Il rischio è ineludibile. Sul caso ILVA Vendola dovrebbe nascondersi

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

In occasione di incidenti sul lavoro o di inadempienze colpevoli, come nel caso ILVA,  i “grandi esperti” giornalisti si scatenano a fare considerazioni che dimostrano l’assoluta ignoranza dell’ambiente di lavoro. Cominciamo con una considerazione di base: lo sviluppo cognitivo dell’umanità è costellato di morti , in parte fatali (dovuti alla non conoscenza)  e in parte dovuti alla malafede. Ricordo solo, a puro titolo di esempio, che i cartelloni che compaiono in molti comuni italiani, che illustrano i funghi mangerecci e quelli velenosi, sono stati costruiti su migliaia di morti e questo senza malafede  da parte di nessuno.

Che cosa si deve in ogni momento fare: bloccare le morti dovute sicuramente a malafede. Questo è (o dovrebbe essere) una delle azioni fondamentali a carico dello Stato. Se lo Stato italiano non è capace di questo, per incapacità tecnica eo morale dei propri dipendenti, deve smettere di chiamarsi tale, smettere di chiamare Italia questo malconcio stivale e lasciare che le Regioni agiscano indipendentemente, avendo come garanzia che, riducendo le dimensioni delle aree di controllo, l’efficienza aumenta per accresciuto controllo da parte dell’opinione pubblica.

Nell’emissione e nell’ applicazione delle norme di sicurezza ed ambientali occorre tuttavia avere ben presente che il “principio  di precauzione” se applicato senza discernimento nella vita degli uomini porta solamente a bloccare ogni attività umana. A puro titolo scherzoso diciamo che essendo la maggior percentuale di morti avvenuta dentro ad un letto, sarebbe opportuno, in base al principio di precauzione, proibire l’uso dei letti. In ogni azione umana è indispensabile valutare il rapporto costi-benefici. Le affermazioni di certi “ambientalisti-sicuristi” di accettabilità esclusivamente a “rischio zero” sono solo infantili. Questi personaggi rinuncerebbero totalmente all’uso dell’auto, del treno e degli aerei? Perché, si ricordino bene, in ogni mezzo di trasporto è implicito il rischio di morte. E non piccolo! Solo che tutti, ambientalisti –rischisti compresi, accettano il rischio in vista di vantaggi ritenuti maggiori degli svantaggi.

Un altro criterio mostruoso è quello di ritenere lineare la corrispondenza causa effetto. Se uno precipita  per oltre 20 metri la morte è certa (salvo il caso fortuito di un aviatore precipitato da oltre 3000 durante l’ultima guerra e salvato senza una scalfittura). Se uno cade tra i 20 ed i 50 centimetri il rapporto fra morte ed altezza caduta è quasi lineare. Se uno cade sotto i 50 centimetri il rapporto morte-altezza è quasi nullo. Sicuramente non è un quarantesimo del rischio di caduta da venti metri.

Ma veniamo specificatamente all’ILVA. Anzitutto i rischi vantati sono reali o sono soltanto fantasie? Perché, illustre esempio, sembrava che la diossina di Seveso avrebbe  mietuto centinaia di morti, mentre così non è stato. Soffermiamoci quindi alla mancanza di rispetto delle leggi vigenti. Esistono funzionari pubblici addetti al controllo degli impianti ILVA che hanno clamorosamente ignorato le leggi? Ebbene vengano presi, pubblicati i loro nomi additandoli come malfattori e punendoli pesantemente oltre che cacciandoli dai quadri dello Stato. Tutti, nessuno escluso! Diversamente quella fatta da ministri, mezzi di informazione e ambientalisti è solo una manfrina ,una delle solite.

A puro titolo di esempio positivo citerò le centrali termoelettriche della Lombardia, obbligate ad installare sul territorio circostante una serie di apparecchiature di rilievo delle emissioni. I risultati di queste emissioni sono leggibili all’ingresso dei Comuni e vengono periodicamente controllati dall’Ente di controllo della Regione. Domandina facile, facile: in Puglia, il signor Vendola ed i suoi orecchini che ci stanno a fare essendosi più volte  il presidente (scritto volutamente con la p minuscola) dichiarato come ferreo ambientalista? Guardi presidente Vendola che l’ILVA è (o dovrebbe essere)  uno dei fiori all’occhiello della “sua” Regione. Perché, poco egregio presidente, non ha copiato la Lombardia, monitorando il territorio? E non mi dica che lo ha fatto, perché se fosse vero, sarebbe ancora più grave (per lei) in quanto avrebbe dolosamente ignorato i risultati.

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4 Comments

  1. daniele says:

    Il professor Lombardi Cerri è meraviglioso da leggere, per contenuti e forma. GRAZIE
    Ma non ho capito: l’ILVA è oggettivamente disastrosa, o è ecco di allarmismo ?
    Una sera a radio 24 ha chiamato un progettista di fonderie, e ha dichiarato l’inevitabile nocività di OGNI impianto del genere.

  2. caterina says:

    e pensare che l’ILVA fino a sei anni fa era un’azienda statale, per cui per la maggior parte l’inquinamento è da addebitarsi a quel periodo e comunque negli ultimi anni le emissioni di inquinanti sono diminuite e si dovrà arrivare ad emissioni zero o quasi come avviene nella Rhur che quanrantanni fa rendeva nere le acque del fiume circostatnte ed oggi non è più così… ma anche gli amministratori di Taranto e dintorni hanno le loro responsabilità… ci sono passata di recente alle spalle dell’Ilva e ci siamo persi nel reticolato immenso di nuove strade asfaltate a servizio di abitati recenti: perchè non hanno creato una zona di rispetto, quali interessi hanno incentivato insediamenti nelle vicinanze? Strano che nessun amministratore pubblico sia tirato in ballo da indagini..non esistono a Taranto piani rogolatori?. Comunque, la parte antica della città è degradata all’ennesima potenza indipendentemente dall’Ilva, situata oltre la città e il suo porto sia sul mare grande che sul mare piccolo, in zona che è ideale per l’apertura diretta sull’Ionio da cui le navi connesse all’attività hanno accesso facile.
    Cosa si sarebbe dovuto dire per gli impianti di Marghera, interni a una laguna?
    E, giusto, Vendola è un po’ che è attivo in politica, ma dov’era?

  3. Borderline Keroro says:

    Vendola è semplicemente ipocrita.

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