Imprese, la Svizzera attrae. La Lombardia prova a trattenerle…

di ROBERTO GORINI

È di qualche giorno fa la notizia che in Svizzera, nel Canton Ticino, è stata organizzata una iniziativa dal titolo “Benvenuta Impresa nella città di Chiasso!”. Dedicata agli imprenditori italiani con un qualche interesse nell’espatriare con armi e bagagli. La Lombardia di Maroni ha risposto con una proposta di legge “per la libertà d’impresa e competitività”, finalizzata a semplificare la burocrazia e agevolare le attività imprenditoriali.

Sembra una vera lotta fra i due fronti. Ma c’è una differenza fondamentale: la Svizzera attrae, la Lombardia cerca di trattenere. La forza naturale del mercato è quella di andare verso lidi più civili, dove burocrazia, tassazione e libertà finanziaria siano ancora su livelli accettabili.

L’iniziativa di Chiasso è stata anticipatamente limitata a un numero chiuso per eccesso di adesioni. E si è tenuta a porte chiuse per paura di infiltrazioni  della guardia di finanza. Tutto questo fa sorridere:  nascondersi dal proprio Stato solamente per andare a cercare lavoro da altre parti è un sintomo preoccupante del declino che stiamo vivendo. La Svizzera non è il paese dei balocchi, non ci si può andare pensando di operare nell’illegalità e  non va bene per qualsiasi settore, ma è sicuramente un luogo molto più consono per chi ha ancora voglia di lavorare e fare impresa. Sarà inevitabile che molti imprenditori continueranno ad emigrare portando con se la loro conoscenza e la loro creatività. Conosco bene questa situazione avendo fatto questa scelta già qualche tempo fa.

La classe politica italiana ha fallito non perché fatica a debellare la crisi, nella stessa difficoltà ci sono altri paesi, ma ha fallito perché gli imprenditori scappano e portano la loro cultura, la loro creatività e anche i loro capitali in altri lidi. I cittadini che rimangono sono sempre più spesso a carico dello Stato: cassa integrati, pensionati, disoccupati. Dove andrà uno stato che fa di tutto per cacciare i produttori di ricchezza ?

Tutti guardano allo spread e ai problemi della finanza, ma la desertificazione del tessuto imprenditoriale è molto più difficile da ricostruire. Un’azienda che se ne va difficilmente ritorna. E anche se lo facesse passerebbe del tempo prima di tornare ad essere efficiente e competitiva come prima. Un debito sovrano si può ristrutturare (o non pagare) con una legge. Ma le aziende non torneranno con un semplice decreto del governo. Il libero mercato necessita di più rispetto. Anni di corruzione, statalismo e assistenzialismo hanno distorto l’etica del lavoro, infondendo nelle persone l’idea che “si deve essere pagati perché si esiste, e non perché si produce”. I governanti (e molti cittadini) ignorano le dinamiche complesse e imprevedibili del mercato. Quello vero, fatto di chi produce qualcosa che serve a qualcuno. Lo confondono con chi spaccia “denaro facile” stampato dal nulla, chi spartisce la torta della spesa pubblica. Confonde gli imprenditori con i prenditori.

Lo Stato potrà continuare ad alzare le tasse, ad aumentare la burocrazia e a non pagare le imprese, ma l’unica cosa che non potrà fare è costringere le persone a essere produttive, creative e a rischiare in proprio. Dimenticare questo può diventare fatale.

Tratto da: http://www.robertogorini.com

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7 Comments

  1. Giovanni says:

    Quando gli imprenditori, gli artigiani, la libera impresa in generale per sopravvivere devono recarsi oltre confine hanno con i fatti epresso un netto rifiuto verso lo stato in rovina che dissangua i creatori di lavoro e di ricchezza.
    In pratica è a tutti gli effetti una forma di secessione.
    Quello che ci manca, e forse avevamo, è una classe politica che si facesse carico di questa situazione e che alimentasse, con tutti i validi argomenti, la richiesta pressante di cambiare lo stato di fatto.
    In soldoni, bisogna far si che non siano le imprese ad andarsene ma gli interi territori dei produttori, prendendo le nette distanze da uno stato fallimentare.
    L’Indipendenza.

    • fabio ghidotti says:

      la secessione la fanno i popoli, non gli imprenditori. Quelli che se ne vanno non parlino più di politica!

      • Leonardo says:

        quindi io non potrei parlare…

      • Giovanni says:

        A partire dalla piccola officina nata nei garage di chi allora era un semplice operaio e come secondo lavoro ha pensato di fare da se.
        Alle piccole imprese familiari di 3,4,5 persone, al piccolo falegname che è riuscito con fatica a comprarsi un capannone e vendere articoli di legno torniti, ai piccoli mobilieri della brianza, agli allevatori che non riescono a vendere il loro latte, alle officine meccaniche di precisione per arrivare alle fabbriche di bottoni, tutti quelli che hanno fatto andare mani e testa, chi ha creato il miracolo economico (miracolo di fatica e di lavoro), sono questi i produttori di riferimento, non i flibustieri della finanza che niente creano, al massimo comprano e poi rivendono aziende.
        Se non è popolo quello delle piccole partite iva che non ha mai goduto di protezioni nè sindacali nè politiche,che ha sempre rischiato di suo e ha lavorato fianco a fianco con i propri dipendenti.
        Credevo fosse abbastanza chiaro.

      • Francesco says:

        Chi riesce ad andarsene è un vero patriota ed ha a cuore la libertà, buon per loro… Chi vuol togliere la parola alle persone è per definizione un nazi-comunista.

    • Giuli says:

      Io ho ascoltato i discorsi di coloro che propongono agli imprenditori di trasferirsi, bene anche solo ascoltare mi ha tolto il magone per un ora.
      Se solo potessi mi sposterei domattina, purtroppo non sono imprenditrice, inoltre ho quasi cinquanta anni, quanto devo aspettare per poter tornare a sorridere? Dopo 30 anni di illusori tentativi di riformare l’irriformabile sarò morta prima che qualcosa si muova.
      Se me ne andassi non sarei certo egoista, forse pragmatica è la parola che mi descriverebbe meglio.

  2. Antonio says:

    Maroni fa bene a cercare d trattenere le nostre aziende lombarde sul nostro territorio, proprio per evitare la desertificazione, nonostante le poche armi spuntate, che usa anche poco. Il problema è che è troppo poco,perchè l’italia preferisce portare qui ed nell’unione sovietica europea milioni di africani senz’arte ne parte da far mantenere ai contribuenti lombardi, sperperando mld di € senza darli invece a chi produce il pil.Gli italiani preferiscono scomparire piuttosto che lottare per la loro gente,la loro terra, la loro libertà oppure scappare all’estero, con ragione.Quando avranno desertificato la Lombardia, chi li manterrà? Gli africani?

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