Basta immunità parlamentare, il Nord deve far pagare chi ha rubato

di GIULIO ARRIGHINI e ROBERTO BERNARDELLI*arri
Di nuovo sotto il sole c’è qualcosa: il neocentralismo. Lo incarna un premier giovane, e quindi la sua durata sarà pari se non il doppio rispetto a quello che abbiamo già subito.
Un’era politica glaciale è finita, al disgelo tornano altri dinosauri. Il quadro è devastante. Il governo non fa che slittare le riforme: quella elettorale, quella giudiziaria, tranne conservare le immunità ai parlamentari. Campioni olimpionici di slittino politico.
Tutti, tranne Grillo, su questo principio di parità tra cittadini, hanno votato per conservare il privilegio dell’immunità. Con l’alibi della libertà d’opinione, fanno passare altre porcate. Quelli che hanno costruito un tanko rurale vanno sbattuti in isolamento. Quelli che hanno rubato le pensioni e il futuro ad un paese passano per la giunta delle autorizzazioni a procedere.
Chiederanno l’arresto per Tizio e Caio, accusato di appropriazione indebita per 24 milioni di euro per gli affari del suo partito? Niente paura. Ci penserà la giunta per le autorizzazioni a procedere a salvare i propri simili. Oggi gli accordi dentro i partiti sono questi: mi ritiro se mi salvi, non ti rompo se mi fai eleggere così mi salvo le mutande. Al Nord, la solfa è questa. Del Sud non ci stupiamo. Il Paese sta arrivando all’unità partitica criminale.
Dal 1992 ad oggi è falso dire che nulla sia cambiato. Si ruba di più. Per il Mose, per l’Expo. Appalti sempre più grandi. La mafia c’è, ma è lo stile mafioso che è entrato nel modus vivendi del politico settentrionale. Per dirla alla Crozza, il Nord si è denordizzato per mafiosizzarsi nei comportamenti.
Alle recenti elezioni il Pd ha stravinto, ed è il partito egemone del Nord. Sorgono nel centrosinistra comitati denominati Nord democratici: accade in quel di Varese, oggi ombelico del risorgimento renziano. Lo avreste mai detto?
Ad un recente pranzo post elettorale di ringraziamento, un eletto del Pd davanti ad una prestigiosa sala piena di imprenditori, docenti universitari, classe dirigente, ha raccolto le istanze del territorio. Un tempo lo facevano altri. Le imprese ora bussano a sinistra, dopo le pedalate in faccia prese nel centrodestra e tra i federalisti presunti tali.
Ma non c’erano operai, impiegati, nessuna bandiera rossa, nella sala da pranzo varesina. Al prestigioso ospite politico, figlio della borghesia cattolica bresciana, applausi e consensi. Il Nord delle imprese non bussa ad Arcore o a Gemonio, chiede persino in prestito ad una città lontana come Brescia un eurodeputato colto e accademico, rappresentante di una delle più grandi università cattoliche d’Europa. Non ci interessa la professione di fede, ma il punto è che la rappresentanza del Nord è passata di mano.
Fatta la tara del voto ad esempio al Carroccio, “vincente” col 6,1% alle Europee, nessuno dice che la Lega ha perso 1 milione di voti, e che la percentuale reale del consenso è del 3,6% su per giù, con 1,6 milioni di voti.
C’è tanto da ricostruire, per dare al Nord una classe dirigente che sappia almeno leggere.
Oggi noi riprendiamo un cammino di comunicazione culturale e politica, a fianco de l’Indipendenza, nuova. La comunicazione è innanzitutto culturale, e poi politica. Confronto e scontro, non sulle persone, ma sulle idee. Della destra, della sinistra, dei centralisti, dei federalisti, degli autonomisti, degli indipendentisti in testa. Noi lo siamo fino al midollo. Ma per essere credibili, occorre sapere. E allora, ancora una volta, rubiamo dalla sinistra che è maestra nel saper coltivare attraverso la colonizzazione culturale della scuola e dei media, l’orientamento delle coscienze, ribandendo che la cultura è la prima gamba della politica; e poi ripensiamo a Milan Kundera, protagonista della primavera di Praga.
Ne “Il libro del riso e dell’oblio” si legge che “Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria, si distruggono i loro libri, le loro culture e la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di altre culture e inventa per loro un’altra storia. Dopo di che il popolo incomincia a dimenticare quello che è stato”.
Comunicare per mantenere viva la coscienza e imparare, cioè leggere, informarsi per “prendere il potere” ovvero scalzare i potenti di turno, come invitava Brecht, ci pare la migliore e prima condizione per essere spina permanente nel fianco del sistema.  “Controlla il conto, sei tu che lo devi pagare. Punta il dito su ogni voce, chiedi: e questo, perché? Tu devi prendere il potere”. Comunicare è l’arma più potente.
*Segretario e presidente Indipendenza Lombarda
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