L’Ue vorrebbe un Imu peggiore di quella che abbiamo

di CLAUDIO ROMITI

Non bastavano i continui predicozzi di Papa Ratzinger sull’uguaglianza economica da raggiungere attraverso il classico atto deliberato della sfera politica. Ora ci si mettono pure i burosauri della Commissione europea a bacchettare l’Italia, rea di non aver strutturato l’Imu – ossia l’imposta più odiata del 2012 – in modo tale da diminuire le disuguaglianze, provocando nel contempo un aumento della povertà. In sostanza, secondo la stessa Commissione europea questa tassa non svolge appieno il compito di redistribuire la ricchezza, così come gli affetti da delirio politicista si aspettano che accada con ogni forma di prelievo fiscale.

Ora, premettendo che non conosco una sola imposta che renda più prospero un sistema economico, mi sembra veramente paradossale pretendere da un balzello che grava su chiunque possegga uno straccio di abitazione – oltre il 70% delle famiglie italiane – il compito di contrastare la povertà. Sarebbe come chiedere ad uno spacciatore di cocaina di destinare una parte dei suoi proventi per la tutela e la cura dei tossicodipendenti. D’altro canto, quasi un secolo fa c’erano alcuni bolscevichi che presero il potere nel più esteso Paese del mondo promettendo di raggiungere il paradigma dell’uguaglianza economica. Costoro fondarono una società di tipo nuovo la quale, attraverso alcuni passaggi, avrebbe dovuto occuparsi dei suoi membri secondo i relativi bisogni. Ebbene, quella grande ed arretrata nazione da maggior esportatrice mondiale di cereali divenne in breve tempo il soviet delle carestie alimentari. Soprattutto durante l’edificazione staliniana dell’eden comunista morivano a milioni di fame e di stenti. Ma ciò non impediva ai burocrati del potere di enunciare le mirabolanti e progressive conquiste del socialismo realizzato.

 Molta acqua è passata sotto i ponti, eppure ancora oggi altri burocrati europei decantano analoghe virtù: quelle delle imposte sulla casa. Un mostro fiscale che nel Paese di Pulcinella, secondo alcuni autorevoli studi, nel complesso può mangiarsi mediamente tra il 60 e il 75% di un affitto di 500/600 euro al mese. Ma nel caso il proprietario non abbia avuto modo di trovare un inquilino questa feroce tassazione potrebbe arrivare a superare in pochi anni il valore reale del bene, soprattutto quando una economia in discesa rapida tende a far precipitare i prezzi di mercato.

Sotto quest’ultimo profilo l’Imu, aggiungendosi ad altre feroci imposte sulla proprietà, più che redistribuire la ricchezza serve solo a distruggerne i presupposti. Nel gulag fiscale in cui siamo rinchiusi vedo solo fumo e macerie.

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12 Comments

  1. Antonino Trunfio says:

    un missionario combiniano in africa, moltissimi anni fa mi disse :
    se dai un pesce o un pugno di riso a un africano, il giorno dopo quell’uomo ha ancora fame e busserà ancora alla tua porta.
    Se gli fai dono di una canna da pesca e gli insegni a pescare o di sementi insegnandogli a coltivare il riso, quell’uomo non avrà più fame e potrà insegnare ad altri quanto ha imparato, dando ad altri quanto ha ricevuto.

  2. mario says:

    Troppa gente vuole fare il super manager. Troppa gente vuole stipendi da favola senza vincoli di risultati. Troppa gente vuole onore e rispetto senza motivi validi. Dove si realizza tutto ciò? Nello burocrazia dello stato. Stipendi faraonici in relazione alle poche ore lavorate effettivamente e risultati non vincolanti. Non servono titoli o competenze particolari, una chiamata divina permette l’ingresso nel mondo dorato dello stato.
    Nuovi amici che devono diventare qualcuno? Si crea un ente in riferimento a un tema di rilievo sociale, gli si affida un qualche compito definito da super paroloni, si crea l’organigramma (vari livelli di poltronifici). Eccolo, è pronto l’ente di coordinamento e supervisione di creazione e sviluppo della pace per le comunità montane autoctone dislocate nella penisola, ci sono i manager e tutti i loro indispensabili coordinatori (presidente, vice pres, vice pres. aggiunto, segretario, segretario particolare, segretaria per il pubblico, ufficio stampa, tesorereria, consiglieri in rappresentanza degli enti coinvolti,funzionari di I livello, funzionari di II livello…e tante altre figure…). Ora è pronto tutto. Mancano i soldi? Basta aumentare le tasse! Non vorrete mica non finanziare queste utilissimo ente e i sui servizi?

  3. gastone says:

    signor romiti a lei è mai sfiorato il dubbio che costoro cosi sciattamente incopetenti abbiano in quel gulag fiscale pieno di fumo e macerie la migliore aspettativa per un nostro futuro ricovero?

    non è dietrologia, come dicono i politici quando si sentono con lespalle al muro, tontomeno un tentativo di alimentare il business delle teorie del complotto,

    ma

    un dubbio ..sempre più fastidioso e implacabile come la tignuola.

  4. Claudio Romiti says:

    Caro Trunfio, ho ascoltato con le mie orecchie il Papa più volte indicare alla politica di eliminare le diseguaglianze economiche. Avevo l’impressione di sentire le esortazioni di un marxista convinto. Mi sono semplicemente limitato a rilevarlo. Buone cose

    • caterina says:

      quando le opere di assistenza non erano ancora delegate agli stati, che ancora non esistevano, era la Chiesa che se ne occupava e preoccupava, e un tempo si imparavano a memoria le opere di misericordia corporali e spirituali, sette tutte in fila per ogni genere… ora tutto questo linguaggio credo sia caduto in disuso, ma non si può pensare che la chiesa rinunci al suo magistero, purtroppo rivolgendosi alla politica, che vuol dire stato, adeguandosi al linguaggio che le è proprio. Ma penso che, per la chiesa e non solo cattolica, lo spirito sia sempre quello di un tempo, almeno nel magistero che le è proprio, diversamente non si capirebbero tante formazioni che senza compenso sopperiscono in tante forme alle carenze dello stato sociale e democratico.

    • Antonino Trunfio says:

      Sono un cattolico, diciamo per cosi dire, fuori standard.
      Credo a quanto lei scrive, non ho motivo di dubitare delle sue parole. Temo tuttavia che il nocciolo non sia eliminare o ridurre le diseguglianze economiche, inteso nel senso comune da tutti inteso, di fare si che almeno non viano miliardi di persone che non hanno di che mangiare e vestirsi, e non hanno medicine per curarsi. Il nocciolo è come questa grave piaga, si possa affrontare, alleviare e risolvere. Non so se il papa ha accennato a questo nelle stesse occasioni che lei ha avuto modo di ascoltarlo.
      Non invoco categorie dello spirito, che ognuno fa meglio a tenere per se senza imporre ad altri, e non faccio un ragionamento classicamente cattocomunista per cui lo stato deve occuparti dei poveri togliendo ai “ricchi” !!.
      Dico solo che cinicamente da un punto di vista solo economico, se non si lavora sul tema dello sviluppo e delle libertà a partire dai diseredati della terra, passando per i poveri d’italia che sono ormai milioni, non ci sarà più benessere per nessuno, ma solo fumo e macerie come ha scritto lei, e cadaveri come aggiungo io.

  5. Albert Nextein says:

    Occorre ragionare al contrario.

    Non si parte dalle tasse, ma si parte dalla spesa pubblica.

    Ridurre x la spesa pubblica per ridurre x le tasse.

    Una formazione politica assennata deve programmare e agire in questo senso.
    Ribaltando la prospettiva.

    In sostanza , primo anno di governo, riduzione di 100 miliardi di spesa pubblica, e riduzione delle imposte di pari importo.
    Per tutti.

    In questo caso si elimina del tutto e su ogni immobile l’imu, si riducono le aliquote di ogni tassa e si libera l’economia.

    Non sono 100 miliardi?
    Facciamo 50, allora.
    Via l’Imu, e giù le aliquote ugualmente.

    Non ci vuole un genio per avviare “la crescita” economica.
    Basta , come noi tutti sappiamo, che lo stato spenda meno e tassi meno.

    Ma ragionare al contrario mi pare impossibile per dei drogati statalisti e collettivisti.

    • Dan says:

      “Ridurre x la spesa pubblica per ridurre x le tasse.”

      Ridurre la spesa pubblica vuole togliere grano a gente che sostiene i rispettivi politici attraverso il voto di scambio.

      Questo significa che in mancanza di una politica in grado veramente di realizzare le cose, il politico perde la sedia.

      Ti sembra possibile ?

    • gigi ragagnin says:

      bravo ! così si spacca l’itagliaseddesta.

  6. Antonino Trunfio says:

    Su Ratzinger, le chiedo : mi dice per cortesia a quale recente o meno recente, passaggio, intervista o documento lei fa riferimento per parlare di predicozzi sull’uguaglianza ?
    Non sono qui a difendere nessuno, ma siccome nel vangelo e nella sacra scrittura la parola uguaglianza non appare, mentre appaiono altre parole come fratellanza e comunità, che non dipendono dal sistema politico di turno ma dalla carità, che è virtù ormai abolita per legge dallo stato padre e padrone dei popoli, mi sembra strano e improbabile che il papa abbia parlato di uguaglianza e tanto meno che l’abbia potuta attribuire come facoltà a un sistema politico o allo stato.

  7. Antonino Trunfio says:

    Egregio Romiti, come non condividere quanto scrive, e come fare, davanti al fumo e alle macerie se non provare solo la rabbia di prendere un mitra e fare una strage di parassiti, boiardi e statalisti “4 stagioni”. Ieri sera è stato esemplare a Porta a Porta da Vespa, che durante l’intervista a Berlusconi, un servizio girato a Portofino per chiedere pareri sul ritorno di Silvio, un uomo e una donna seduti a un tavolino del bar della Piazzetta di Portofino, alla domanda del giornalista “cosa pensate del rientro in politica del cavaliere”, continuando a sorseggiare l’aperitivo, lei e lui all’unisono abbiano detto : “guavdi a noi non intevessa, siamo di sinistva”
    Il giornalista è andato da altri passanti, e quei due subito dopo avranno pagato 50 euro per due aperitivi. Ma si sa l’itaglia è il paese dal comunismo più bello al mondo :
    quello al caviale e champagne !!! o alla matriciana. Cuove a sinistva, portafoglio rigorosavente a destva.

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