Incastrati nel primo vero compromesso storico. Con la Lega partito regionale del Sud Europa

di STEFANIA PIAZZO9dicembretasse

A distanza di ormai 37 anni dall’omicidio Moro, non possiamo dire che il compromesso storico non abbia raggiunto l’apice del successo. Ecco qua. Matteo Renzi è riuscito di più e meglio rispetto ai suoi predecessori a realizzare l’equilibrio perfetto,  o quasi, tra poteri. Ha costruito una maggioranza che governa anche senza l’opposizione, fa approvare quindi a maggioranza, la sua, le riforme, dialoga con una opposizione che è dentro la maggioranza e, quanto all’opposizione che resta, non gli pare vero che il vecchio leader sia stato sorpassato da un altro giovane leader che però corre e cresce ma solo per fare l’opposizione. E’ la democratura perfetta, la dittatura vestita a festa da democrazia. Il termine ormai è stato sdoganato ma il carro su cui corre è il compromesso storico, questo è il vero abito.

Ormai è sotto gli occhi di tutti e si è perfettamente coscienti di come il sistema sia maledettamente bloccato. Il punto è: come se ne esce, ammesso sia possibile uscirne. E quali sono i volti dei leader che faranno la coda per fare i rivoluzionari? Con quali loro uomini accanto? Domanda imbarazzante.

Ma ci interessa anche capire se sia o meno finito il Nord, quel Nord un tempo tutelato da una coalizione politica. Come si configura oggi la rappresentanza del Nord, soprattutto dopo la grande crisi, dentro la grande crisi e con tiepidi ma ancora troppo deboli segnali di ripresa…?

Matteo Salvini forse è stato il primo a capire che la rappresentanza del Nord è finita. Lo è almeno quella storicamente rappresentata in Parlamento, perché sui territori esistono ancora minoranze autonomiste che rivendicano al primo posto l’autodeterminazione economica e culturale dei padani. Il Veneto ne è pieno ed è l’unica regione che, nonostante la frammentarietà del popolo indipendentista, vedrà correrà delle formazioni indipendentiste  alle regionali.

Ora come ora, il centrodestra, per dirla alla Ilvo Diamanti, è in libera uscita. Come non dire che è così…

Di recente Marco Alfieri, giornalista che aveva fotografato il male del Nord e scandagliato le ragioni dell’allora insuccesso del centrosinistra al Nord, ha affermato che dopo 20 anni di leghismo, il male del Nord è diventato per la crisi, il male italiano. Un po’ quello che va ripetendo Salvini sul lavoro, la sicurezza, l’immigrazione, l’euro. Un disagio omologante? Così forte da appiattire le differenze, le culture, le ragioni, le rivendicazioni?

Rispetto all’Europa, da questo punto di vista, la Padania si è italianizzata, e l’Europa è diventata il Nord a Nord della Padania, trasformatasi in regione del Sud Europa. Un unico grande Sud con un piccolo Nord.

Oggi il patto fiscale si è rotto da Nord a Sud, il fordismo tradizionale è finito, e il lavoro autonomo non sa più quale sia la rappresentanza che lo rappresenta. La delega un tempo alla Dc e poi finita alla Lega, oggi è a caccia di una casa comune. La Lega ha scoperto che il Nord ha qualcuno più a Nord a cui dover rispondere, e questo non è certo il massimo, perché significa essere stati meridionalizzati da Bruxelles, emarginati dalle decisioni che contano.

Morale? Fuori dagli schemi della destra e della sinistra, il Carroccio di Salvini oggi appare sempre più come un partito regionale europeo, del Sud Europa, perché questa è l’Italia da Nord a Sud.  Una Lega protezionista, ma che non ha ancora la forza di imporsi sullo scenario geopolitico trattando a 360° la politica estera. Non basta un viaggio da Putin per accreditarsi, ma occorre saper parlare comprendendo tutti gli scenari. Questa è la sfida più grande, molto più grande della corsa, per quanto vitale per conservare la rappresentanza di certi territori, di Luca Zaia in Veneto.

 

C’è infine un inghippo che in Francia Marine Le Pen non ha nella sua corsa interminabile verso i palazzi della politica. Qui c’è Matteo Renzi, un populista light, come è stato ridefinito, e il muro di cinta del suo compromesso storico. Il film dei prossimi anni con l’on demand.

 

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3 Comments

  1. Giancarlo says:

    “……quel Nord un tempo tutelato da una coalizione politica…..” ?????????
    Quale coalizione politica? Quella di Forza Italia e Lega, con a capo un leader in odore di accordi sottobanco… scampato a diversi processi grazie alla prescrizione e ad ottimi avvocati? Con il piccolo particolare che ci ha reso ridicoli di fronte al mondo, ma questa è veramente un’inezia, l’Italia non è certo la Germania dove i ministri si dimettono per avere copiato la tesi di laurea. E, di grazia, in qual modo il Nord sarebbe stato tutelato da siffatta coalizione politica guidata da cotanto leader?
    Forse un giorno il “Nord” capirà che “nordicità” non significa solo essere lavoratori autonomi che pagano troppe tasse per gli sprechi di Roma e del Sud, ma avere una classe dirigente formata dai principi di serietà, onestà e rigore, che appunto si dimette se ha copiato una tesi di laurea e ai cui comportamenti si conforma il resto della popolazione. Ma comunque sarà troppo tardi.

  2. Dan says:

    “come se ne esce, ammesso sia possibile uscirne.”

    Volere è potere, sempre. Qui è la gente a non volere.
    Se la gente non vuole contare un tubo non possiamo costringerla a farlo.

  3. renato says:

    Salvini ha forse visto come gira veramente il fumo. Se gioca bene le sue carte ne vedremo di belle dopo le prossime elezioni comunali. Per quanto concerne l’estero, beh , diamogli tempo di consolidare le posizioni. A certi livelli chi non ha sufficiente potere non solo non viene ascoltato, non viene nemmeno visto.

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