Il voto non è un manganello da agitare. Fateci caso, non si rischiano elezioni per il No all’autonomia

ELEZIONI COMUNALI VOTO 0

di Roberto Bernardelli – Non si fa altro che parlare di elezioni anticipate. O si fa quel che dice la Lega, altrimenti salta il banco. La debolezza della proposta di governo, la fragilità dell’alleato pentastellato, l’inconsistenza dell’opposizione, anche di centrodestra, pallida eco alle gesta salviniane, fanno il resto.

Il paese ha sì bisogno di infrastrutture, di sicurezza, di certezza della pena, ma non possono solo queste essere le ragioni per cui si governa e si produce il cambiamento.

C’è un Nord che non ha avuto l’autonomia, ma il governo non sta rischiando di cadere o di rimpastarsi per questo, non è per questo motivo che si agita il “manganello” elettorale. Macchè. Neppure per il residuo fiscale che aspettiamo dal referendum, o per le competenze che spettano di diritto a Veneto e Lombardia. No. Il governo cadrà, dovesse cadere, perché i 5Stelle hanno avuto coerenza nel dire No alla Tav. Non è bastato il voto al decreto sicurezza bis, il dio del consenso chiede un altro agnello sacrificale, e domani qualcosa di più grande ancora. Ogni giorno la posta si alza.
E’ una scalata diabolica e cinica al potere, di quelle che non si vedevano da tempo. In nome di Dio, della Madonna, dei santi, e del popolo sovrano.

Che dire? Ripercorriamo solo la cronaca di una giornata di ordinario disastro italiano. Ecco i fatti…

L’Aula del Senato ha approvato le quattro mozioni a favore della Tav Torino-Lione, votate anche dalla Lega, e respinto quella contraria presentata dal MoVimento 5 Stelle. E’ stata dichiarata preclusa e quindi non messa ai voti la mozione di Leu contraria all’opera.
“La giornata e’ un po’ surreale, possiamo capire le posizioni storiche e identitarie del M5S, ma se fate parte del Governo e il presidente del Consiglio ha detto che l’opera va fatta dovete essere a favore della Tav, non ci sono alternative, e’ anche una questione di credibilita’ complessiva per l’esecutivo”, ha detto nel corso delle dichiarazioni di voto il capogruppo leghista Massimiliano Romeo, rivolgendosi agli alleati pentastellati.
“Avere due forze di maggioranza che votano diversamente pone una questione politica”, ha aggiunto Romeo, che poi ha affondato il colpo: “Chi vota no alla Tav si prendera’ la responsabilita’ politica delle scelte che saranno prese nei prossimi mesi. Non possiamo piu’ accettare il blocco di alcune opere fondamentali, dell’autonomia, della riforma della giustizia, del taglio delle tasse“.

“A chi dice che questa giornata e’ surreale rispondo che l’unica cosa surreale e’ dimenticare che questa e’ una repubblica parlamentare e non un premierato, si fa un dibattito politico tra due forze politiche che sostengono il governo, senza per questo mettere in mezzo il governo”, ha replicato il capogruppo del M5S Stefano Patuanelli, che sull’opera ha aggiunto: “Si parla di 11 miliardi di euro per la tratta internazionale, ma non si Sto arrivando! quanto si spendera’ veramente. La Lega vuole regalare soldi a Macron?”. La spaccatura nella maggioranza era emersa gia’ quando il governo aveva espresso i pareri sulle mozioni, con il viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia che aveva laconicamente affermato: “La posizione della Lega e’ nota da tempo, invitiamo a votare a favore della Tav e contro chi blocca il Paese”. Subito dopo Vincenzo Santangelo, sottosegretario M5S ai Rapporti con il Parlamento aveva puntualizzato: “Non intervengo a titolo personale, ma a nome del Governo, e il Governo si rimette al parere di quest’Assemblea”. “Il Pd ha voluto l’opera quando era al governo e continua a volerla ora che e’ all’opposizione. La maggioranza non c’e’ piu’, il presidente del Consiglio deve andare dal presidente della Repubblica a dimettersi. Non e’ sufficiente sostituire il ministro Toninelli”, ha attaccato il capogruppo del Pd Andrea Marcucci, mentre il forzista Lucio Malan ha sottolineato come “per la Tav si sia formata un’ampia maggioranza parlamentare e una maggioranza ancora piu’ ampia nel Paese”.

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