Il vuoto politico del Nord, in attesa di essere riempito di politica per il Nord!

elezionidi RICCARDO POZZI – Adesso arriva il bello. La tornata di amministrative ha fatto vedere al centrodestra la possibilità di una discreta grigliata e non solo il fumo. Ora però si tratta di capire quale sarà la natura di quella coalizione. Forza Italia vive ancora con il peso del Nazareno sulle spalle; Fratelli d’Italia, raccoglie ciò che resta della destra italiana con poche idee e qualche slogan di modesta presa; la Lega, che rivendica la trazione della coalizione, ma ha fatto dell’immigrazione e dell’antieuropeismo le piattaforme da cui sferrare attacchi alla tiepidità del PD, escludendo sistematicamente ogni riferimento alle battaglie storiche del partito e affossando ogni riferimento ad autonomia, indipendentismo e federalismo che avrebbero potuto creare diffidenza nell’elettorato del sud, dove Matteo Salvini vuole pescare nuovi consensi.

Ma i consensi al sud, per quella che si chiama ancora “Lega Nord per l’indipendenza della Padania”, non arrivano così consistenti come la direzione vorrebbe. La situazione è paradossale: i vertici della Lega si fanno in quattro per non parlare leghista, tanto che parte del proprio elettorato storico è preso da forte mal di pancia, e ciò nonostante il sud non si fida della nuova politica leghista, immaginando che dentro il partito resista un animeridionalismo pericoloso per le tasche del meridione. A garantire i positivi risultati elettorali sono, dunque, ancora una volta i fuoriusciti da FI e quel che rimane di Alleanza Nazionale.

Per questo, a Salvini, non resta che spingersi ancora di più a destra, sperando di riempire le reti da una lato con il forte disagio generato dal fenomeno migratorio e dalla sua gestione, dall’altro con il
malcontento antieuropeista che la crisi alimenta, per la verità un po’ impropriamente visto che la crescita a zero virgola insiste solo in Italia. Il punto di equilibrio è dunque in quella terra di nessuno che sta tra la tentazione di Berlusconi di fare un nuovo accordo con il PD di Renzi, e il punto di rottura di parte della base leghista sotto lo sforzo politico della dirigenza che si sposta sempre più a destra.

Il giorno in cui Salvini vedrà la fine della curva di crescita dei consensi, il suo stesso partito lo metterà sul banco degli accusati , dimenticando il consenso plebiscitario con cui i militanti lo hanno investito all’ultimo congresso. La politica si occupa solo di chi vota, e intanto la rabbia avanza, un po’ in astensione, il resto a Grillo. Nel frattempo il Partito Democratico , che sembra non capire mai e poi si riprende sempre, si è accorto del referendum “inutile” in Lombardia e Veneto.

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