Immigrati in Veneto, sono il 9,8% del Pil

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Immigrati in Veneto, dopo 4 anni sopra 500 mila

Aumentano le nascite e gli arrivi, ma tra i nuovi ingressi il 60% è per “famiglia”.

Uno su quattro viene dalla Romania. Record a San Bonifacio e Mansuè (oltre 18%).

Sul piano economico producono un decimo del PIL regionale (9,8%).

Le dinamiche sull’immigrazione in Veneto all’interno del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione della FONDAZIONE LEONE MORESSA, pubblicato con il contributo della CGIA di Mestre e con il patrocinio di OIM e MAECI, che sarà presentato Venerdì 22 Novembre alle ore 17,00 a Treviso presso il Campus dell’Università Ca’ Foscari.

Veneto ancora attrattivo. Dopo il calo registrato tra il 2014 e il 2016, prosegue l’incremento avviato nel 2017. In particolare, tornano a crescere il saldo migratorio dall’estero (+24.121) e da altre regioni (+2.250). Positivo ancora il saldo naturale, trainato dal boom delle nascite (un quinto dei nuovi nati in Veneto è straniero), mentre calano le acquisizioni di cittadinanza italiana.

Tuttavia, tra i nuovi Permessi rilasciati ai cittadini extra-comunitari, solo l’11,2% è per motivi di lavoro e il 16,4% è per motivi umanitari. La quota più consistente è invece per ricongiungimenti familiari (61,6%).

Caratteristiche e presenza degli immigrati in Veneto. Gli stranieri in Veneto sono 501.085, pari al 10,2% della popolazione totale. Le principali nazionalità sono presenti in Veneto da oltre 10 anni: oltre un quarto viene dalla Romania (127 mila). Seguono Marocco (46 mila), Cina (36 mila), Albania (34 mila) e Moldavia (32 mila). Verona è la provincia con più stranieri (110 mila), seguita da Padova e Treviso (rispettivamente 97 mila e 93 mila).

A livello comunale, in termini assoluti il Comune con più stranieri è Venezia (38 mila), seguito da Verona e Padova. Osservando l’incidenza sulla popolazione residente, il primato spetta a San Bonifacio (VR) con il 18,9% e Mansuè (TV) con il 18,5%. Tra i Comuni capoluogo spicca Padova (16,4%). Sopra il 16% anche altri quattro Comuni: Lonigo (VI), Nogara (VR), Arzignano (VI) e Conegliano (TV).moressa2

Un decimo del PIL regionale. La presenza degli stranieri ha modificato non solo l’aspetto demografico, ma anche quello economico. Nel 2018 gli occupati stranieri in Veneto sono 238 mila, pari all’11,1% del totale. Gli occupati stranieri si concentrano prevalentemente nei Servizi (40%), nella Manifattura (28%) e nella Ristorazione (13%). Ad essi si può ricondurre il 9,8% del PIL regionale, ovvero 14,3 miliardi di euro di Valore Aggiunto prodotto.

Non è da sottovalutare nemmeno l’apporto degli imprenditori stranieri, che rappresentano il 9,1% del totale imprenditori: dato in crescita negli ultimi dieci anni (+30,0%), in controtendenza con la diminuzione degli italiani (-12,0%).

A livello fiscale, nel 2018 sono 419 mila i contribuenti nati all’estero residenti in Veneto. Essi hanno dichiarato mediamente 14.774 euro annui, circa 8 mila euro in meno rispetto alla media degli italiani. Ad essi comunque si possono ricondurre 872 milioni di euro di Irpef versata.

Secondo Michele Furlan, Presidente della Fondazione Leone Moressa “l’aumento degli stranieri regolari evidenzia il potenziale del Veneto in termini di attrattività e integrazione. La presenza di lavoratori immigrati regolari è ormai stabile in Regione e porta un contributo economico imprescindibile. Questa componente va valorizzata in modo da creare sinergie con l’economia locale, evitando l’illegalità e la concorrenza sleale”.moressa3

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One Comment

  1. caterina says:

    Un’immigrazione controllata e integrata credo che sia una buona notizia vista la tendenza dei veneti giovani ad andarsene altrove e comunque il calo demografico delle famiglie… Non parlo solo del mio comune che ha visto sparire industrie ed esercito stanziale, per cui si trova con una edilizia abitativa sovradimensionata rispetto alla popolazione residente stabilmente…per fortuna gode di storia e bellezza… ma c’e’ da augurarsi un trend di recupero perche’ si riequilibri la gestione complessiva e si possa conservare, anzi, migliorare la tradizione del buon vivere… che noi veneti, nonostante le difficolta’ di un’annessione forzata e successivamente due guerre lunghe e devastanti piu’ che altrove, abbiamo sempre coltivato in ogni ambito.

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