Il Veneto molla l’Italia, qualche considerazione sul futuro

di MARCO MOGGIA

Esisterà mai un Veneto indipendente? Nessuno ovviamente può saperlo, tuttavia si possono tracciare congetture sulle conseguenze e sulle dinamiche che tale scenario potrebbe innescare; l’ipotesi di un’indipendenza veneta potrà anche sembrare impensabile ai più, nonostante ciò è un dato di fatto che una questione veneta esista e che la massima napoleonica «l’immaginazione governa il Mondo» resta sempre valida.

Ogni volta che si parla di secessionismi si finisce per discutere se vi sia un’autentica legittimità storica-culturale dei movimenti nello specifico, scandagliando il passato ed il presente dei popoli secessionisti alla ricerca di un’effettiva fondatezza per le loro pretese. Tuttavia ricercarne una legittimità in quanto tale è un’attività sterile e (a mio modesto parere) fondamentalmente sbagliata.

In primo luogo, la fondatezza o meno dei presunti diritti storico-naturali dei separatisti non va in nessun modo a decretare l’esito stesso del separatismo, quindi che senso ha dannarsi nel tentativo di capire se essa vi sia o meno? Prendiamo ad esempio il caso del Kosovo, che l’etnia kosovara-albanese l’avesse o meno, non è stata certo la legittimità del suo diritto naturale all’autodeterminazione a decretarne la vittoria. Il carattere naturale dei diritti non produce nessuna forza gravitazionale, furono piuttosto le armi, dell’UCK e della NATO, che consentirono la nascita dello Stato Kosovaro.

In secondo luogo chi stabilisce quali debbano essere le legittime discriminanti perché un popolo abbia il diritto a rivendicare come autentica la propria battaglia? Tradotto, chi può dire se uno scozzese abbia diritto a rivendicare la sovranità della propria nazione mentre un veneto no? Fare una distinzione tra casi significa compiere una scelta arbitraria. Nel corso della storia i popoli, tutti i popoli, hanno sempre in un ipotetico anno zero inventato o reinventato la propria identità. Per altro, non avrebbe senso nel breve periodo discutere con un indipendentista della vera o solo presunta tale legittimità delle proprie ragioni, nessuna speculazione metafisica potrebbe distoglierlo dai suoi propositi, e questo è un dato oggettivo.

Cosa succederebbe materialmente se domani il Veneto uscisse dall’Italia?

La maggior parte delle voci ostili all’indipendenza veneta, anche le più autorevoli, non entrano mai nello specifico dei vari ed eventuali problemi che un Veneto indipendente potrebbe trovarsi a dover affrontare, si limitano piuttosto a paventare la semplice vaghezza di fondo di un incerto futuro. La più quotata delle teorie anti-venete sembra essere quella, banale, del «ma dove andrebbe un paese così piccolo?», questa tesi viene di solito accompagnata ad ipotetiche situazioni di confronto con grandi rivali contemporanei quali Cina, India. Tuttavia questa sembra essere l’osservazione più sciocca, oltre al fatto che non si capisce per quale motivo il Veneto dovrebbe andare a trovarsi proprio in competizione con un gigante del sistema internazionale, anche nel caso di un eventuale confronto con la Cina, ad uscirne sconfitto non sarebbe solo il piccolo Veneto, bensì probabilmente l’intera Europa e certamente l’Italia, quindi in verità non è certo la prospettiva di rimanere sotto l’ombrello italiano ad essere garanzia di sicurezza. Per altro la realtà del Sistema internazionale ci mostra che paesi piccoli possono tranquillamente vivere, sopravvivere e prosperare, due esempi su tutti: Svizzera e Norvegia.

Le conseguenze, potenzialmente dannose, più importanti che andrebbero a condizionare il Veneto sarebbero ad ogni modo originate da ben specifiche contingenze sistemiche in cui il nuovo Stato finirebbe per trovarsi uscendo dall’Italia, poiché ciò significherebbe in primo luogo uscire da tutti i trattati stipulati dalla Repubblica italiana, due su tutti, Unione Europea ed Alleanza Atlantica (NATO). Escluso dalla UE, il Veneto si troverebbe circondato, letteralmente, da stati membri di una Unione di cui non farebbe parte. Si potrebbe ribattere che, come detto giusto sopra, la Svizzera stessa è circondata da paesi UE, tuttavia i rapporti svizzero-europei sono stati finora improntati piuttosto che su competizione sulla collaborazione, nel caso di un Veneto nato dalla secessione da un paese membro è invece più che probabile che le relazioni estere euro-venete sarebbero tutt’altro che distese. L’esclusione dall’Unione Europea implicherebbe automaticamente la fuoriuscita dagli accordi del cosiddetto Mercato europeo, oltre che l’uscita da Schengen (che si ricordi non è un propriamente un trattato UE, infatti ne sono parte anche paesi come Islanda, Norvegia, Svizzera), da ciò la conseguente riapparizione della dogana, verso ogni direzione. Le conseguenze sui trasporti di merci e persone potrebbero essere tutt’altro che piacevoli, con amara sorpresa per le classi imprenditoriali venete, e per tutti quei lavoratori veneti che sono inseriti in un contesto di amplia mobilità regionale europea.

Un ulteriore questione andrebbe a riguardare la nuova cittadinanza veneta, con qual criterio verrebbe assegnata alla popolazione residente? Verrebbe concessa a qualunque cittadino italiano, a prescindere dalla regione di nascita, residente fino al giorno prima dell’indipendenza sul territorio veneto, oppure si applicherebbero criteri identitari, riservando ai soli «veneti etnici» la nuova cittadinanza, ed i relativi diritti politici? Verrebbero infine riconosciute dallo Stato veneto situazioni di doppia cittadinanza? Come si comporterebbe la Repubblica italiana, all’indomani della secessione con la popolazione nata in Veneto ma residente al di fuori dei nuovi confini della Nazione veneta stessa?

Fuori dall’Italia quindi fuori dall’UE, il Veneto dovrebbe attuare una riorganizzazione da zero del proprio sistema monetario. In realtà esistono casi di paesi che utilizzano la moneta europea pur non facendo parte dell’Unione stessa, è il caso della Bosnia ed Erzegovina e della Repubblica del Montenegro, tuttavia questi paesi quando hanno iniziato ad utilizzare l’euro si trovavano in una condizione di singolarità politica, ovvero il collasso della Repubblica federale di Jugoslavia, ma non si trovavano in alcun rapporto di conflittualità con i paesi membri utilizzatori dell’euro. Viceversa nel caso di un Veneto indipendente peserebbe dunque il contrasto con Roma, è molto probabile che la Repubblica italiana non darebbe alcun assenso alla possibilità veneta di utilizzare la valuta europea, qualora il nuovo stato ne volesse continuare a far uso. Il contrasto tra Roma e Venezia capitale segnerebbe quindi nel complesso molte delle dinamiche internazionali per il nuovo stato a livello globale. Nell’eventualità che il paese volesse, dopo la secessione, entrare a far parte dell’UE, si potrebbe immaginare facilmente un netto veto italiano, al veto italiano si andrebbero ad aggiungere secondariamente quelli di tutti quei Paesi europei che non avrebbero alcun interesse a che uno Veneto indipendente possa tanto esistere quanto essere membro dell’Unione.

Questo ci apre all’ulteriore problema del riconoscimento internazionale per un Veneto indipendente. Il riconoscimento internazionale da parte degli altri Stati non è un fatto dovuto, né una questione da poco, non cade dal cielo ed è per altro difficile che la futura nazione veneta possa disporre di una qualche forma di ricatto, in primo luogo verso i suoi più prossimi vicini, tale da costringerli volenti o nolenti a riconoscere il nuovo paese. Quanti e quali stati-nazione europei ed internazionali avrebbero un interesse a riconoscere la sovranità della Nazione veneta? Quali paesi sarebbero disposti ad avallare il verificarsi di un precedente secessionista all’interno dell’Europa occidentale? Soprattutto quali potenze internazionali avrebbero un esplicito interesse a che uno Stato veneto riuscisse in definitiva a comparire nella storia europea? Dietro il successo di due recenti casi di secessionismo in Europa, Kosovo e Crimea, vi era la potenza esterna di giocatori ben più potenti, i kosovari furono aiutati da Washington, il tentativo secessionista crimeano ha ricevuto il supporto di Mosca, mentre dietro il secessionismo veneto, per ora, non sembrano esservi supporti internazionali degni di nota.

L’articolo 5 della Costituzione italiana continua a recitare «La Repubblica, una e indivisibile», alla luce di questo fatto appare chiaro come lo stato italiano, implicitamente, permettendo la fuoriuscita del Veneto verrebbe a disconoscere la propria stessa costituzione. È da escludere in ogni modo che il processo di secessione possa avere un carattere cooperativo tra lo Stato italiano e lo Stato veneto.

All’opposto si pensi a quanto sta accadendo nel Regno Unito, dove il governo centrale (Londra) ha autorizzato il referendum sulla secessione scozzese. Lo stato italiano invece è schiavo dell’art. 5, ciò lo vincola a non prendere neppure teoricamente in considerazione l’ipotesi di una cessione di sovranità territoriale. Sia chiaro che in quanto tale i soli articoli costituzionali, come tutte le leggi, sono dichiarazioni d’intenti dietro cui può nascondersi un vuoto materiale totale, tuttavia appare difficile credere che la Repubblica italiana sarebbe disposta a non attuare una effettiva difesa dell’articolo 5, ovvero la sua sovranità sul Veneto. In sostanza, per andare al sodo, il nuovo ipotetico Stato veneto per guadagnare la propria indipendenza dovrebbe prima vincere un rapporto competitivo contro l’Italia.

Le recenti dimostrazioni di forza dei secessionisti hanno assunto per ora un carattere esclusivamente simbolico, referendum plebiscitari, assalti ai campanili, trattori trasformati in carri armati, ma al di là delle dichiarazioni retoriche sul fatto che la maggior parte del popolo veneto si senta, già ora, mentalmente al di fuori della sovranità italiana, percependo la Repubblica italiana come un corpo estraneo, resta il fatto cheuno Stato veneto ancora non esiste e continuerà a non esistere fintantoché i separatisti non riusciranno a disporre di un vero potere coercitivo tale da costringere lo Stato italiano alla rinuncia della sovranità. Le modalità di lotta potrebbero assumere ogni forma, dallo sciopero fiscale, al boicottaggio commerciale, fino alle forme più violente della protesta politica. Ma al di là dei gesti puramente simbolici dei separatisti, resta da capire in che modo e in che numero i veneti sarebbero davvero disposti a spingersi fino in fondo in una lotta di liberazione. Per ora nella Storia delle Relazioni internazionali non si ha notizia di tentativi separatisti unilaterali – cioè fatti senza il consenso della controparte del Governo centrale, in questo caso Roma – che non siano avvenuti «all’ombra della morte», saranno i veneti il primo popolo a vincere un conflitto separatista senza dover fare ricorso alla violenza?

TRATTO DA http://www.agoravox.it/, Titolo originale: “Il Veneto e la secessione: considerazioni su uno scenario futuro”.

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27 Comments

  1. paolo says:

    Guardati l articolo 10 della costituzione l italia si adegua all autodeterminazione dei popoli.Questl e sovracostituzionale Roma non puo fare nulla e per questo che diventeremo presto INDIPENDENTI!!!

  2. GIANCARLO says:

    Come mai nessuno cita l’art.10 della costituzione italiota?
    Dice:
    “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
    La condizione giudirica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
    Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
    omissis….
    poi c’e’ anche l’art.11 circa il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli ( noi siamo veneti da oltre 1.100 anni…) omissis….
    Dunque l’Italia dovrà accettare quello che i Veneti hanno già deciso con il referendum che è in via di certificazione da parte dell’OSCE….avendo accettato e firmato tutti i trattati e convenzioni internazionali sino ad ora fatte.
    Vedi diritti dell’uomo, diritto all’autodeterminazione dei popoli, diritto alla propria lingua d’origine e molti altrri ancora….mi sembra che a livello giuridico ce ne siano di cosa a favore dell’indipendenza del Veneto.
    Sarà, forse…, solo una battaglia di diritto internazionale!!
    WSM

    • marco moggia says:

      purtroppo per i venetisti non è esattamente così:
      1° il diritto internazionale riconosce solo i referendum come validi solo se indetti dallo stato centrale quindi un referendum indetto da venezia non è legittimo per il diritto internazionale, sarebbe tale solo se fosse proposto da roma
      2° il diritto internazionale prevede l’intangibilità dei confini, infatti per l’onu la separazione del kosovo è illegittima ed illegale, risoluzione onu 1244, quindi de facto la stessa onu riconosce solo in via teorica il diritto all’autodeterminazione tuttavia in via pratica riconoscendo l’intangibilità dei confini sconfessa lo stesso principio dell’autordeterminazione dei popoli, questo accade perchè il principio di autodeterminazione era stato pensato per il caso delle colonie che in quanto tale non erano considerate dal diritto internazionale come parte integrante dei confini nazionali, ma nel caso di entità territoriali quali sarebbe il veneto non è fattibile il principio di autodeterminazione, esempio: il vietnam era una colonia francese, ma poteva appellarsi al principio di autodeterminazione perchè non era giuridicamente lo stato francese, bensì era conisiderata dalla stessa francia come una colonia, invece nel caso della bretagna il principio di autodeterminazione non varrebbe perchè a bretagna è considerata parte integrante dello stato francese, e l’onu tutela in ogni caso l’inviolabilità dei confini nazionali

  3. Angelo says:

    Cari lettori,

    apppunto visto che il terrorismo va punito, caro PD il popolo italiano non è d’accordo che sostenete l’operazione mare nostrum con i nostri soldi che ci sta riempendo di gente senza niente, terroristi, delenquenti, assssini,

    FATE BENE VENETO A CHIEDERE L’INDIPENDENZA, ORAMI L’ITALIA COME CONFINE NON ESISTE PIU’ ENTRANO TUTTI.. Esite solo la legge da parte del PD delle tasse NEI CONFRONTI degli italiani..

    TUTTO CON I NOSTRI SOLDI!!!!
    DOVE E’ LA DEMOCRAZIA !!! E’ IL POPOLO CHE DEVE VOTARE UN OPERAZIONE DEL GENERE…
    MA PER QUANTO POSSIAMO PERMETTERCI di spendere 300 mila euro al giorno…

    Le famiglie italiane sono sommerse da tasse… dobbiamo pagare tutto, lo stipendio non basta più…
    disoccupazione alle stelle…

    Che senso a festeggiare il giorno dalla liberazione dei tedeschi, quando il PD per un pugno di voti ha venduto l ‘Italia , che non i nostri soldi sudati, a iniziato la guerra di invasione dei clandestini… per velocizzare gli sbarchi con Letta il gegno… si è inventato di utlizzare le navi della marina militare italiana…

    Operazione= Aumento povertà, più tasse ai poveri italiani, più delinquenza, furti, scippi, omicidi…, più malattie, meno sanità e soldi per gli italiani..

    E’ Questo il bene che il PD che governa vuole agli italiani…

    Se non si ferma questa follia…è la fine per tutti gli italiani, sempre più poveri…

    IL PD E’ IL DITTATORE CHE COMANDA alle spese della vita dei poveri italiani con falsi ideali di democrazia:

    TUTTO PER I POVERI CLANDESTINA = NIENTE PER GLI ITALIANI…..

  4. guerrino says:

    Moggia, prima di scrivere certe castronerie farebbe bene a documentersi altrimenti si finisce per fare u.a figura di m…..

  5. ben says:

    si deve solo stare attenti che i leghisti non cavalchino la nostra battaglia…lo stanno già facendo…cacciateli via…sono solo dei parassiti incompetenti e filo romani!!

  6. Giorgio da Casteo says:

    Intervento di Moggia e commenti vari tutti degni della max attenzione. Che il processo per ottenere l’indipendenza, iniziato circa 35 anni fa, fosse facile mai nessuno ci ha creduto.
    “Le difficolta’ sono tante, ma la fede dei Veneti è incrollabile, perche’ la loro autorita’ culturale è max e l’ideale è serenissimo” (Bepin Segato)
    E’ la storia, la ns millenaria storia, che ci da conforto. E a vincere le battaglie impossibili ai Veneti è sempre riuscito
    Par tera par mar W San Marco !!!!!!

  7. niki says:

    Se non ci si prova non si va da nessuna parte. Se tutti ragionassimo così, terrorizzati dal nuovo, saremmo ancora nelle caverne. Per fortuna che c’è gente che prova a guardare più in là dal proprio naso e delle proprie paure.

  8. Boanerghes says:

    Continuiamo con i soliti errori e ignoranze. Lettonia, Estonia, Lituania erano già stati indipendenti prima di entrare nell’URSS.

    Il Montenegro + Serbia avevano nella loro costituzione comune (art.60), la possibilità di fare il referendum.

    La Cecoslovacchia ha avuto una secessione consensuale di tutte le parti in causa ( cosa che Roma, non prende minimamente in considerazione).

    Ripassatevi le loro storie costituzionali prima di sparare cazzate !! La Catalogna ha avuto già la negazione da Madrid, se faranno un referendum ufficiale non avrà comunque nessuna validità sul piano internazionale, a meno che stati esterni non incomincino a riconoscere l’indipendenza della Catalogna, ma in quel caso nei confronti della Spagna suonerebbe come una dichiarazione di guerra. Ne vedremo delle belle !!!

    • Andrea says:

      Mi scusi, ma l’ignorante è lei: almeno per quanto riguarda la Lettonia, Paese che conosco molto bene. L’indipendenza di questo Stato, prima del 1990, rappresenta una parentesi di appena 23 anni (tra il 1918 e il 1941) in tutta la sua storia, multisecolare.
      Per tutto il resto del tempo fu sotto il dominio anseatico, prussiano, svedese, russo, tedesco e di nuovo russo.
      Visto che le conoscenze storiche non sono il suo forte, mi permetto di rammentarle che, nella storia del veneto e di Venezia, le parentesi sono invece quella austriaca e poi italiana, le quali interruppero un’indipendenza millenaria.
      Quanto alla costituzione italiana, per conto mio può esserci scritto anche che gli asini volano, non per questo vedremo in cielo stormi di quadrupedi.

      • Boanerghes says:

        Mi sembra, che l’ignorante in questione sia lei …e tanto anche !!! Come fa a passare del 1797 (Abdicazione della Serenissima) al 1972 ( Nascita costituzionale italiana della regione veneto). Un salto di c.a. 300 anni. Queste sono le tappe del veneto:

        — Repubblica di Venezia (—- – 12 magg. 1797) PRIMA ABDICAZIONE NELLA STORIA DI UN SOVRANO E DEL SUO STATO IN TOTO.

        — Municipalità provvisoria o Democrazia (12 magg. – 18 ott. 1797) STATO DI DIRITTO FRANCESE

        — Prima dominazione austriaca (18 ott. 1798 – 18 genn. 1806) STATO DI DIRITTO AUSTRIACO

        — Regno d’Italia (19 genn. 1806- 18 apr. 1814) STATO DI DIRITTO FRANCESE (prima anagrafe CIVILE del popolo residente o censo stabile “veneto”).

        — Seconda dominazione austriaca (1814-1848) VICEREAME DI NATURA E DIRITTO AUSTRIACO ( Vicerè e massime cariche dello stato di cittadinanza e origine austriaca; scarsa integrazione del patriziato locale e del popolo).

        — Governo provvisorio (22 mar. 1848 – 24 ago. 1849 solo per Venezia, per le altre città del Veneto il 1848 durò da poche settimane a qualche mese, solo Venezia resistette eroicamente più di anno, anche se Daniele Manin dal suo carteggiò appoggiò in pieno l’Italia unita sotto la monarchia sabauda e sodalizio col Duca di Savoia; motivo dal quale sortì profondo contrasto con Niccolò Tommaseo, repubblicano e anti-savoiardo, che preferì l’esilio a Firenze e rifiutò la carica di Senatore del Regno, mentre il figlio di Manin combatté tra i 1000 garibaldini).

        — Terza dominazione austriaca (1849-1866) Plebiscito …NON referendum !!!

        — Regno d’Italia (1866-1946) NESSUNA AUTONOMIA LOCALE E/O REGIONALE

        — Repubblica Italiana (1948-2013) Da cui:

        — “Regione Veneto” (1972-2013)
        (Ente amministrativo italiano a statuto ordinario non erede della Serenissima Repubblica di Venezia, e men che meno del Regno Lombardo-Veneto….ITALIA AL 100% CON SEMPLICE DENOMINAZIONE “REGIONE VENETO”).

        Può pure dire che per lei la costituzione vale zero. Ma le rammento che 3 mln di italiani che si definiscono veneto in una regione e fuori ( prendendo come dato gli aventi diritto), non sono diversi da tutti gli altri milioni di residenti in Italia. Sia chiaro !!! I veneti sedicenti tali, non hanno per legge nessun privilegio o nessun diritto diverso da altri cittadini italiani e residenti.

        Il riconoscimento della Lettonia è geopolitica ( gioco-forza), consensuale permessa dalla Russia. Mi creda, senza il suo beneplacito, non lo sarebbe mai diventata.

        • andrea says:

          Boanerghes, lo sanno anche i sassi che il famigerato “plebiscito” del 1866 è stato solamente una truffa. Oltre il fatto che la documentazione relativa è tutt’ora secretata, hanno votato solamente 650.000 cittadini in condizioni di violenza e sopraffazione. Sicuramenete lei non è Veneto, io lo sono. Mio nonno mi raccontava quanto detto da suo padre e cioè che nessuno voleva essere italiano. Un detto di quel periodo per tutti: dime can ma no talian. Tutti le storie raccontate e che l’italia fa studiare sono solamente propaganda scritta dei savoia prima e dai fascisti poi. Il Veneto non è e non è mai stato italiano

      • Boanerghes says:

        LETTONIA ( altra questione di guerra)

        Il 18 novembre 1918, poco dopo la resa della Germania, fu proclamata l’indipendenza. A questo punto i sovietici tentarono di riprendersi i territori ceduti con la loro resa durante la Prima guerra mondiale, ma trovando una forte opposizione lettone ne scaturì una Guerra di indipendenza lettone. Dopo due anni di aspre battaglie per mantenere l’indipendenza, quest’ ultima venne riconosciuta anche dalla Russia bolscevica l’11 agosto 1920.

        Alla fine della Seconda guerra mondiale l’Unione Sovietica rioccupò la Lettonia, che, nei cinque anni successivi al conflitto, venne sottoposta alle purghe del regime staliniano, perdendo la propria indipendenza. Intensa fu la politica di “russificazione” imposta da parte dei sovietici, che mise quasi a rischio l’identità nazionale.

        l 4 maggio 1990 venne emanata una Dichiarazione di indipendenza transitoria, che divenne definitiva il 21 agosto 1991, data in cui il paese riconquistò la propria indipendenza dall’Unione Sovietica, al momento del suo crollo. La Russia riconobbe la Lettonia il 6 settembre 1991.

        La Serenissima Repubblica di Venezia ( non regione italiana veneto), non fu mai occupata, ma si rese ai francesi abdicando miseramente, con un comportamento palesemente contraddittorio tra terraferma (capeggiata dagli eroici veronesi nelle Pasque Veronesi ), e i la capitale Venezia profondamente filo-francese nell’animo, ove la sua classe dirigente preferì svendersi per salvare il salvabile dei loro patrimoni patrizi ormai in bancarotta. Che tramonteranno definitivamente, con il catasto napoleonico. I Veneziani davanti ai francesi si tirarono letteralmente giù le braghe, e preferirono inchinarsi ai francesi.

  9. Andrea says:

    Giustissime le osservazioni di Boniver, con cui concordo pienamente. Mi preme osservare aggiuntivamente, però, che tali processi di indipendenza si sono accompagnati al disfacimento politico ed istituzionale dello Stato cui quei territori appartenevano. Ma questo è esattamente ciò che sta accadendo allo stato italiano, per chi non se ne stia accorgendo… L’indipendenza veneta, in altre parole, non sta in una relazione disgiuntiva con lo sfacelo del paese-italia, ma inerisce reciprocamente a tale fenomeno. Non si darà Indipendenza per il Veneto senza disfacimento del paese-italia, né disfacimento di quest’ultimo senza la prima e senza che l’una causi l’altro e viceversa.

    • Boanerghes says:

      Appunto, l’indipendenza sarà conseguenza del fallimento italiano ed europeo, a prescindere dai partiti, referendum, plebisciti o altro. Tempo …perso !!!

      • Andrea says:

        No, non tempo perso: eventi che accadono, e basta. Ripeto, e sottolineo: il disfacimento italiano non è causa, né conseguenza dell’indipendenza veneta. Le due circostanze storiche ineriscono l’una all’altra, reciprocamente, come il fiore al frutto coi suoi semi, ed i semi del frutto all’albero che genera il fiore.
        La maggior parte dei fatti storici si presenta così.

    • Unione Cisalpina says:

      sì, kondivisibile… ma non necessariamente si deve attraversare un periodo di lotta armata …

      l’unika violenza da kùi difendersi e guardarsi, potrà essere e sarà, kome le kronake dimostrano, kuella di stato e dei suoi apparati manovrati dai nemici del popolo ke non vogliono dialogare nè askoltarlo ma, invokando i kodici imperanti ed osceni, solo reprimere x xpetuare il regime roman_italiko e vessatorio …

  10. lagodiseo says:

    Ragazzi, avete chiesto cosa ne pensano dell’ipotesi indipendenza a quelli che adesso, in Veneto, tengono in mano legalmente le armi? Avete sentito il loro accento? Siete sicuri che sono pronti a far ritorno al loro paesello lontano?

  11. luigi bandiera says:

    La Cecoslovacchia insegna.

    Volere e’ potere.

    PSM

  12. Boanerghes says:

    Partiamo dal presupposto che per 20 anni, i veneti residenti di una regione italiana ( che si definiscono popolo), hanno votato e creduto nella Padania, e nel suo celudorismo ( e alcuni ancora ci credono). Adesso, malamente cercano di imitare pessimamente, la Catalogna ( con piena autonomia), e Scozia ( con parlamento, devolution, primo ministro). E’ da tempo, che affermo il “NO” di Roma e l’incostituzionalità di ogni percorso della regione veneto ( per altro confermato dall’avvocatura regionale), sul tema dell’indipendenza veneta. Resto indipendentista, e diamo adito e merito a certe persone di aver creato consenso e sensazionalismo dietro al tema, però siamo sinceri, e non prendiamoci in giro, l’indipendenza come tema fiscale è una vera forma di egoismo, per cosa ? Per riproporre una Italia in scala minore ? E’ catastrofico leggere l’assenza di cognizione di causa sul concetto di popolo ( giuridico, storico ed etnico), la confusione che regna sovrana sui concetti giuridici di residenza, ius soli e ius sanguinis…ma soprattutto il ciarlare di trattati, diritto internazionale ecc….senza conoscere la gerarchia della fonti. Appurata la negazione dell’indipendenza da parte di Roma ( cosa che Madrid ha già fatto con la Catalogna), appurata la negazione e l’esistenza di un effettivo popolo veneto, appurato che una regione italiana ( poco importa lo statuto), non è erede di nessun ex-stato storico italiano, l’unica via rimasta è una via superiore nella fede in Dio, e soprattutto in un rinegoziazione costituzionale italiana e soprattutto dei trattati europei e internazionali, dopo purtroppo una rivolta generalizzata (armata, non armata, fiscale, pacifica o non pacifica ecc….), purché seguano fatti concreti, controllo del territorio e del potere, atti di forza e di rottura con il sistema attuale. Altrimenti tutto resterà come sempre ( e come il leghismo ha dimostrato), solo mera propaganda politica di nuovi partiti italiani, a prescindere dal fatto che si dicano e si appellino “veneti”.

    • Unione Cisalpina says:

      bisogna far nascere una nuova vita … una nuova kreatura statuale … se ci riusciamo sarà un’opera maestra di vita, lavoro e kultura protesa al futuro nella sfida di progresso e civiltà ke reklama…

      • Boanerghes says:

        Sterile propaganda per altri partiti che nasceranno nel 2015, e dove certi ingegneri saranno capofila come sempre !!!

  13. Boniver says:

    Per rispondere all’ultimo quesito, certo che ci sono casi di ottenimento dell’indipendenza in modo pacifico e senza il consenso del governo centrale ‘occupante’ :

    LETTONIA, ESTONIA, LITUANIA: paesi europei piccoli, staccatisi dalla Russia senza sparare un colpo

    MONTENEGRO: paese europeo piccolo, staccatosi dalla Serbia (contraria) pacificamente e subito riconosciuto nell’area EURO senza le dovute procedure

    CATALONIA: prossimamente

    VENETO: prossimamente

    SV
    passaporto veneto n.49

    • marco moggia says:

      lettonia, estonia, lituania non fanno testo perchè hanno ottenuto l’indipendenza solo ed esclusivamente approfittando della debolezza russa nel 1991, tra l’altro quello è un caso particolare perchè tecnicamente non sono secessioni, erano entità statuali già pre-esistenti che tornano ad essere “libere” a seguito del collasso di un’entità statuale plurinazionale, URSS, il veneto non è un’entità statuale pre-esistente all’italia, lo era il Regno lombardo-veneto, che non è il veneto.
      il montenegro ha ottenuto l’indipendenza per concessione quindi è implicito il consenso serbo, altrimenti belgrado nn avrebbe concesso il referendum

      Marco Moggia

  14. Pedante says:

    La Norvegia è saldamente dentro il Sistema e non è solo Breivik ad accorgersene.
    http://gatesofvienna.net/2013/05/everything-you-have-learned-in-school-is-wrong/

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