Il vento di indipendenza spira in Bretagna e il giornale viene censurato

di STEFANO MAGNI

“Un risultato sorprendente. Il 18% dei bretoni è per l’indipendenza!” Questo è (o meglio: era) il titolo di copertina, scritto a caratteri cubitali, del numero di febbraio del mensile “Bretons”, una rivista con una tiratura di circa 10mila copie dedicato alla società e alla cultura della Bretagna. Era il titolo. Perché subito dopo la sua uscita è diventato un numero da collezione. E’ stato ritirato dalle edicole. Spiegazione ufficiale del direttore: problemi tecnici. Nel frattempo la notizia aveva iniziato a circolare su Internet. Censura? Problemi politici, oltre che tecnici? Et voilà! Il numero ricompare magicamente in edicola. E si scopre che il problema tecnico, molto probabilmente, era proprio nel suo titolo di copertina. Che, nell’edizione riveduta e corretta diventa: “Un risultato sorprendente. Il 69% dei bretoni ignora la propria cultura”. Il sondaggio è lo stesso. I numeri pure. Ma si preferisce vedere il bicchiere per due terzi pieno (o per due terzi vuoto) dei bretoni che “ignorano” la loro cultura. Probabilmente quel 18% di indipendentisti c’è ancora, ma è nascosto nell’ombra di quel 31% di bretoni che, evidentemente, la loro cultura non la ignorano affatto.

Il sindacato dei giornalisti di “Ouest France”, il gruppo editoriale, denuncia un vero e proprio atto politico: “Un atto di censura inammissibile – recita il comunicato del sindacato Cfdt di “Ouest France” – da parte del padrone di un giornale che non smette mai di predicare la libertà di informazione”. Il padrone in questione si chiama François-Régis Hutin. E la sua regola deontologica recita: “Dire senza alludere, mostrare senza scioccare, testimoniare senza aggredire, denunciare senza condannare”. Forse quel 18% di indipendentisti era troppo scioccante? O rappresentava una condanna (oltre che una denuncia) alla Francia? Il caso di “Bretons” è ancora troppo oscuro per poter trarre delle conclusioni chiare. Ma semina dubbi. Tanti dubbi. Sulla tenuta della Francia, in primo luogo.

Apparentemente granitico, ma alle prese con l’indipendentismo della Corsica già da decenni e con una crescente spinta indipendentista anche di Alsazia e Lorena, l’Esagono ha sempre trascurato il secessionismo della Bretagna. Fino ad ora era stato un movimento molto minoritario e non esente da colpe, compresa l’Armata Rivoluzionaria Bretone, autrice di numerosi attentati soprattutto negli anni ’80 e ‘90. Nulla, però, che coinvolgesse la grande opinione pubblica. Ora qualcosa sta cambiando. Anche la Francia, benché non lo ammetta, è un Paese a rischio di bancarotta. Il debito pubblico cresce, la produzione ha subito una contrazione di 0,3 punti del Pil nell’ultimo trimestre. Se il presidente François Hollande ricorre a misure esasperate ed esasperanti, come la tassa del 75% sui redditi da un milione di euro, a costo di far scappare capitali e provocare la secessione individuale dei francesi più facoltosi (compreso Gerard Depardieu), è perché sente di dover riempire subito, con tutti i mezzi, le casse dello Stato. Nel suo linguaggio politicamente scorretto, l’euroscettico britannico Nigel Farage, lo ha detto la settimana scorsa: Germania e Francia non potranno più stare assieme nella stessa Ue, perché la Parigi è prossima al collasso e non potrà più obbedire alle stesse regole concordate con Berlino.

Come in Spagna, come nel Regno Unito, come in Belgio, come ovunque (anche in Italia) nell’Europa in crisi, il primo istinto è quello di chiamarsi fuori, con tutta la propria regione, dallo Stato nazionale in crisi. I bretoni avranno tutto da perdere o tutto da guadagnare da un’eventuale (per ora l’ipotesi è lontana) secessione? Il 18%, evidentemente, pensa di guadagnarci. Ma non lo può esprimere, “per problemi tecnici”.

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9 Comments

  1. lorenzo s. says:

    La Francia è uno dei peggiori paesi europei in tema di autodeterminazione dei popoli: forte centralismo e genocidio linguistico sono stati perseguiti nel corso dell’ultimo secolo.
    E’ davvero un’ottima notizia vedere che anche in quel paese si stanno risvegliando i popoli oppressi: anche se con percentuali basse comunque dimostrano di essere ancora vitali e determinati a perseguire l’indipendenza e la libertà.

  2. Gian says:

    io direi che il 18% non è un risultato così lusinghiero da sbandierare e sbattere in prima pagina…

    • gianluca says:

      E’ sempre tutto molto relativo, se venivano da risultati più bassi era comunque una notizia

    • Dopo oltre due secoli di repubblica giacobina ultra-centralista che ha preso il posto di una monarchia che in pratica ha reinventato il concetto di centralismo il 18% è un vero miracolo.
      Con la martellante e secolare statalizzazione forzata è incredibile che esistano ancora indipendentisti…

  3. giannarcixo says:

    Non mi sembra una grande scoperta basta guardare la stampa nostrana.
    Le iniziative di Indipendenza Veneta si sono rivelate travolgenti portando alla risoluzione 44, assolutamente nel silenzio assordante dei mezzi di comunicazione, compreso questo giornale.
    Quando si è parlato del nostro fantastico lavoro lo si è fatto con poca chiarezza e ponendo quali compagni di viaggio VS che invece non ha fatto nulla, ma proprio nulla se non cercato di impedirci di continuare con continue e pubbliche dichiarazioni nel tentativo di screditare.
    Anche la manifestazione di domani a Venezia non ha trovato un supporto nei giornali e/o TV eppure sarà un appuntamento storico e decisivo perchè sarà consegnata alla regione Veneto la legge referendaria che ci permetterà di votare il 06/10 p.v.
    Qundi Magni pensiamo alla trave che c’è nel nostro occhio e non facciamo del falso moralismo, non per niente l’italia si trova negli ultimi posti nella scala della libertà di informazione dei paesi occidentali.

  4. Luigi Cifra says:

    Vannes è stata un insediamento dei Venetici…

    • Gian says:

      i romani chiamavano con lo stesso nome più popoli, anche se tra questi non vi era alcun legame e qualche centinaio o migliaio di chilometri di distanza… i venetici della Bretagna non erano i venetici di Marostica!

    • Brennos says:

      si… che sono partiti in volo charter da Venezia ed atterrati a Nantes perchè all’epoca l’areoporto di Brest ancora non c’era……

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