Il Tea Party Italia e le promesse anti-tasse dei candidati sindaci

di STEFANO MAGNI

Il Tea Party, il movimento anti-tasse, si mobilita anche in occasione di queste elezioni locali di fine maggio. Nel loro pledge (promessa) “Una firma contro le tasse” chiedono ai candidati sindaci e consiglieri un impegno a dire un “no” in più: votare contro tutte le proposte di aumento delle tasse locali. Non solo: un impegno, a smettere di regalare allo Stato centrale, a Roma, quanto raccolto sul territorio. Ciò vale soprattutto per i comuni del Nord produttivo, che sono diventati (loro malgrado) i maggiori contributori netti della finanza italiana. Senza, per altro, ricevere nulla in cambio. A Lodi, capoluogo di provincia nel Sud della Lombardia, un primo candidato sindaco ha firmato il pledge. Si chiama Andrea Dardi, classe 1989, si candida al di fuori degli schieramenti tradizionali sostenuto da: Fratelli d’Italia e Lista Pensionati. Fratelli d’Italia? So che citare un candidato di Fratelli d’Italia su “L’Indipendenza” è come parlare di diavolo a casa dell’esorcista. O di corda a casa dell’impiccato. Eppure, i valori che ci enuncia, a partire dal suo programma, sono sempre quelli di chi combatte lo Stato centralista esattore. Ma è fisicamente possibile che un sindaco si contrapponga al centralismo? «Quel che un sindaco può fare – ci spiega il candidato Andrea Dardi – è unirsi ad altri sindaci per farsi promotore di una battaglia sul gettito dell’Imu, che attualmente è diviso fra un 50% che resta sul territorio e un altro 50% che va allo Stato centrale. Il comune finisce per essere l’esattore per conto di Roma. Come sindaco, anzi: come sindaci, dobbiamo condurre una vera e propria campagna. Che va al di là delle differenze geografiche, di Nord e Sud: dobbiamo far pesare la nostra voce a Roma, perché tutto il gettito dell’Imu resti nei comuni. Questo sarebbe solo un primo, ma importante, passo, verso l’autogoverno fiscale. A livello nazionale, troviamo tanti politici disposti a parlare di federalismo, ma che poi, nei fatti, avallano certe decisioni che vanno in senso opposto. Come l’approvazione dell’Imu, avvenuta nel 2011: così strutturata, affossa l’idea stessa di federalismo».

Lei, però, non abolirebbe l’Imu? «Fosse per me, l’abolirei subito. Anche perché il mercato immobiliare ha già subito una batosta a causa della crisi economica. L’Imu, così come è stata introdotta, sulla prima casa e sulle altre, ha dato il colpo di grazia. Noi, a livello comunale, vorremmo ridurre le aliquote Imu sulle famiglie, dunque sulla prima casa, sia sui negozi adibiti a botteghe artigianali e commerciali. Le risorse andrebbero reperite con uno stock di privatizzazioni, poiché il comune di Lodi è presente in alcuni settori (come, ad esempio, quello delle farmacie) dove l’attore pubblico non ha più senso. Oltre a una vera cura dimagrante, che tagli studi e consulenze esterne e cerchi di sfruttare al massimo le risorse umane che già lavorano nella macchina comunale. L’obiettivo finale, compatibilmente con le risorse disponibili, è e resta l’abolizione totale dell’Imu. E nel frattempo, cercheremo di muoverci, a livello regionale (e possibilmente nazionale) per tenere le risorse sul territorio».

Solo per l’Imu? «Sarebbe già una bella rivoluzione, perché si parla di un gettito totale di 4 miliardi di euro, circa. Già trattenerlo nel territorio dei comuni è un passo avanti notevole. Poi si può procedere con il decentramento delle altre imposte, ma partiamo dall’Imu».

Giacomo Zucco, portavoce di Tea Party Italia, spiega chiaramente quale sia la posta in gioco: «Al di là della cifra fasulla della pressione fiscale nominale al 46%, la pressione reale è oltre il 50% e arriva spesso al 70%. Il che vuol dire che la differenza fra quanto prodotto e quanto va allo Stato, è: 30 resta a chi ha prodotto e 70 va allo Stato. Di questo 70, la maggior parte va allo Stato centrale, non ai comuni. Lodi è superiore alla media, quanto a produzione. Quindi paga più di quanto non riceva. Proviamo a immaginare quanto torna al singolo produttore di questo Comune tramite trasferimenti: una parte irrisoria. Il Comune può intervenire per abbassare la pressione fiscale sui suoi cittadini. Ma al tempo stesso, assieme ai cittadini, può scagliarsi contro le istituzioni centraliste. Invece che allearsi ai piani più alti per togliere ancora di più ai propri cittadini, si deve togliere il meno possibile ai cittadini e unirsi a loro per mandare meno trippa ai piani più alti».

Andando oltre il federalismo, in Veneto è decollata l’iniziativa Risoluzione 44, che è una richiesta del diritto di votare per l’indipendenza. In Lombardia il comitato apolitico CoLoR44 propone di fare lo stesso. Andrea Dardi, come giudica queste iniziative? «Io direi, prima di pensare all’uscita della Lombardia dal resto dell’Italia, penserei all’uscita dell’Italia dall’Unione Europea. Il fatto che in tanti Paesi d’Europa crescano movimenti e partiti euroscettici, come l’Ukip in Gran Bretagna, il Fronte Nazionale in Francia, il Partito della Libertà olandese, gli eredi del movimento di Haider in Austria, deve far riflettere. C’è un forte mal di pancia dei popoli nei confronti dell’Ue. Che tutto è meno che un’Europa dei popoli. Io sono contrario a questa idea di Stato continentale, dove tutte le decisioni vengono prese da un ente centrale e imposte ai governi nazionali, indipendentemente dalle esigenze dei loro settori produttivi, delle famiglie, dei cittadini».

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6 Comments

  1. Albert Nextein says:

    L’Imu va abolita in toto.
    Non solo sulla “prima Casa” , ipocrisia ideologica cattocomunista, ma anche sugli altri beni immobiliari.
    Per la semplice ragione che, trattandosi di una patrimoniale, essa ha puro carattere ed intento espropriativo.
    E’ semplice, basta fare due conti.
    Che gli introiti imu servano per l’imposizione-erogazione di servizi pubblici non richiesti e fuori dal libero mercato , è poi una menzogna totale.
    I servizi fanno schifo, e i nostri soldi vanno dirottati immediatamente a chiudere buchi e sanare porcherie come MPS, INPS, Interessi sul debito, etc.

  2. Eclisse says:

    ma stiamo dicendo la stessa cosa!! io non sono contro il folclore ma prendiamo a tto che fino ad oggi non ha generato nulla di concreto. se poi vuoi crogiolarti con la tua coscienza pulita e morire italiano fai pure. C’è chi non ci sta e se ne sbatte del celodurismo da perenni frustrati andando alla ricerca di soluzioni concrete per l’indipendenza e la libertà. E’ proprio questa mania inconcludente che ha generato il fallimento che abbiamo di fronte. Gli eroi che non si piegano e non si spezzano….nemmeno hai capito ci che si parla nell’articolo. Cervello libero!!!

  3. luka says:

    Andrea Dardi è tutto tranne che un liberale.
    http://www.andreadardi.it/andrea/carta-dei-valori/
    http://www.andreadardi.it/andrea/non-rinnegare-non-restaurare/

    I liberali e i veri federalisti possono appoggiare uno così?

  4. Orso Mannaro says:

    Ci manca il ritratto di napolitano nel simbolo e poi è fatta, possono fare il pieno di consensi indipendentisti. E’ un mio limite, ma non riesco nemmeno a leggere l’articolo.

    • Eclisse says:

      Orso, invece l’articolo dovresti leggerlo. se poi invece quello che si cerca è sempre solo il radicalismo folcloristico fatto di elmi, corna e ampolle da quattro soldi…..beh allora non lamentiamoci di napolitano e di tutta la romanità centralista che ci circonda….

      • Orso Mannaro says:

        Tu chiamalo folclore, ma senza cuore e coglioni non si va da nessuna parte. Sbandierare il tricolore o parlare di italia non è forse il vero folclore, quello criminale che ha ridotto la Padania una colonia? Io mi lamento e disprezzo l’italia finchè credo, perchè, io, ho la coscienza a posto.
        Sprofondi l’italia e con tutto quello che puzza di italia.
        Padania Libera.

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