Immigrati, quando l’America distingueva tra quelli del Nord e del Sud

emigranti italianidi ROMANO BRACALINI – “O briganti o emigranti”.Così Francesco Saverio Nitti, politico meridionale, riassumeva il dramma del Mezzogiorno all’indomani dell’unità. Al Sud c’era una società immobile, divisa in caste.  I signori e i morti di fame.L’emigrazione era una vendetta, ma anche una rinuncia e una resa. Il movimento unitario, avvicinando i meridionali ai popoli più emancipati e ricchi della penisola aveva fatto nascere in loro i medesimi bisogni e desideri senza la possibilità di poterli soddisfare. Così i più avventurosi e decisi da una parte, i meno scrupolosi e onesti dall’altra non videro che un’alternativa a una vita di stenti e di miseria: o l’emigrazione o il brigantaggio. L’emigrazione divenne argomento di letteratura di consumo ispirando a Edmondo De Amicis, autore di Cuore, compendio di nobili sentimenti patriottici, il racconto “Dagli Appennini alle Ande”. Le canzoni popolari parlavano di bastimenti “che partivano per terre assai luntane” salutati da folle piangenti sui moli.

In pochi decenni gli italiani formarono colonie a Buenos Ayres, a Montevideo, a San Paolo, a New York, a Chicago, oltre che a Parigi, Marsiglia e nelle zone minerarie del Belgio. Per l’americano del nord, l’emigrante italiano non rappresenta che una forza bruta, inintelligente, da sostituire quella dei negri.

Gli emigranti, specie meridionali, più scuri di pelle e più propensi a riunirsi in cosche, furono oggetto di scherno e di nomignoli offensivi che li distinguevano dai negri e dai cinesi ma non li ponevano a un livello superiore: erano “macaroni” in Francia, ”welschen”  in Austria e in Germania, ”dagos” o “cincali” negli Stati Uniti. Per tutti “Spaghetti, pizza e mandolino”.

Col tempo l’emigrazione meridionale divenne prevalente mentre diminuiva quella dal Nord per effetto della rapida industrializzazione. Si calcola che tra il 1876,anno dell’avvento della sinistra al potere, e il 1914, scoppio della Grande Guerra, oltre cinque milioni di persone abbiano abbandonato il Sud. Il questionario per i visti d’ingresso negli Stati Uniti, che i viaggiatori di tutte le classi (non solo gli emigranti) avevano l’obbligo di riempire e firmare, comprendevano la differenza di razza.emigranti

Secondo il governo americano, gli italiani non formavano una sola razza come i popoli delle altre nazioni d’Europa, ma due: North Italy e South Italy,e all’ufficio immigrazione venivano selezionati in due gruppi distinti e separati. In un messaggio al Congresso degli Stati Uniti nel dicembre 1903 il presidente americano Teddy Roosevelt scriveva: ”E’ necessario di provvedere i mezzi per escludere interamente gli immigranti non desiderabili (undesirables)”. Negli Stati Uniti erano classificati come “indesiderabili” tutti gli adulti analfabeti e nella classificazione degli immigranti italiani la media degli analfabeti provenienti dalle province del Mezzogiorno superava il 40 per cento. Prima della legge che respingeva gli immigranti analfabeti, c’era stato un ampio dibatti alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti. Fu detto tra l’altro: ”Si è abusato del privilegio di ospitalità. L’immigrazione forzata, l’immigrazione per contrasto, l’immigrazione procurata sono solo un danno per il Paese. I governi mandano delinquenti e poveri, specialmente dall’Italia”.

Gli italiani erano considerati i “cinesi d’Europa” e, come i cinesi, odiati e disprezzati, ma con qualche distinzione che si rifaceva alla “differenza di razza”. Gli immigrati del Nord, sempre in minor numero, coltivavano la terra, piantavano vigne, producevano vino in California, specie i piemontesi; o lavoravano nelle fabbriche, specie i veneti. I meridionali avevano tutt’altre propensioni. Col proibizionismo la malavita napoletana, calabrese e siciliana fece affari d’oro col contrabbando di liquori. A Chicago la mafia aveva in mano gli affari sporchi della città e li regolava col mitra. ”Italiano” divenne sinonimo di mafioso. Con la seconda guerra mondiale, gli “spaghetti”, come venivano chiamati i soldati italo-americani d’origine meridionale, inventarono nella campagna d’Italia una parola nuova con la quale chiamavano gli abitanti del Sud Italia, spesso antichi parenti:”Paisà”.

Nel dopoguerra la mafia italo-americana venne quasi debellata, tramontarono i tempi di Al Capone; e gli italo-americani, d’origine meridionale, scoprirono un altro filone d’interesse nel cinema e nella magia di Hollywood; nelle pellicole dell’ultimo trentennio i nomi italiani cominciano ad affollare i titoli di testa; sono attori, cantanti, registi, tecnici: De Niro, Al Pacino, Scorzese, De Vito, Sinatra, con una particolare e naturale propensione per le parti di mafiosi e briganti, che gli antenati avevano realmente interpretato nella vita e i discendenti rifacevano alla perfezione sul grande schermo.

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7 Comments

  1. Andrea Gualtiero says:

    Cosa hanno a che fare i piemontesi con i veneti? Intendo in senso etnico, culturale e morale. Sono i piemontesi che hanno insegnato la burocrazia ai partenopei: il privilegio dell’appartenenza alle “classi alte”, rispetto alle “classi popolari”. La “casta” italiota è la nipote diretta della mentalità piemontese, non di quella veneziana, né di quella degli altri popoli italiani, sebbene molti di loro fossero amministrati da burocrazie straniere ad essi. Cosa centra Milano, la spagnoleggiante Milano, con Brescia, la venetissima Brescia?
    Noi veneti soffrimmo un’emigrazione spaventosa dopo l’occupazione piemontese: il peso delle riparazioni di guerra gravò sui comuni veneti che dovettero espropriarli ai contadini per pagare la cioccolata e i lussi dei massoni piemontesi. Un terzo del nostro popolo dovette abbandonare la Patria e la terra, i paesi e il mare.
    E fu una vigliaccheria che ancora grida vendetta al cospetto di Dio, quella dei piemontesi.

  2. Attilio Bradamante says:

    Con i se e i ma non si fa la storia. Ma se a Milano durante le 5 giornate avessero seguito Cattaneo, che proponeva già da subito un nuovo stato federale con Piemonte e Lombardia sullo stesso piano, piuttosto che il “traditore” Casati, che se ne andò furtivamente a Torino a trattare con Carlo Alberto, la storia sarebbe stata un’altra.

  3. Borbonico says:

    La cosiddetta unita’ d’italia l’avete voluta voi del nord…La Borbonia o Regno delle Due Sicilie era uno Stato pacifico che si faceva i cazzi suoi e il Popolo viveva felice e prospero, solo che siccome non avevate un cazzo da fare ci avete invaso,ucciso e torturato come i tedeschi hanno fatto con gli ebrei…solo che siccole la Storia la scrivono i vincitori, nessuno sa niente. Nel 1856 all’EXPO’ di Parigi, il Regno delle Due Sicilie venne confermato il terzo Stato piu’ ricco d’Europa dopo la Germania e Gran Bretagna. Nelle industrie siderurgiche di Mongiana (Calabria Ultra) ci lavoravano molti bresciani senza lavoro provenienti dal lombardo-veneto alla fame… l’Inghilterra che odiava la Nostra Nazione d’accordo con le lobby degli staterelli italici del centro-nord, hanno fatto di Noi borbonici, i miserabili che siamo…Ma le cose stanno cambiando. Noi siamo compatti etnicamente…voi no ! I vostri nati si chiamano Mohamed, Mustapha’ e spadroneggiano sottomettendovi…Noi risorgeremo e saremo Padroni a casa Nostra.

  4. luigi bandiera says:

    Vero, i miei zii quando arrivarono in Canada (Canada’) la prima domanda era da che parte d’italia..? Nord o sud..?
    La fama era quella…
    Mia figlia un di’ (15 anni fa) va a Londra e appena detto che era italiana fu etichettata: ah si, mafiosa.
    Non credo sia tanto cambiata la fama sebbene ci sono tante brave persone tra loro: chi semina poi raccoglie.
    Come del resto in casa nostra si e’ trattati a seconda della provenienza, dall’accento del parlare.
    Anche da militari era un vederci diversi da nord a sud.
    Va ben, passera’ ma ci vorranno secoli visti gli andazzi.

  5. giancarlo says:

    E’ stato proprio così è lo è ancora.
    L’italia è un coacervo di popoli che dopo la caduta dell’impero romano ricominciarono una propria storia, cultura e vita per sopravvivere allo sfacelo dei barbari che proprio barbari sino in fondo non lo erano.
    Come i Veneti che per sfuggire ad essi si rifugiarono nella laguna Veneta e costruirono Venezia sulle molteplici isole e isolette.
    Dunque Popoli molto diversi tra loro che anche se sono lo specchio del mondo del Nord e quello del Sud hanno mantenuto nei secoli le loro prerogative nel bene e nel male.
    Come si fece nell’URSS, anche l’italia è nata con la forza e le guerre. Ma, mettere insieme cose diverse non vuol dire che si possa costruire una casa. Qui si costruì un paese senza storia, ma di varie storie, un paese senza cultura, ma di varie culture, un paese senza lingua ( poi imposta la toscana) ma di varie lingue ( le chiamo lingue perché i dialetti sono lingue….) etc…etc…
    Salvo le Venezie che conobbero la nascita di una Repubblica avanzata a quei tempi e che durò la bellezza di 1.100 anni…tutti gli altri conobbero lo straniero e impararono ad arrangiarsi pur di sopravvivere.
    Ebbene qui non si vuole parlare di supremazia di un popolo sugli altri popoli, ma semplicemente di diversità tra esse poco conciliabili sotto molti aspetti.
    Allora perché non si optò per un paese federato ? Perché faceva comodo depredare in quel momento tutto ciò che si poteva depredare a vantaggi del Regno d’Italia dei Savoia indebitato sino al collo anche per le guerre che perseguiva per il solo fine di conquistare tutta la penisola.
    Ancora oggi paghiamo questo errore di far nascere una nazione senza popolo. Una nazione senza storia, una nazione al cui interno sono rimaste le proprie lingue e quindi siamo diventati tutti bi-lingue.
    Anche oggi si potrebbe rimediare e ricominciare un nuovo rinascimento federale italiano. Lo dice un indipendentista come me. Ma la demenza cervellotica di molti vale il mantenimento dello status quo attuale.
    Pertanto non c’è da meravigliarsi se chi ha tentato e tenta di cambiare le cose ha già fallito in partenza.
    Dispiace ma la fotografia dell’italia d’oggi è lì a dimostrare quanto gli indipendentisti abbiano ragione.
    WSM

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