Il vitalizio dei parlamentari che allunga la vita al governo Monti

di REDAZIONE

Una pensione di 2500 euro al mese, spicciolo più spicciolo meno.
È la garanzia più solida e concreta che Mario Monti ha per restare in carica fino al termine naturale della legislatura, nel 2013. Soldi che non andranno a lui ma a tutti quei deputati e senatori, circa un terzo dei parlamentari, che matureranno il vitalizio solo a partire da aprile dell’anno prossimo (più una manciata addirittura negli anni successivi). Su di loro, più che su sottili alchimie politiche e appelli alla responsabilità si regge il governo del Professore. Un bel «gruppone» che ha fatto bene i suoi calcoli e che non è disposto a rinunciare a una pensione garantita solo per far cadere l’esecutivo in anticipo e andare a votare in ottobre. Anzi quello sarebbe un caso «sciagurato» come lo definisce qualche deputato chiacchierando sottovoce in Transatlantico, perché con la legge modificata nel 2007 i parlamentari ricevono il vitalizio solo dopo 5 anni di effettivo mandato, mentre prima bastavano due anni e mezzo. Assegno che gli verrà dato a partire da 65 anni di età. Ma il tetto può esser abbassato per ogni anno in più di presenza in Parlamento. Il gruppo è trasversale e riguarda tutti i partiti.

E facendo qualche calcolo si scopre che considerando solo quelli che sono «in corsa» per la pensione il governo ha praticamente la maggioranza garantita sia alla Camera sia al Senato. Ipotizzando che il Pdl o il Pd o entrambi decidano di togliere il sostegno a Monti, una «fronda» dei deputati ancora senza vitalizio delle due formazioni, sommata ai partiti che comunque garantirebbero «per responsabilità» il sostegno all’esecutivo (Fli, Popolo e Territorio, Udc e gruppo Misto), arriverebbe a contare 299 voti, cioè 17 in meno a quelli necessari ad avere la maggioranza. Nel Pdl sono infatti 79 su 209 (tra questi Amedeo Laboccetta, Viviana Beccalossi, Giancarlo Lehner, Maurizio Scelli, Elvira Savino, Ignazio Abbrignani, Marco Milanese, ex consigliere di Giulio Tremonti e l’ex ministro Anna Maria Bernini), e un po’ di più nel Pd, 85 su 205 (tra gli altri Andrea Sarubbi, il braccio destro di Veltroni Walter Verini, Pina Picierno, Francesco Boccia e Marco Causi). Negli altri partiti i deputati che matureranno la pensione dall’anno prossimo sono 38 su 59 nella Lega, 7 su 38 nell’Udc, 13 su 46 nel gruppo Misto, 12 su 21 nell’Italia dei Valori, 12 su 25 in Popolo e Territorio, 8 su 26 in Futuro e Libertà.

Situazione molto simile a palazzo Madama. Una fronda di soli dissidenti del Pd e del Pdl aggiunti agli altri partiti che formano la maggioranza arriverebbe a 127 voti, un po’ al di sotto dell’asticella della maggioranza che è fissata a quota 157 ma comunque in grado, con poche «aggregazioni» di non far cadere Mario Monti. Anche perché nel caso fosse uno solo dei due partiti maggiori a voler togliere l’appoggio all’esecutivo, l’altro andrebbe ad aumentare il gruppo favorevole alla fiducia. In qualche votazione si è già visto come ormai Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani facciano fatica a tenere compatti i gruppi. Alla Camera, ad esempio, il ddl anticorruzione è stato approvato con una larga astensione da parte dei deputati del Pdl. Ma il «gioco» della protesta, spiega un deputato, va in scena solo se si è comunque sicuri che il governo non vada sotto. Altrimenti tutti a votare. Anche perché alle prossime elezioni pochissimi sono quelli sicuri di avere un posto in lista. E di riuscire comunque a essere rieletti. Quindi meglio tenersi stretta la pensione. Che verrà.

 

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2 Comments

  1. mr1981 says:

    Quanto scritto è vero solo in parte. Per i Senatori in carica alla data del primo gennaio 2012, nonché ai parlamentari che avevano esercitato il mandato elettivo e che siano successivamente rieletti, si applica un sistema pro rata, determinato dalla somma della quota di assegno vitalizio maturato alla data del 31 dicembre 2011, secondo i Regolamenti in vigore, e di una quota corrispondente all’incremento contributivo riferito agli ulteriori anni di mandato parlamentare esercitato. I Senatori stanno guardano di utlizzare l’assegno di fine mandato per riscuotere gli anni mancanti di contributi obbligatori per il trattamento previdenziale (compresa la XV legislatura). Appena c’è quella sicurezza viene staccata la spina.

  2. artorius says:

    …”i deputati che matureranno la pensione dall’anno prossimo sono 38 su 59 nella Lega”.
    Ah allora è certo che contenderanno al nano redivivo il primato di far cadere il governo.
    (governo a cui in questo momento non vedo una alternativa credibile)

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