In guerra chi vive ha ragione

caliparidi Gian Luigi Lombardi-Cerri – Ricordate  il caso Calipari? Rileggendo due documenti, il Rapporto americano e il Documento
italiano, ma specialmente dalla lettura di quest’ultimo, appare chiaro perché, per ben due guerre, centinaia di poveri cristi italiani sono stati mandati al massacro in centinaia di combattimenti inutili e senza senso tattico o strategico.

Ho capito anche, passando al campo della cosiddetta giustizia, perché il 95% dei reati rimane impunito. Semplicemente perché l’unica cosa che conta per gli estensori delle regole del gioco (militari e responsabili del settore giustizia) non è la logica o il raggiungimento di un
obbiettivo, ma solamente il corretto riempimento di determinate scartoffie senza preoccuparsi della validità dei contenuti, nonché della realtà della situazione.
Ma torniamo ai documenti ed esaminiamo anzitutto le testimonianze. Si rendono conto i sapientoni che riempiono le pagine di sproloqui, che dopo una fredda analisi, le uniche testimonianze valide sono quelle dei soldati americani? Non perché americani, ma perché non responsabili dell’organizzazione del posto di blocco e, pertanto, non hanno nulla da difendere. La tesi italica è, sotto certi aspetti divertente. Un soldato viene mandato al fronte (perché di fronte si tratta e non del bar Sport) e gli si ordina: «Fai come ti dico
senza discutere e metti in gioco la tua pelle!». A questo punto l’unico responsabile è il suo capo e per tali motivi la testimonianza di questo va accuratamente pesata con il bilancino, perché difende il risultato delle sue decisioni.

Da parte italiana:
La testimonianza Sgrena – La testimonianza Sgrena conta zero perché qualunque cosa avessero fatto gli americani, in bene o in male lei sarebbe pregiudizialmente contraria. Oltretutto, anche tenendo conto del fatto che i 300 proiettili, da lei contati, si sono ridotti a 11! E, quindi, se tanto mi da tanto…
La testimonianza del Sismi – La testimonianza del funzionario del Sismi vale meno di quella Sgrena, in quanto responsabile di parte italiana dell’operazione e quindi certamente non interessato a darsi la zappa sui piedi.

La velocità – Sembra che, tutto sommato, le differenze tra le interpretazioni delle due parti sul livello di velocità tenuto dal veicolo sia di circa 20 km/h (80 dicono gli americani, 60 dicono gli italiani). Nessuno ha mai pensato che mentre gli americani sono abituati a stimare le miglia/orarie e l’indicatore del veicolo usato dagli italiani era espresso in miglia orarie, i due superstiti hanno parlato di km/ora? (A prescindere dal fatto che se la Sgrena stima la velocità così come ha stimato il numero dei proiettili, stiamo freschi). Non hanno per caso confuso le miglia con i chilometri?calipari2Calipari-Sgrena-due-versioni-a-confronto_h_partb

Il telefonino – Il pilota italiano era affannato, a suo dire, a fare telefonate. In Italia si danno profumate multe a chi viene pescato con il telefonino perché, si dice, l’uso diretto del telefonino è foriero di pericolo in quanto distrae pericolosamente. Prendiamo atto che il funzionario del Sismi, autentico rambo, non era distratto: guidava con una mano, mentre con un occhio teneva di pista la strada, con l’altro guardava il tachimetro e, contemporaneamente il bordo della strada per vedere se vi erano pericoli in vista, e raccontava per telefono “tutta la liberazione minuto per minuto”. Che bravo! Vogliamo solo ricordare che 60 km/h sono poco meno di 17 m/sec e che quindi 2 secondi di distrazione sono ben 35 metri percorsi. Questo è almeno quanto ci dicono per evidenziare i rischi di una guida distratta. Ma, certamente noi non siamo Rambo!

Veniamo ora al prolisso bla-bla (in particolare a quello italiano). Si discetta sulle regole d’ingaggio e su come deve essere strutturato e gestito un posto di blocco. Vorremmo anzitutto sapere se il posto di blocco di Nassiriya è stato strutturato e gestito in base alle regole che gli americani avrebbero in buona parte disatteso. Perché se è così, meglio le nebulose regole americane in base alle quali ci ha lasciato la pelle un “estraneo”, che le rigorose regole italiote che hanno fatto morire per niente ben 18 “poveri Cristi” nostrani. D’altra parte chi continua a sciacquarsi la bocca con le cosiddette regole di ingaggio non ha mai visto neanche da lontano la situazione di un posto di blocco in zona di guerra. Ve lo immaginate (secondo le regole auspicate dai soloni) un soldato che al buio, (conscio che nei giorni precedenti ben due suoi commilitoni sono stati fatti secchi da elementi che tentavano di forzare il blocco), tiene nella sinistra il fucile
e nella destra il manuale delle regole di ingaggio per verificare punto per punto il realizzarsi delle condizioni previste?

Analogamente dovrebbe comportarsi il cittadino che sorprende di notte in casa sua uno o più malintenzionati. Dovrebbe anzitutto chiedere se le armi che tengono puntate sono vere o false; se hanno intenzione di usarle o meno, e se usandole hanno intenzione di ferire o di uccidere. Questo per evitare i rigori della legge nel caso di difettosa interpretazione delle regole e quindi “di abuso di legittima difesa”, reato ben più grave. Questo modo di intendere le regole ha fatto sì che oltre al 95% dei reati impuniti, ci possiamo vantare di un elevatissimo 7% di rei condannati e non recidivi (questo grazie agli oculati programmi di riconversione delle pecorelle smarrite, ultima delle quali il collaboratore di giustizia Izzo che ha osato togliere il sonno al giudice tutelare).

Chi ha scritto quella sbrodolata del documento italiano non aveva neanche in mente come viene organizzato un posto di blocco stradale
(in zone estremamente tranquille) in cui, nella maggior parte dei casi, gli operatori (contrariamente alle norme in discussione) si nascondono per cuccare più multe possibili. E danno anche la multa a chi avvisa gli altri della presenza di un posto di blocco.

Ora un’ultima considerazione.
Da parte italica si vorrebbe che gli Usa mettessero sotto processo i loro soldati. E io “en cas de malheur” in nome della Patria, al canto di Fratelli d’Italia dovrei indossare una divisa andando a farmi ammazzare nel caso peggiore, e rischiando di essere processato per non avere rispettato le regole d’ingaggio, nel caso migliore. Vada chi vuole a difendere la Patria a quelle condizioni, mentre io rimarrò astutamente a casa, dandomi alla borsa nera. Rischierò al massimo una condanna che tra le periodiche amnistie o i condoni verrebbe ridotta in termini assolutamente accettabili.
Vogliamo trarre una breve conclusione? Alla luce di quanto letto riteniamo che, come al solito “in medium stat virtus”. Da parte italiana, ben consci di fare una cosa cui gli americani sono sempre stati contrari (pagare i riscatti) si è cercato di fare un’azione da furbi (more solito), avvisando sommessamente ad alto livello solo per poter dire “avevamo avvisato”.

Da parte americana si è andati via a cuor leggero ben sapendo che, al massimo, sarebbe stato un estraneo a pagare il “fio”. E allora? È bene ricordare che, comunque, l’Iraq è zona di guerra e in guerra “chi vive ha ragione”.

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