Il Vangelo dell’Europa? I Trattati delle banche

europarlamentodi MARIO DI MAIO – Quasi tutti i giorni da parte di titolati euroburocrati (Tajani) o pezzi da “90” del peso di Macron partono accorati appelli in difesa dell’assetto U.E., i cui “storici valori” andrebbero recuperati e rilanciati per superare la fase attuale caratterizzata da incertezza e quindi instabilità.

Macron parla addirittura di guerra civile possibile e imputabile ai partiti populisti, nati dall’ “egoismo” degli Stati membri che bloccherebbero il “progresso” dell’Europa intera.
Occorre preliminarmente ricordare che gli “storici valori” di riferimento appartenevano alla Cee e che sono stati progressivamente soffocati proprio dall’arrivo dei trattati U.E.
Questi trattati costituiscono il “Vangelo” della finanziarizzazione dell’economia, nonché della globalizzazione etnica e culturale dei territori che necessariamente comporta; di consegenza, se conviene alle multinazionali del petrolio, può anche diventare “normale” ricacciare in Asia la Russia e incorporare la Turchia in Europa in barba alla Storia, alla geografia e senza tener conto del parere neanche delle popolazioni limitrofe.
In pratica l’Europa è stata “scassata” dall’U.E. e i movimenti populisti sono semplicemente l’espressione di un malcontento sempre più generalizzato.
Se l’ U.E. fosse stata un affare non avremmo avuto ad ovest la Brexit, e ad Est i Paesi ex Urss non contrasterebbero ostinatamente le leggi comunitarie. Da Sud, inoltre, non arrivano nuove risorse ma problemi aggiuntivi, conditi di povertà e delinquenza. Quindi bisogna smetterla con le prediche e la retorica perché ormai l’ U.E. è al capolinea. Speriamo che chi di dovere finalmente si svegli, capisca e sopratutto “agisca” di conseguenza.
Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Milano da scoprire. Lo Schindler del calcio con Claudio Colombo e la città di Manzoni

Articolo successivo

3 maggio, giornata della libertà di stampa. Quella dei banchieri, non dei giornalisti