato 3 / Consiglieri regionali e comunali allo stesso tempo…

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di OPENPOLIS – Oltre alle incompatibilità con il mandato parlamentare, il nostro sistema legislativo prevede anche dei limiti di accesso per altri incarichi politici. Il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali dall’articolo 63 al 69 regola le incompatibilità per consiglieri e assessori di comuni e regioni. Tra le norme in vigore, per esempio, l’impossibilità per un consigliere regionale di essere sindaco o assessore di un comune compreso nel territorio della regione.

Il concetto dell’incompatibilità nasce per evitare possibili conflitti di interesse, una via per limitare l’eccessiva concentrazione di potere nelle stesse mani. Collegato al tema dei doppi incarichi, e connesso a quanto analizzato fino ad ora, c’è quello della fattibilità, nonché opportunità, di portare avanti contemporaneamente determinati ruoli.

Essere consigliere regionale e comunale allo stesso tempo

Nel nostro sistema legislativo è possibile essere consigliere comunale, e contemporaneamente consigliere regionale. Una possibilità che coinvolge oltre 130 politici a livello nazionale, la cui opportunità politica però può essere discussa. Le regioni infatti hanno una serie di poteri di controllo sui comuni regolate dalla legge.

130 politici in Italia sono sia consiglieri comunali che consiglieri regionali.
Le legge permette di essere consigliere comunale e consigliere regionale nello stesso territorio.

Nel testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (legge 267 del 2000) all’articolo 5 viene stabilito che le regioni indicano gli obiettivi generali della programmazione economico-sociale e territoriale e su questi ripartisce le risorse destinate al finanziamento del programma di investimenti degli enti locali. Non solo, è attraverso una legge regionale che vengono stabiliti i criteri e le procedure della programmazione socio-economica e della pianificazione territoriale dei comuni rilevanti ai fini dell’attuazione dei programmi regionali. Il ruolo delle regioni è centrale, solo per fare degli esempi, nell’approvazione del piano urbanistico dei comuni o nella gestione dei rifiuti al livello locale.

È chiaro quindi che i compiti delle regioni di controllo e programmazione sull’attività dei comuni, seppur limitate, esistono. Fare parte, anche senza un incarico esecutivo, di entrambe le istituzioni può portare a una sovrapposizione di incarichi tra controllori e controllati. A maggior ragione per i comuni più popolosi la tematica sembra essere particolarmente concreta. Tra questi, una menzione speciale meritano i comuni capoluogo di regione, che per portata economica e importanza giocano una parte fondamentale nelle dinamiche territoriali.

Al momento 13 politici sono consiglieri regionali, e consiglieri comunali in comuni capoluogo di regione:

  • 6 in Regione Lombardia: Massimiliano Bastoni (Lega), Paola Bocci (Pd), Gianluca Marco Comazzi (Fi), Manfredi Palmeri (Energie per l’Italia), Silvia Serafina Sardone (Fi) e Elisabetta Strada (Gori presidente) tutti consiglieri al comune di Milano;
  • 3 in Regione Lazio: Michela Di Biase (Pd) e Fabrizio Ghera (Fdi) consiglieri al comune di Roma, e Stefano Parisi (Energie per l’Italia) consigliere al comune di Milano;
  • 1 in Regione Friuli-Venezia Giulia: Bruno Marini (Pdl) consigliere comunale a Trieste;
  • 1 in Regione Puglia: Anna Maurodinoia (Pd) consigliere comunale a Bari;
  • 1 in Regione Sicilia: Maria Anna Caronia (Fi) consigliere comunale a Palermo
  • 1 in Regione Umbria: Sergio De Vincenzi (Lista civica centrodestra) consigliere comunale a Perugia.
13 consiglieri comunali di comuni capoluogo di regione, sono anche consiglieri regionali.

Le città in questione, alcune persino città metropolitane, hanno un peso considerevole nell’economia delle regioni. Essere consigliere comunale a Roma o Milano, ha un significato notevolmente diverso rispetto a esserlo in qualsiasi altro comune laziale o lombardo. Una rilevanza che può essere testimoniata, come nel caso della città di Roma, da una menzione speciale nello statuo regionale:

1. La Regione contribuisce a valorizzare Roma, capitale della Repubblica e simbolo dell’unità d’Italia, centro del Cattolicesimo e del dialogo fra i cristiani, luogo di incontro fra culture diverse e patrimonio storico e culturale universale.
2. Promuove, in considerazione della presenza di Roma nel territorio regionale, la destinazione, anche da parte dello Stato, di risorse aggiuntive nonché l’effettuazione di interventi speciali.
3. Opera affinché il ruolo e le funzioni nazionali ed internazionali di Roma contribuiscano allo sviluppo economico, sociale e culturale equilibrato dell’intero territorio regionale.

Il caso di Stefano Parisi

Un caso che merita un trattamento separato è quello di Stefano Parisi, unico politico in Italia ad avere i due incarichi in questione in due regioni diverse.

A giugno del 2016 Stefano Parisi, affermato manager, è stato il candidato del centrodestra alle elezioni comunali di Milano. Sconfitto dal candidato del centrosinistra Giuseppe Sala, Parisi è diventato quindi consigliere comunale del capoluogo lombardo e leader dell’opposizione. A marzo del 2018 lo stesso Parisi è stato il candidato sempre del centrodestra alle elezioni regionale del Lazio. Uscito nuovamente sconfitto dalla tornata elettorale, il politico è però diventato consigliere regionale e capogruppo di opposizione.

Stefano Parisi è sia consigliere comunale a Milano, che consigliere regionale nel Lazio.

Al momento quindi Stefano Parisi è consigliere comunale a Milano e consigliere regionale nel Lazio. Due incarichi che, come abbiamo visto, sono compatibili e perfettamente cumulabili. A questo punto diventa fondamentale capire se sia realistico svolgere entrambe queste importanti mansioni contemporaneamente, in due territori così diversi.

Per capirlo possiamo analizzare i dati sulle presenze di Parisi al consiglio comunale di Milano. A fine marzo era il secondo consigliere, dietro solo a Matteo Salvini, con la percentuale più bassa di presenze alle sedute e alle votazioni dell’aula.

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