Immigrazione, cosa accade in un’area intasata come la Padania

di GILBERTO ONETO

Nei commenti al recente referendum svizzero sull’immigrazione è stato generalmente ignorato il dato “ambientale” che ha spinto molti ecologisti a votare a favore di un più rigido controllo degli ingressi sulla base di una giustificata preoccupazione  per l’eccessiva pressione antropica sul territorio.

La cosa rientra in un triste trend consolidato: quando si parla di economia, demografia e immigrazione si tende  infatti a sottovalutare (se non a ignorare) un dato essenziale rappresentato dalla densità di popolazione e dal collegato indice di sostenibilità del territorio (carrying  capacity) che indica quanta popolazione e quanta attività antropica può reggere un territorio prima di perdere ogni vitalità, e di perdere la capacità di rigenerare le proprie risorse vitali, cioè prima di collassare, morire e diventare una sterile piattaforma senza vita.

All’interno dei confini dello Stato italiano ci sono 203 abitanti per chilometro quadrato: la media degli Stati dell’Unione Europea è 114. È già tanto. In Padania essi salgono a 228 (il doppio esatto della UE), un dato simile in Europa solo alla Gran Bretagna (228) e alla Germania (227), con la molto sostanziale differenza  che le aree montane della Padania sono il 51,2% del totale, che sono quasi inesistenti nel Regno Unito e inferiori al 5% in Germania. La Lombardia ha 410 abitanti per chilometro quadrato, più dei due Stati europei che vengono sempre citati come esempio di altissima densità: il Belgio (362) e l’Olanda (402,9).  La Lombardia ha il 43,3% del suo territorio montagnoso,  il Belgio ha qualche ridente collinetta, l’Olanda neppure quella. Nella Provincia di Milano ci sono 1.952 abitanti al chilometro, in quella di Monza e Brianza 2.098, come nella Città del Vaticano. Ogni brianzolo ha a disposizione teorica un quadrato di 21,5 metri per 21,5 in cui deve metterci la propria quota parte di strade, posteggi, corsi e corpi d’acqua, edifici funzionali e discariche: quel che resta ha le dimensioni di una stanza, una cella in cui è recluso. Al mondo sono più affollate solo alcune aree metropolitane orientali, qualche città-staterello, Singapore e la striscia di Gaza. Si può tranquillamente affermare che la pianura padana sia una delle aree più densamente abitate del mondo, che il suo carico, già davvero pesante numericamente, è aggravato da una urbanistica inefficace, da edificazione disordinata e da vie di comunicazioni totalmente irrazionali. Insomma la capacità di sopportazione del territorio è al limite o lo ha già superato: in una situazione del genere è folle continuare a pianificare e realizzare insediamenti e a installare attività e altra popolazione.

C’è troppa gente, ci sono troppe attività, ci sono troppi edifici da riscaldare d’inverno o refrigerare d’estate, ci sono troppi motori, ciminiere, sfiatatoi, discariche. C’è troppo di tutto su un territorio che è intasato e ai limiti del collasso. Con una densità del genere si fa inquinamento anche solo fumando sigarette o mangiando condimenti agliati, figuriamoci con automobili, caldaie e stabilimenti.

In una situazione così  non possono che essere ritenuti provvidenziali la decrescita demografica e la ricollocazione della gente in aree meno affollate. È sicuramente suicida e criminale favorire l’immigrazione con la scusa di contrastare il decremento demografico e consentire ulteriori insediamenti.

Il problema non è nuovo: per decenni la materia urbanistica è stata regolata da una legge del 1942 che prevede al suo primo articolo che si debba  «favorire il disurbanamento e frenare la tendenza all’urbanesimo».  Mai legge è stata più disattesa nella forma e nei contenuti.

Invece di pensare seriamente a disintasare le aree più compromesse, a distribuire più razionalmente persone e attività sul territorio, a lavorare sulla viabilità e sulle comunicazioni, a rendere insomma migliore la vita di tutti gli abitanti facendo largo uso di buon senso e tecnologie, oggi qualche bello spirito  ha seriamente favoleggiato anni fa  di creare a Milano case per due milioni di persone e qualcuno lo ha preso anche sul serio.

Il vero problema sta nel numero di abitanti e nei criteri di distribuzione sul territorio, e cioè nella pianificazione urbanistica.

In ogni caso è essenziale non intasare ulteriormente le zone più affollate e anche per questo è folle  subire – o addirittura favorire . l’immigrazione, oltre a tutto di gente che ha scarsa coscienza ambientale, poca educazione alla civile convivenza e nessun legame con il territorio.

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