Imola, politici del Circondario… Ci entri per l’eternità

di SIMONE BOIOCCHIDANTE

Volere è potere, lo ha dimostrato con grande coraggio Benedetto XVI che ha stupito tutti quando ha comunicato l’intenzione di abbandonare il Soglio Pontificio per fare spazio a Papa Francesco. Ci si giura amore eterno, ma poi, nei fatti, si può sempre cambiare idea; si registrano società che con la stessa velocità possono essere sciolte; i Comuni piccoli si consorziano e si uniscono; altri chiedono l’annessione a regioni diverse… Insomma, tutto si può fare basta volerlo. Tutto? Quasi tutto. Si, perché, modificando quanto detto in precedenza: volere, quasi sempre è potere. C’è infatti un’enclave del Pd creata di fatto ad arte per garantire al Partito Democratico il controllo su un’area politicamente importante per i “compagni”, quali l’area imolese, che non può in alcun modo essere toccata.

E così, senza scherzarci su nemmeno troppo, proprio a Imola si dice che “nella vita due cose sono certe e ineluttabili: la morte e l’impossibilità di uscire dal Circondario”.

Ma che cos’è il Circondario imolese, e a che cosa serve? Si tratta di un ente con personalità giuridica, dotato di autonomia organizzativa e funzionale, di autonomia normativa in relazione alle funzioni ad esso conferite, di autonomia contabile e di bilancio nell’ambito delle risorse ad esso attribuite dai Comuni, dalla Provincia e dalla Regione. Insomma, una sorta di Provincia che, pur non esistendo sulla carta è stata creata ad hoc inserendo nel circondario Comuni che nulla hanno a che vedere con Imola e che si trovano praticamente a un passo da Bologna, ma che per tutti i servizi devono, di fatto, fare riferimento a Imola.

Di più: i Comuni che fanno parte del Circondario, non lo hanno deciso ma sono stati cooptati e inseriti in un grande calderone che si trova ad essere un tramite tra le amministrazioni Comunali e gli enti superiori. Una struttura da sempre a guida Pd che decide chi, cosa, come e dove farlo. E chi non fosse d’accordo? Impossibile. La democrazia permette a tutti di dire la loro opinione, ma è lampante che nessun sindaco ha interesse di “litigare” con il Circondario correndo il rischio di essere messo da parte.

Anche perché, e questo è il paradosso vero, dal Circondario non si può uscire. Nemmeno volendolo.

L’articolo 2 dello Statuto del Circondario Imolese vieta esplicitamente il recesso da parte dei singoli comuni che ne fanno parte. E poco importa che il secondo comma dell’articolo 114 della Costituzione sancisca a chiare lettere che “i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”. Dal Circondario non si esce.

Che dire poi dell’articolo 3 del Testo Unico degli Enti Locali dispone che “le comunità locali, ordinate in comuni e province, sono autonome” e che “i Comuni e le Province hanno autonomia statutaria, normativa, organizzativa e amministrativa, nonché autonomia impositiva e finanziaria nell’ambito dei propri statuti e regolamenti e delle leggi di coordinamento della finanza pubblica?”. Niente da fare. No, Nein, Niet. Il Circondario non molla.

Eppure non bisogna essere illustri giuristi per comprendere che, a fronte di tutto questo, e del fatto che proprio nel nome di queste norme in Regione Emilia Romagna si stanno portando avanti diversi progetti di fusione tra Comuni, i limiti imposti dall’articolo 2 dello Statuto del Circondario Imolese siano quanto meno vessatori nei confronti dei comuni che lo compongono oltre ad essere in palese violazione dei principi di autonomia conferiti ai Comuni dalla Costituzione e dalla vigente normativa nazionale.

Vero, versissimo. Ma le cose non cambiano. Giù le mani dal Circondario. Altrimenti chi lo sente il Pd di Imola? E la volontà popolare? Ah si, quella è sacrosanta. Ma giusto in tempo di elezioni e, al momento, Renzi non pare intenzionato ad andare alle urne. 

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