In…. gabina elettorale s’è persa la sfida tra centralismo e autonomie

duomo_di_milano

di STEFANIA PIAZZO – Questa volta nessun politico può dire: abbiamo vinto. Tranne Grillo. Il bipolarismo è saltato, tra destra e sinistra si impone un terzo polo, quello degli scontenti, il popolo “degli stufi”, che mandano a quel paese Berlusconi, vecchio da far paura, e Renzi, bugiardo da far tremare. La Lega vince ma perde in percentuale di consensi. Perde l’8% a Varese, incassa quasi tre punti in più a Milano, non arriva al 6%  a Torino però impone al ballottaggio la sua candidata a Bologna. Un fritto misto. Ma con i tempi che corrono è lì a contendersi  con i 5 Stelle l’alternativa a Renzi e Berlusconi. Un risultato che non si butta via ma che può logorare se non c’è un respiro culturale, un progetto di Stato che esca dalle emergenze dei campi rom e degli sbarchi e che soprattutto non registri dichiarazioni come quella di Maroni che, a fronte delle sue 328 preferenze a Varese come capolista, ha detto che in Lega non c’è corsa, si fa campagna per il movimento”. Ma così è campagna di Russia.

Il Pd incassa la sconfitta a Bologna, dove Merola non passa subito e se la deve vedere con la giovane Borgonzoni. A Roma Giachetti per il rotto della cuffia se la gioca per finta con l’imbattibile Virginia Raggi, mentre a Milano Beppe Sala, silenzioso, è soffocato da Parisi. Milano, per il centrodestra, è il segnale di un cambiamento? Chissà.

Di fatto Parisi e Sala, così simili e così poco diversi per estrazione e stile, manager gemelli, non a caso sono arrivati praticamente alla pari. Identici anche in quello. Mentre a Roma il segretario della Lega può dire di aver vinto con il risultato della Meloni, davanti ad un inesistente bellimbusto imposto dal Cavaliere. Forse è stato un bene che Berlusconi non abbia invaso la campagna elettorale di Milano, meglio sia rimasto a Ostia a divulgare il verbo di un partito in crisi. Anche i faraoni hanno fatto il loro tempo.

Ma siamo sempre lì. Se il centrodestra sta insieme, la spunta.

Comunque sia, qualcosa è cambiato e sta cambiando. Per il centrodestra è tempo di tirare le fila. Intanto, divisi non si vince. Secondo, forse svecchiare la classe dirigente e le facce da collegio inamidate non sarebbe male. Soprattutto occorre capire che gli inciuci vengono puniti in cabina elettorale. Ma se la questione resta appesa ai numeri delle poltrone e al sorpasso renziano, non è cambiato nulla. Un tempo si fronteggiava l’Ulivo di Prodi, adesso il cattocomunismo di Renzi. E il Paese resta tale e quale. Nessuno che si interroghi su dualismo, sulla contrapposizione tra stato centrale e autonomie. Tra Nord e Sud. Lo ha fatto Roberto Bernardelli, a Milano, candidato indipendentista e indipendente nelle liste del Carroccio. Onore al merito e al coraggio di alzare questa bandiera indigesta alla borghesia milanese.

Ma per gli altri? Questione sfarinata, impercettibile, anzi, assente. Immigrazione, questione previdenziale, danè. La sopravvivenza è il programma elettorale. Poi viene la filosofia. Ma una volta che si è vinto, si sa dove andare?

 

 

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3 Comments

  1. Vero, vincere era e rimane l’obiettivo vero dei politicanti.
    E dei problemi della gente..?
    Calma e gesso: possono attendere e se proprio proprio aiutiamo gli invasori. E i nostri..? Sono cosi’ tanto pazienti… e poi sanno mica votare…
    Cosi’ mi esce di bocca la solita:
    …ed il popolo sceglie da sempre Barabbas e mai il Giusto…
    La logica lo impone dato che il cosiddetto popolo non e’ informato, semmai disinformato.
    E per il cambio (si pensa sia fatto per migliorare le funzioni amministrative) i tempi sono lunghissimi e non danno speranza: e’ la democrazia che e’ fatta cosi’, oggi poi in grande confusione.
    Quindi..?
    Se tutto va’ bene siamo rovinati.
    Amen

  2. no, non si sa dove andare se si è persa la coscienza di sé, come persona e come popolo-comunità, ancestrale ed evoluta insieme.

  3. Brava , centrato il punto .
    Ma vedi che il marketing comunicazionale ti propone ciò che pensi di volere ?
    La bella Raggi , figlia immaginifica , avvocato , fresca , pulita più del Dixan , dinamica , fotogenica , televisiva ;
    Perché allora coattivanti a ripetere con ammuffiti pistolotti retrò per vecchi bacucchi ?
    Indipendenza , libertá , autodeterminazione . Ma fateci il piacere !
    Guarda che vitalità e che equilibrio comunicativo la sfidante di Fassino a sindaco di Torino .
    Sei contento o no ?
    La borghesia milanese che vota a “sinistra” , i quartieri disagiati a” destra” , la lega a Roma , Berlusconi che si incarta .
    È IL MASSIMO DEL MINIMO .
    È la bellezza della complessitá sic.
    È latenza continua , è manifestazione intangibile , è spasmo indefinito di convitati di pietra : la funzione del fine e la finzione del mezzo .
    La potenzialità fuorviante che fa della dicotomia un’identificazione come modello esistenziale in psichiatria viene definita schizofrenia ; la dissociazione è l’arma di salvaguardia del sé “naturale “ che diviene impresentabile per le logiche schematiche del sopruso auto istituito definito stato , istituzione , ideologia.
    Se proteggi la forza di una idea “sana” che stia in piedi con la logica dell’equilibrio che comprendi e rispetti , allora significa che , vivendo , espleti funzione logica di un essere , certamente imperfetto , ma polarizzato alla tendenzialitá di felicità o serenità .
    A “normare “ pertanto non è legge o convenzione ma status ; è condicio si è qua non .
    Lo stato salus , filosofia esistenziale al movimento , implica preparazione , formazione , conoscenza , umiltá di apprendimento , perseveranza , empatia , che infine ti danno motivazione con entusiasmante misura di convinzione al servizio di te stesso e del bene a te intorno.
    È la forza dell’idea che non diviene ideologia , altrimenti è nichilismo camuffato , arte di finzione .
    La fregatura tradotta in morale è il senso di vergogna determinato non dal raggiunto superamento di una deficienza , nel qual caso avrebbe valore terapeutico , ma nel costante equivoco che induce la fruizione di “ surrogati” passanti sotto traccia del punto sempre più vulnerabile di percezione .
    Arrivi a trasformare in una sequenza di bip continuativi anche le relazioni ed i “ragionamenti” e parimenti , per compensazione , aumenta il vuoto , l’ alienazione , l’aggressivitá maligno-offensiva.
    E quando tutti dicono le stesse cose , il risultato speculativo è raggiunto , il circuito delle intelligenze spento .
    È TIRANNIDE DA MALATTIA .
    E se ci fossimo in pieno ?
    Il sonno della ragione genera mostri ?
    Anche in cambio di paradigma , da visione meccanicistica a visione sistemica del mondo e del tutto , ancora prima della testa (ragione ) lo sentirebbe il cuore ;
    stanchi ma appagati , doloranti ma sereni , come una madre dopo un parto (diciamo) , ( speranze da Pascal dell’infinitamente piccolo all’infinitamente grande) .
    INVECE NO !
    Questa non è politica ed in fondo intendere così la politica disconosce il senso della vita fagocitandola .

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