Agroalimentare a Nordest: cala il fatturato delle aziende e anche la domanda

di REDAZIONE

Anche l’industria agroalimentare dell’area triventa registra un consuntivo 2012 in calo rispetto all’anno precedente, sebbene meno ampio rispetto ad altri settori. Nei primi mesi del 2013 inoltre le imprese della trasformazione alimentare, soprattutto le piccole, stanno scontando la debolezza della domanda interna e la caduta dei consumi, anche alimentari, da parte delle famiglie. Nonostante cio’, le aziende che si rivolgono all’estero e quelle che hanno una quota elevata di fatturato realizzato fuori dai confini nazionali ottengono risultati positivi ed evidenziano migliori prospettive rispetto al sistema. Si tratta inoltre di un settore che comunque mostra segnali di evoluzione: cresce ad esempio tra le grandi l’occupazione diversamente da quanto avviene in altri ambiti. E’ quanto emerge dall’indagine ”La congiuntura delle imprese agroindustriali del Nord Est – Consuntivo 2012 e previsioni primo semestre 2013” promossa da FriulAdria e realizzata da Fondazione Nord Est.

La rilevazione ha coinvolto un campione di 722 titolari di imprese (dato pesato), di tutte le dimensioni, attive nelle regioni del Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino. Le aziende interpellate sono tutte iscritte alle Camere di Commercio. L’indagine telefonica si e’ svolta in aprile 2013. ”Anche nel 2012 FriulAdria si e’ proposta come banca di riferimento per l’agroindustria del Nord Est in coerenza con il posizionamento del Gruppo Cariparma Cre’dit Agricole a livello nazionale – ha dichiarato il vicedirettore di FriulAdria Gerald Gregoire – Nel corso dell’anno abbiamo erogato quasi 165 milioni di euro complessivi al settore, di cui circa la meta’ per finanziamenti a medio lungo termine finalizzati agli investimenti produttivi”. ”Recentemente, inoltre – ricorda – abbiamo sottoscritto con Avepa, di cui siamo tesorieri, il protocollo ”Insieme per l’Agricoltura” che prevede il finanziamento dell’anticipo dei contributi europei alle aziende agricole del Veneto, con l’obiettivo di favorire la liquidita’ soprattutto delle imprese che hanno subito danni a causa della siccita’. In generale, il nostro approccio e’ quello di un partner che assiste l’intera filiera con servizi di qualita’ e con il valore aggiunto del know how della nostra casa madre francese”. Andamento delle vendite e previsioni primo semestre 2013.

Le imprese nordestine dell’agroindustria vendono, mediamente, l’88,4% dei propri prodotti in Italia, il 7,7% in Europa e il 3,9% oltre i confini europei. La capacita’ di esportare aumenta con il crescere delle dimensioni ed e’ il Veneto a ospitare le imprese maggiormente internazionalizzate. Mentre alcuni settori rimangono prevalentemente rivolti al consumo interno (i prodotti da forno e farinacei rimangono per il 96,1% in Italia, il 94,6% dei prodotti derivanti dalla lavorazione della carne e il 94,3% dei prodotti lattiero caseari), altri, evidenziano una maggiore vocazione all’export (in particolare le bevande con il 13,3% delle vendite oltre i confini europei). In questo contesto, il saldo di opinione per le vendite in Italia – la differenza percentuale tra le indicazioni di crescita e quelle di flessione – e’ negativo (-16) per le imprese di tutte le dimensioni, viceversa risultano positivi i saldi di opinione che riguardano le vendite all’estero: +31 il dato medio, spinto dagli ottimi risultati sui mercati stranieri riportati dalle imprese con piu’ di 20 addetti. Il calo della domanda interna si riflette sulle previsioni degli imprenditori dell’agroindustriale, le imprese che esportano riportano prospettive migliori, ma in generale le previsioni relative al fatturato per i primi sei mesi del 2013 non appaiono positive. Il 43% delle imprese del comparto agroindustriale non si attende variazioni significative del giro d’affari, il 35,5% del panel prevede una riduzione, mentre solo il 21,5% un aumento (quota che sale al 36,1% per le realta’ con oltre 50 addetti). Prendendo in considerazione i differenti settori, le previsioni danno piu’ in difficolta’ le imprese che si occupano della lavorazione di carne (con un saldo di opinione pari a -30) e della produzione di prodotti da forno e farinacei (-22). Le aspettative delle imprese del Friuli Venezia Giulia appaiono le piu’ negative, soprattutto per effetto del basso numero di aziende che prevede di veder aumentare il fatturato (14,5%).

Sul fronte dell’occupazione prevalgono le indicazioni di stabilita’: l’80% degli imprenditori manterra’ infatti inalterati gli organici e solamente il 5,9% prevede di assumere nuovo personale. Piu’ della meta’ delle imprese del settore (il 53,8% degli intervistati) non prevede variazioni sostanziali in riferimento ai nuovi ordini (in calo per il 25,9% e in aumento per il 20,3%). Anche in questo caso al crescere della dimensione aziendale si evidenzia un miglioramento dei dati e, rispetto alla media, le previsioni delle imprese trentine e del Friuli Venezia Giulia appaiono piu’ negative. A Trento tre imprese su dieci (il 29,7%) prevedono riduzioni del fatturato e solamente il 13,6% variazioni positive, una quota che scende al 10,1% in Friuli Venezia Giulia. Le previsioni risultano migliori se si considerano i dati relativi agli ordini dall’estero. Il 56,2% degli intervistati prevede infatti stabilita’, il 26,6% si attende di vederli aumentare (soprattutto tra le imprese grandi e tra le aziende produttrici di prodotti lattiero caseari) e solo il 17,2% segnala un calo (in particolare tra le aziende del Friuli Venezia Giulia). La situazione incerta e le previsioni non esaltanti rispetto agli ordini si riflettono sulle politiche di investimento che risultano stabili per il 45,5% delle aziende e in diminuzione per il 38%. La situazione piu’ pesante si riscontra tra le imprese con minor numero di addetti (saldo di opinione pari a -39 nella fascia 1-9 addetti, con quasi la meta’ delle aziende che diminuira’ gli investimenti), nel sottosettore ”lavorazione carne” (-41 il saldo di opinione, solamente il 6,3% delle imprese intenzionata a investire) e in quello ”bevande” (-33). All’aumentare delle dimensioni migliorano le intenzioni di investimento (aumento previsto dal 30,9%).

Insomma, il 2012 si chiude con il segno negativo: le imprese che riportano un calo del fatturato rispetto al 2011 (il 37,8% del campione) sono piu’ numerose in confronto a quelle in crescita (pari al 29,6%). Il saldo di opinione da +18 precipita a -8. A soffrire maggiormente sono le realta’ di dimensioni minori (1-9 addetti) con il 44,1% che ha visto ridursi il fatturato. Il dato migliora pero’ al crescere delle dimensioni: tra le grandi (oltre 40 addetti) il 55% dichiara una variazione positiva del dato. Il confronto regionale vede Trento (saldo di opinione a -18) e il Friuli Venezia Giulia (-16) in maggiore difficolta’ rispetto al Veneto (-4); in riferimento ai settori, l’unico dato positivo riguarda le Bevande con il 48,6% degli imprenditori che dichiarano un aumento di fatturato. Le aziende esportatrici registrano mediamente performance migliori, tra quelle che realizzano dal 31 al 50% del proprio fatturato all’estero, il 70,8% ha visto aumentare il volume d’affari (il dato totale e’ pari a 29,6%). Quasi sette imprese su dieci mantengono gli organici invariati (il 68,4% del panel) e solo il 14,1% assume nuovo personale (dato che sale a 32,8% per le aziende con oltre 50 addetti), con un saldo di opinione che peggiora quindi da +4 a -3. La crescita del costo delle materie prime coinvolge piu’ di otto imprese su dieci (81,7%), ma la capacita’ di ribaltare tali aumenti sul prezzo dei prodotti finiti appare sostanzialmente in linea con quanto registrato nell’anno precedente. Il 41% delle imprese ha apportato variazioni in aumento dei prezzi dei propri prodotti (soprattutto nel settore delle bevande) e il 53,3% li ha mantenuti stabili. Piu’ della meta’ delle imprese dell’agroindustria (56,2%) giudica ”normale” la liquidita’, il 43,5%, invece, la ritiene insufficiente (39,5% nel 2011). Il 62,7% delle imprese dichiara di incassare i propri crediti in ritardo. La situazione, pur rimanendo critica, registra un leggero miglioramento rispetto al dato rilevato lo scorso anno (68,1%).

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One Comment

  1. Gianmarco Rossetto says:

    Una tirata d’orecchi sonante al giornalista che ha steso questo pezzo:

    CHIAMATELO TRIVENETO o LE VENEZIE o LA VENETIA, NON “nordestino”!!!!

    I giornalisti de L’indipendenza deve fare uno sforzo e liberare la propria mente dai bailame italiota-romanocentrico.

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