Storia dei “pessimi” rapporti fra Berlusconi e l’Europa

di REDAZIONE

La storia dell’Italia ‘sorvegliata speciale’ dalla Ue, e delle ‘bacchettate’ al governo Berlusconi, comincia con la lettera della Bce nell’estate del 2011, passa per la famosa ‘risatina’ di Sarko’-Merkel, per il pressing di Obama e del G20, ed arriva fino ad oggi ed alla ricostruzione di Rehn dell’autunno ‘caldo’ dell’Italia. Di seguito gli episodi principali.

LETTERA BCE. Il 5 agosto 2011, la Banca Centrale Europea invia al governo una lettera in cui elenca le riforme da approvare per garantire che Francoforte continui ad assistere il Paese acquistando i titoli di Stato, come gia’ faceva da mesi. In particolare, chiedeva l’anticipo del pareggio di bilancio di un anno rispetto alla scadenza del 2014 inizialmente prevista nel def.

LA ‘RISATA’ SARKO’-MERKEL. Berlusconi vi ha rassicurato? Era il 23 ottobre e Merkel e Sarkozy, che avevano appena parlato con il premier italiano, alla domanda della stampa a Bruxelles si guardano e sorridono a lungo, a testimoniare tutto lo scetticismo, al di la’ delle parole ufficiali, su quanto l’Italia sia riuscita a rassicurarli.

ULTIMATUM DA BARROSO. ”La Ue aspetta entro domani una lettera di Berlusconi con impegni specifici sulle rapide misure per la crescita che l’Italia intende adottare, e finora non ha ancora avuto nessuna indicazione da Roma”, faceva sapere Barroso il 25 ottobre. Il giorno seguente, al Consiglio Ue, Berlusconi si presenta con la lettera dove indica tempi e obiettivi delle riforme che prevedono, tra l’altro, interventi su pensioni, dismissioni e privatizzazioni.

G20 CANNES, ITALIA VIGILATA. Dall’appuntamento di Cannes del 4 novembre 2011 l’Italia ne esce ‘vigilata speciale’ del Fmi. E da Obama a Sarkozy, Merkel e Lagarde, tutti vanno in pressing su Berlusconi perche’ faccia le riforme che ha promesso, per ridare ”credibilita”’ all’Italia.

BERLUSCONI RITORNA, PPE LO SCOMUNICA. Il 14 dicembre 2012 il capogruppo del Ppe al parlamento Ue Joseph Daul ‘scomunica’ il ritorno di Berlusconi, e la settimana dopo a Bruxelles, al summit Ppe, il presidente dell’eurogruppo Juncker non e’ meno tenero: ”Non ci puo’ essere ritorno alle vecchie politiche in Italia, perche’ questo metterebbe nettamente in pericolo la stabilita’ dell’Eurozona”. Pesante anche il presidente del Parlamento, Martin Schulz, che defini’ il suo ritorno ”una minaccia per l’Italia e l’Europa”.

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