In morte del federalismo: il regalo sotto l’albero della politica italica

di STEFANO MAGNI

In questo Natale sotto l’albero ci siamo ritrovati un “bel” regalino politico: l’Agenda Monti. Mira esplicitamente allo Stato centrale europeo e cancella quasi completamente ogni idea di federalismo.

Sull’Europa, già al primo punto, si legge testualmente: “costruzione di un’autentica Unione economica e monetaria basata su una più intensa integrazione fiscale, bancaria, economica e politico-istituzionale. Le elezioni europee del giugno 2014 dovranno costituire il momento per un confronto trasparente e democratico tra le forze politiche europee sul futuro della costruzione comunitaria. Il prossimo Parlamento europeo dovrà avere un mandato costituzionale”. E’ un chiaro disegno unitarista europeo: un nuovo super-Stato continentale con la facoltà di battere moneta, imporre tasse, decidere la spesa. Un organo erede diretto dei disegni unitari degli Stati nazionali. Visto che questi ultimi sono in crisi sempre più evidente di legittimità, invece di risolvere il loro problema di eccessivo centralismo, se ne crea uno a livello continentale. Si legge nel programma che l’Italia debba chiedere all’Europa una politica di “maggiore solidarietà finanziaria attraverso forme di condivisione del rischio”. Tradotto: far pagare gli errori di un Paese dagli incolpevoli contribuenti di un altro Paese. Al punto successivo si legge poi una chiara volontà di rinunciare alla propria sovranità in materia economica e fiscale (dunque sul 90% della politica interna). Una rinuncia basata sulla constatazione che: “le politiche economiche (in particolare le misure volte alla crescita e quelle di politica finanziaria) di ciascuno Stato Membro dell’Unione sono una questione di interesse comune dell’Unione europea e come tali sono soggette a coordinamento, orientamento e monitoraggio da parte della stessa”. Chiaro no? Chiunque voti, il bilancio dovrà essere sottoposto al “monitoraggio” di Bruxelles e non del proprio parlamento. E non solo di Bruxelles, ma anche del Palazzo di Vetro di New York, perché nel paragrafo “L’Italia a testa alta nel mondo”, troviamo infatti un’esaltazione del multilateralismo, delle operazioni di peacekeeping italiane in tutto il mondo e nella cooperazione e sviluppo con i Paesi più poveri. Che poi, nella pratica, si traduce in: prendere i soldi dai poveri dei Paesi ricchi per darli ai ricchi dei Paesi poveri, come ironizzava Ron Paul un anno fa.

Dopo questa bella infornata di belle intenzioni europeiste e mondialiste, scopriamo, non senza un po’ di stupore, che, relegato a pagina 21 dell’Agenda Monti, c’è anche un piccolo spazio dedicato al “federalismo”. Se la tua nazione si deve dissolvere in uno Stato continentale, a questo punto non si capisce nemmeno che cosa si possa intendere per “federalismo”, che nel suo significato più autentico altro non è che: autogoverno locale. In effetti, il “federalismo” proposto da Monti è solo un riassetto degli enti territoriali e una razionalizzazione delle loro politiche. Una linea che esprime tutta l’essenza del centralismo.

Ora: l’Agenda Monti è solo l’ultima proposta politica pervenuta. Ma per chi ha a cuore il federalismo e l’autonomia locale, come sono le altre offerte? Si deve credere al PdL? In otto anni di governi ha prodotto solo proposte perdenti: prima la devoluzione (bocciata da un referendum costituzionale), poi un “federalismo fiscale” incentrato sull’abolizione, mai realizzata, delle province da parte dello Stato centrale, su “Roma capitale”, sull’imposizione di costi standard, sempre dettati dallo Stato centrale, concedendo alle regioni solo la parziale libertà di spendere quel che vogliono (dei soldi ridistribuiti dallo Stato centrale) e di trattenere un po’ più di tasse (imposte dallo Stato centrale). Idee chiare sul federalismo, non c’è che dire. Si deve credere alla sinistra di Bersani e Vendola? Tutto quel che il centro-sinistra è riuscito a partorire nei suoi 4 governi dal 1996 al 2008, è solo la caotica riforma del Titolo V della Costituzione. Che non ha nulla a che vedere con il federalismo (è una mera redistribuzione di compiti, nemmeno ben delineati, fra Stato ed enti locali), ma è riuscita ugualmente a rovinarne la reputazione. La Lega Nord è più credibile? E cosa ha fatto in 8 anni di partecipazione al governo assieme al PdL? E Grillo, che vorrebbe nazionalizzare la sanità, togliendola alle regioni e ai privati, sarebbe un’alternativa più allettante per i federalisti? La sanità di oggi non è un esempio di virtù. Ma se non si comprende che gli scandali si moltiplicano proprio a causa dell’ingerenza dello Stato centrale (che detta le regole e paga il conto finale), vuol dire che non abbiamo capito dove sia la via d’uscita.

Insomma, delle prossime elezioni del 2013 non sappiamo ancora chi vincerà. Ma sappiamo già che il federalismo ha perso. Dal 1994 ad oggi, è il primo anno in cui è respinto da tutte le forze politiche in competizione. Lo propongono in pochi, ancora meno ci credono seriamente. La parola “federalismo” è ormai sdoganata e accettata moralmente da tutti, ma proprio per questo è talmente annacquata (al pari di “democrazia” e “liberalismo”) che ognuno la può usare per coprire, a mo’ di foglia di fico, le sue politiche centraliste.

Con il federalismo, nel 2013, morirà anche la flebile speranza di poter riformare consensualmente lo Stato italiano. Di risolvere la questione settentrionale. Di trovare il modo di rendere il Sud responsabile delle sue spese e dei suoi errori. Di porre fine alla redistribuzione di ricchezze dai produttori ai consumatori di tasse. Non vedere questi problemi non vuol dire risolverli: non curati, andranno in cancrena. E alla cancrena si dovrà rispondere con l’amputazione. Se fino ad oggi si pensava fosse possibile una cura federalista, da oggi sarà evidente che per ottenere autonomia e responsabilità delle proprie scelte, si dovrà per forza mirare alla separazione.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

13 Comments

  1. WOW says:

    se il federalismo è stata una strada non percorribile, proviamo a riunire Piemonte, Lombardia e Veneto cioè il 70% del pil poi iniziamo a battere il chiodo a roma. certo che a lamentarsi e a insultare si fa solo il gioco dei ns aguzzini

  2. Giancarlo says:

    Un augurio che mi faccio per il nuovo anno: che non dico tutti, ma la maggior parte di quelli che commentano su questo giornale la piantasse con il wishful thinking. Espressione inglese intraducibile in modo sintetico in italiano che significa scambiare i propri desideri con la realtà. Io desidero che la Padania esista, quindi la Padania c’è, io desidero che il lombardo sia una lingua, quindi il lombardo è una lingua, io desidero che questo stato marcio e corrotto sia alla frutta e crolli, quindi manca pochissimo al suo crollo, tesi d’altronde ampiamente confortata da una delle profezie Maya conservata in soffitta da mia nonna. Il miglior modo per far sì che le cose desiderate accadano è impegnarsi seriamente a questo fine, anche la realtà può sembrare disperatamente lontana dalle proprie speranze, non vociferare o scrivere sui viadotti dell’autostrada “x o y c’è”. Avrei anche un altro augurio da farmi: che la gente la piantasse con le storie dei complotti delle banche, del potere mondialista, della setta degli incappucciati e simili, ma qui veramente mi rendo conto di allargarmi troppo.

  3. Castagno12 says:

    Letto il titolo dell’articolo, sorge spontanea una esclamazione: FINALMENTE !

    Nell’interesse del popolo disinformato e degli irresponsabili che non vogliono sapere, viene così abbandonato un Progetto inapplicabile in uno Stato in decomposizione e con abitanti troppo eterogenei.

    Per tanti anni i residenti al Nord hanno continuato a subire, senza reagire, dicendo:”Aspettiamo il Federalismo”
    E i Mondialisti ne hanno tratto vantaggio, proseguendo indisturbati.
    Ed ora, malgrado la scomparsa dell’ennesima Bufala leghista (il Federalismo), anche la maggioranza dei residenti al Nord continuerà a sostenere e a votare i maggiordomi del Governo Mondiale.

    L’ultimo paragrafo dell’articolo dice: “Con il federalismo, nel 2013 morirà anche la flebile speranza di poter riformare consensualmente lo Stato italiano”.
    Caro Stefano Magni, Lei ha aspettato l’alba del 2013 per capire che l’italia “unita” non è riformabile nè governabile ?

    Al penultimo paragrafo Lei manifesta un dubbio: “Insomma delle prossime elezioni del 2013 non sappiamo ancora chi vincerà … “.
    Le faccio una confidenza: “Vincerà IL GOVERNO MONDIALE, come sempre, in questi anni”.
    E Lei non si è accorto di aver fornito la risposta nel terzo paragrafo del Suo articolo: “Dopo questa bella infornata di belle intenzioni europeiste e mondialiste … “.

    Per i “politici” o per i tecnici, non si tratterà di vincere le elezioni, ma di ottenere la qualifica di “Maggiordomi ufficiali”.
    Pensando agli italiani accorsi per le primarie del PD, mi scappa da ridere.
    E i simpatizzanti della Destra hanno evitato una figuraccia grazie ai problemi personali di Silvio che ha bloccato le sue primarie.
    Preso atto di queste italiche esibizioni, possiamo solo sperare nella Siria e nell’Iran: per il momento gli USA hanno dovuto fermare il loro “programmino”.
    La nostra disgrazia sta anche nel fatto che gl’italiani non fanno nulla per togliere un po’ di terra sotto ai piedi dei mondialisti nostrani, ma li votano.

    L’italia non ha più la sua moneta, non ha la Banca di Stato, non è uno Stato Sovrano, si lascia invadere, ma i più, con un atteggiamento demenziale, sono fermamente convinti che in italia comandano gl’italiani, scelti “democraticamente” dal popolo.

    Le suggerisco di leggere il mio commento di ieri, postato in coda all’articolo di Marcos Polesel: “Ecco le condizioni per il successo del federalismo in Italia”.
    Nessuna originalità o bravura, da parte mia. Ho semplicemente registrato la realtà.

  4. Albert Nextein says:

    Per il mio modesto parere, il federalismo non va chiesto.
    Va preso.
    Anche coi bastoni,se necessario.

    Nessuno tra partiti,politici,teorici,professori e altri soloni del cazzo,ne hanno in testa un’idea chiara ,né tantomeno l’intenzione di imboccare una strada del genere.
    La lega non esiste.
    Morto Miglio la lega è morta.
    Gli altri sono solo delinquenti.
    Con referendum,raccolta firme,ed altre “democratiche” manifestazioni il potere si spazza il deretano.

    A chi come molti in italia vogliono una confederazione resta una sola possibilità.
    Lottare coi denti.

    Prima di arrivare a bastoni ed altro, io penso che la rivolta fiscale sia la via obbligata.

    Una rivolta fiscale è stramotivata.
    Non solo la confederazione e la modifica totale costituzionale, ma tutto,tutto quello che i cittadini hanno subito in 150 anni è un valido motivo per una incisiva rivolta fiscale.

    Quando si parla di federalismo io me la rido.
    Parlandone , in 30 anni siamo messi peggio di prima.

    Non c’è futuro per una lotta basata su parole ,teorie ,progetti astratti.
    In quanto qui si vive in un regime illiberale,antidemocratico,pervasivo,fellone e ladro.

    • caterina says:

      tutto vero quello che Lei dice, ma la rivolta fiscale che vuol dire guerra sacrosanta, non può essere un’azione di individui separati se pure tantissimi, ma deve essere un’azione politica, cioè promossa e portata avanti da un partito politico, che, proteggendo gli aderenti, agirà in favore del singolo come una class action e ingrossandosi costringerà qualsiasi governo a trattative, pena la caduta per mancanza di consenso o di foraggiamento.

  5. antonio capicchione says:

    Ottimo articolo. Soprattutto quando scrive che i problemi non risolti finiranno per incancrenirsi.
    Questi eurocrati, tenici della rapina e di cultura centralista si troveranno a dover affrontare il problema delle degenerazioni del centralismo e dell’aumento di aspirazioni all’autogoverno, che tutti hanno fatto finta di affrontare.
    Allora per questo Stato demenziale, ormai alla frutta, sarà la fine.

  6. gibuizza says:

    Inutile continuare a piangere e a criticare gli altri! Chi non riesce a fare nulla in prima persona o si adegua a (e quindi si allea con) quello più simile a lui oppure continua a fare il nulla più totale. Meglio avere poco che niente poi, una volta avuto il poco, si cercherà di averne un poco di più e così via. D’altronde se gli altri preferiscono uno stato centrale che ci si può fare?

    • giorgio lidonato says:

      Cosa vuol dire avere poco? Qui si parla del non avere proprio niente e l’esatto contrario di quello che si va promettendo da vent’anni!
      Che preferiscano pure la centralizzazione. Le conseguenze saranno inevitabili. Stiamo morendo di centralizzazione politica (che è causa anche delle ruberie regionali).

  7. caio49 says:

    Per fortuna non abbiamo trovato l’agenda Maroni, o peggio ancora Bossi. Si perchè oltre ad avere gli stessi obiettivi del miracolato di Arcore, sarebbe l’agenda per riempimento tasche, impunità, immunità, frode legalizzata, e così via. Speriamo solo che gli Italiani aprano gli occhi e non si facciano abbindolare ancora una volta da questa masnada di cialtroni che ha rubato senza ritegno, e che appena scoperti hanno tentato, dapprima di nascondere, deviare,e raccontare storie strane, poi visto che non c’era più nulla da fere hanno tentato la starda della pulizia del partiti, fingendo che vi fossero solo poche mele marce e che nessuno sapeva. Che tristezza! mentono sapendo di mentire.

  8. Il fallimento della politica e dei meccanismni dlela pseudodemocrazia della delega in bianco è totale. La società dovrà (e alla fine ci riuscirà) trovare altri canali scavalcando la politica. Lo stato centralista è tenuto insieme con l’attack degli interessi forti “nazionali” e internazionali. Ma questi ultimi nel mentre puntellano uno stato nazionale “coloniale” continuano a svutarlo spostando la sovranità alle multinazionali, alla finanza usuraia, alle logge europee. Dal momento che la prospettiva è la riduzione della già ridotta democrazia e la riduzione in servitù della gleba della maggioranza della società l’alternativa tra schiavitù e rivolta non sarà eludibile. E la rivolta sarà quella di una società che si organizza fuori dalle istituzioni del nuovo feudalesimo creando reti di autoprotezione e mutualità in grado da mettere al riparo dalla trasformazione dell ostato sociale in stato puro gabelliere trovando infine la forza per lo sciopero fiscale di massa.

Leave a Comment