IL VOTO SU COSENTINO E LA PARTITA NELLA LEGA

di GIANLUCA MARCHI

Tra poche ore la Camera dei deputati vota sulla richiesta di arresto dell’on. Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia e coordinatore per la Campania del Pdl. L’accusa è nota: legami con la Camorra con il sospetto di essere il referente del Clan dei Casalesi.

Intorno alla discussa figura di Cosentino – già una volta è stato salvato da una prima richiesta di arresto – si gioca anche e soprattutto una partita politica che riguarda i futuri rapporti all’interno del centrodestra così come l’abbiamo conosciuto nel recente passato, cioè un’alleanza basata sull’asse fra Berlusconi e Bossi e quindi fra Pdl e Lega. Gli eventi scatenati dall’uscita del Cavaliere da Palazzo Chigi e dalla conseguente nascita del governo Monti sembrano avere seriamente incrinato l’asse storico che correva sulla direttrice Arcore-Gemonio. Ma c’è da chiedersi se sia proprio così e se non vi sia l’ennesima sorpresa in agguato da parte del Senatur e soprattutto del “cerchio magico”, che ha fatto la propria fortuna (non quella del partito) all’ombra dell’alleanza col Cainano.

In queste ore Bossi è chiamato a giocare una difficilissima partita, stretto com’è fra i richiami alla riconoscenza (e probabilmente anche al rispetto dei contratti notarili) che gli arrivano da Berlusconi e l’attivismo interno di Roberto Maroni, stanco, come la maggioranza del gruppo leghista alla Camera, di ingoiare ancora “rospi” come è successo ripetutamente nei tre anni di governo. Nell’incontro che i due leader hanno avuto lunedì sera in via Rovani a Milano, sembrava che Bossi non avesse potuto garantire a Berlusconi che la Lega si sarebbe schierata a difesa di Cosentino. Non aveva potuto farlo perché nella precedente segreteria politica svoltasi in via Bellerio Maroni era stato chiaro: “Se votiamo contro l’arresto stavolta ci vengono a prendere con i forconi”. Il riferimento evidente è ai militanti già assai disorientati e per di più sconcertati dopo l’esplosione del la vicenda dei soldi investiti all’estero, che da una parte dimostra come le casse del partito, gestite dal cerchio magico, rigurgitino di soldi, mentre dall’altra i media padani sono sull’orlo del tracollo economico e le sezioni sparse sul territorio – da sempre vanto del Carroccio – sono a rischio chiusura per mancanza di quattrini.

L’ex ministro dell’Interno aveva cercato di dettare la linea annunciando il voto favorevole all’arresto dei due leghista nella Giunta delle autorizzazioni, come poi è regolarmente avvenuto ieri. E sempre ieri sera l’eurodeputato Matteo Salvini, vicino a Maroni, si era affrettato a dichiarare che gli esponenti leghisti voteranno di conseguenza anche in Aula. Salvini si è portato avanti mettendo il dito nella piaga: alla Camera la Lega sarà veramente compatta nel votare per l’arresto di Cosentino oppure ci sarà un drappello di deputati che voterà diversamente, magari contribuendo a salvare l’esponente pidiellino? Per alcune ore questa seconda ipotesi sembrava possibile ma non certa, viste alcune dichiarazioni di parlamentari leghisti a cominciare dal ligure Giacomo Chiappori che ha dichiarato: “Non prendo ordini dal deputato Roberto Maroni, ma solo da Umberto Bossi”. Poi è arrivato il pronunciamento di Luca Paolini, membro leghista della Giunta, che si è detto orientato a votare no all’arresto. Ma soprattutto verso sera ecco che Bossi si è reso protagonista dell’ennesimo voltafaccia, annunciando l’intenzione di lasciare libertà di coscienza ai deputati nella Lega e aggiungendo, tanto per chiarire come la pensa, che “nelle carte non c’è nulla”. Quindi la spaccatura interna appare sempre più marcata.

Nell’incontro Bossi-Berlusconi si sarebbe parlato anche di legge elettorale e soprattutto di elezioni politiche. Al di là del pronunciamento della Consulta sull’ammissibilità del referendum, Bossi avrebbe interesse ad andare al più presto al voto per incassare il credito presunto per essere la Lega l’unico partito di opposizione sul fronte destro. Ma per ottenere questo risultato ha bisogno che il Pdl stacchi la spina al governo Monti. Come indurre Berlusconi a questa scelta? Innanzitutto portandogli in dote il salvataggio di Cosentino (foto a fianco). A quel punto sia il Cavaliere che il Senatur potrebbero puntare al voto in tempi brevissimi con l’attuale legge elettorale che consentirebbe a entrambi di fare le liste in prima persona e quindi di epurare tutti o quasi i parlamentari non allineati.

E se invece Cosentino dovesse essere mandato al gabbio? A quel punto un Berlusconi stizzito e inviperito potrebbe decidere ugualmente di staccare la spina e portare il Paese a elezioni anticipate. Facendo contemporaneamente il gioco anche di Bossi e del cerchio magico.

Insomma, in un modo o nell’altro sarebbe un bel rebus per Maroni e per i suoi alleati interni, che rischiano di rimanere stritolati nella morsa dei due “grandi vecchi”. A meno che… ma questa sarebbe tutta un’altra storia!

 

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