Immigrazione: dagli allo svizzero, travisando anche la realtà (video). Ma il problema sta in Italia

di GIANLUCA MARCHI

L’Italia è un paese da barzelletta e i suoi mezzi di comunicazione (giornali e televisioni) in gran parte non sono da meno. Dopo il voto con cui domenica il popolo svizzero ha deciso, per ora in modo molto generico e differito, un freno all’immigrazione, gli italici hanno gridato allo scandalo, e hanno scritto e fatto credere che da ieri mattina sarebbe cominciata la “caccia al frontaliero”, cominciando dai 60 mila connazionali che ogni giorno varcano il confine per lavorare in terra rossocrociata. Non si sono nemmeno preoccupati, politici e soloni del giornalismo pizza e pummarola, di andare a leggere il quesito referendario su cui si è pronunciata la Svizzera. Avrebbero scoperto – ma non avrebbe fatto comodo alla loro caccia al razzista – che per tre anni non cambierà proprio nulla, dopodiché le istituzioni elvetiche dovranno trovare tempi e modi per dare applicazione a quanto deciso dal popolo.

“Il frontaliere che lavora in Ticino non deve temere, e’ fondamentale per la nostra economia”. Cosi’ Paolo Beltraminelli, presidente del Consiglio di Stato del Ticino (il Governo locale), intervenuto a Effetto Giorno, su Radio24, in merito al referendum: “In tanti settori senza i frontalieri non abbiamo nessuna possibilita’ e lavorano anche molto bene. Ma fossero loro nella nostra stessa situazione, avrebbero reagito nella stessa maniera. Quindi dico loro: un po’ di pazienza, troviamo delle soluzioni, lavoriamo insieme”. In merito alle trattative che si apriranno con l’Europa, Beltraminelli osserva che “prima di negoziare con Bruxelles bisognera’ chiarire al nostro interno su come applicare questa iniziativa. Le iniziative sono molto generiche, parlano di grandi principi, poi bisogna tradurli in legge. L’asticella dovrebbe essere posta in funzione al territorio, quello che il territorio puo’ permettersi e con diversita’ tra i vari settori”.

Domanda da rivolgere a tutti coloro che oggi gridano allo scandalo e anche ai singoli cittadini che si dichiarano indignati: un Paese che attualmente ha oltre il 25% di immigrati ha o no il diritto di porre un freno al flusso immigratorio? Senza contare che a giudicare sono gli italiani i quali spessi si lamentano dell’immigrazione, avendo un indice di presenza foresta che non arriva all’8%…, ma dare addosso allo svizzero oggi fa tanto politically correct.

IL VIDEO DEL “FATTO QUOTIDIANO”: INTERVISTE A LUGANO

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

12 Comments

  1. fabrizio60 says:

    a Bruxelles gli eurocrati sono terrorizzati dal referendum svizzero perche’ hanno paura che il normale cittadino europeo si renda conto che in Svizzera si chiede alla gente che cosa vuole e soprattutto si rispettano le decisioni prese nei referendum, a differenza dell’europa, dove siamo liberi di fare e pensare tutto quello che vogliono gli inutili burocrati di Bruxelles.

  2. CARLO BUTTI says:

    Se tanti frontalieri vanno a lavorare in Svizzera vuol dire che rispondono a un’offerta di lavoro che altrimenti non resterebbe soddisfatta. Lo stesso si dica per gli immigrati. Gli svizzeri non ne vogliono sapere perché si sentono invasi dallo straniero? Provvedano a coprire con le proprie forze i posti di lavoro che resteranno scoperti: puliscano loro i cessi, costruiscano loro le autostrade, buchino loro le montagne per fare i trafori, vadano loro a fare gli infermieri (si salvi chi può!) negli ospedali, reclutino nelle loro valli gli insegnanti di greco e latino per le scuole superiori.

    • Gianfrancesco says:

      vedo che non ha capito molto bene o che sei molto indottrinato di politically correct. Nei prossimi 3 anni non cambierà nulla, poi gradualmente verranno introdotti dei limiti per i nuovi ingressi, quindi nessuno degli attuali frontalieri rischia nulla e continueranno a pulire i cessi come dici tu che con questa frase dimostri di non sapere che molti italiani in svizzera fanno lavori molto qualificati.

    • lorenzo says:

      E infatti saranno eventualmente problemi degli svizzeri, a lei cosa frega..?

    • Luca says:

      Non hai capito nulla di quale sia il problema. I frontalieri, vivendo fuori dalla Svizzera, possono permettersi di accettare stipendi con cui in Svizzera è impossibile vivere, facendo così una concorrenza spietata ai lavoratori locali. Capisèt?

  3. Garbin says:

    La Svizzera ha ragione.

  4. Gianfrancesco says:

    il deputato dell’UDC (quella svizzera non il casinipartitoitaliano) che parla mi ha tolto le parole di bocca: il problema sta tutto a monte (in italia) non qua (in Svizzera).

    W la Svizzera!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  5. Alcalde. says:

    Salve,
    Come ho già scritto in un altro post il vero problema degli svizzeri siamo noi non come italiani in se stessi ma cosa avviene in Italia e le nefandezze dei nostri politici.
    Purtroppo siamo il ventre molle dell’Europa da dove poi i nuovi migranti si riversano negli stati che a differenza da noi offrono sussidi seri e costanti a coloro che non hanno reddito o lavoro.
    In sintesi da noi si entra senza nessun limite o controllo e poi si va in nord europa a sfruttare i sussidi gratis.
    Uno stato serio e pragmatico che reagisce ai diktat europei e se vuole rimanere fuori dal porcaio europeo nè ha tutti i diritti.

  6. Guglielmo Piombini says:

    Giustissimo quello che scrive Marchi.

    Come mai i nostri politicanti non si chiedono piuttosto come mai nel Ticino gli stipendi arrivano ad essere il triplo che in Italia? Eppure questo dato lo riporta oggi anche La Repubblica.

    Perché basta fare qualche chilometro oltreconfine, dove abitano popolazioni che hanno la stessa cultura, la stessa etica del lavoro e la stessa industriosità dei lombardi, per guadagnare il triplo?

    Non viene il sospetto che la causa di questa differenza nelle retribuzioni stia tutta nella presenza, al di qua del confine, di uno stato italiano criminale e ladro, dal quale bisognerebbe fuggire o separarsi al più presto?

  7. Asterix says:

    Ma secund vialter la svizzera l’e’ un. Paes seri ? Siiiiiiii. Fatti non parole.

Leave a Comment