Inchiesta Openpolis – Caricometro, i politici col doppio incarico incollato 1/ Quelli che prima viene il servizio…

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di OPENPOLIS – Per evitare conflitti di interessi e una gestione sbagliata del potere, il nostro sistema legislativo prevede una serie di norme per rendere la vita delle istituzioni più equa e trasparente. In particolare tre concetti chiave delineano dei chiari limiti di accesso alle cariche pubbliche: l’incandidabilità, l’ineleggibilità e l’incompatibilità.

Incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità

Le cause di incandidabilità precludono la possibilità di esercitare il diritto di elettorato passivo, cioè di candidarsi ad un determinato incarico pubblico. Nel caso del parlamento, riguardano tutti coloro che sono stati condannati in via definitiva per una serie di reati tra cui quelli contro la pubblica amministrazione (incluso peculato, corruzione, abuso d’ufficio e altro), quelli previsti dall’art. 51 comma 3-bis e 3-quater del codice di procedura penale (associazione a delinquere, associazione mafiosa e altro) e i delitti non colposi per cui è prevista una reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni. Di fronte a un comportamento grave e illecito quindi, viene tolta la possibilità di partecipare come candidato alle elezioni. Non solo, si perde anche la cosiddetta agibilità politica, cioè la possibilità di ricoprire incarichi di governo.

L’ineleggibilità parlamentare invece è una situazione in cui il titolare di una carica pubblica o di un mandato elettorale al livello locale, candidandosi potrebbe trovarsi in una situazione di supremazia rispetto agli altri candidati. Questo ruolo lo pone in un contesto di vantaggio, in quanto potrebbe influenzare la competizione nell’ambito della comunità locale. Trattasi quindi di un impedimento giuridico per assicurare una equa e giusta competizione elettorale. Per il parlamento, per esempio, le cause di ineleggibilità non hanno effetto se le funzioni esercitate sono cessate almeno 180 giorni prima della fine della legislatura e, in caso di elezioni anticipate, entro i 7 giorni dallo scioglimento delle camere. Alcuni esempi di ineleggibilità con la carica di deputato e senatore sono: sindaci di comuni con oltre 20.000 abitanti, i capi gabinetto dei ministri, i prefetti, capo e vicecapo della polizia.

Il nostro sistema legislativo prevede una serie di norme per rendere la gestione delle istituzioni più equa.

Infine l’incompatibilità si pone come impossibilità per i politici di svolgere due determinati incarichi contemporaneamente per evitare possibili conflitti di interesse. I membri di camera e senato, per esempio, non possono essere allo stesso tempo consiglieri regionali, assessori regionali o parlamentari europei. Le incompatibilità parlamentari non riguardano solo ruoli politici, ma anche in aziende, in particolare quelle pubbliche o di controllo pubblico. E ancora, i direttori generali, amministrativi e sanitari delle Asl sono incompatibili con la maggior parte degli incarichi politici, dai comuni fino al parlamento nazionale passando per le regioni.

Questo impianto legislativo però ha dei limiti, sia dal punto di vista procedurale, nelle tempistiche per la risoluzione dei casi, che da quello concettuale, data la possibilità di mantenere alcuni tipi di incarichi simultaneamente. Per quanto permesso dalla legge, appare a volte discutibile.

L’iter per risolvere le incompatibilità

(…)Alcuni neo-parlamentari hanno abusato del regolamento per portare avanti un doppio incarico incompatibile il più a lungo possibile.

L’inizio della XVIII legislatura ne è stato un caso lampante: in mancanza di una giunta delle elezioni, organo la cui costituzione è stata posticipata a causa della mancanza di un governo, la verifica dei poteri dei nuovi eletti non è ancora avvenuta. Alcuni neo-eletti, pur in situazione di incompatibilità costituzionale, non si sono dimessi dal precedente incarico. Una via percorribile perché senza una giunta non sono ancora stati contestati, almeno da parte del parlamento, i doppi incarichi in essere. Contestazioni che in alcuni casi sono arrivate dalle regioni, mentre in altri no, permettendo agli interessati di continuare a svolgere entrambi i ruoli.

Caricometro – XVIII legislatura

11 parlamentari sono ancora incompatibili. Per iter lenti e abusi del regolamento molte situazioni sono ancora da risolvere.

Esempio perfetto di questa situazione è Luciano D’Alfonso. Il governatore della regione Abruzzo è stato eletto in parlamento con il Partito democratico, sottolineando più volte la sua intenzione di mantenere il doppio incarico incompatibile finché consentito dal regolamento. Come se non bastasse la giunta delle elezioni della regione Abruzzo ha approvato la sua linea, dichiarando che l’incompatibilità scatterà solo quando ci sarà la convalida degli eletti da parte della giunta delle elezioni del senato. In pratica si è approfittato delle formalità previste dal regolamento e dallo stallo istituzionale per mantenere il doppio ruolo più a lungo possibile.

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