Tasse locali aumentate del 500%, ma è colpa del federalismo fiscale?

di GIORGIO CALABRESI

“Con il federalismo fiscale il gettito locale e’ quadruplicato dal 1992 a oggi: le imposte riconducibili alle amministrazioni locali sono cresciute da 18 a 108 miliardi, con un eccezionale incremento di oltre il 500%”. E’ quanto emerge da un’analisi di Confcommercio realizzata in collaborazione con il Cer – Centro Europa Ricerche. Negli ultimi venti anni, ricorda l’analisi, “la spesa corrente delle amministrazioni centrali (Stato e altri enti) e’ cresciuta del 53%. La spesa di regioni, province e comuni del 126% e quella degli enti previdenziali del 127%: il risultato e’ che la spesa pubblica complessiva e’ raddoppiata. Per fronteggiare questa dinamica – spiega lo studio Confcommercio-Cer – si e’ assistito a una esplosione del gettito derivante dalle imposte (dirette e indirette) a livello locale con un aumento del 500% a cui si e’ associato il sostanziale raddoppio a livello centrale. Inoltre, nell’ultimo decennio, risulta quasi triplicata l’incidenza delle addizionali regionali e comunali sull’Irpef; rilevante, infine, la differenziazione delle singole regioni in base all’incidenza dalla tassazione locale: l’aliquota Irap per un’impresa della Campania e’ quasi il doppio di quella che deve pagare un’impresa di Bolzano”. Insomma, si rileva nell’analisi, “uno degli obiettivi principali del federalismo fiscale, quello, cioe’, di mantenere inalterata la pressione fiscale a carico dei contribuenti, e’ stato del tutto disatteso rendendo, pertanto, sempre piu’ necessario un maggiore coordinamento fra le politiche tributarie attuate ai diversi livelli di governo”.

«È ora che lo Stato si assuma, una volta per tutte, le proprie responsabilità e non le scarichi, come avviene sempre, sugli altri livelli istituzionali». Lo dichiara Stefano Bruno Galli, a capo del gruppo consiliare “Maroni Presidente” in Regione Lombardia, commentando l’analisi Confcommercio in ordine all’esplosione del fisco regionale negli ultimi vent’anni, che sarebbe aumentato di ben trenta volte, rendendo gravosa la pressione fiscale sui cittadini, le famiglie e le imprese.

«Abbastanza impropriamente – spiega Galli –  viene messo sul banco d’accusa il processo di decentramento fiscale cominciato nel 1992 e giunto a parziale compimento nel 2009 con l’approvazione della legge sul federalismo fiscale che, tuttavia, dal Governo Monti in poi è stata messa nel cassetto e che manca di alcuni decreti attuativi.  Come già segnalato dai ‘saggi’ per le riforme istituzionali nominati dal Presidente Napolitano – tra i quali il Ministro Quagliariello – l’esigenza di contenere la spesa pubblica ha portato alla riduzione delle risorse riconosciute a Regioni e Comuni, che hanno ridotto le spese e aumentato la pressione fiscale, nel quadro di una ricentralizzazione della finanza pubblica. Ciò spiega le ragioni dell’incremento della fiscalità decentrata regionale, salita – dal punto di vista quantitativo – da meno dell’1 per cento dei primi anni Novanta a oltre 5 per cento attuale. Ciò spiega altresì perché – come sostenuto dai saggi – la crisi in atto potrebbe costituire una ragione per esaltare le ragioni del federalismo fiscale, che rafforza la responsabilità delle autonomie territoriali».

Detto in altri termini, l’esplosione della spesa e del fisco decentrati  – prosegue il consigliere regionale –  «non è stata contestualmente accompagnata da una riduzione dei costi della pachidermica e spesso inefficiente macchina dello Stato centrale, con le sue strutture e i suoi apparati. A partire poi dal 2001, cioè dalla revisione del Titolo V della Costituzione repubblicana, le Regioni hanno visto aumentate le materie di propria competenza e le proprie prerogative legislative; gestire queste materie costa. Ecco perché le Regioni sono costrette a trovare nuove risorse di fronte a uno Stato burocratico e accentratore, ingordo e predatore, che non riesce assolutamente a ‘dimagrire’ e a restringere il perimetro della spesa pubblica, razionalizzando apparati e strutture».

«Nulla di nuovo sotto il sole, dunque – conclude Stefano Bruno Galli – : solo la solita censura ideologica nei confronti dei processi di federalizzazione della fiscalità, che dovrebbero portare a un migliore e più responsabile utilizzo delle risorse e della pressione fiscale. Ma che tuttavia – di fronte alle dimensioni assai onerose dello Stato centrale e alla sua proverbiale ingordigia – si sommano alla fiscalità statale, rendendo la pressione davvero insostenibile da parte dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. Di chi è la colpa? È ora che lo Stato si assuma, una volta per tutte, le proprie responsabilità e non le scarichi, come avviene sempre, sugli altri livelli istituzionali».

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2 Comments

  1. lory says:

    i soloni del sole 24 ore si dimostrano quello che sono, , scimmiette di regime!, ma ci sono troppi creduloni che credono a tutte le puttanate che scrivono questo giornale .

  2. Luke says:

    Meno male che c’è Galli. Come al solito i giornali sparano le notizie a
    cazzo, senza approfondire. Come ho già commentato sul sito Sole24Ore, in un vero Paese federale le tasse locali SOSTITUISCONO quelle federali, non vi si aggiungono! in un Paese normale, ad un aumento della tassazione locale (causa aumentate responsabilità) corrisponde una diminuzione di quella nazionale.
    Inoltre, +500% cosa significa? Partendo da quanto? Quali sono i dati assoluti?
    Ripeto: meno male che Galli c’è! Se come scrive lui si è passati dall’1% al 5% non mi sembra che il problema siano gli Enti locali! Perchè vuol dire che lo stato ancora si pappa il 95%
    Ma gli economisti del Sole24ore i numeri li sanno leggere? O è la solita propaganda del cazzo? È come i politici: o sono incapaci o in malafede. In ogni caso fanno un pessimo servizio
    INDIPENDENZA SUBITO!

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