Immigrazione, ai confini italiani ci deve pensare la Svizzera

di BRUNO DETASSISsvizzera confini

E’ confermato e la stampa elvetica ne dà notizia. E’ stata approvata l’istituzione di pattuglie miste ai confini con la confederazione. Grazie ad un accordo bilaterale tra la Svizzera e l’Italia in materia di cooperazione di polizia e doganale – firmato il 14 ottobre 2013, spiega il Corriere del Ticino, e approvato ieri all’unanimità dal Consiglio degli Stati, ci saranno maggiori controlli tra i due Paesi. Grazie al governo svizzero, aggiungiamo noi.

“L’industria dei passatori di migranti è particolarmente attiva alla frontiera italo-svizzera: è pertanto necessario agire, ha affermato Jean-René Fournier (PPD/VS) a nome della commissione. “L’accordo con Roma è comparabile a quelli siglati con gli altri paesi vicini e gioverà a tutte le polizie svizzere”, ha aggiunto, ricordando come l’intesa rafforzerà anche il centro di coordinamento di Chiasso.

L’elemento si sei vuole di novità è  il distaccamento di unità di intervento e la costituzione di pattuglie miste per arginare il crescente fenomeno dei passaggi clandestini. E, in virtù di questo, anche lo sconfinamento in caso di inseguimento. Che sia la volta buona?

In merito agli inseguimenti, il trattato con l’Italia si basa sugli accordi di Schengen. “In particolare, per quanto attiene alla cooperazione con l’Italia, la Dichiarazione della Svizzera concernente l’articolo 41 paragrafo 9 della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen (CAS) recita che “gli agenti italiani impegnati nell’inseguimento hanno diritto di fermare la persona inseguita. L’inseguimento è ammesso in presenza di un reato che può dare luogo ad estradizione secondo l’articolo 41 paragrafo 4 lettera b CAS. L’inseguimento può essere effettuato senza limiti di tempo entro un raggio di 30 chilometri dalla frontiera italo-svizzera”.

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