In Argentina le banche devono finanziare per legge gli investimenti produttivi

di SIRIO TURATI

Secondo un piano nazionale annunciato dalla Presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner lo scorso 4 luglio, e divenuto legge qualche giorno fa, d’ora in poi sarà obbligatorio che le banche private che detengono l’1% o più dei depositi nazionali concedano crediti per gli investimenti produttivi, ad un tasso di interesse fisso non superiore al 15% (quindi ben al di sotto del 25% attuale) e con un periodo di grazia minimo di tre anni. La nuova disposizione riguarda dalle 25 alle 30 banche, e più grandi sono le banche, più alta è la percentuale dei crediti che saranno costrette a concedere, il 50% dei quali andranno a piccole e medie imprese.
Nello spiegare la decisione, la Fernandez ha dichiarato che non è più accettabile che solo il Banco de la Nacion di proprietà dello stato continui ad accollarsi la responsabilità di elargire crediti per investimenti produttivi mentre le banche private fanno i soldi e concedono solo prestiti che rendono alti profitti, al consumo o al commercio estero.
L’annuncio di questa politica dirigistica è stato accolto con sconcerto a Londra e Wall Street. Il Wall Street Journal ha commentato nervosamente che le nuove disposizioni avranno un effetto negativo sulle filiali argentine di alcune grosse banche internazionali quali Banco Santander, HSBC Holdings, Citigroup, BBVA ed altre. Consulenti privati temono che la politica del governo conduca alla nazionalizzazione delle banche che non ottempereranno a queste condizioni. Essi contrattaccano sostenendo che l’economia argentina subisce un rallentamento, non per via della crisi finanziaria globale, ma per la politica protezionistica della Fernandez.
La Presidente argentina ha detto ai banchieri privati che dovrebbero riporre negli imprenditori argentini la stessa fiducia che ripone lei. Ha chiarito che se le banche proporranno condizioni e interessi ragionevoli per i loro prestiti, ne trarranno profitto, contrariamente a quanto sostengono. “La Banca Centrale vi dirà quali sono le condizioni per elargire tale credito per la produzione”.
Il governo cerca inoltre di migliorare i propri rapporti con Cina e Russia. Dopo il vertice di Rio-20 alla fine di giugno, in cui l’Argentina ha respinto fermamente “l’economia verde” come una trappola progettata dagli interessi finanziari internazionali per bloccare la crescita dei paesi in via di sviluppo, il Premier cinese Wen Jiabao ha fatto una breve tappa in Uruguay e da lì si è recato in Argentina per una visita di tre giorni. Qui ha siglato alcuni importanti accordi di cooperazione commerciale ed economica nel settore ferroviario, dell’energia nucleare e dei trasporti. Altri importanti accordi riguardano piani dell’Argentina per aumentare le esportazioni agricole in Cina, incluso manzo, vino, mais e frutta.

La Cina è il principale partner commerciale di Argentina, Brasile, Cile e Perù, come sottolinea il China Daily. Nell’ultimo decennio, mentre raddoppiava il commercio tra Stati Uniti e paesi latino americani, quello tra Cina e il Sudamerica è cresciuto di 17 volte. Anche gli investimenti dalla Cina sono aumentati.

Precedentemente la Fernandez aveva avuto consultazioni ad ampio raggio col Presidente russo Vladimir Putin al vertice G-20 in Messico, durante le quali ha delineato alcune aree di importanza strategiche in cui i due governi potrebbero approfondire la loro cooperazione. Putin vorrebbe che l’Argentina fornisse tecnologia e know-how per aiutare a sviluppare l’economia russa.

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8 Comments

  1. Giusto è far pagare chi ha sbagliato, quindi le banche non vanno salvate a spese dei cittadini (loro i rischi, loro i profitti ma loro anche le perdite), giusto anche punire chi con dolo ha sfruttato i “loopholes” della finanza. Ma da questo a comandare con una legge la politica finanziaria è pura follia, il governo deve tutelare i cittadini, ma questo non vuol dire ingabbiare o imporre il mercato, anzi!

  2. Fabio says:

    in effetti lascia piuttosto perplessi: come si fa a sapere quali sono gli investimenti produttivi (se non col senno di poi)?

    secondo me sarebbe da trattare le banche per quel che sono, imprese che operano coi loro rischi.
    e se è il caso, lasciarle fallire.

  3. eridanio says:

    L’Argentina è di nuovo alla frutta.

    Non si può imporre per decreto chi deve finanziare chi.

    Il dollaro al mercato nero è salito alle stelle rispetto al cambio ufficiale che la banca centrale fa solo agli amici.
    Comunque sono spacciati per l’ennesima volta e quella donna, mentendo in parte senza sapere di farlo, stà usando tutto l’armamentario populista per portare il suo paese allo sfascio catturata com’e dalla sua arroganza cognitiva.

    Argentini …..salvatevi le chiappe da soli perchè gli aiuti e la politica economica vi sta matando oootra ves.

  4. Albert Nextein says:

    Questa è una costrizione pura.
    Le banche sono associazioni a delinquere,mediamente.
    Lo stato è un’altra associazione criminale,apparentemente più forte.
    Si scambiano favori.
    Ma di certo non ne avranno vantaggi le popolazioni e le industrie.
    Fatta la legge sarà trovato l’inganno.
    Mi risulta che l’argentina sia in condizioni alquanto precarie e che,per apparire diversamente, siano attivati trucchi contabili di vario genere.
    Spero che questa politica invasiva e questa finanza marcia falliscano nuovamente.
    E che gli argentini,ben armati e determinati, si attivino per punire i responsabili.
    Questa volta in modo incisivo e definitivo.

  5. Dan says:

    Brutta per quei criminali di banchieri, quando trovano un governo che fa finalmente gli interessi della propria gente.

    • FrancescoPD says:

      Dan, ogni volta che lo stato mette mano alla finanza privata finisce male, questa volta non fa eccezione.
      Rimane solo da capire quanto ci mette a finire a gambe all’aria.

      • Dan says:

        Questa volta sta facendo bene perchè sta agendo sui tassi d’interesse mandando a stendere eventuali tentativi di usura, soprattutto sta facendo in modo che le banche private si comportino non solo come una valvola d’uscita dei soldi quanto soprattutto una d’entrata.

        • Luca says:

          L’economia e la finanza non si possono comandare a proprio piacimento a colpi di leggi e regolamenti. Questi sono solo ridicoli trucchetti che in genere vengono tentati dai paesi del terzo mondo. Il fatto che l’Argentina adotti una simili strategia è davvero un pessimo segnale.

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