In Grecia chiudono 59 imprese al giorno. In Italia 100. Ad Atene si sta meglio…!

di TERRY SCHIAVOGreece Financial Crisis

Chiudono più aziende in Grecia o in Italia? A leggere l’ultimo bollettino delle Camere di Commercio elleniche sembrerebbe un’ecatombe propria solo del paese sull’orlo del fallimento, visto che si parla di 5.341 imprese che hanno chiuso i battenti. Vale a dire 59 al giorno. E in Italia? Anche peggio. Due dati uno più brutto dell’altro. All’inizio del 2014 si sapeva infatti che avevano chiuso in media 54 imprese ogni giorno, due ogni ora. Lo scorso anno Erano registrati 14.269 fallimenti, in crescita del 14% rispetto al 2012 e del 54% rispetto al 2009. Di fatto in cinque anni sono sparite dalla mappa nazionale 59.570 imprese, in un trend di costante aumento dal’inizio della crisi.

Nei primi otto mesi del 2014 il saldo era già ampiamente negativo per 24.167 unità: sono state aperte 28.929 e ne sono state chiuse ben 53.096. Questo significa che ne sono sparite circa 100 al giorno. Più che la Grecia? Quasi il doppio. Oggi le cifre sono confermate.

Alla ripresa non crede più nessuno, per il 55% siamo entrati in una fase di stagnazione e per il 45% la crisi continua e nel futuro peggiorerà.

Le nuove attività sembrano destinate ad avere una vita sempre più breve, secondo l’organizzazione delle piccole e medie imprese del commercio e del turismo la crisi ha accorciato notevolmente la vita delle imprese del commercio: a giugno 2014 oltre il 40% delle attività aperte nel 2010, circa 27mila imprese, è già sparito, bruciando un capitale di investimenti di circa 2,7 miliardi di euro. Un’impresa su quattro dura addirittura meno di tre anni, spiega Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti.

“Chiudono anche imprese che hanno una lunga storia imprenditoriale alle spalle. La nostra associazione ha attivato diversi servizi per aiutare gli imprenditori in difficoltà, ma non tutti richiedono un’assistenza. A volte per pudore: per molti la chiusura dell’attività in cui hanno lavorato per tutta la vita, magari insieme alla famiglia, è una sconfitta personale. Per questo qualcuno chiude senza clamore, magari approfittando delle ferie. In qualche caso è stato il mancato rinnovo della tessera all’associazione ad annunciarci la scomparsa di un’impresa”.

Altro che ripresa alle porte e luce in fondo al tunnel. Quindi, la Grecia sta meglio di noi. Anche se si desume dai dati forniti dalla Confederazione Nazionale delle Camere di Commercio elleniche (Esee) che nel primo semestre dell’anno le chiusure potrebbero arrivare a oltre 8.500 in tutto. Vasilis Korkidis, presidente dell’Esee, ha messo in guardia sul fatto che i lunghi negoziati tra il governo greco e i suoi creditori stanno ulteriormente aggravando una situazione già disastrosa per il commercio greco, con il mercato in continua sofferenza. Questo, secondo Korkidis, prelude ad una nuova ondata di chiusure provocata soprattutto dalla mancanza di liquidità, dalla tassazione eccessiva, dalla pressione da parte delle banche e dal calo del fatturato. Tutto ciò, a sua volta, contribuisce a far aumentare il tasso di disoccupazione.

L’Italia è una buona maestra.

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One Comment

  1. giancarlo says:

    Mi devo ripetere. A roma non si sono ancora accorti che stiamo letteralmente affondando…lentamente ma inesorabilmente.
    I nuovi disperati che aprono attività commerciali o nuove start-up sono disoccupati privi di qualsiasi possibilità di trovare lavoro. Pertanto se valutiamo che ogni fallimento trascina con se altre attività la speranza di una ripresa economica interna all’italia è impossibile.
    Questo pero che a roma lo abbiano capito, ma fanno finta che tutto va bene o quasi……….!!!
    La verità è che senza un abbattimento della spesa pubblica e in contemporanea l’abbattimento del carico fiscale complessivo la stagnazione, o peggio l’affondamento sta diventando sempre più sicuro.
    Vi risparmio l’elenco delle spese inutile che ancora oggi i politici si affannano a voler portare avanti invece di risparmiare su sprechi, privilegi e scandali che imperversano quotidianamente sulla nostra pelle e sul nostro futuro e quello dei nostri figli e nipoti.
    O indipendenza per il Veneto o alla peggio un’italia federale in cui ogni regione deve arrangiarsi in tutto e per tutto e un governo federale centrale snello, efficiente e poco dispendioso.
    WSM

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