Impossibile investire in Italia, i soldi vanno altrove in Europa

di REDAZIONE

”Siamo al palo. Impossibile investire in Italia. I soldi vanno in Francia, Inghilterra o in altri paesi, non da noi”. A denunciarlo e’ Dario Bucci, amministratore delegato di Intel Italia che chiede al prossimo esecutivo di puntare su ricerca e sviluppo onde evitare il declino del sistema Paese. ”Nella penisola -dice all’Adnkronos- una multinazionale straniera come Intel non e’ ancora riuscita ad investire nelle startup”. Burocrazia, stretta sul credito, ma non solo: “Da un decennio, inutile nasconderlo, godiamo di una cattiva immagine”. E nel caso, “molto frequente”, in cui ci siano “ottime idee”, tuttavia “mancano le infrastrutture per implementarle”. Mancano anche possibilita’ di innovazione tecnologica e profittevolezza “Nonostante – osserva Bucci – la positivita’ costante del cash flow, Intel capital non ha fino ad oggi ottenuto con facilita’ alcun prospetto di interesse”. Come uscire da questa situazione recessiva? “Con un governo – spiega Bucci – che investa in ricerca e sviluppo e ridia credibilita’ all’Italia”. Qualsiasi bandiera porti, la nuova amministrazione deve vedere l’It “come un elemento di competitivita’ per il sistema Paese. In termini di legislazione, investimenti ed attenzione il mondo gira su internet e in Italia non possiamo permetterci una struttura obsoleta e ritardi sugli investimenti”.

Nel concreto il Governo dovra’ “adottare provvedimenti per innovare il settore ad un ritmo un po’ piu’ veloce di quello attuale”. Le riforme concrete devono iniziare proprio dalla politica: “I costi della pubblica amministrazione ne impongono una ristrutturazione in formato digitale”. Una priorita’ e’ dare “piu’ servizi ai cittadini in modo semplice e digitale e a costi inferiori”. L’altra “riformare la scuola in senso tecnologico. La scuola ha bisogno di innovarsi perche’ lo studente viva un’esperienza migliore di quella attuale”. Parlando della performance Intel, i cui dati sono stati rilasciati dalla stessa azienda ieri, Bucci spiega che “il 2012 e’ stato un anno complicato a livello di corporate mondiale”. Un periodo, cioe’, durante il quale “vari problemi macroeconomici e questioni specifiche del computing hanno colpito l’azienda”, determinandone una flessione del 15% nell’utile netto e dell’11% in quello azionario. La divisione italiana “s’inserisce a pieno titolo in questo scenario” ammette Bucci. “L’estrema complessita’ del mercato”, affetto da “consumo lento e propensione all’acquisto bassissima, non ci fa ben sperare neanche per il 2013, in cui la crescita stimata di Intel sara’ di pochi punti percentuali”. Qualche speranza sul fronte notebook, dove “secondo le nostre stime ci sono 120 milioni di unita’ consumer che hanno gia’ quattro anni di eta’ e quindi saranno probabilmente sostituiti”. Bucci spera che questa sia l’occasione per una diffusione dei nuovi ultrabook, cioe’ quel tipo di portatile con tastiera staccabile e schermo touch. Nel settore mobility “Intel sta vivendo una trasformazione, affacciandosi sul mercato tablet e smartphone, cosa che dara’ i primi frutti dopo l’anno in corso”.

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One Comment

  1. Dan says:

    Italia: patria di una delle più grandi multinazionali delle macchine d’ufficio prima e dell’informatica poi, invidiata ai tempi d’oro dalla stessa apple, in seguito ridotta a burattino della politica buona solo a rimarchiare tablet e stampanti cinesi fino alla morte clinica degli ultimi capisaldi valdostani

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