Inchiesta Openpolis – Caricometro, i politici col doppio incarico incollato 2/ Parlamentari e in Comune. Per il cittadino ovviamente…

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di OPENPOLIS – Uno dei principali problemi con l’attuale normativa in tema di incompatibilità riguarda il dare lo stesso peso a tutte le amministrazioni comunali.

Il tema dell’opportunità e la fattibilità di portare avanti determinati incarichi contemporaneamente poi è particolarmente rilevante quando riguarda membri di camera e senato. Tredici parlamentari, alcuni di spicco, mantengono al momento l’incarico di consigliere comunale in comuni capoluogo di regione, come consentito dalla legge. Un modo per mantenere un piede nelle istituzioni del territorio delle proprie città, e allo stesso tempo far parte delle istituzioni nazionali.

Molti parlamentari di spicco scelgono di mantenere un incarico da consigliere nella loro città di origine.

Il punto è chiaro: non sarebbe più corretto lasciare il posto in consiglio comunale a politici che non hanno anche un incarico nel parlamento? Vista l’importanza di entrambi i ruoli, la risposta dovrebbe venire naturale, ma evidentemente non è così. Bisognerebbe capire quanto i parlamentari in questione sono capaci di seguire i lavori in comune, e per farlo ovviamente possiamo utilizzare i dati. Specifichiamo subito che la mancanza di dati omogenei e uniformi rendono il confronto tra le diverse amministrazioni molto arduo. Ogni comune, non essendoci una chiara normativa in materia, riporta le presenze ai lavori in maniera differente. Dati che spesso non includono quanto succede nelle commissioni comunali, dove, come per il parlamento, avviene molto lavoro.

13 parlamentari sono anche consiglieri in comuni capoluogo di regione.

Comune di Roma: Fassina (Leu), Giachetti (Pd) e Meloni (Fdi)

Nel comune di Roma ci sono ben 3 ex candidati sindaco che dopo la sconfitta elettorale sono diventati consiglieri comunali. Tutti e tre erano e sono tutt’ora anche parlamentari, e parliamo nello specifico di Stefano Fassina (Leu), Roberto Giachetti (Pd) e Giorgia Meloni(Fdi). Da metà 2016 a fine 2017 in media i consiglieri al comune di Roma hanno partecipato a 103 sedute dell’assemblea capitolina. La leader di Fratelli d’Italia solamente a 30, l’ex vicepresidente della camera Giachetti a 85 e Fassina a 94. Più significativi i dati sulle sedute nelle varie commissioni di appartenenza. Se in media un consigliere ha partecipato a circa 310 sedute, Meloni con 12, Giachetti con 63 e Fassina con 93 si stabiliscono in fondo alla classifica, in buona compagnia dell’altro ex candidato Marchini fermo 20.

Comune di Milano: Gelmini (Fi) e Salvini (Lega)

In parlamento ininterrottamente dal 2006, Mariastella Gelmini dal giugno del 2016 è entrata nel consiglio comunale di Milano. Matteo Salvini invece è tornato nel consiglio comunale della sua città dopo avervi fatto parte dal 1993 al 2012. Anche lui vi è tornato a metà del 2016, quando era ancora un deputato del parlamento europeo. Da inizio consiliatura l’onorevole Gelmini ha partecipato all’8,46% delle votazioni, terza percentuale più bassa dopo il dato di Stefano Parisi (5,61%) e proprio di Matteo Salvini (3,71%). Anche i dati sulle presenze alle sedute non sono certamente migliori. Il leader della Lega mantiene la percentuale più bassa di tutto il consiglio comunale (21,48%), precedendo sempre Stefano Parisi (35,56%) e Mariastella Gelmini (49%).

Comune di Napoli: Carfagna (Fi) e Valente (Pd)

La neo vicepresidente della camera Mara Carfagna è in parlamento dal 2006, e ha ricoperto il ruolo di ministro per le pari opportunità dal 2008 al 2011. Dal 2016 fa parte del consiglio comunale di Napoli, anno in cui ha partecipato a 12 sedute su 14, con sole 2 assenze. L’anno successivo i dati sulle assenze sono notevolmente cresciuti, facendo segnare la percentuale più alta di sedute mancate, il 38% (9 su 24), di tutto il consiglio. Anche Valeria Valente, candidata sindaco del Partito democratico, dopo un primo anno con sole 2 assenze, ha visto i suoi numeri accrescere, salendo al 25% di sedute saltate (6 su 24), terza percentuale più alta.

Comune di Torino: Fassino (Pd) e Napoli (Fi)

Essendo nuovi al doppio incarico, i dati per Piero Fassino e Osvaldo Napoli sono leggermente diversi. A differenza degli altri parlamentari di cui abbiamo parlato fin qui, i due consiglieri comunali torinesi prima delle ultime elezioni politiche non erano parlamentari, e avevano solamente l’incarico in consiglio. Il modo migliore per testare la loro capacità di portare avanti il doppio impegno è vedere se è cambiata la loro partecipazione ai lavori del comune dall’inizio della campagna elettorale. Da gennaio 2018 Fassino e Napoli hanno partecipato rispettivamente al 16,66% (3 su 18) e 72,22% (13 su 18) delle sedute che si sono tenute.  Rispetto a tutto il 2017, per avere un confronto, la variazione è particolarmente sensibile per Osvaldo Napoli. Il parlamentare di Forza Italia aveva partecipato all’89,79% delle sedute (44 su 49) lo scorso anno, mentre l’ex sindaco Fassino al 44,89% (22 su 49), seconda percentuale più alta di assenteismo in consiglio.

Comune di Bologna: Borgonzoni (Lega)

La candidata della Lega alle comunali di Bologna del 2016, Lucia Borgonzoni, è stata eletta al senato alle ultime elezioni politiche. Anche per lei quindi il doppio incarico è relativamente recente. Nel primo trimestre del 2018, nel pieno della campagna elettorale, ha partecipato a 15 delle 23 sedute del consiglio comunale (il 65%), terza percentuale più bassa dopo Virginio Merola, sindaco di Bologna, e del consigliere Francesco Errani. Detto questo, dopo il sindaco Merola, ha la percentuale più bassa di partecipazione alle votazioni del consiglio nel primo trimestre del 2018.

 

 

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