Via dall’Italia, il Veneto dovrebbe guardare alla Svizzera per il futuro

di ALESSANDRO STORTI

Dopo che il nostro Marco Pinetti ha recensito negli scorsi giorni il manifesto indipendentista “Veneto è chi il veneto fa”, mi sono detto che sarebbe stato bello ospitare sulle nostre pagine direttamente l’autore di quel piccolo gioiello della “letteratura secessionista”. Ho così inviato a Luca Schenato, che da parecchio tempo ormai risiede stabilmente in Svizzera, una serie di domande legate a questa sua scelta. Perchè, in fondo, Luca la sua secessione dal malvagio stato italiano l’ha realizzata, direi anche molto felicemente, come leggerete. Prima di salutarvi, un appunto: nelle risposte di Schenato ho lasciato le emoticons. Non è stata una scelta casuale, ma voluta, in ossequio allo spirito decisamente 2.0 (o forse persino 3.0) del mio interlocutore, uno di quegli uomini con il dono raro di saper al contempo vivere e creare il futuro. 

AlexStorti – Perché ti sei trasferito in Svizzera?

LucaSchenato –  Mi sono trasferito qui per vari motivi. Per provare esperienze nuove (di vita e lavorative), perché mi ero stancato di vivere in uno stato criminogeno, perché avevamo in progetto con mia moglie di avere un figlio e io non volevo che questo eventuale figlio crescesse in Italia. Non è stato facile, anche se non ci siamo trasferiti in Nuova Zelanda, e rido quando qualcuno dice che “scappare” è la soluzione più semplice; sì, certo…

Cosa significa essere emigrato veneto oggi? E in Svizzera in particolare?

I veneti storicamente sono sempre stati viaggiatori e io mi inserisco volentieri in questa tradizione. Con il mio lavoro sono spesso in Asia Orientale e quando ho scoperto che il club dei frequent flyer della Cathay Pacific, compagnia aerea di Hong Kong, si chiama “Marco Polo”, beh, ho fatto un sorrisino.

I veneti oggi non emigrano più, fortunatamente, per la fame nera come dopo l’annessione al regno sabaudo ma… CONTINUA A LEGGERE QUI

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