Il terremoto era stato previsto ad Assisi

paola gianni5

di STEFANIA PIAZZO – Ogni terremoto è un sisma di polemiche. Sui ritardi, sulle speculazioni. La natura, tuttavia, è sempre la stessa, siamo noi che non cambiamo. La migliore relazione sui terremoti, e sull’ultimo di Amatrice, ci arriva dal cantico delle Creature di San Francesco. E’ una relazione di rispetto che pone gli esseri viventi con pari dignità davanti al creatore e, per chi non crede, davanti all’uomo che è stato chiamato a custodire il pianeta.

Lo avevamo già scritto in altre occasioni, ma questa vale il peccato di ripetersi.

Se pensiamo a Francesco, non possiamo che riassumere in due parole l’eredità del suo cantico delle creature. Rapiti ed estasiati. Gli elementi chiave della sua lode erano quattro, le dimensioni terrestri con cui l’uomo deve misurarsi: acqua, terra, fuoco, vento. E se rileggiamo le sue parole, i concetti ricorrenti nel cantico sono la richiesta di perdono, la tribolazione, il sostegno reciproco, i problemi che l’uomo incontra. In altre parole, l’uomo non è padrone di nulla. Tribola e cerca consolazione, cerca relazione. Francesco ammette le debolezze umane, per cercare una via di salvezza. Ammettendo i propri limiti, spiega come poter salvare il mondo: nel rispetto della vita, in tutte le sue manifestazioni.

Perdonare dopo aver distrutto, trovare nuova energia per rinascere, trovare il giusto cibo. Mille anni fa, Francesco aveva già capito quello che noi intravediamo tra pregiudizi, culture, mode, scoperte, rapporti medici, sociologici….

Se non si passa attraverso le proprie debolezze, non si cambia il mondo. Infatti l’errore è uno e uno solo quando non si fa la cosa giusta: sentirsi più forti della natura, più forti di ciò che si mangia, più forti di ciò che viene divelto, più forti e quindi onnipotenti.

L’uomo che può fare quel che vuole credendosi centro dell’universo, più forte di di acqua, terra, fuoco e vento, ha però fallito.

E la terra, coi terremoti, ha insegnato per prima questa lezione, più e più volte. Dalla catastrofe di inizio secolo a Messina passando per il Friuli e l’Irpinia e l’Abruzzo. E ora le Marche e il Lazio. E per quello che ancora ignoriamo. Cambiano i connotati della geografia ma anche della storia, a riprova che anche i progetti si schiantano contro il sogno di onnipotenza umana.

Accadde in età dei Lumi,  il 1 novembre 1755. Fu allora che Lisbona perse 90mila vite, rasa al suolo da un cataclisma che si fece sentire anche in Marocco, nel resto della Spagna e in Portogallo. Non fu solo un terremoto, perché quella data decretò anche la fine di un progetto di espansione coloniale portoghese. La terra cambiò la storia, non fu l’uomo a cambiare la storia. Per Voltaire, col suo “Poema sul disastro di Lisbona” non c’era dubbio che si trattasse di una responsabilità divina, in realtà uno dei quattro elementi tra acqua, terra, fuoco, vento, decisero per tutti.

Ed oggi? La storia si ripete, ce lo ricorda anche Leopardi con la ribellione dignitosa della ginestra che reagisce allo  “sterminator Vesevo”, sapendo che prima o poi un’altra ondata di lava arriverà.

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4 Comments

  1. Ric says:

    Cui prodest ?
    La forma , connotazioni d’imprinting alla sostanza , rende presentabile e piacevole un concetto , con l’attrattiva della retorica .
    In tutto vedo un peccato minimo di presunzione , ma nulla d’irreparabile ;
    al contrario dubito di censure amiche , applicate da superiore buon senso a tacitare inopportuno blaterare fuori tema , non gradito alla logica “misurata” , pollice verso da Colosseo .
    Lo stile senza ostentazioni censorie , di estraniazione al giusto diritto di “senso del possesso che fu pre alessandrino “ , valorizza di prestigio l’assoluto spirito libertario che anima Indipendenza .
    Matita blu , diritto /dovere propedeutico che impone breve , lapidaria , tombale , ma necessaria ARGOMENTAZIONE in eventuale replica .
    “ Amor ch’a nullo amato amar perdona “ , soggetto oggettivato dall’arte di convincere ( vincere insieme) .
    Convincere chi lo è giá non mi pare una gran cosa .

  2. Orazio says:

    Ho letto bene, natura?
    Ma, sapete che cosa è la Geoingegneria? Sapete cosa è HAARP?
    Evidentemente no, o se lo sapete fate finta di nulla.
    A quando la verità?
    Poi se chi legge vuole buttare nel cestino tale mia osservazione, lo può anche fare ma, ed è meglio, andarsi a leggere quanto sopra prima di sparare sentenze, è MOLTO MEGLIO.
    Anche perché i prossimi potreste essere VOI.

  3. Ric says:

    Litanie rogazionali , semplicemente ROGAZIONI :
    …. A fulgure, et tempestate, Libera nos domine.
    A peste, fame, et bello, Libera nos domine.
    A flagello terrae motus, Libera nos domine.
    A omni malo, Libera nos domine.
    Per favore ditemi , ha funzionato per caso almeno una volta ?
    Domare la forza della natura è la conseguenziale osservazione e studio delle forze che la governano per disvelarne segreti e potenzialitá ; Newton scopre la gravitá ma disvela ciò che giá esiste .
    Il discrimine del ragionamento perciò deve andare a parare , non tanto sulla magnificenza di un creato che è paradiso e inferno , ( per questo basterebbe pregare in silenzio e ringraziare ) , ma con le nostre debolezze umane .
    Se metti due dita nella presa del 220 v prendi la scossa o vieni fulminato ; soluzione per un verso , tragedia per l’ altro .
    Domare la natura ha la stessa valenza dell’ossesione di governare il prossimo , narcisismo della stupiditá umana e delle purulente malattie mentali .
    Quando ci si illude di domarla , inesorabilmente si prende le sue rivincite ; e per fortuna dico io .
    Simbiosi mutualistica con il paradiso terrestre , è l’equilibrio tra bisogno e soddisfacimento che in terra avviene solamente con il creato attraverso due modalitá implicite : rispetto e amore .
    Nulla serve ad eccezione di ciò che va fatto , e siccome nemmeno le rogazioni funzionano ,
    utile il cammino nel far lavorare la ragione per scoprire , con fatica e sudore , il nostro punto di appoggio (“datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo “ ) per sollevare l’enorme massa delle nostre ignoranze , Libera nos Domine .

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