In Svizzera i politici devono dire se sono massoni. E i nostri al Nord?

MASSONERIARASSEGNA STAMPA

La Svizzera ci insegna che la verità rende liberi. Nel segno del principio evangelico, chiediamoci quanti politici italiani, dal Nord al Sud, hanno la forza, il coraggio, l’intraprendenza di dichiarare di essere muratori e di lavorare dunque per un progetto di potere da presentare come programma ai loro elettori. Quanti politici al Nord, tra coloro i quali propugnano indipendenze varie, autodeterminazioni, in realtà sono al servizio di altro, e usano il treno appunto delle libertà a parole per raggiungere altri fini?

di CLEMENTE MAZZETTA*
“Forse è un tantino tardi per aprire una discussione sull’influenza della Massoneria in politica, visti i precedenti. Comunque, se un politico è massone dovrebbe dichiararlo pubblicamente “. Giovanni Jelmini, presidente del Ppd, liquida con un ironico sorriso la questione della inconciliabilità, o del possibile conflitto di interesse, fra politica e Ordine massonico. I precedenti, a partire da Brenno Bertoni, giudice, deputato, consigliere agli Stati e professor universitario, per arrivare a Giorgio Giudici, sindaco di Lugano per trent’anni, raccontano di una storia simbiotica fra i “liberi muratori” e i partiti in Ticino. L’affacciarsi ora sulla scena politica di Mauro Antonini, comandante delle Guardie di confine, massone e candidato plrt al Consiglio di Stato, non stupisce, quindi, più di tanto. Forse c’è maggior sorpresa nel vedere, come rivelato dal Caffè settimana scorsa, ben tre leghisti, di cui due deputati, desiderosi di far parte dei “Liberi muratori”. “Considerati i precedenti, non reputo inconciliabile l’adesione alla Massoneria con l’esercizio della politica – aggiunge Jelmini -. Mi dà più fastidio chi non distingue i diversi piani istituzionali della politica, come il ministro ps Manuele Bertoli, di cui per altro ho stima, che confonde il ruolo di presidente del governo con quello di presidente di partito. Ma su questo problema non ho mai visto nessuno prendere posizione”.
Nell’epoca della trasparenza globale Jelmini dà però un suggerimento: rendere nota l’affiliazione alla massoneria, così come si rende pubblica l’appartenenza ad un consiglio di amministrazione di una società, ad una fondazione, ad un ente qualsiasi. “Come la gente sa che io sono cattolico, apostolico, romano, come sa che faccio parte di alcuni consigli d’amministrazione e di fondazioni, così sarebbe opportuno che gli elettori sapessero se il tal candidato fa parte o meno della Massoneria”. Una semplice questione di trasparenza. Non vede nessun conflitto, nessuna controindicazione per i massoni nell’assunzione di cariche istituzionali, il presidente del Ps Saverio Lurati. “Non mi importa se uno è massone – dice – mi importa se è capace, se è in grado di amministrare bene questo Stato”.
Della massoneria non si teme né il potere condizionante del vincolo associativo, né il possibile influsso sugli affari dello Stato, e nemmeno l’aurea misterica e riservata. “Di principio non mi pare esista alcuna inconciliabilità – continua Lurati -; quanto ai conflitti d’interessi in Ticino sono all’ordine del giorno. E la loro soluzione dipende dalla correttezza delle persone”. La questione della massoneria è chiaramente derubricata ad elemento esoterico-folkloristico. “Non vedo nessun conflitto fra politica e massoneria – sottolinea il presidente del Plrt Rocco Cattaneo -. Sapevamo che Antonini era massone, quell’anello che portava al dito l’avevamo visto. Più chiaro di così. Ma a noi importa quello che fa una persona, cosa ha dimostrato nella vita. Non c’è nessun segreto”.
In effetti la Gran Loggia della Svizzera alpina, di cui fanno parte le Logge ticinesi, scrive nel suo statuto di non considerarsi “una società segreta, ma un’associazione ufficialmente riconosciuta la cui esistenza e i suoi scopi sono dichiarati pubblicamente”. Gli elenchi degli aderenti sono riservati per l’opinione pubblica, ma a disposizione delle autorità dello Stato. Quanto al rapporto con le istituzioni, secondo gli statuti, il “libero muratore” svizzero dovrebbe essere “sinceramente fedele alla sua patria, difenderne la libertà e l’indipendenza, e contribuire al mantenimento della pace al suo interno”.
“Se questi sono gli scopi, se la Massoneria è interpretata correttamente nella sua ispirazione ideale, non vedo alcuna controindicazione per un impegno politico istituzionale”, sostiene Marco Chiesa, capogruppo dell’Udc. “Diverso è il discorso quando si è in presenza di una deriva che interpreta la massoneria come società affaristica, come purtroppo la storia italiana ci ha dimostrato con le vicende della P2 e delle commistioni fra massoneria, affari, politica”.
Un affarismo opaco e malavitoso che più recentemente aveva toccato il Ticino con lo scandalo delle tangenti nella sanità della Lombardia, con i legami fra il presidente Roberto Formigoni, l’affarista Pierangelo Daccò e il maestro venerabile luganese Sandro Fenyö. Contro il rischio di Logge massoniche ridotte a comitati di affari, per Chiesa c’è un unico rimedio: la massima trasparenza: “Quando un massone si mette in politica dovrebbe semplicemente rendere nota la sua affiliazione. Non si mette in discussione la sua riservatezza nei confronti dei ‘fratelli muratori’, che manterrebbero l’anonimato, ma solo la sua partecipazione. Gli elettori, avrebbero un elemento in più per decidere. Lo stesso dovrebbero fare quanti aderiscono a Comunione e Liberazione o all’ Opus Dei. Cosa che oggi non mi pare avvenga”.
*pubblicato originariamente su Il Caffè, http://www.caffe.ch/stories/cronaca/47754_vuoi_far_politica_dicci_se_sei_massone/

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

One Comment

  1. caterina says:

    sono d’accordo… infatti vale il detto “la verità rende liberi”, sempre che corrisponda a responsabilità personale dei comportamenti.

Leave a Comment